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Storia del HMS Perseus, di un marinaio fortunato e di una bottiglia di rum

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: sommergibile HMS Perseus, John Capes

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Questa è la storia del sommergibile HMS Perseus, un battello britannico della classe Partica, costruito nel 1929 e perso in mare, inizialmente per motivi sconosciuti, nel 1941. Ma è soprattutto la storia di un suo marinaio, John Capes, unico sopravvissuto all’affondamento, la cui storia è stata confermata da una bottiglia di rum.

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il varo del HMS Perseus

L’HMS Perseus fu un sommergibile britannico della classe Parthian progettato e costruito da Vickers Shipbuilding and Engineering a Barrow-in-Furness per la Royal Navy. Il battello fu impostato il 18 luglio 1928, varato il 22 agosto 1929 e completato il 17 giugno 1930. Durante la seconda guerra mondiale. fu assegnato alla 4a Flottiglia sommergibili, dislocata nel mare cinese, al comando del capitano di corvetta Peter Bartlett. Nell’agosto 1940, l’unità fu riassegnata in Mediterraneo, con funzioni di pattugliamento e scorta convogli tra Alessandria e Malta. Nell’isola di Malta l’HMS Perseus, da ottobre ad aprile del 1941, fu sottoposta a degli importanti lavori di trasformazione.

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La bandiera Jolly Roger di Proteus nel 1942; le barre simboleggiano navi nemiche affondate da siluri, le stelle indicano navi affondate con il cannone e le croce (fatta da due apriscatole incrociati) il fatto che il sommergibile era sopravvissuto dopo essere stato speronato da una torpediniera italiana 

Riassegnata alla 1a Flottiglia di sommergibili, con sede ad Alessandria, sotto il comando del capitano di corvetta  Edward Christian Frederick Nicolay DSO RN, affondò la petroliera italiana Maya da 3.867 tonnellate 5 miglia nautiche a sud di Tenedos il 5 settembre 1941 e, il mese successivo, il 2 ottobre, la nave mercantile Castellon da 2.086 tonnellate a ovest di Bengasi. Fu per queste azioni che il comandante Nicolay ricevette il Distinguished Service Order (DSO).

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Alla fine del dicembre del 1941, a seguito delle valutazioni dell’intelligence britannica, il sommergibile fu dichiarato affondato, con a bordo 60 persone di equipaggio,  a seguito di un possibile contatto con le forze della Regia Marina italiana, probabilmente un altro sottomarino. Tuttavia, queste valutazioni furono messe in discussione nel 1943 quando il sottocapo (Leading rating RN) John Capes si presentò ad Alessandria attraverso il consolato britannico di Izmir in Turchia, sostenendo di essere un sopravvissuto del sommergibile HMS Perseus. John Capes raccontò che il sommergibile aveva urtato una mina nella notte tra il 6 ed il 7 dicembre 1941 nei pressi di Cefalonia ed era affondato in circa 52 metri d’acqua. Il sommergibile si allagò subito tranne che nella sezione di poppa dove i pochi superstiti ebbero il tempo di rifugiarsi. Capes, si trovava nella mensa sottufficiali, condividendo con altri membri dell’equipaggio una bottiglia di rum. Improvvisamente avvenne un‘esplosione e lui e altri tre marinai riuscirono a raggiungere la sezione di poppa, chiudendosi all’interno. Dopo che il sommergibile si appoggiò sul fondo, nell’oscurità più totale, i sopravvissuti indossarono la loro attrezzatura di salvataggio ed iniziarono ad allagare gli ambienti poppieri per fuoriuscire dal battello. 

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John Capes e, a destra, il portellone, ritrovato ancora aperto, da cui fuoriuscì per ultimo

Tutti e quattro lasciarono il battello, Capes per ultimo. Prima di partire, raccontò, bevve il rum rimanente e poi fuoriuscì attraverso il portello di fuga. Quando arrivò in superficie si ritrovò da solo in superficie, nessun segno dei suoi compagni di sventura. Riuscì a vedere la costa e dovette nuotare per molte miglia (forse nove) per arrivare fino alla spiaggia di Cefalonia. Fu assistito da dei partigiani greci con cui trascorse 20 mesi prima di riuscire a raggiungere con successo la Turchia. La sorte degli altri tre sopravvissuti non è nota ma si ritiene che non ce la fecero, molto probabilmente perché non riuscirono ad espirare completamente durante la salita. Arrivato ad Alessandria, molti pensarono che la storia di Capes fosse un falso ma, i dettagli che Capes aggiunse, sull’equipaggio ed il battello, convinsero la Royal Navy. Tuttavia, le sue dichiarazioni sul luogo dell’affondamento non concordavano con le stime dell’Ammiragliato e il dubbio che fosse un millantatore restò fino al giorno della sua morte.

La scoperta
John Capes morì nel 1985 ma fu solo nel 1997 che la sua storia fu finalmente verificata. In una serie di immersioni sul relitto dell’HMS Perseus, un sommozzatore greco, Kostas Thoctarides, scoprì la cuccetta sopra il tubo lanciasiluri, il portello e lo scomparto esattamente come  John Capes li aveva descritti, e infine, anche la bottiglia di rum da cui aveva preso l’ultimo sorso prima di fuoriuscire dal sommergibile.

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Nel 1996, un gruppo di subacquei greci, analizzando un eco sonar, hanno localizzato l’HMS Perseus sul fondo del mare, esattamente dove Capes aveva raccontato avvenne l’incidente.  Alla profondità di circa 50 metri, il sommergibile riposa ancora con il portello di fuga posteriore aperto. Guardando attraverso, i subacquei hanno visto sul pavimento anche la bottiglia di rum svuotata da Capes poco prima della sua fuga verso l’esterno. Sebbene Capes sia morto da circa 15 anni, questa scoperta gli fa prendere una rivincita su coloro che lo derisero e dubitarono della sua storia.

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Vicino all’HMS Perseus i subacquei ellenici hanno trovato le prove dell’affondamento, l’ancora di una mina italiana. Il 19 e 20 maggio 2000 si sono svolte a Cefalonia cerimonie commemorative in onore dell’equipaggio dello sfortunato sommergibile. Vi hanno partecipato i parenti di John Capes, membri della Submarine Old Comrade’s Association di Gatwick, ma anche molti locali che soccorsero e aiutarono Capes ed un membro ancora a in vita dell’equipaggio del caicco che lo trasportò a Izmir.

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L’immersione
Il HMS Perseus giace sul fondale inclinato a dritta. Sul suo lato sinistro, vicino alla prua, c’è una apertura verso l’interno causata dall’esplosione della mina. Questo è l’unico danno significativo alla nave. Il resto del suo scafo appare essere in buone condizioni. Si può osservare il suo cannone, il timone ancora perfettamente al loro posto. Le sue bussole, che sono ancora funzionanti, mostrano la sua ultima definitiva rotta.

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La profondità media dell’immersione è di 40 metri, mentre la massima è di circa 50 metri, cosa che riserva il sottomarino a subacquei esperti e tecnici. La visibilità è ottima, solitamente maggiore di 25 metri, mentre la temperatura oscilla tra i 18-24 C nei mesi estivi, a seconda della profondità. Occasionalmente possono esserci forti correnti vicino alla superficie. Il sommergibile è diventato una barriera corallina artificiale, ricoperta da spugne colorate, piccoli pesci e creature acquatiche, mentre predatori come ricciole e dentici sono frequenti. La vittoria della vita contro la morte che portò con se 59 giovani marinai in quella fredda giornata di dicembre.

 

 

 

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