Il tiro navale nella Regia Marina – parte II

gianluca bertozzi

25 Luglio 2019
tempo di lettura: 4 minuti

.

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO 
parole chiave: artiglieria navale, tiro

 

Come spiegare allora il numero ridotto di colpi a segno? 
L’elemento fondamentale per una corretta conduzione del tiro era che il personale avesse una profonda dimestichezza col materiale, che doveva essere affinata con quotidiane esercitazioni in bianco e frequenti a fuoco. Questo era necessario perché il personale arrivasse a una piena conoscenza delle caratteristiche del materiale e delle sue prestazioni, per garantire che fosse sempre completamente messo a punto. Tuttavia i tagli al bilancio dopo la guerra etiopica ed il fatto che le risorse fossero state concentrate nelle costruzioni navali aveva costretto a una riduzione delle esercitazioni in mare; cosa che comportò una riduzione del livello addestrativo. Fu detto che “Mussolini ci da i fondi per costruire le navi ma non per la vernice” per stigmatizzare che se c’erano fondi per costruire navi mancavano le risorse per renderle operative.

ammiraglio Alberto Da Zara

Sull’addestramento si trova un riferimento nell’autobiografia dell’ammiraglio Alberto Da Zara che sostiene di aver sempre contrastato le prove di tiro fatte con navi ferme e con risparmio di proiettili, per di più da esercitazione, anziché in movimento ed in condizioni realistiche con l’uso di munizionamento da guerra. Nell’imminenza della guerra le esercitazioni ripresero e il livello addestrativo tornò a salire. Ci vollero anni per risolvere le lacune che si erano create anche in altri settori lacunosi, come il controllo danni e la gestione delle emergenze. Nei primi anni di guerra molte navi furono perse o danneggiate gravemente perché ci furono difficoltà nelle operazioni di contenimento dei danni. Le esperienze acquisite portarono, a guerra avanzata, a salvare navi in condizioni disperate grazie all’affinamento delle procedure di emergenza ed alle accresciute capacità delle squadre di emergenza.

Un altro punto interessante è la modalità di combattimento. Le unità navali combatterono in maniera difforme da quanto era previsto.
Secondo studi tedeschi e inglesi, condotti fra le due guerre, un ipotetico scontro nel mare del Nord tra unità maggiori sarebbe avvenuto con queste modalità:
– avvistamento reciproco sui 25000 metri;

– apertura del fuoco, per tarare cannoni e telemetri, a 23000 metri con la consapevolezza che sarebbe stato quasi impossibile colpire alcunché fino ai 20000 metri;

– azione principale tra i 15000/20000 metri (la battaglia dello stretto di Danimarca infatti avvenne tra i 20000 e i 14000 metri).

La dottrina della Regia Marina invece prevedeva, date le migliori condizioni meteo del Mediterraneo, che le Littorio aprissero il fuoco a 24000 metri e le Cavour a 23000, con una distanza ottimale di tiro per entrambe tra i 19 e i 21000 metri (per gli incrociatori le distanze ottimali erano tra i 15000 ed i 17000 metri e per i caccia torpedinieri fra gli 11000 e i 13000 metri).

RN incrociatore Zara

Nella pratica questo non successe quasi mai; a Punta Stilo si sparò tra i 26.000 e i 24.000 metri,  a Capo Teulada tra i 29.500 e i 33.500 metri e a Gaudo, l’ammiraglio Iachino, scrisse che l’azione di fuoco avvenne a 23.000 metri (anche se gli inglesi scrivono 29.000 metri). Da questo appare che le azioni di fuoco avvennero a distanze al di fuori da quelle per cui le armi erano state progettate, secondo previsioni razionali condivise in tutto il mondo, e che poi si volle addossare ai materiali la mancanza di risultati che era invece dovuta a un uso errato. Tale variazione aveva un razionale: ad esempio, a Punta Stilo, le distanze furono ridotte a distanze ragionevoli. I colpi a segno non mancarono durante la seconda Sirte (tra i 21.700 metri e i 9000) e la battaglia di Pantelleria (tra i 20.000 e i 4500 metri).

Un ultima notazione: affondare a cannonate una nave da guerra, anche non protetta, non era così facile. I danni all’opera morta potevano impedire a una nave di combattere piuttosto ma difficilmente erano tali da affondarla; ad esempio il cacciatorpediniere USS Aaron Ward il 3 maggio del 1945 fu colpito da sei Kamikaze e tre bombe da 250 kg subendo gravi danni ma … non affondò. 

Gianluca Bertozzi
.

 

Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited   Scopri i vantaggi di Amazon Prime

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
,

PAGINA PRINCIPALE

.

PARTE I  PARTE II
.

Fonti
–  Il tiro navale italiano di Giuliano Colliva, Storia militare n. 199

–  Questioni di tiro … e altre. Le esercitazioni di tiro della Marina italiana e le artiglierie degli altri paesi”, Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare –  Settembre e Dicembre 2003, marzo 2004

–  The Pacific War Online Encyclopedia voce Night Combat

–  L’Operazione Gaudo e lo Scontro Notturno di Matapan di Francesco Mattesini

–  Tramonto di una grande Marina di Angelo Iachino

 

(Visited 481 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua