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Final Conference SAVEMEDCOASTS, Roma, 2018

tempo di lettura: 4 minuti


livello elementare

ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA E CLIMATOLOGIA
PERIODO: ODIERNO
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: clima, Mediterraneo

Come promesso, abbiamo partecipato alla conferenza finale di questo importante progetto. L’evento ha visto la partecipazione dei partner di progetto, di scienziati e ricercatori internazionali, creando di fatto un momento importante per uno scambio di informazioni sulla valutazione dei rischi costieri causati dall’innalzamento del livello del mare, indotto dai noti cambiamenti climatici e dalla subsidenza del suolo.

Durante il lavori mattinali sono state presentate:

• le motivazioni scientifiche e le fasi principali del progetto che seguono le linee guida internazionali per la protezione delle coste e delle popolazioni residenti;

• le proiezioni di innalzamento del livello del mare lungo la costa mediterranea, fino all’anno 2100 (a tal riguardo sono stati allestiti dei poster illustrativi per aree di analisi);

• alcuni studi su scenari di allagamento costiero che si ritengono plausibili e attesi in Italia e Grecia, anche a seguito di tempeste e tsunami;

• la valutazione degli impatti socio-economici dovuti alle alluvioni previste, utile per l’adozione di misure per prevenire e mitigare il fenomeno.

L’attesa conferenza finale si è tenuta a Roma nel prestigioso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in via di vigna murata 605. All’appuntamento, importante occasione internazionale per un punto della situazione e scambio di informazioni sulla valutazione dei rischi costieri causati dall’innalzamento del livello marino, hanno partecipato Augusto Neri, direttore del Dipartimento Vulcani dell’INGV, i partner del progetto, AUTH – Università Aristotele di Salonicco, CGIAM – Centro di geomorfologia integrata per l’Area del Mediterraneo, CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, gli stakeholder (ISOTECH – Environmental Research and Consultancy, Cipro; PEDIN – Regional Union of Municipalities of Ionian Islands, Grecia), la Guardia Costiera italiana e numerosi ricercatori e giornalisti.

Il dottor Marco Anzidei, primo ricercatore INGV e coordinatore del progetto, ha evidenziato la presenza dell’officer della Dg-Echo, Dr. Liassides Panayiotis che, nella sessione pomeridiana, ha espresso il suo vivo apprezzamento per le attività ed i risultati ottenuti, che rappresentano la volontà di fornire uno servizio per tutte le popolazioni costiere del Mediterraneo che, in un futuro purtroppo non molto lontano, potranno subire i malevoli effetti dell’innalzamento dei mari.

Come ricorderete il progetto “Sea level rise scenarios along the Mediterranean coasts”, SAVEMEDCOASTS, Scenari di aumento del livello marino lungo le coste del Mediterraneo, è stato finanziato dalla Direzione generale per la protezione civile italiana e tramite gli aiuti umanitari dell’Unione Europea (Dg-Echo) per il 2017-2018. Il fenomeno è di particolare gravità perché coinvolge tutti. Le conseguenze di questi future inondazioni   causeranno la migrazione di centinaia di migliaia se non milioni di persone verso terre interne causando emergenze alimentari, sanitarie e politiche di cui possiamo solo immaginare gli effetti sociali ed economici. Arcipelaghi scompariranno per sempre, vaste pianure costiere saranno invase dal mare e la salinità delle acque impedirà qualunque tipo di coltivazione, aumenteranno le malattie causate dagli insetti che potranno trasmettersi anche alle regioni vicine. Secondo alcuni rapporti scientifici, è stato stimato che in media il pianeta avrà un innalzamento del livello del mare di circa due metri entro il 2100. In realtà l’innalzamento del livello del mare in alcune località sarà più alto della media globale a causa di fattori locali tra cui la subsidenza (considerata da SAVEMEDCOASTS), gli effetti delle grandi correnti oceaniche, l’erosione e le variazioni dell’altezza del terreno costiero e gli effetti di fenomeni meteorologici estremi come uragani e tempeste.


Anche nel nostro Mediterraneo avverranno fenomeni simili andando a colpire città d’arte e importanti poli marittimi industriali. Le soluzioni ci sono ma i costi sono altissimi e richiedono una visione politica lungimirante. Il domani, è il caso di dirlo, è alle porte e bisogna incominciare a muoverci ora.

Il dottor Anzidei nel suo intervento finale ha sottolineato altresì che l’obiettivo dell’incontro finale è stato quello di presentare lo stato dell’arte del progetto: «In particolare, le motivazioni scientifiche e le fasi principali di SAVEMEDCOASTS che seguono le linee guida internazionali per la gestione integrata della fascia costiera e delle popolazioni residenti, le proiezioni di aumento del livello del mare lungo le coste mediterranee fino al 2100, le valutazioni degli impatti socio-economici dovuti alle inondazioni attese e legate ai cambiamenti climatici (utili all’adozione di misure di prevenzione e di mitigazione del fenomeno) e alcuni casi di studio sugli scenari attesi di inondazione costiera in Italia, Grecia, Francia ed Egitto, dovuti anche a tempeste e tsunami».

Va ribadito, ha concluso Anzidei, che: «Sulla base degli scenari climatici dell’IPCC (Intergovernmental panel on climate change) e dei dati geospaziali analizzati da SAVEMEDCOASTS e condivisi attraverso un Web-GIS accessibile dal sito Web del progetto, sono state realizzate mappe ad alta risoluzione in grado di descrivere gli scenari attesi per aree specifiche che includono anche siti censiti dall’Unesco». Dati essenziali per intraprendere da parte delle Istituzioni delle misure mirate sia per la salvaguardia delle infrastrutture umane sia per l’ambiente circostante e la sua biodiversità.

In sintesi, un contributo importante al quale dovrebbero seguire nuovi studi, con un proseguo del progetto SAVEMEDCOASTS al fine di monitorare e affinare le ricerche effettuate.

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