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Libia verso le elezioni: cinque attività da fare presto e bene …

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDITERRANEO

parole chiave: Libia, sicurezza

 

Sono passati alcuni giorni dal 12 novembre 2021, dalla conferenza di Parigi sulla Libia dove si è cercato un accordo per tenere il voto presidenziale il 24 dicembre prossimo, ma restano i dubbi che tutte le parti perseguiranno il rispetto sia alla data definita sia delle operazioni pre-voto.

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La conferenza è stata organizzata dal Presidente Macron e co-presieduta con il governo libico alla presenza della Cancelliera Merkel, del presidente del Consiglio Draghi e del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Hanno partecipato anche il vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il rappresentante turco Sedat Önal, oltre ai rappresentanti dei paesi vicini alla Libia sia africani sia mediterranei.

Nella dichiarazione finale della conferenza si legge: “Ribadiamo il nostro impegno per il successo del processo politico libico… e per lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari il 24 dicembre 2021″.
Tuttavia resta da vedere se lo scrutinio avrà effettivamente luogo. Le principali questioni relative alla legge elettorale, alla sicurezza e allo stato di diritto nel paese persistono e potrebbero ancora far deragliare il processo. Il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibeh, che prevede di candidarsi alla presidenza, non si è impegnato “esplicitamente” per elezioni a dicembre sebbene l’attuale presidente libico Mohamed Menfi si sia “esplicitamente” impegnato per il 24 dicembre. In base a quanto reso noto è importante evidenziare che finora circa tre milioni di libici si sono registrati per votare.

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Draghi ha sintetizzato la sfida che ci attende nelle prossime settimane dicendo in conferenza stampa: “Serve una legge elettorale che è fondamentale per tenere le elezioni, quindi spero che questa legge elettorale sia redatta con il consenso di tutti… non nelle prossime settimane ma nei prossimi giorni perché è urgente se c’è intenzione di tenere le elezioni del 24 dicembre”. Nel contempo, Macron ha presentato la conferenza e le sue conclusioni come una vittoria diplomatica, in particolare per l’Europa e ha dichiarato: “In questo formato senza precedenti, e ringrazio Merkel e Draghi che hanno presieduto insieme a me questa conferenza, abbiamo dimostrato una volontà europea perfettamente allineata e coordinata che ci consente di andare avanti insieme su questo tema”.

Nonostante la grande partecipazione internazionale, persistono, comunque, grandi preoccupazioni sulla possibilità di tenere elezioni libere, eque e credibili in Libia. “Le elezioni nazionali sono assolutamente necessarie per far superare alla Libia la sua violenta transizione … ma le condizioni dei diritti umani nel paese rimangono precarie. Elezioni libere ed eque saranno difficilmente possibili senza stato di diritto, giustizia e responsabilità che attualmente mancano gravemente”, ha affermato l’importante esperto di Libia Hanan Salah di Human Right Watch.

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La conferenza è stata il culmine di quattro anni di intensa diplomazia europea sulla Libia, inclusi due incontri ad alto livello in Francia nel 2017 e nel 2018, nonché quello di Palermo nel 2018 e due conferenze ad alto livello a Berlino nel 2020 e all’inizio di quest’anno. Francia, Germania e Italia hanno mostrato più coesione in vista di questa conferenza rispetto alle precedenti, anche se permangono alcuni disaccordi. Comunque, sia Draghi sia Macron hanno presentato un fronte più unito, affermando che le posizioni dei loro paesi erano molto più vicine di quanto non fossero alcuni anni fa. Ma la capacità degli europei di convincere o costringere attori notoriamente non credibili come la Turchia o la Russia, che hanno truppe e mercenari nel paese, è limitata.

Questa conferenza mostra che l’influenza europea sta diminuendo. Coloro che contano sul campo, vale a dire Russia e Turchia, sono difficilmente coinvolti”, ha affermato Tarek Megerisi, senior fellow ed esperto di Libia presso il Centro europeo per le relazioni estere. Il governo di Ankara, assolutamente non concorde con l’invito a ritirare le truppe straniere, ha fatto partecipare alla conferenza solamente il viceministro degli Esteri e ha espresso una riserva scritta nelle conclusioni della conferenza sulla questione (in palese contrasto con l’evidenza) di avere in Libia truppe ed aver inviato mercenari ex “tagliagole terroristi Isis”.

A similitudine, la Russia nega di avere truppe nel paese, nonostante le dichiarazioni in merito degli Stati Uniti, e qualsiasi collegamento con il gruppo di miliziani Wagner, notoriamente legato al Cremlino, che ha una presenza consistente in Libia.

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Soldati del Gruppo “Wagner”, un’organizzazione paramilitare russa che appaltatori avrebbe preso parte a vari conflitti, comprese le operazioni nella guerra civile siriana a fianco del governo siriano, nonché, dal 2014 al 2015, nella guerra del Donbass in Ucraina, aiutando le forze separatiste delle auto-dichiarate repubbliche popolari di Doneck e di Lugansk. Secondo il New York Times, è un’unità del Ministero della Difesa russo e / o del GRU sotto mentite spoglie, che viene utilizzata dal governo russo nei conflitti dove è richiesta la negabilità, poiché le sue forze sono addestrate su installazioni del Ministero della Difesa russo. Si ritiene che sia di proprietà di Evgenij Prigožin, un uomo d’affari con stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin. La loro presenza in Libia è stata provata da filamti e fotografie.

C’è ancora molto da fare per il ritiro dei mercenari, ha riconosciuto Merkel in conferenza stampa palesando quanto non affidabili (eufemismo) siano Mosca e Ankara. Certamente c’è da essere contenti della partecipazione del vicepresidente degli Stati Uniti, Harris alla conferenza. La Harris ha dichiarato che la sua presenza “ha dimostrato il forte sostegno americano al popolo libico mentre pianifica le elezioni entro la fine dell’anno”.

Washington riconosce che queste elezioni sono cruciali per il futuro del paese e che il rinvio prolungato delle elezioni danneggerà gravemente la credibilità di qualsiasi processo politico agli occhi del popolo libico da lungo tempo sofferente. Attese le dichiarazioni appena riportate, per aumentare le possibilità di successo, Stati Uniti, Francia, Italia, Germania ed altri importanti amici e partner della Libia dovrebbero perseguire e attuare attivamente le conclusioni della conferenza di Parigi concentrarsi sulla necessità di sanzionare gli “spoiler” elettorali.

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In sintesi, tra la miriade di sfide legate alle elezioni ci si dovrebbe concentrare sulle seguenti cinque attività di comprensibile difficile attuazione:
– massimizzare la legittimità delle elezioni, mettendo in atto un importante sforzo per incoraggiare i libici a votare;
– assicurare sulla sicurezza delle operazioni di voto al fine che i libici possano votare in sicurezza;
– garantire gli obiettivi finali della stabilizzazione post-elettorale (gli Stati Uniti, l’Italia, la Francia, la Germania e i partner internazionali devono compiere ogni attività che sia tesa ad ottenere l’accettazione dei risultati elettorali da parte di tutti i le parti in contesa in Libia);
– assicurare la fiducia dei cittadini libici e dei candidati concorrenti nel risultato elettorale, mettendo in atto il necessario massimo impegno per un’efficace osservazione/controllo del corretto svolgimento delle elezioni;
– coinvolgere tutte i paesi aventi causa e partecipanti alla conferenza di Parigi nell’articolare una visione chiara per un piano strategico di ricostruzione della Libia post-elettorale.

Non manca molto al 24 dicembre ma bisogna passare dalle dichiarazioni ai fatti … Russi e Turchi permettendo.

Giuseppe Morabito

 

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