La crisi navale del 1941/1942 – Parte I

gianluca bertozzi

22 Febbraio 2020
tempo di lettura: 6 minuti. livello elementare . ARGOMENTO: STORIA NAVALE PERIODO: XX SECOLO AREA: MAR MEDITERRANEO parole chiave: guerra navale  

Le speranze Nella seconda metà del 1941 Winston Churchill premeva per un’intensificazione dello sforzo bellico nel Mar Mediterraneo; in conseguenza di ciò i programmi dello Stato Maggiore Imperiale prevedevano che dopo l’operazione CRUSADER del novembre 1941 si sarebbe dovuta attuare una serie di operazioni per assicurare il controllo del Mediterraneo e la caduta dell’Italia.

All’operazione CRUSADER doveva seguire l’operazione ACROBAT, nel dicembre 1941 – gennaio 1942, che avrebbe dovuto portare l’Ottava armata britannica fino a Tripoli mentre, contemporaneamente, un corpo di spedizione (preparato in Regno Unito con due divisioni di Fanteria e una divisione Corazzata per un totale 55.000 uomini) avrebbe effettuato gli sbarchi in Algeria e Marocco (anche senza il consenso francese) la cosiddetta operazione GYMNAST. Il tutto in attesa di sbarcare in Sicilia con l’operazione WIPCORD.

Queste operazioni venivano pianificate partendo dal presupposto che la Germania, dopo aver attaccato la Russia nel giugno del 1941, non fosse più in grado di reagire al mutamento della situazione mediterranea. L’altro presupposto era che il coinvolgimento attivo degli Stati Uniti in Guerra fosse imminente. In effetti, nella seconda metà del 1941, Stati Uniti e forze dell’Asse erano di fatto in uno stato di guerra non dichiarata. Il nome dato a Washington a questo status era “belligerent neutrality, neutralità belligerante. Ciò significava che la protezione delle rotte dei convogli atlantici divenne uno dei compiti della Marina Americana che effettuava pattugliamenti regolari dell’Atlantico,  e aveva assunto la difesa della Groenlandia e dell’Islanda occupata dagli Inglesi e la scorta per i convogli fino alla metà dell’Atlantico dove venivano poi consegnati alla Royal Navy al MOMP, il Mid-Ocean Meeting Point.

Il coinvolgimento era effettivo, anche se Roosevelt lo negava alla stampa e all’opinione pubblica statunitense, in attesa che si verificassero incidenti che giustificassero un intervento diretto. Il 4 settembre 1941 ci fu il primo incidente; l’U-652, un sommergibile tedesco dislocato tra la Groenlandia e l’Islanda, al largo di quest’ultima, fu individuato da un bombardiere che lasciò cadere quattro cariche di profondità.

U-652 World War Two Daily: August 6, 1941: U-Boats in the Arctic (filminspector.com)

Il sommergibile, pensando di essere stato attaccato da un cacciatorpediniere americano, l’USS Greer, che era nelle vicinanze essendo stato avvisato dall’aereo, attaccò il caccia americano che, per ironia della sorte, era un four pipe identico a quelli ceduti alla Royal Navy. L’USS Greer contrattaccò con le cariche di profondità. Nessuna delle due navi fu danneggiata, ma la situazione nell’Atlantico precipitò portando a guerra de facto tra gli Stati Uniti e la Germania. 

USS Greer – PUBLIC DOMAIN File:USS Greer;0514502.jpg – Wikimedia Commons

Il presidente Roosevelt usò questo evento nella sua campagna per convincere gli Stati Uniti ad andare in guerra e la “guerra non dichiarata” tra U-boat e scorte statunitensi si  intensificò drammaticamente fino all’11 settembre quando Roosevelt autorizzò l’uso della forza.

In una conferenza con Hitler, l’ammiraglio Raeder analizzò le implicazioni strategiche degli ordini di Roosevelt e dichiarò: “Le forze tedesche devono aspettarsi misure di guerra offensive da parte di queste forze americane. Non c’è più alcuna differenza tra le navi britanniche e quelle americane“. Lo Stato Maggiore della marina tedesca definì gli ordini presidenziali come una “dichiarazione di guerra limitata a livello locale“. Nell’ottobre 1941, la flotta atlantica statunitense era composta da otto corazzate (le vecchie Arkansas, New York, Texas, New Mexico, Mississippi, Idaho e le modernissime e potenti North Carolina e Washington), cinque incrociatori, otto incrociatori leggeri, 87 cacciatorpediniere e quattro portaerei (Ranger, Hornet, Wasp e la grossa portaerei di scorta Long Island). Una flotta non indifferente che poteva sostenere piani offensivi nelle acque europee e mediterranee però, essendo tutte unità sottratte alla flotta del Pacifico, essa venne pericolosamente indebolita proprio mentre la tensione col Giappone saliva. Fino a quel momento il compito di contrastare le flotte dell’asse era ricaduto interamente sulla Royal Navy che mediamente aveva schierato le navi da battaglia più moderne nella Home Fleet, affiancate da almeno un paio di portaerei di squadra, gli incrociatori da battaglia e una portaerei a Gibilterra, la forza H (che poteva intervenire sia in Atlantico che nel Mediterraneo) con la vecchia ma ben ammodernata Queen Elizabeth con una o due portaerei ad Alessandria.

HMS Renown, Ark_Royal e Sheffield appartenenti alla Force H, 1941 – Royal Navy – public domain 

Per concentrare queste forze nelle acque europee si erano praticamente sguarniti gli altri oceani dato che per essi rimanevano, oltre ad un certo numero di incrociatori più o meno moderni, solo la vecchia portaerei Hermes e quattro obsolete corazzate della classe Resolution, adatte solo alla scorta convogli in Atlantico o a limitate missioni di proiezione di potenza in aree dove non fosse prevedibile un contrasto serio. Questo perché gli scontri nel Mediterraneo avevano dimostrato che le navi britanniche avrebbero potuto essere in difficoltà anche in scontri contro le piccole Cavour/Doria italiane.

Questo schieramento era imposto dal fatto che in Atlantico si riteneva che, per affrontare una nave da battaglia tedesca, fossero necessarie almeno due navi da battaglia inglesi. Tenendo conto che mediamente la Marina tedesca poteva schierare al massimo tre navi da battaglia contemporaneamente (la Bismark, Tirpiz e le due Scharnhorst), la Royal Navy era costretta ad avere sempre nel Nord Atlantico sei navi da battaglia moderne operative non impegnate in altre missioni e pronte a intervenire in caso di uscita delle unità maggiori tedesche. Meno preoccupanti i tre/quattro incrociatori pesanti/corazzati tedeschi (Lützow, Admiral Scheer, Admiral Hipper, Prinz Eugen) contrastabili anche con concentrazioni di incrociatori pesanti e leggeri senza impegnare unità maggiori.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MARINA-TEDESCA-Bundesarchiv_DVM_10_Bild-23-63-64_Panzerschiff__Admiral_Scheer__cropped.jpg

Panzerschiff “Admiral Scheer” Bundesarchiv DVM 10 Bild-23-63-64, Panzerschiff “Admiral Scheer” (cropped).jpg – Wikimedia Commons

La presenza di portaerei nel nord Atlantico e mari limitrofi era considerata utile ma meno necessaria di quella delle navi da battaglia, perché non essendo in grado di operare di notte o col maltempo (condizioni tipiche di quei mari) avevano seri limiti operativi mentre le unità da battaglia erano sempre in condizioni di navigare e combattere con quasi tempo.

La Regia Marina italiana nel Mediterraneo schierava due Navi da battaglia classe Littorio e quattro corazzate classe Cavour (anche se la Cavour danneggiata nel 1940 non completò mai le riparazioni). Nella metà del 1942 entrò in servizio la Roma ma le tre corazzate minori furono messe in riserva per carenza di nafta.

Regia nave da battaglia Littorio – Uff. Storico MM.

Ciò costituiva un notevole aggravio per la situazione strategica Britannica dato che le navi italiane bloccavano le unità maggiori in Mediterraneo, impedendo di utilizzarlo come linea di traffico. Cosa che aggiungeva mesi di navigazione ai mercantili impegnati nei collegamenti alleati con Asia e Oceania.

fine parte I – continua Gianluca Bertozzi   Fonti Worthy of better Memory: The Royal Navy and the defence of the Eastern Empire 1935 – 1942 di Andrew Jonathan e Corrie Boyd The Royal Navy in Eastern Waters: Linchpin of Victory 1935-1942 di Andrew Boyd Strategic Planning for Coalition Warfare, 1941-1942 – Matloff e Snell The Naval War in the Mediterranean 1940 1943 – Jack Greene e Alessandro Massignani Almanacco navale della Seconda guerra mondiale (1939-1945) di Giuliano Da Frè  

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