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Il mondo dei vaccini: tante domande in attesa di risposte

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: EPIDEMIE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: PIANETA
parole chiave: Vaccini, CoVID 19

 

Si fa un gran parlare di vaccini … non essendo un medico o un biologo credo di essere, come tutti, confuso e combattuto da ciò che si sta dicendo sui media. Di cosa stanno parlando? Al di là dei numeri, esiste una possibilità effettiva di contrastare il virus? Come funzionano i vaccini e, soprattutto, sono efficaci e sicuri?

Innazitutto va compreso che la situazione pandemica è tale che senza un controllo (riduzione) dei contatti sociali ogni sforzo di bloccare la diffusione del virus è inutile. I vaccini, qualora funzionanti, sono un’arma potente ma hanno due grandi punti interrogativi: per quanto tempo ci potranno coprire e che affidabilità potranno avere.

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In altre parole, partendo dal presupposto che i vaccini sono un presidio importantissimo per la nostra salute, quello che andrebbe compreso da tutti è che non fanno miracoli. Hanno una copertura percentuale di protezione che non arriva mai al 100% ma sono in grado di mitigare il rischio assicurandoci una certa sicurezza. Inoltre, più le vaccinazioni sono diffuse maggiore è la possibilità di eradicare determinate malattie. In estrema sintesi, l’immunizzazione è uno dei maggiori investimenti nella salute pubblica ma deve essere fatta da tutti, con regole precise e non improvvisate. Altrimenti i risultati possono essere poco significativi.

Vediamo ora di toccare alcuni punti:

Per quale motivo, nonostante la pandemia e il gran numero di decessi esistono ancora degli scettici sui vaccini?
Tutto risale ad alcuni eventi drammatici di reazioni al vaccino che hanno comportato gravi malattie o deformazioni. In realtà la percentuale di questi episodi è sempre stata trascurabile e il rapporto rischio-efficacia è molto basso ovvero i rischi sono talmente bassi da suggerirne l’uso per aumentare le nostre difese immunitarie.

A quando un vaccino contro il CoVID 19?
Speriamo presto ma, ancora oggi, molti dei meccanismi di azione di questo coronavirus non sono compresi; ad esempio i medici non hanno ancora ben compreso perché in alcuni devasta l’organismo portandoli alla morte, mentre in altri casi non causa alcun problema. Come si comporta e si diffonde sono quindi parametri ancora basati su informazioni incomplete che influenzano terapie e prevenzione. Di fatto di COVID si muore e la sua viralità è tutt’altro che scemata e non può essere sottovalutata. L’unica difesa concreta, per quanto dolorosa, è mantenere una separazione fisica fra di noi, evitando gli assembramenti sociali che favoriscono la diffusione del virus. A fronte del rischio di ammalarsi credo che sia un sacrificio accettabile.

Sulle news si parla molto di vaccini che, ci auguriamo, possano essere presto disponibili per tutti. I vaccini sono un’arma potentissima, compresa sin dall’antichità, per combattere le malattie causate da virus e batteri ma, per essere efficaci, devono essere sperimentati attraverso diverse fasi, cosa che comporta tempi lunghi (anche anni) per ottenere un prodotto efficace e sicuro; ovvero efficace per poter provocare una durevole reazione immunitaria (produzione di anticorpi) che possa contrastare l’eventuale attacco del virus, e sicuro per evitare al massimo gli effetti collaterali che possono esistere (per lo più reazioni allergiche). Va ben compreso che efficacia e sicurezza non potranno mai essere del 100% ma se potranno avvicinarsi a valori alti (per capirci oltre il 95%) ci potrà dare una maggiore tranquillità. Chiaramente la percentuale deve essere riferita ad un numero significativo di persone testate se no la significatività statistica sarebbe di poco valore concreto. 

Come nacquero i vaccini?
Sebbene nell’antichità (ai tempi degli Egizi) si fosse già notato che persone che venivano a contatto con i malati non sempre si ammalavano, ed acquisivano una difesa contro le malattie, la scoperta del primo vaccino si attribuisce al medico inglese Edward Jenner.

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Nel 1780, in una Europa devastata dal vaiolo, Jenner notò che gli allevatori di mucche e cavalli non si ammalavano di vaiolo ed ipotizzò che fosse dovuto al fatto che essi contraevano una forma bovina del vaiolo (da cui il nome scientifico Variolae vaccinae), che non era aggressiva per gli esseri umani. A seguito di questo contagio gli allevatori sembravano sviluppare una difesa contro il vaiolo umano. Jenner trasferì del materiale purulento, prelevato dalle pustole di una donna affetta dal vaiolo vaccino, su una scarnificazione della cute di un bambino. Il bambino assunse l’immunità e fu protetto anche dal vaiolo umano.

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I suoi studi furono continuati alla fine del XIX secolo dal biologo francese Louis Pasteur che comprese che non era necessario trasferire i germi della malattia ma questi potevano essere resi innocui per ridurre al minimo i rischi. Pasteur chiamò questi trattamenti “vaccini”, in onore di Jenner che aveva fatto questa scoperta proprio studiando le malattie delle vacche. Da allora la medicina ha fatto grandi passi avanti e nuovi vaccini, costruiti con diversi metodi, sono stati realizzati. Molte malattie terribili sono state debellate grazie ai vaccini e alcune vaccinazioni sono diventate una regola in molti Paesi civilizzati riducendo il rischio di diffusione delle malattie.

Come vengono realizzati?
Oggigiorno il modo più comune è realizzare dei vaccini attenuati, ovvero creati da ceppi più deboli del batterio o del virus da combattere. Essi vengono allevati su cellule animali al di fuori del corpo umano e quindi estratti e iniettati talvolta in un’unica piccola dose. I vaccini per il morbillo e la tubercolosi vengono realizzati ancora in questo modo. Un altro sistema è quello dei vaccini inattivati, che utilizzano le proteine attive nel virus responsabili della malattia. Dopo essere stati prelevati dei campioni non attivi dell’agente patogeno, se ne studia il patrimonio genetico per poterli quindi replicare in massa. Dopo aver somministrato il vaccino, il corpo umano produrrà gli anticorpi contro l’agente patogeno, predisponendo quindi la difesa del nostro corpo contro il virus o il batterio attivo. Spesso questi vaccini richiedono dosi multiple nel tempo, come nel caso dei vaccini contro l’epatite, la rabbia e la poliomielite. Maggiori notizie le potete leggere su questo articolo 

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In generale, i virus inattivati, ​​come il vaccino contro l’influenza o quello contro l’epatite A non sono protettivi come i vaccini vivi e potrebbero richiedere vaccinazioni successive di richiamo nel tempo. Al contrario, i vaccini basati su una forma indebolita del virus vivo possono creare risposte immunitarie di lunga durata. Di contro, vaccini con virus indeboliti tendono ad essere più rischiosi per le persone con un sistema immunitario indebolito o con altri problemi di salute. Non ultima, esiste una nuova generazione di vaccini basata sui nucleotidi, unità ripetitive costitutive degli acidi nucleici (DNA e RNA), che cercano di replicare il materiale genetico del batterio o del virus. Questo metodo può stimolare la produzione da parte del corpo degli anticorpi necessari a contrastare l’eventuale agente patogeno.

Un vaccino contro il CoVID 19: una corsa contro il tempo
In meno di un anno, ovvero da quando l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato la pandemia causata dal coronavirus di Wuhan, i ricercatori di tutto il mondo si stanno dedicando allo sviluppo di un vaccino per combattere il coronavirus. Un cammino arduo e complesso che, dopo la prima sperimentazione preclinica, necessita del superamento di quattro fasi; le prime tre (coinvolgenti un numero crescente di volontari) si svolgono prima della messa in commercio del vaccino mentre la quarta comprende gli studi di post-commercializzazione e coinvolge milioni di persone.

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In particolare, nella fase 1 il vaccino viene testato su un numero limitato di volontari (alcune decine) per valutarne la tollerabilità, intesa come la frequenza e la gravità degli effetti collaterali del vaccino.
Nella fase 2, che coinvolge sempre più persone, il candidato vaccino viene somministrato a dosi diverse (sia utilizzando il prodotto sia un placebo) e se ne studia l’effettiva capacità di indurre una risposta immunitaria valida. Nella fase 3, viene fatta una prova di efficacia del vaccino su larga scala (auspicabilmente migliaia di volontari). I rapporti finali saranno esaminati dalle Autorità sanitarie che ne decideranno l’opportunità e idoneità di somministrazione. In pratica, qualora i risultati dei test siano ritenuti in linea con gli standard di sicurezza ed efficacia richiesti, il produttore procede alla preparazione di un dossier da inviare alle autorità competenti (in Italia l’Agenzia italiana del farmaco – AIFA e in Europa la European Medicines Agency – EMA) per richiederne la registrazione e l’autorizzazione alla commercializzazione. Questo ovviamente può avvenire solo dopo il nulla osta ufficiale delle autorità che si assume la responsabilità della sua erogazione.

Una volta autorizzato, il vaccino viene somministrato secondo le direttive del Ministero della Sanità e si entra negli studi di fase 4, che consistono nel monitoraggio della popolazione vaccinata per individuare eventuali effetti secondari del vaccino negli anni, basato quindi su una fetta di popolazione  ovviamente sempre maggiore. 

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Dopo queste necessarie premesse, ci domandiamo ora quale sia lo stato dell’arte per la realizzazione dei vaccini contro il CoVID 19 e, soprattutto, quali vaccini siano in corso di approvazione. La domanda non è semplice e le notizie si susseguono continuamente. Proveremo a rispondere a questa domanda in questo articolo.  Non mancatelo … Conoscere, come sempre, riduce la possibilità di fare scelte sbagliate. Buona  lettura.

 

 

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