La vicenda oscura dell’Operazione Wigwam: circa 70 anni fa avvenne la prima esplosione nucleare in acque profonde

Andrea Mucedola

28 Settembre 2019
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Test nucleari

 

Durante la guerra fredda vennero effettuati test nucleari segreti in mare ma solo da pochi anni questi esperimenti sono stati resi noti grazie alla declassifica di documenti ufficiali. Era il 14 maggio 1955 quando, a circa 400 miglia da San Diego, California, avvenne il primo esperimento di detonazione di una bomba atomica nelle profondità marine, al fine di indagare gli effetti di un esplosione nucleare sui sottomarini. Questa drammatica storia, poco conosciuta, vale la pena di essere raccontata.

Operazione Wigman
Negli anni ’50 il Dipartimento della Difesa statunitense (US DoD) commissionò allo Scripps Institution of Oceanography di San Diego il compito di identificare località del Pacifico, dei Caraibi e dell’Oceano Atlantico dove poter effettuare in sicurezza questo esperimento nucleare che non era mai stato provato prima di allora.

tawasa

USS Tawasa

Il sito prescelto doveva essere sufficientemente profondo per “contenere” gli effetti dell’esplosione e sito in zone lontane dal passaggio di barche da pesca e commerciali. Per poter valutare gli effetti furono poste ventisette navi a circa cinque miglia dal USS Tawasa, responsabile di rimorchiare la piattaforma che trainava il dispositivo nucleare, una bomba di profondità B-7 (Mk-90) di circa 30 chilotoni, a circa 2000 piedi di profondità. In una guerra fredda tra i due blocchi il pericolo erano i sommergibili strategici e si voleva capire gli effetti di un’esplosione subacquea sugli scafi. Una delle tante idee folli del periodo.

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A distanza più ravvicinata erano state posizionate due navi, l’USS George Eastman (YAG-39) e USS Granville S. Hall (YAG-40), protette da una pesante schermatura anti radiazioni. Una serie di sensori scientifici,  per la misurazione dell’onda di pressione e dei livelli di radiazione, erano stati collocati in prossimità del punto di esplosione, anche per valutarne l’impatto su alcuni simulacri di sommergibili e di imbarcazioni. Subito dopo l’esplosione una bolla si proiettò verso la superficie creando un plume di acqua radioattiva ad un’altezza di 12.000 piedi. Fu calcolato che l’esplosione interessò un’area di circa un milione e mezzo di miglia quadrate dell’oceano, disperdendo in aria oltre 330 miliardi di metri cubi di acqua marina altamente radioattiva. Un disastro.

Le navi che erano in prossimità del sito di detonazione furono completamente sommerse da un’onda di 1.200 piedi, che causò gravi danni alle sovrastrutture e alle macchine, alle attrezzature di comunicazione ed ai sistemi idraulici delle navi. La formazione circolare delle navi poste intorno al punto di esplosione fu colpita da ripetute onde d’urto, in alcuni casi con onde alte quasi 30 metri. Naturalmente gli scienziati, l’equipaggio dell’U.S.S. Tawasa ed i tecnici imbarcati con il compito di riprendere l’evento subirono in primis gli effetti devastanti dell’esplosione. Il rimorchiatore fu sollevato in aria e poi completamente sommerso, subendo gravissimi danni strutturali tra cui la rottura delle linee idrauliche e la torsione dell’albero dell’elica. L’onda gigante trasportò nell’aria una nebbia radioattiva che avvolse e contaminò ogni nave presente nei pressi del punto dell’esplosione.

una rara foto dell’esplosione avvenuta il 14 maggio 1955 al largo di San Diego

I rapporti governativi ufficiali descrissero quello spray come un “pericolo insidioso, che si trasformò in un aerosol radioattivo invisibile“. La nebbiolina creatasi dall’esplosione fu inalata dal personale militare e civile imbarcato sulle navi che subì negli anni gravi conseguenze sanitarie legate all’esposizione radioattiva. Gli scienziati dello Scripps, analizzando le misurazioni dei sensori, dichiararono da subito impraticabili tutti i locali della nave. Rilevarono alti livelli di radiazioni che penetrarono tra il ponte principale e gli spazi delle cucine. Ironia della sorte, in seguito si scoprì emerse che, ignari del pericolo, i tecnici della US Navy avevano effettuato tali misure senza indossare nemmeno una minima protezione. Furono contaminati anche i subacquei che si erano immersi in quelle acque radioattive ed piloti che avevano sorvolato la zona dell’esplosione, esponendosi inconsciamente alle forti radiazioni.
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Nelle prime ventiquattro ore si creò un’area radioattiva del diametro di 9.900 piedi. Gli scienziati di Scripps lo identificarono come il “punto caldo” del test e scoprirono che quel volume di acqua e aria cominciò a muoversi lentamente verso sud-ovest. Le unità navali statunitensi continuarono a monitorarlo prendendo periodicamente dei campioni alle diverse profondità oceaniche. Ci vollero oltre 40 giorni per i livelli di radiazione per scendere a livelli non critici.

Il Post operazione
Il danno ecologico marino non fu completamente valutato; probabilmente tonnellate di pesci furono interessati dalla massa di acqua radioattiva, semplicemente passando attraverso l’hot spot e furono poi pescati dagli ignari pescatori nei mesi a seguire. Dai rapporti emerse che, nonostante tale area, prescelta dallo Scripps, fosse ritenuta un deserto biologico, dopo la detonazione la superficie dell’oceano si ricoprì di vita marina morta. L’Agenzia Nucleare della Difesa riportò che a seguito dell’esperimento la radioattività in acqua fu ritrovata anche a circa 80 miglia dal punto dell’esplosione. ma non solo in mare. Prima del test, i tecnici dello Scripp avevano posizionato monitor a raggi infrarossi al confine della California/Messico, a sud di San Diego, fino alla città di Oceanside, a nord di San Diego. Dopo 4 giorni dall’evento essi segnalarono a San Diego letture di radioattività con livelli venti volte superiori alla radioattività naturale di fondo. I residenti di San Diego non furono informati e le informazioni furono mantenute nella massima segretezza per decenni. Dopo l’esplosione, i residui galleggianti si sparsero in un raggio di cinque miglia. Mentre i rottami più grandi furono recuperati, quelli di minori dimensioni furono affondati con le armi delle navi. Uno dei simulacri subacquei, altamente radioattivo, fu posto su una chiatta ed una nave ausiliaria della Marina lo rimorchiò verso il porto di Long Beach. A causa delle condizioni meteo, la chiatta si capovolse nei pressi dell’isola di Catalina ed il simulacro  radioattivo affondò in una zona di pesca sportiva molto popolare.

Quando i documenti relativi all’Operazione Wigwam furono declassificati, emerse che, a causa delle condizioni meteorologiche avverse, il 70 per cento degli esperimenti successivi furono un fallimento.

Conseguenze per gli equipaggi
Entrambe le navi intorno al punto di esplosione furono contaminate dalla radioattività anche se la loro schermatura mantenne i livelli di esposizione entro il limite di dose di 3.9 rems. Tutto il personale aveva dei badge per registrare i livelli di radiazione ed emerse che solo tre persone ricevettero dosi superiori a 0,5 rem.

wigman victim

Ciò nonostante, pochi anni dopo l’operazione Wigwam, al tenente di vascello Richard Purdy dell’U.S.S. Marion County, la cui nave fu colpita dall’onda causata dall’esplosione, fu diagnosticata una leucemia ed il cancro ai polmoni. Tom McCarthy al momento dell’esplosione era sul ponte del Mount McKinley e rimase in plancia anche nei quattro giorni successivi. Anni dopo, all’età di soli 36 anni, McCarthy si ammalò con sintomi non subito diagnosticati. Perse la vita a 44 anni a causa di molteplici forme di cancro, ma sul suo certificato di morte fu riportato un cancro ai polmoni. Non c’era stata storia di cancro nella famiglia di McCarthy e nessuno dei suoi parenti morì di cancro dopo di lui. Nel 1994, la moglie di McCarthy Joan testimoniò davanti al Advisory Committee on Human Radiation Experiments riferendo che il marito le aveva confidato di essere stato coinvolto nell’operazione Wigwam.

Il giornalista Nick Thorp, nell’articolo Plutonium to Operation Wigwam off the coast of San Diego, del maggio del 2011) riportò che R.J. Ritter, un membro dell’equipaggio dell’USS Tawasa, aveva cercato di far emergere la verità su quella strana operazione coperta dal segreto con divieto di divulgazione per 25 anni. Secondo Ritter, ” The planners major concerns were focused on the scientific and military results of the test. Any concerns for the possible hazards facing thousands of men involved first hand and stationed at the blast site, seemed at the time to be secondary in nature. In fact, the US Navy was more concerned about their original proposal to stage a much larger operation. But, that event had to be scaled down because of a somewhat restricted budget.

Nel 1980, il Centro di Investigating Reporting di Oakland pubblicò un articolo sul test nucleare, “Operation Wigwam: The Story of California’s secret Nuclear War, the Enemy 6,500 Americans“. L’articolo cita che ” The task force of Scripps scientists knew that what they were readying was an experiment and an experiment involving human life. The chief objective of Operation Wigwam was to determine with accuracy at what ranges, under various conditions, a submarine or surface vessel will be destroyed by a deep underwater atomic explosion, and second, to determine the hazards to the ship and supporting forces. … In other words, the naval personnel being assembled for the blast were unwittingly participating in a nuclear war games experiment.

Nel 1980, quando i dettagli dell’Operazione Wigwam divennero pubblicamente noti, il Governatore Brown della California chiese al governo federale di pubblicare i nomi di tutti i militari coinvolti nell’esperimento al fine di potergli concedere un adeguato trattamento medico. Si scoprì così che dopo Wigwam la Difesa americana condusse altri test nucleari subacquei.

hardattack nuclear test

Esplosione nucleare avvenuta nell’ambito dell’Operazione HARDTACK, durante il test nucleare denominato UMBRELLA dell’8 giugno 1958 presso l’Enewetak Lagoon; si trattò della detonazione di una carica subacquea alla profondità di 150 piedi da 8 chilotoni

L’esplosione nucleare nella foto fu un test nucleare subacqueo denominato Umbrella nell’ambito dell’Operazione HARDTACK, avvenuto l’8 giugno 1958 per valutare i danni alle imbarcazioni e ai materiali della Marina. Nuovamente vennero svolte delle indagini oceanografiche, sismografiche e idrografiche dopo ogni esplosione nucleare. In particolare, lo scopo fu quello di utilizzare un’esplosione nucleare per eliminare i campi minati. 120 mine inerti furono poste a distanze diverse (tra i 1.500 a 8000 piedi fra di loro) e poi vennero estratte dall’acqua per studiare gli effetti dell’esplosione. Per quanto di conoscenza, nessun uomo fu contaminato ma gli effetti sull’ambiente furono spaventosi, superando le peggiori aspettative.

L’operazione Wigwam e gli esperimenti seguenti furono una pazzia che lasciò un segno nelle coscienze e nel personale coinvolto … dopo che ne furono rivelati i particolari si sperò che questo orrore terminasse ma non fu così; nonostante l’indignazione pubblica questi esperimenti continuarono anche da parte di altre nazioni, giustificandoli per l’affinamento delle loro capacità nucleari. La pazzia umana continuò con altri esperimenti nucleari rendendo non più praticabili isole paradisiache ai confini del mondo. Col senno del poi ci possiamo ancora chiedere per che cosa.

Riferimento storico: link 

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