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Il clima che cambia di Giorgio Caramanna

 livello elementare
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ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA
PERIODO: ODIERNO
AREA: CAMBIAMENTI CLIMATICI
parole chiave: desertificazione, glaciazioni, cicli di Milankovitch
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L’atmosfera del nostro pianeta è un sistema complesso regolato da una serie di interazioni tra le sue componenti. Una delle funzioni più importanti di questo sottile strato di gas, il cui spessore è di pochi chilometri paragonato con i 6000 chilometri del raggio terrestre, è di mantenere la temperatura della superficie della Terra entro limiti tali da consentire la vita. Questo effetto termoregolatore è ottenuto dalla presenza di una serie di gas detti “gas serra”. Questi gas hanno la capacità di intrappolare parte della radiazione infrarossa (calore) emessa dalla superficie del pianeta; senza la loro presenza la temperatura media della Terra sarebbe di 19 oC sotto zero invece dei circa 14 oC sopra zero.

Uno dei gas serra più importanti è l’anidride carbonica (CO2) e ad iniziare dalla rivoluzione industriale la sua concentrazione atmosferica è in continuo aumento essendo passata dalle 280 ppm dei primi del 1800 alle attuali 400 ppm. Attraverso la storia del nostro pianeta il livello di CO2 è variato molte volte; ad esempio durante il Mesozoico il pianeta era più caldo di quanto lo sia attualmente grazie ad una maggiore concentrazione di CO2 causata dalla forte attività vulcanica dell’epoca. In tempi più recenti è l’attività dell’Uomo, principalmente il consumo di combustibili fossili, che causa un costante e veloce aumento della concentrazione atmosferica della CO2 e del conseguente effetto serra. Cambiamenti della concentrazione dei gas serra comportano variazioni del calore, e quindi dell’energia, accumulato nel sistema atmosfera-oceano; queste variazioni a loro volta innescano cambiamenti della dinamica atmosferica che portano a modifiche climatiche a scala globale.

cicli di Milankovitch

Il clima è cambiato nel passato della Terra non solo secondo i cicli a lungo termine controllati dalle variazioni orbitali, correlati perciò a quanta energia solare raggiunge il pianeta (cicli di Milankovitch), ma anche con oscillazioni a breve termine che porterebbero rappresentare un modello di quello che il futuro ci riserva. Ad esempio al termine dell’ultima era glaciale, circa 10.000 anni fa, la Terra iniziò a riscaldarsi ma questo riscaldamento fu bruscamente interrotto per un periodo di circa 500 anni durante i quali il pianeta attraversò una fase di raffreddamento repentino definita come “Evento Younger Dryas” (Y/D) dal nome di un fiore alpino artico il cui polline è stato identificato in diversi campioni di ghiaccio risalenti a questo periodo. 

attenzione, la nostra epoca si trova a sinistra nella scala temporale (migliaia di anni)

Le origini dell’evento Y/D sono da ricollegarsi ad un cambiamento nella circolazione Atlantica che ha influenzato il clima dell’emisfero nord del pianeta. Complesse interazioni tra oceano ed atmosfera ed eventi locali, come ad esempio una diminuzione della salinità e quindi della densità delle acque del Nord Atlantico a seguito di un aumento di apporti di acqua dolce originati dalla fusione delle calotte glaciali, potrebbero innescare delle modificazioni tali da influenzare il clima a livello globale spingendo la Terra verso nuovi, ed imprevedibili, equilibri climatici in tempi molto brevi. E’ un dato di fatto che il clima del pianeta stia divenendo sempre più caldo e che questo stia avvenendo molto più rapidamente di quanto sia mai avvenuto nel passato.  

Un pianeta più caldo significa che più energia è disponibile per i fenomeni atmosferici che divengono sempre più estremi.
Ondate di calore, piogge torrenziali, cambiamento della fasce climatiche, aumento dell’intensità’ dei venti sono tutte conseguenze di un clima in mutazione. Un modello sviluppato dalla NASA evidenzia che, per un raddoppio della concentrazione atmosferica di CO2, un aumento del 50% dei fenomeni temporaleschi estremi è probabile, con conseguenti alluvioni, grandinate e potenziale impatto dei fulmini sulle reti elettriche e di telecomunicazione.

Un altro effetto del riscaldamento globale è quello dell’aumento del livello medio dei mari del ventesimo secolo il livello del mare è aumentato di circa 18 cm dei quali sette sono dovuti all’espansione termica dell’acqua e all’apporto di acqua dovuta alla fusione dei ghiacciai continentali. Se il trend di fusione delle calotte continentali dovesse incrementarsi il livello del mare potrebbe risalire in alcune zone di oltre un metro e, nel caso che la calotta antartica dovesse fondersi, fino a sette metri. Le conseguenze di tali innalzamenti sarebbero disastrose a livello planetario con migliaia di chilometri di aree costiere inondate e milioni di persone coinvolte.

L’Umanità ha iniziato il più grande esperimento climatico nella storia del pianeta ma il problema è che nessuno può predirne i risultati; l’unica certezza è che questo influenzerà il futuro e la stessa sopravvivenza della nostra e delle altre specie che vivono sulla Terra.


Giorgio Caramanna
geologo marino e ricercatore scientifico subacqueo
Geo Aqua Consulting
Barnstable/Yarmouth, Massachusetts Area

www.geoaquaconsulting.com

 

 

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