La Maddalena, la rinascita dopo l’Unità di Italia

Guglielmo Evangelista

3 Gennaio 2025
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX – XX SECOLO
AREA: SARDEGNA
parole chiave: La Maddalena
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Di fatto, dopo il 1815, tutto tacque per oltre settant’anni e cinque re si succedettero sul trono dei Savoia mentre la vita della Maddalena scorreva senza eventi e, al massimo, dopo il 1860 veniva ravvivata solo dalla presenza di Giuseppe Garibaldi che si era stabilito a Caprera, e di conseguenza il porto vedeva continuamente l’andirivieni di navi che portavano in visita personaggi vari e ammiratori oltre a quelle militari che venivano a sorvegliarlo ogni volta che si temeva che avesse in mente qualche iniziativa estemporanea delle sue. Cominciò tuttavia il periodo dei forti attriti con la Francia e la posizione strategica dell’arcipelago divenne di fondamentale importanza: dal 1883 si iniziò a progettare la costruzione di estese fortificazioni, di una base navale permanente e di tutta una serie di opere accessorie dalle polveriere, agli alloggi, ai magazzini. Nel 1887 fu istituito un Comando Marittimo Locale, nel 1888 vi si insediò la compagnia di disciplina della Marina (R.D. 8 aprile 1888) e fu anche istituito un ospedale succursale che ben presto divenne permanente con una capacità fino a 100 letti.

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Stazione torpediniere (Da cartolina dell’epoca)

La base navale era comunque ancora in fieri e, in attesa del completamento delle strutture essenziali, il Comando Difesa Marittima si insediò sul vecchio trasporto Dora e successivamente sulla corazzata Palestro. Il nucleo iniziale di unità che vi furono destinate era molto modesto: secondo la Rivista Marittima del 2° semestre 1888 vi si trovavano solo la goletta Gorgona, la cisterna Bisagno e la pirobarca A21 oltre alle tre unità della stazione torpediniere: 103S, 51T e 88T.

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Ieri e oggi: l’Ammiragliato (Da cartolina dell’epoca e da Wikipedia, foto Benoit Prieur)

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Ieri e oggi: la biblioteca (Da cartolina dell’epoca e da Google Maps)

Nello stesso periodo furono fortificate anche le altre isole dell’arcipelago e alle sette vecchie strutture fra forti e torri esistenti in epoca napoleonica ne furono affiancate altre sei. Nel 1890 fu costruita la diga fra Caprera e La Maddalena e nel 1893 il Comando Locale Marittimo assunse la nuova denominazione di “Comando Militare Marittimo della Maddalena”. Di pari passo procedeva la costruzione dell’arsenale, dapprima di proporzioni molto modeste che, in tempo normale, bastava appena ai bisogni delle batterie e dei galleggianti minori. Alla sua realizzazione e poi al suo funzionamento, fino a 1910, contribuirono i condannati ai lavori forzati alloggiati nella caserma Faravelli, che negli anni ’30 fu poi adibita a caserma per i sommergibilisti. Era chiamata anche “Ex disciplina” nome probabilmente connesso al ricordo di quando era adibita ad ospitare i forzati.

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La caserma Faravelli nel 1903 (da cartolina dell’epoca)

La presenza della Marina rivitalizzò la vita e l’economia della cittadina che gli equipaggi chiamavano “piccola Parigi” e dove si mise su un cafè chantant con chellerine. Viene da chiedersi, con un pò di perplessità, come il paese che nel 1901, comprendendo tutto il comune, superava appena gli 8.000 abitanti, riuscisse a contenere e svagare l’immenso numero di marinai e artiglieri quando erano in franchigia anche se le esigenze del tempo erano certo molto modeste.

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Palazzo di alloggi per ufficiali in puro stile umbertino (da Google Maps)

Possiamo concludere ricordando qualcosa della vita religiosa della base. L’ammiraglio Nelson, pur protestante, contribuì largamente alla realizzazione della nuova chiesa cittadina e le donò anche due candelabri d’argento che furono ricevuti dal parroco cattolico con la celebrazione di un Te Deum solenne cui partecipò anche il cappellano anglicano della Royal Navy. Il malcapitato sacerdote fu però rimproverato sia dalle autorità di Cagliari che dal vescovo di Tempio per aver permesso una commistione tanto plateale di due confessioni diverse. A fine ‘800, come ricorda lo scrittore Augusto Vecchi, più noto con lo pseudonimo di Jack La Bolina, la messa domenicale per la Marina si celebrava nella chiesa parrocchiale: Gli uomini ci andavano nella logora divisa di S.M. Alla testa del popolo il Capitano di vascello Millelire … e quando il prete all’altare aveva terminato il salvum fac Regem, Millelire alzava il braccio e gridava: “Viva il Re!” E tutta la chiesa echeggiava del grido leale marinaresco. Altre chiesette e cappelle furono costruite numerose nelle batterie, nell’arsenale, nelle scuole sottufficiali e nel 2004 è stata inaugurata la nuova chiesa della base nei locali dell’ex cinema (3).

Apoteosi e decadenza

Lo scopo di queste note non è ricostruire la storia più recente e quindi ad essa basterà un accenno e non si può negare che, tutto sommato, la vita della base maddalenina, fra i tempi antichi, quelli di mezzo e quelli moderni sia stata piuttosto movimentata. La flotta italiana in forte crescita dalla fine dell’800 in poi trovò in quest’ottimo porto naturale e ben difendibile, con la possibilità di realizzare una sempre maggiore quantità di strutture logistiche una soluzione eccellente per le sue esigenze. Anche le batterie, fornite di cannoni di calibro fino a 305 millimetri, furono potenziate con armamento contraereo e ne furono scavate di nuove mimetizzate nella roccia, invisibili all’ osservazione dall’alto. Fra tutte almeno una ventina erano operative nel 1940.

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Cerimonia davanti l’Ammiragliato negli anni ’20 (Collezione dell’autore)

Anche l’Ammiraglio Carlo Bergamini nel 1933 prestò servizio alla Maddalena, che esattamente dieci anni dopo fu la sua ultima destinazione prima di trovare la morte, in acque non lontane, sulla corazzata Roma

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La Maddalena divenne una base di tutto rispetto con un arsenale molto ampio fino a diventare, benché molto più tardi e solo per un certo periodo, la sede del Comando Militare Marittimo Autonomo della Sardegna. Dopo il secondo conflitto mondiale, in ottemperanza alle clausole del trattato di pace, gran parte delle infrastrutture furono smilitarizzate ma per il comprensorio iniziò una nuova vita: prima con il graduale trasferimento a partire dal 1949 delle Scuole Sottufficiali per alcune categorie (N, Motoristi e Furieri) che si trovavano prima a Venezia e a Portoferraio, e poi con l’istituzione di una base d’appoggio dei sottomarini statunitensi nel 1972 per la quale fu realizzato un nuovo e ampio complesso logistico sull’isola di Santo Stefano.

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Motovedette PT della Marina degli Stati Uniti a La Maddalena con la corvetta italiana Ibis (C 17), circa alla fine del 1943. L’edificio danneggiato a sinistra fu riparato e utilizzato come officina di riparazione per le PT U.S. Navy PT boats at La Maddalena, Sardinia (Italy), with the Italian corvette Ibis (C 17), circa in late 1943 (NH 44305).jpg – Wikimedia Commons

Dopo tutto questo seguì una parabola discendente: il ritorno del Comando Militare Marittimo a Cagliari, l’abbandono della base logistica per i sommergibili della marina americana nel 2008, la chiusura dell’arsenale nello stesso anno e perfino la rinuncia a tenervi il G7 e il G8, vissuti dalla popolazione locale come un vero affronto. Se non fosse per le Scuole ed il vecchio ospedale militare (in realtà un’infermeria ad uso delle Scuole sottufficiali) non ci sarebbe più nulla. Permane un Gruppo SDAI per la bonifica degli ordigni esplosivi in mare, ahimè, ancora presenti nelle acque sarde.

In sintesi, tutte queste vicende hanno inciso in maniera estremamente profonda sull’urbanistica dell’isola: quasi ad ogni passo è facile incontrare strutture militari, ottocentesche o più recenti, a volte ruderi irriconoscibili e a volte intatte: alcune sono state perfino riconosciute e tutelate quali beni culturali mentre altre sopravvivono correntemente in uso, nonostante la loro vetustà, e altre, infine, sono state inglobate in costruzioni più moderne. Un incredibile excursus fra vestigia storiche e di archeologia industriale.
Guglielmo Evangelista

 

in anteprima la pirofregata corazzata Palestro alla fonda a La Spezia Italian ironclad Palestro.jpg – Wikimedia Commons

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Note

3) La chiesa è intitolata alla Madonna della medaglia miracolosa in omaggio alle suore vincenziane che prestarono la loro opera nell’ospedale navale dal 1896. E’ eretta in parrocchia per tutto il personale militare, i dipendenti civili e i loro familiari.

Bibliografia
Goffredo Casalis: “Dizionario statistico-storico commerciale degli stati di S.M. il re di Sardegna” Vol 2. G. Maspero, Torino 1833
Alberto Della Marmora: “Itinerario dell’isola di Sardegna” A. Alagna, Cagliari 1868
Sara Isgrò, Maria Grazia Turco: “Le strutture militari nell’arcipelago della Maddalena. Dai forti settecenteschi al sistema difensivo della Seconda guerra mondiale” Atti del Convegno internazionale “Scenari per il futuro del patrimonio militare”. La Maddalena 2017.
“Ministero di agricoltura, industria e commercio: Censimento degli antichi Stati Sardi”. Stamperia Reale, Torino 1864.
Luigi Sacchi: “Una visita all’isola di Caprera” D. Salvi & C., Milano 1860
Gustavo Strafforello: “La Patria Geografia dell’Italia” Unione Tipografico-Editrice, Torino 1895
Attilio Zuccagni-Orlandini: “Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue isole” Firenze 1842.

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PARTE I PARTE II
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