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Crisi in Ucraina: la pericolosa politica russa tra fake news e schiaffi all’Occidente

Reading Time: 9 minutes

 

.livello elementare

.

ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: UCRAINA
parole chiave: politica internazionale, NATO, Russia, Ucraina
.

È interessante notare che nella vita di ogni giorno tutti mentiamo. Per stupidità o intenzione, questo comportamento provoca alla lunga sempre problemi. Sebbene sia noto a tutti allora perché lo stiamo facendo? Gli esperti dicono che in questo modo cerchiamo di apparire migliori, sia ai nostri occhi che a quelli delle persone che ci circondano. Sebbene questo concetto possa essere applicato in tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana, lo trovo adatto per parlare della situazione internazionale che stiamo vivendo in questo periodo, dove stiamo assistendo da tempo ad un rischioso gioco basato sulla falsa informazione a fini politici: la politica delle fake news.

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Con l’invasione della penisola ucraina della Crimea nella primavera del 2014, la Russia ha preso il controllo della zona economica marina esclusiva ucraina adiacente alla Crimea, compreso lo stretto di Kerch, l’unico passaggio che collega l’Azov e il Mar Nero. Da diversi mesi la Russia continua ad aumentare le tensioni nel Mar d’Azov, proseguendo la sua politica di blocco dei porti ucraini di Mariupol e Berdiansk da https://euromaidanpress.com/

Una partita rischiosa tra fake news e giochi pericolosi
Sebbene i Russi siano dei maestri nella disinformazione, manipolando gli eventi a loro vantaggio, Putin sta giocando nel Donbas il suo futuro, in una partita rischiosa che si gioca ormai sul filo di un rasoio. Da un lato vuole porre fine all’allargamento ad Est della NATO, limitando ancora di più lo spazio di sicurezza, a dire il vero da sempre ricercato dalla Russia sin dai tempi dello Zar, dall’altro deve recuperare il consenso interno dopo l’ascesa dei comunisti sostenuti dai seguaci di Navalny (Nuovo Popolo). Questo nonostante Putin, nel settembre 2021, abbia ri-vinto le elezioni legislative russe, il suo partito, Russia Unita, si è aggiudicandosi circa il 50% dei voti e la maggioranza dei seggi della Duma, di fatto ha perso il 4% delle preferenze ottenute nel 2016. Una situazione delicata che necessita da parte del Premier del Kremlino la necessità di affermare internazionalmente l’immagine di una Russia forte.

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La Russia di Putin
Vladimir Vladimirovič Putin gestisce il potere con pragmatismo e pugno di ferro, giustificato dalla dichiarata fedeltà all’integrità, e dimostrata dalle sue capacità di riflessione e comunicazione. Con un passato nella Germania dell’Est, da ufficiale del Kgb presso la Stasi, fu da subito un attento studioso dei meccanismi del consenso delle democrazie occidentali. Grazie ad  una eccellente memoria, e capacità di analisi e di comprensione, diventa presto un brillante comunicatore, un uomo capace di dare senso alle sue idee in una Russia che sta subendo un rapido cambiamento al termine della guerra fredda. Il suo successo è la sua capacità decisionale che lo fa rapidamente imporre. Sebbene i metodi siano  volte oscuri, persegue senza remore i suoi obiettivi che delinea nel discorso alla nazione del 12 dicembre 2013: «Siamo sempre stati orgogliosi del nostro Paese. Ma non abbiamo aspirazioni da superpotenza, non vogliamo né dominare il mondo, né la nostra regione, non vogliamo interferire con gli interessi di nessuno, non cerchiamo di proteggere né di dare lezioni a nessuno … nello stesso tempo aggiungeva la volontà che la Russia diventasse “un paese guida, di difendere il diritto internazionale e di garantire il rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’identità nazionale” un approccio legato alla grande storia della Russia, alla sua cultura ed esperienza nel gestire tante diverse etnie che vivono in armonia, fianco a fianco, nello stesso stato … ”. Affermazioni visionarie che confondono, osservando ciò che sta avvenendo in Ucraina. Cosa è cambiato da quel discorso che sembrava voler cambiare le politiche oscure dell’epoca sovietica? Quali sono le possibili ragioni di Mosca?

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La risposta non è semplice
Quello che appare è che Putin stia cercando di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per aggiustare una situazione complessa. La Russia è un enorme territorio che va dal Baltico allo stretto di Bering, abitato da etnie diverse, tenute insieme da politiche forti, talvolta supportate da poteri locali gestiti da oligarchi di comodo.  Al fine di poter consolidare la sua sicurezza, sin dai tempi dello Zar, l’attenzione di Mosca si concentrò sulla parte meridionale, ovvero le coste del Mar Nero, crocevia con il continente eurasiatico sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista geostrategico. Il problema economico è da sempre stato legato all’attività commerciale marittima con il resto del mondo. A causa del congelamento invernale dei mari e dei fiumi, i porti russi sul Baltico restano isolati per molti mesi all’anno e l’unico modo per mantenere un flusso commerciale marittimo costante è di utilizzare i porti del mar Nero. Una situazione frustrante da sempre una ferita aperta nell’Impero russo. 

Storicamente, questa è la ragione che portò allo sviluppo in Ucraina di grandi porti, in seguito persi a seguito dell’indipendenza di Kiev. Un danno enorme per la Russia essendo il flusso mercantile da quei porti ancora essenziale per la sua economia. Per dare un’idea, ancora oggi, ogni 15 minuti, una petroliera attraversa il Bosforo dal Mar Nero trasportando petrolio russo o comunque di altri Paesi limitrofi, costretti a transitare con le loto condutture attraverso la Russia. 

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Al danno economico si affiancò quello militare, causato dalla perdita con il crollo dell’URSS dei porti di dislocamento della flotta del Mar Nero, strumento da sempre necessario per proteggere gli interessi navali russi nel Mediterraneo. Arrivando a questi ultimi anni, il consolidamento ed allargamento della NATO ai confini della Russia ha reso queste problematiche ancora più pressanti. La politica di Mosca verso l’Ucraina, con l’occupazione illegale della Crimea e l’appoggio, più o meno occulto, ai secessionisti filorussi, in particolare nel Donbas per il controllo del Mar d’Azov, trova quindi una ragione profonda. In particolare, questo piccolo mare, collegato al Mar Nero dallo stretto di Kerch, ospita due importanti porti ucraini: Mariupol e Berdyansk. Mariupol è una città portuale industriale, economicamente cruciale nella regione del Donbas, la cui recente storia è tuttora travagliata. Con l’invasione della penisola ucraina della Crimea, avvenuta nella primavera del 2014, la Russia ha preso il controllo della zona economica esclusiva (ZEE) ucraina adiacente alla Crimea, compreso lo stretto di Kerch, l’unico passaggio che collega il mare di Azov ed il Mar Nero, proseguendo la sua politica di blocco dei porti ucraini di Mariupol e Berdiansk. Di fatto assicurandosi l’accesso al mare.

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unità russe in mar Nero

Sebbene controllata nel 2014 da milizie della Repubblica popolare di Donetsk, l’esercito ucraino riuscì a riprenderne il controllo grazie all’intervento di …. Mosca che fermò le forze irregolari facendo firmare i fragili accordi di pace di Minsk. Può sembrare paradossale, ma si dice che all’epoca, i Russi avessero accordi con un potente oligarca ucraino, Akhmetov, che poté così continuare ad utilizzare il porto di Mariupol per i propri interessi commerciali nel ramo dell’acciaio. Nel 2017, dopo che l’Ucraina impose il blocco economico sul territorio del Donbas, sempre controllato dalle forze filo-russe, Kiev perse di fatto il controllo sulle miniere di carbone che si trovano nella Repubblica popolare di Donetsk (non riconosciuta da Kiev). Questo comportò che il minerale viene ora esportato in Russia, che lo rivende poi all’Ucraina che a sua volta lo esporta attraverso il porto di Mariupol. Uno strano intreccio.

Esistono quindi ancora interessi tra gli oligarchi ucraini e quelli russi e Putin potrebbe trovarsi una ulteriore spina nel fianco. Ricorda bene le cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina nei primi anni 2000, e non andò con il guanto di velluto nelle manifestazioni in patria avvenute nel 2011-2012, ordinando la repressione delle proteste pubbliche. Non  a caso, nel 2014, a seguito delle proteste di Maidan che defenestrarono Viktor Yanukovich, l’allora presidente ucraino sostenuto dalla Russia, per salvaguardare i suoi interessi in Mar Nero, Putin annetté la Crimea.  Inoltre, sponsorizzò l’insurrezione nella regione del Donbas, che portò  le autoproclamazioni delle citate repubbliche filorusse.  Tutto ha la sua logica: motivi e azioni.

Cosa vuole fare Putin in Ucraina?
Credo che in questi giorni ce lo chiediamo tutti. Ufficialmente, vuole far vietare il dispiegamento di armi NATO o di suoi quasi alleati ai confini della Russia, e sta utilizzando l’Ucraina come pretesto per ottenere maggiori garanzie di sicurezza (in Russia la teoria degli Stati cuscinetto non è mai tramontata). Inoltre, ha espresso la pretesa che la NATO ritiri le forze militari e le infrastrutture che ha dispiegato nei territori dei nuovi membri che si sono uniti all’alleanza dal 1999. Una pretesa che Putin sa benissimo che non può essere richiesta in quanto in contrasto con quanto da lui stesso espresso nel 2013 ovvero “… di difendere il diritto internazionale e di garantire il rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’identità nazionale… ovvero la libertà che ogni stato sovrano ha di decidere con chi schierarsi. Con il discorso di lunedì sera a rete unificate sembra che la sua decisione sia presa … sarebbe interessante poterlo leggere per intero ma, da quello che è stato trasmesso, le premesse non sono buone.  Il riconoscimento delle due repubbliche indipendenti è la premessa alla loro annessione e il prossimo passo potrebbe essere prendere Mariupol’. Un colpo basso, insostenibile per l’Ucraina.

Un insieme di caparbietà, protagonismo, tipico della Russia sovietica che sembra prevalere sulle primavere post guerra fredda. Eppure Putin conosce il rischio a tirare troppo la corda … portare l’Ucraina al limite e causare poi una guerra, sicuramente facile da vincere (anche se le guerre non sono mai gratuite) lo porterebbe, nel migliore dei casi, ad un isolamento internazionale, che a sua volta potrebbe non essere gradito nel suo interno. Se vogliamo l’innalzarsi del livello di tensione provocherebbe esattamente l’opposto ovvero un aumento delle Forze di autodifesa nei Paesi NATO. Lo sfoggio di armi letali, compreso il lancio di un missile balistico, può colpire l’opinione pubblica ma non gli Stati Maggiori militari occidentali. La soluzione, e Putin lo ha capito benissimo, può essere solo politica anche se i tentativi dei premier europei e occidentali a parlare direttamente con lui non hanno avuto molto successo. Da abile scacchista, muove il cavallo avanti e indietro, conscio che la Russia occupa ancora un seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e possiede un esercito di due milioni di soldati che possono contare su un arsenale nucleare tra i più grandi del mondo. Una politica del fare-non fare che ricorda il gioco del gatto con il topo.

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Un elicottero della marina ucraina fotografa una nave della guardia costiera russa nel Mar d’Azov – fonte Quartier generale dell’operazione delle forze armate ucraine

Sa che non potrà andare troppo oltre, a meno di scatenare una guerra mondiale, ma anche che non può fermarsi troppo presto … sa che se l’Ucraina si trasformasse in una democrazia prospera e di successo, integrandosi con l’Occidente, si assottiglierebbe quella fascia cuscinetto che storicamente la Russia ha sempre necessitato per difendersi dai suoi invasori, da Napoleone a Hitler. Curioso vedere che i Premier europei più attivi sono stati proprio i Francesi e i Tedeschi, alla ricerca di un compromesso, mentre Britannici e Statunitensi mantengono altri toni. Ma Putin sa anche che il suo popolo potrebbe chiedere lo stesso, una gestione democratica della sacra madre russa in cui i suoi nemici maggiori potrebbero essere gli stessi oligarchi, più o meno graditi a Putin, che ancora hanno molto potere in Russia.

Una situazione complessa da gestire che forse potrebbe essere risolta in maniera inaspettata, con un colpo da … maestro di scacchi. L’Alleanza deve comprendere le “ragioni” della Russia ragionando da Russi. Per molti anni ha intrapreso un dialogo, NATO – RUSSIA, purtroppo poco produttivo.  I Russi, che non dobbiamo dimenticare vengono da anni di cieco comunismo, si sono sentiti umiliati  dalla loro impotenza a fronte dell’allora avversario statunitense e dei suoi Alleati. Questo rapporto dovrebbe essere politicamente ricucito nella consapevolezza che in un mondo che diventa sempre più multipolare, una migliore comprensione e condivisione di intenti tra il mondo occidentale e quello russo potrebbe essere la chiave per creare un’Alleanza di comune interesse per affrontare le sfide del III millennio.

Una alleanza non difficile da ottenere in quanto la Russia condivide con l’Europa molti valori comuni, grazie, come dice Putin, alla sua storia, alla sua cultura” unite all’esperienza nel gestire tante diverse etnie che vivono in armonia, fianco a fianco, nello stesso stato”. Perché non andare oltre ai rancori della guerra fredda? Il mondo è cambiato e anche la NATO si sta adattando al nuovo millennio. I rischi sono tanti e solo operando  insieme di possono evitare.  Se si vuole.

Continuare questo gioco in Ucraina, appoggiando fake news che possono solo creare maggiori problemi, potrebbe essere pericoloso per Putin e la situazione potrebbe sfuggirgli di mano … e chi potrebbe guadagnarci? Non certo la Russia, l’Ucraina, l’Europa e la NATO che si troverebbero indeboliti politicamente ed economicamente. Sicuramente la Cina che osserva in silenzio, sorseggiando sorniona una tazza di tè. E Putin se ne dovrebbe rendere conto prima che sia troppo tardi. 

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Bisognerebbe quindi abbandonare la vecchia politica della contrapposizione, delle fake news, del mentire sapendo di mentire. La capacità umana di discernere tra verità e menzogna è migliorata per cui se la persona ingannata apprende la verità, sarà molto difficile rimediare anche in un regime poco democratico. Questo vale per i singoli ma ancora di più per i gruppi sociali … se il popolo si sente ingannato difficilmente potrà perdonare … certamente dovremmo evitare di ricadere negli stessi drammatici errori del secolo scorso. Una lezione per tutti … per evitare che il nostro mondo cada a rotoli.

Andrea Mucedola

 

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