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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: ARBITER, incursori del dopoguerra, COM.SUB.IN.
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Dopo l’interesse suscitato dall’articolo (Lo Spirito del Serchio) pubblicato nel numero 256 della nota rivista ARBITER, ecco un nuovo articolo del nostro Direttore Editoriale, l’ammiraglio ris. Andrea Mucedola, sull’evoluzione degli Arditi incursori del dopoguerra, raccontata seguendo la carriera del padre, Vincenzo, appartenente al primo corso nuotatori guastatori tenuto al Varignano nel 1953.

Per esperienza in questi primi dieci anni, gli articoli su questa componente storica della Marina Militare sono sempre stati seguiti da molte domande, per cui abbiamo chiesto all’autore, che ha trattato molto spesso l’argomento su OCEAN4FUTURE con rigorosità e onestà intellettuale sia per gli aspetti storici che per quelli legati alla geopolitica del momento storico in cui avvennero, il perché di questo secondo articolo.

Perché un secondo articolo su questo tema sulla Rivista Arbiter?
Dopo l’articolo “Lo spirito del Serchio”, inteso a definire una volta per tutte le caratteristiche etiche e morali di quegli assaltatori, ho ritenuto necessario dare una continuità al primo articolo, raccontando come era il Comando Subacquei ed Incursori Teseo Tesei nel dopoguerra, negli anni ’60-’80, un periodo che ho avuto la fortuna di vivere da “figlio del Varignano”. Con il senno del poi, una scuola di vita che a noi, bambini e poi giovani adolescenti, che vivevamo o frequentavamo quotidianamente la base ha lasciato una traccia indelebile. Valori semplici come l’esempio, l’etica, lo spirito di sacrificio che purtroppo oggi sono spesso sostituiti da altri che danno priorità all’apparire e non all’essere. In breve, un secondo articolo, ricco di ricordi, con tante immagini dell’epoca che vogliono essere un tributo a tutti coloro che nel segno della tradizione continuarono a tramandare lo Spirito del Serchio. Avrei voluto ricordarli tutti ma sarebbe stato impossibile.

Cosa ha rappresentato nel dopoguerra la nascita del Comando Subacquei ed incursori della Marina Militare italiana?
Come ho raccontato in diversi articoli, la neo-nata Marina Militare italiana, al termine della guerra volle mantenere segretamente la sua componente più vincente, quella dei mezzi di assalto. Lo Stato Maggiore della Marina, oltre a dover gestire i limiti imposti dai pesanti accordi di pace che impedivano all’Italia di mantenere gran parte del suo naviglio, si trovò a dover affrontare la ricostruzione degli arsenali, la titanica bonifica dei porti, delle coste e dei campi minati che minacciavano la libera navigazione nei nostri mari. Con la nomina dell’ammiraglio Emilio Ferreri a Capo di Stato Maggiore della Marina, iniziò in gran segreto la ricostruzione della componente operativa subacquea (anch’essa vietata dagli accordi di pace) sotto la guida discreta di molti dei protagonisti dei reparti inquadrati nella Decima MAS originale; un compito arduo che comprendeva l’addestramento di nuovi operatori e la rimessa in esercizio dei pochi mezzi sopravvissuti. Prima di andare avanti vorrei aprire un inciso: a differenza delle altre forme di lotta Tesei e gli altri assaltatori, pur non condividendo le ragioni di entrare in una guerra in cui il Paese (e la Marina) non era ancora preparato, inventarono un nuovo modo di combattere, quello degli “uomini contro navi” in cui gli obiettivi non erano altri esseri umani ma i mezzi nemici. Una guerra se vogliamo più umana (se mai una guerra può essere considerata umana) in cui lo scopo non era uccidere ma fermare la capacità offensiva dell’avversario. Un concetto rivoluzionario che non poteva essere compreso dalle altre Forze Armate che all’epoca operavano con un concetto operativo tradizionale e spesso obsoleto. In quel contesto nacquero gli assaltatori e i loro mezzi: dal siluro a lenta corsa di Tesei e Toschi ai Barchini esplosivi. La storia del periodo bellico è ben nota e arriviamo alla fine della guerra quando i sopravvissuti si dovettero arrangiare con quanto disponibile per avviare quella metamorfosi che portò dalle ceneri di una guerra perduta all’eccellenza attuale; i palombari impiegavano ancora il tradizionale vestito in gomma telata con elmo in rame, mentre i sommozzatori usavano il modello Belloni ed apparecchiature, sia ad ossigeno che ad aria, spesso arrangiate. A seguito dei corsi, i sommozzatori ed i palombari venivano avviati per la bonifica dei porti dai numerosi ordigni lasciati dalla guerra. Un lavoro duro e pericoloso che coinvolse le forze di dragaggio per molti anni a seguire fino all’attuale eccellenza che contraddistingue le forze di CMM italiane in ambito NATO.
Cosi avvenne anche per le componenti incursionistiche che si evolsero nel tempo nell’eccellenza operativa che oggi è invidiata in tutto il mondo. Gli italiani furono di fatto dei precursori e ci vollero molti anni per i nuovi alleati per raggiungere capacità similari sia dal punto di vista tecnico che operativo. In estrema sintesi, la nascita dei Comandi di formazione e impiego subacquei ed incursori nei primi anni ’50 fu fondamentale, un punto di partenza per un nuovo tipo di combattente, l’incursore moderno, che ancora oggi basa il suo operato professionale e il suo stile di vita sul decalogo dettato dagli Uomini del Serchio, un dettame etico e morale che va oltre il suo significato storico.

Chi sono questi uomini, addestrati a combattere in ogni condizione, al limite del possibile?
Essendo vissuto tra quelle mura per quasi 20 anni, dalla mia infanzia all’adolescenza, ed essendoci poi rientrato due volte da ufficiale, mi permetto di raccontare con il cuore la loro straordinarietà. Non fraintendetemi: la loro grandezza non è nella loro forza fisica, ma in quella mentale che li porta a superare le prove durissime a cui sono sottoposti: che siano 40 km di marcia forzata in assetto di guerra, 10 km di nuoto in mare o esercitazioni di giorni, muovendosi solo di notte, senza limiti meteorologici, per diventare un incursore ci vuole soprattutto testa. Non è un lavoro per tutti: solo imparando a soffrire, a stringere i denti ed a portare il cuore oltre l’ostacolo si può diventare arditi incursori. Come dicono gli istruttori durante il corso ordinario, «Mettici la volontà e noi ti faremo il fisico». La preparazione fisica deve essere unita anche ad un concetto, quello della riservatezza, che oggi in molti campi sembra essere stato completamente abbandonato, sostituito da un protagonismo esasperato, dalla voglia di mettersi in mostra. Non è il loro caso … la loro forma mentale, semplice ma al contempo intimamente radicata, deriva dal seme dello Spirito del Serchio di cui ho parlato nel mio precedente articolo.

i “figli del Varignano”: eravamo una ventina di ragazzi e ragazze con in comune il lavoro dei nostri padri … la nostra vita era fra quelle mura e molti decisero di entrare nella Marina Militare (solo per citarne alcuni Bagordo, Bercini, Zaccaria, Tiscione, Viti, Pegazzano, Chionna – unico a diventare incursore – e Mucedola). Per tutti il Varignano è stata una casa ed una scuola di vita – nella foto in alto, anno 1970, Golfo della Spezia, a sinistra Andrea Mucedola ed a destra Francesco Chionna, su un vecchio MEN … in basso, Bahrain, anno 2012, il Capitano di vascello A.I. Francesco Chionna (a sn) passa il Comando del contingente italiano presso il CMF (Comando responsabile dell’antipirateria nel Golfo Arabico e nell’Indiano) al Capitano di Vascello MDS Andrea Mucedola poco dopo lo scoppio delle guerra civile tra Sciti e Sunniti in Bahrain … eravamo ambedue alla fine della nostra carriera e non poteva esserci un luogo e forse un momento migliore

Ne ho conosciuti molti, alcuni sono stati per un breve periodo miei istruttori e mi hanno insegnato principi che, nonostante la mia carriera mi abbia portato in un’altra direzione, fanno ancora parte di me. Nella società moderna sono cambiati molti riferimenti: alla maturità dell’individuo si vuole sostituire l’appiattimento dei ruoli e la trasgressione fine a se stessa, all’onestà la furbizia, al dialogo costruttivo la ricerca spasmodica della denigrazione dello sforzo altrui. Ho ritenuto quindi un dovere parlare nuovamente di loro, con affetto e rispetto, per ricordare quegli uomini e i loro eredi, depositari di valori antichi che dovremmo ancora tornare a coltivare, perché sono l’essenza della nostra umanità. Vi anticipo che questo secondo articolo, che troverete in edicola dal 10 giugno, festa della Marina Militare, sarà presto seguito da un terzo che parlerà del relitto dello Scirè, finalmente riconosciuto come sacrario militare subacqueo anche grazie all’impegno di un amico di infanzia, anche lui un figlio del Varignano, l’ammiraglio Francesco Chionna. L’ammiraglio Chionna, dopo una carriera prestigiosa, che lo portò a comandare il COM.SUB.IN., ci racconterà ciò che con Fabio Ruberti ha portato avanti in questi ultimi anni e la lunga strada ancora da percorrere per lo Scirè e i sui eroi.
Grazie della sua disponibilità Direttore, attendiamo l’uscita di Arbiter, non a caso il 10 giugno festa della Marina Militare, per leggere questo nuovo interessantissimo articolo, ricchissimo di aneddoti e foto.
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