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… e se la Russia attaccasse un Paese membro della Nato?

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: EUROPA 
parole chiave: Russia, NATO, Ucraina

 

Mentre continua la folle e tragica guerra russo-ucraina, si susseguono le richieste di Kiev all’Occidente di adottare misure di supporto sempre più estreme. Queste potrebbero portare, per reazione, ad un attacco russo al territorio della NATO. La linea ufficiale della NATO (o almeno quella che potrebbe essere confermata) è che l’Alleanza risponderebbe in modo proporzionato e ponderato, soprattutto per non innescare una vera e propria terza guerra mondiale!

Prima di tutto bisogna ricordare che l’Articolo 5, Trattato del Nord Atlantico, aprile 1949 prevede: “Le Parti convengono che un attacco armato contro uno o più di loro in Europa o Nord America sia considerato un attacco contro di loro tutti e di conseguenza convengono che, qualora si verificasse un tale attacco armato, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di l’autodifesa individuale o collettiva riconosciuta dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la Parte o le Parti così attaccate adottando immediatamente, individualmente e di concerto con le altre Parti, le azioni che ritenga necessarie, compreso l’uso di forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area del Nord Atlantico”.

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Dopo l’affondamento dell’incrociatore russo Moskva nel Mar Nero la tesi dei media russi è stata che l’affondamento è un punto di svolta nella guerra russo-ucraina, perché gli Ucraini avevano avuto l’ardire di attaccare la “Patria”. Di fatto i Russi hanno, convenientemente, dimenticato, che era la “Patria” ad aver appena invaso un vicino Paese che confina sia con l’UE sia con la NATO. I media russi sostengono che la Russia era già da tempo coinvolta perché “le infrastrutture della NATO” venivano utilizzate per armare l’Ucraina. Sui media, tra chi parla al pubblico russo, c’è anche chi ipotizza che sarebbe perfettamente nel diritto di Mosca attaccare obiettivi, come gli snodi ferroviari in Polonia, attraverso i quali stanno viaggiando armi e rifornimenti occidentali verso l’Ucraina.

Ai maggiori esperti militari appare onestamente chiaro che le la Russia potrebbe efficacemente colpire tutti gli snodi logistici (ferrovie e autostrade) dove gli aiuti occidentali vengono ammassati per poi essere distribuiti dopo il loro arrivo sul suolo ucraino (lo ha già fatto e dimostrato di poterlo fare), ma non escludono la possibilità di agire ancora prima dell’ingresso dei vari aiuti in Ucraina.

A questo punto emerge la domanda: “E se la Russia colpisse il territorio della NATO in Polonia?”
Nell’immediatezza di questo evento, è indubbio che, stante cosi le cose, la NATO risponderebbe. Il Consiglio Nord Atlantico si riunirebbe in sessione di emergenza per decidere quale azione specifica sarebbe necessaria per ripristinare la “deterrenza”. È ovvio che nella situazione in cui non ci sia alcuna risposta questo segnerebbe praticamente la fine della NATO. Certamente, la risposta della NATO dovrebbe essere decisa e proporzionata, seguita subito da un’estesa campagna di “comunicazione strategica” per spiegare quanto deciso sia ai cittadini dei paesi dell’Alleanza sia a Mosca e alleati del Cremlino.

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La NATO dovrebbe anche affrontare diverse questioni interne connesse anche con il futuro, atteso che forse non ci sarebbe sufficiente coesione politica all’interno dell’Alleanza per superare l’avversione all’escalation (che non irragionevolmente esiste in particolare in alcune aree dell’Europa occidentale). Ad esempio, la Germania del cancelliere Olaf Scholz sta discutendo internamente il suo impegno per la difesa dell’Ucraina,  valutando le ricadute sulla macchina economica tedesca a seguito della mancanza di fonti di energia (si legga, gas russo).

Ci sarebbero, comunque, diverse opzioni di risposta NATO, tutte proporzionate ma rischiose. Se la Russia attaccasse i nodi ferroviari in Polonia, i sottomarini alleati potrebbero lanciare missili da crociera sia sulle infrastrutture ferroviarie russe, che sono vitali per il rifornimento delle forze in combattimento, sia sulle aree logistiche in cui si stanno ammassando le unità russe per l’offensiva nell’est Ucraina.

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Il corridoio di Suwalki, tra la Bielorussia e Kaliningrad (territorio russo sul Mar Baltico), potrebbe essere chiuso ed un attacco potrebbe essere lanciato sui sistemi di difesa aerea dell’enclave russa. La NATO potrebbe anche bloccare il Mar Nero e condurre un attacco missilistico contro una nave da guerra russa. Qui la Turchia potrebbe giocare un ruolo chiave, anche se qualche dubbio è lecito.

Tutto quanto precede dovrebbe comunque avvenire senza toccare i gasdotti che dalla Russia attraversano l’Ucraina.

Gazprom ha reso noto che il transito di gas verso l’Europa attraverso l’Ucraina procede normalmente ed ha evidenziato che, il 1° aprile, il transito attraverso il territorio ucraino proseguiva regolarmente (pari a 108,4 milioni di metri cubi al giorno). Il grado delle azioni “di reazione” appena indicate (chiudendo gli occhi sul problema energetico/gas) sarebbe proporzionale all’attacco iniziale dei Russi sul suolo della NATO e dalla forza del messaggio che i leader della NATO si sentirebbero obbligati a inviare a Mosca. Tuttavia, data l’atmosfera all’interno del Cremlino, qualsiasi azione militare della NATO sul suolo russo o contro una nave russa porterebbe quasi certamente a un’escalation della guerra, forse anche al di fuori dell’Ucraina.

La “reazione” sarebbe poi, anche un messaggio alla Cina Popolare e alle sue mai celate aspirazioni di occupazione della Repubblica di Cina-Taiwan. Pechino che, ricordo, non si è chiaramente schierata a condannare Mosca, sa bene che un attacco alla democrazia di Taipei, della tipologia di quello russo in Ucraina, le creerebbe enormi problemi in caso di embargo commerciale similare a quello in atto verso la Russia.

Le alternative per la NATO, escludendo a priori l’impiego della deterrenza nucleare, sono minime. La Russia, violando l’ormai defunto Trattato sulle forze nucleari del 1987, è stata in grado di sviluppare un’intera famiglia di sistemi missilistici nucleari tattici e a raggio intermedio.

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La disponibilità di queste armi convenzionali, con possibile impiego di testate nucleari, è stata recentemente pubblicizzata dal test di propaganda del nuovo missile balistico intercontinentale (anch’esso con capacità di trasporto di testate nucleari) Sarmat (Satan 2). Questo missile offre a Mosca un ipotetico vantaggio nei confronti della NATO, che invece basa la sua deterrenza su una buona difesa convenzionale e sui sistemi nucleari strategici di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Un cambiamento concettuale?
In altre parole, qualunque cosa accada in Ucraina, escludendo il nucleare, nel prossimo futuro ci sarà una rivoluzione nel modi di condurre la guerra, trainata dallo sviluppo delle nuove tecnologie, con armi in possesso di intelligenza artificiale. Questa guerra sarebbe dominata dall’informazione (Information Superiority) e dalla guerra cibernetica, sia offensiva che difensiva, dalla componente missilistica ipersonica e dalla loro interazione con la forza militare terreste, navale e aerea.

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Concludendo, anziché attaccare la Russia utilizzando un’azione militare diretta, la NATO potrebbe rispondere a qualsiasi attacco (ad esempio, contro la Polonia) provocando un blocco di massa del sistema infrastrutturale e delle comunicazioni militari russe. In altre parole, gli Alleati dovrebbero rispondere dimostrando alla Russia un nuovo concetto di deterrenza ed escalation come parte di un continuum di azioni fortemente distruttive, con effetti sul sistema avversario difficilmente riparabili o sostituibili.

C’è poi un altro avvertimento che troppo spesso viene ignorato: “La deterrenza della NATO funzionerà solo se tutti saranno disposti ad accettare che nessun attacco può avvenire senza rischi”.

Ora c’è il ragionevole dubbio che il Cremlino, diventando sempre più preoccupato delle conseguenze della sua stessa follia, intensifichi la guerra, commettendo sempre più errori. Di fatto, nelle ultime otto/nove settimane si  è visto un susseguirsi di valutazioni errate da parte Russa, fino al punto che anche ipotizzare l’uso di un limitato attacco nucleare non potrebbe più essere completamente escluso. Inoltre, aumentando l’incertezza nella sua vittoria, potrebbe essere maggiore la probabilità di un attacco al territorio della NATO per bloccare il rifornimento di armi agli Ucraini; in particolare se l’attuale offensiva nel Donbas dovesse fallire o andare per le lunghe a causa degli aiuti occidentali.

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Come la crisi dei missili cubani del 1962, la guerra in Ucraina sembra seguire una simile sequenza di eventi. In questi momenti di tensione l’aggressore deve essere convinto a diminuire l’escalation e che qualsiasi attacco sul territorio della NATO provocherebbe una risposta graduale e proporzionale.

Per arrivare a questo i leader della NATO devono chiarire che esiste effettivamente un legame tra armare l’Ucraina e difendere l’Alleanza. Inoltre, affinché la deterrenza della NATO sia credibile, dovrà esserci un messaggio unitario che sottolinei che l’Alleanza non deve e non può fare marcia indietro.

Giuseppe Morabito

 

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