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Un protocollo per lo svolgimento delle attività subacquee professionali nella fase COVID due

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COVID 19 
parole chiave: protocollo

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Il settore delle attività subacquee è una realtà importante per l’economia italiana, includendo applicazioni nel settore energetico, ricreativo e turistico, nonché nelle attività scientifiche sottomarine. Parliamo di un indotto di centinaia di milioni di euro ogni anno che coinvolgono diverse categorie di professionisti che, non senza fatica, hanno investito in educazione e mezzi. Si parla di un volume di servizi che, solo nel settore energetico,  si assesta intorno ai 500 milioni di euro, e sostengono un numero complessivo di circa 500000 praticanti. Purtroppo l’emergenza COVID 19 ha colpito anche questo settore che osserva, con non pochi timori, l’avvicinarsi della stagione estiva, notoriamente periodo di massima attività durante l’anno. Parliamo oggi della proposta al Governo di un importante Protocollo, redatto da un team di esperti multidisciplinare ed inteso a fornire, se approvato, delle linee guida per tutto il personale del settore.

Una pandemia di oltre tre milioni di contagiati nel mondo
Nel febbraio 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato la pandemia mondiale a seguito della diffusione del COVID-19. In realtà l’agente patogeno è il SARS-CoV-2, un virus delle dimensioni di circa 150 nanometri di diametro (circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello). Sembrerebbe che questo virus abbia un periodo di incubazione di 2-14 giorni durante il quale il soggetto colpito può già essere contagioso. Il mezzo di contagio più probabile è attraverso la trasmissione aerea di goccioline da persona a persona. In pratica, il virus viene rilasciato dalle secrezioni respiratorie quando una persona infetta tossisce, starnutisce o semplicemente parla. In caso di prossimità con un’altra persona quest’ultima può essere infettata dal contatto del virus in aerosol con le mucose. Purtroppo l’infezione può anche verificarsi se una persona tocca una superficie infetta e poi si tocca gli occhi, il naso o la bocca. Le goccioline in genere non viaggiano per più di due metri e sembrano non indugiare in aria a lungo. Da cui la necessità di adottare presidi sanitari come mascherine ed i guanti.

Il contagio da SARS-CoV-2 può manifestarsi con vari sintomi clinici che vanno dal nulla (asintomatico) a una sindrome simil-influenzale, fino ad una grave compromissione polmonare (ARDS – Sindrome da Distress Respiratorio Acuto) e cardiaca (cardiomiopatia). A complicare ulteriormente la situazione sembra che i fattori che determinano la gravità dei sintomi di COVID-19 non siano completamente conosciuti. Le persone anziane o affette da altre patologie mediche (respiratorie, cardiovascolari, diabete), i fumatori accaniti e le persone obese sembrano essere più a rischio di complicazioni. Tuttavia, sono stati riportati anche casi di giovani, in precedenza sani, in cui la malattia ha avuto un’evoluzione improvvisa e drammatica. In generale, se i sintomi sono stati lievi, con guarigione entro una settimana, il rischio di danni permanenti al cuore o ai polmoni potrebbe essere molto basso. La probabilità di contagio sembra aumentare nella fase sintomatica ed è correlata con la sua carica virale. Il tasso netto di riproduzione della trasmissione del virus da persona a persona nel mondo è variabile da 1,4 a 3,8. Attualmente, in Italia, questo valore si sta progressivamente riducendo ma i tempi non sono certi e legati alle diverse realtà di approccio sociale. Nelle aree in cui si sono osservate con maggiore virtuosità le regole del distanziamento sociale della fase 1 la discesa è stata più rapida, nelle altre i valori sono ancora incerti. 

Un’emergenza globale che ha colpito tutti i settori lavorativi, compresi quelli del mondo della subacquea professionale
Per questo motivo SIMSI (Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica), unica Società scientifica del settore subacqueo accreditata dal Ministero della Salute con un Decreto Ministeriale del 2 agosto 2017) ha promosso, in collaborazione con AISI, Assosub, l’Associazione Diritto&Subacquea e l’Unità di Prevenzione e Protezione del Personale del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’elaborazione di un documento inteso a fornire delle possibili regole per l’imminente Fase 2 per la ripresa dell’attività subacquea nei settori lavorativi che abbiamo menzionato. Questo documento, chiamato ufficialmente “Protocollo per lo svolgimento delle attività subacquee professionali nel rispetto delle misure anti contagio COVID 19”, è stato redatto da un gruppo di lavoro composto da numerosi esperti che hanno fornito il loro contributo in base alle attuali conoscenze medico-scientifiche, tecniche e legali. Essendo la situazione epidemiologica e legislativa in materia in costante evoluzione, il documento, al quale hanno attivamente collaborato numerose Associazioni e organizzazioni subacquee, è concepito come un live document, inteso ad adeguarsi alla situazione futura qualora necessario.

Secondo il protocollo, che potrete leggere integralmente seguendo questo link, la pandemia di COVID-19 ha già avuto un grande impatto sulle attività sportive. Tutte le immersioni ricreative, nonché quelle professionali, sono rimaste bloccate quasi completamente. Queste misure sono state una logica conseguenza delle disposizioni del Governo e del Servizio Sanitario Pubblico per limitare la mobilità non necessaria dei cittadini, ma anche per osservare quelle norme di “distanziamento personale” utili a contenere la diffusione del virus.

Ma quale è il punto della situazione?
Nella fase 1 qualsiasi attività subacquea è stata vietata per ovvi motivi, di fatto ottemperando alle raccomandazioni dell’OMS per prevenire la diffusione del COVID-19. Ci avviciniamo ora alla fase 2 che si prospetta non meno complessa per tutti i settore del Paese. Tanti dubbi legittimi che necessitano di un sostegno tangibile per la comunità subacquea per trovare la giusta combinazione tra sicurezza e possibilità di riprendere le attività lavorative ricreative e professionali per tutta la comunità dei subacquei. Gli esperti del Gruppo di lavoro, dopo aver esaminato la letteratura pertinente, hanno individuato un certo numero di raccomandazioni che sono state inserite nella prima versione del protocollo.

Vediamo in estrema sintesi, alcuni punti. Di particolare attenzione è il paragrafo relativo alla definizione del rischio di diffusione di COVID-19, che diventa pressante in ambienti dove i contatti umani sono particolarmente favoriti. Come accennato, una persona che ha avuto il COVID-19, in maniera asintomatica o sintomatica, può essere ancora contagiosa per gli altri. Pur non essendo noto per quanto tempo questa situazione possa durare sono stati riscontrati casi fino a 37 giorni. Questa persistenza della possibilità di contagiare altre persone richiede quindi una maggiore attenzione nei contatti umani, in particolare considerando la possibilità che si possano verificare delle emergenze subacquee, di per se anche banali come la condivisione degli erogatori (respirazione in coppia) ma che assumono una diversa connotazione in tempi di coronavirus. Pertanto, il Protocollo raccomanda un periodo di almeno 40 giorni dalla data dell’ultimo test prima di riprendere le immersioni. Questo periodo si estende, nel caso il soggetto sia stato sintomatico, a tre mesi.
Va comunque considerato che i subacquei potrebbero non essere al corrente di essere stati contagiati (a causa della totale asintomaticità) e/o non aver raggiunto l’immunità (al momento non verificabile fino a quando sarà disponibile un test ufficiale). Questo comporta che la verifica di una raggiunta immunità assume un’importanza non trascurabile nella valutazione di cui sopra.

Il protocollo affronta in maniera esaustiva le varie situazioni suggerendo, in alcuni casi, esami più approfonditi e test medici completi della funzionalità polmonare refertati da un medico qualificato per la medicina subacquea. Inoltre, suggerisce che il subacqueo che abbia avuto gravi sintomi polmonari o estrema stanchezza/affaticamento (anche senza ricovero ospedaliero) oppure che sia stato ricoverato in ospedale con o a causa di sintomi cardiaci o polmonari in relazione al COVID-19, dopo i tre mesi di periodo di attesa (come indicato sopra), si sottoponga anche ad una valutazione cardiaca, (con ecocardiografia e test da sforzo) per accertarne la normale funzione.

Interessante il punto che tratta la tossicità dell’ossigeno. Non è infatti noto se, a causa del COVID 19, possa essersi sviluppato un aumento della sensibilità del tessuto polmonare agli effetti tossici dell’ossigeno; quindi, un atteggiamento prudente sarebbe di limitare la respirazione prolungata di gas a una pressione parziale dell’ossigeno (ppO2) massima di 1.3 bar durante il tempo di fondo e la risalita. Il protocollo affronta poi il caso di un possibile Incidente da decompressione. Gli autori ritengono che, le conoscenze sulla possibile alterazione della capacità polmonare di filtrare le bolle dopo l’infezione polmonare da COVID-19 non sono ancora sufficienti. Ciò può implicare che la probabilità di incidente da decompressione possa aumentare in modo significativo.

Altro fattore importante sottolineato nel protocollo è un’attività di training ricondizionante prima di tornare alle attività subacquee.
Il periodo di lockdown ha sicuramente determinato una perdita dell’’allenamento per tutti con ripercussioni sull’efficienza funzionale dell’organismo. Il protocollo consiglia quindi un training ricondizionante con allenamenti contenenti esercizi posturali, stretching, tono muscolare, attività di resistenza e capacità aerobica di almeno un mese prima di riprendere l’attività subacquea.

Non ultimo un forte richiamo alle misure di igiene e profilassi. Basandosi su studi recenti (ad esempio un recentissimo studio pubblicato da The Journal of Hospital Infection) gli autori hanno esaminato tutte le informazioni disponibili sulla persistenza dei coronavirus su superfici di oggetti di comune uso, nonché sulle strategie di inattivazione con agenti biocidi per la sanificazione delle strutture sanitarie ma anche casalinghe. È emerso che il ceppo endemico di coronavirus umano può rimanere contagioso da due ore a nove giorni sulle superfici ma, per nostra fortuna, la sua persistenza ad una temperatura di 30 °C è più breve. Le attrezzature subacquee andranno quindi sanitizzate con sostanze come la candeggina al 10% di ipoclorito di sodio e poi abbondantemente risciacquate con acqua corrente. Questa operazione deve essere effettuata con molta accuratezza, al fine di non portare in mare sostanze potenzialmente inquinanti. Infine, un altro punto che ho trovato molto interessante è inerente all’organizzazione dei Centri di immersione (ricreativi, commerciali o scientifici), sia dal punto di vista amministrativo/legale sia della gestione dei materiali.

In sintesi, il protocollo copre tutti i maggiori punti per avviare, nel rispetto delle regole, la fase 2. Si spera che esso possa ora essere tenuto in debito conto da parte del Governo, significando che ulteriori fermi di queste attività potrebbero causare un danno enorme al settore della subacquea, mettendo in ginocchio migliaia di aziende suddivise tra imprenditori, commercianti, maestranze e centri di immersione.  

 

letture di interesse
SIMSI et alii. Protocollo per lo svolgimento delle attività subacquee professionali nel rispetto delle misure anti contagio COVID 19 
World Health Organisation COVID-19 website
Divers Alert Network (DAN), USA, guidelines for equipment use and disinfection
Divers Alert Network (DAN), USA, list of all suitable cleaning products
Raccommendazioni da DAN Europe for DAN Training Courses 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
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stefano carletti
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stefano carletti
01/05/2020 7:27

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