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Iran: la morte del Presidente Raisi destabilizzerà il regime?

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDIORIENTE
parole chiave: Iran, instabilità, Pasdaran

 

Le agenzie già pervenute nei giorni seguenti l’incidente di volo hanno dissipato i dubbi circa l’esito che ha visto tra le vittime il presidente Seyyed Ebrahim Raisos-Sadati, comunemente chiamato Ebrahim Raisi, ed il ministro degli esteri Abdollahian.

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incontro del 19 maggio scorso tra Ilham Aliyev, Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan, e Ebrahim Raisi, Presidente dell’ Islamic Republic of Iran – Fonte https://president.az/…/65901
Ebrahim Raisi and Ilham Aliyev (2024) – 03.jpg – Wikimedia Commons

Ancora scarse le notizie sul tragico evento: proveniente dall’Azerbaijan, dove Raisi aveva inaugurato una diga con il presidente azero Alyev, l’elicottero, un vetusto Bell 412 (6-9221), è precipitato causando la morte di tutti gli importanti passeggeri. Il mezzo era stato acquistato prima della rivoluzione del 1979 e non si può escludere che pezzi di ricambio difettosi e condizioni meteo proibitive abbiano concorso al tragico evento, aggravando la condizione di un mezzo non più pienamente efficiente. Nell’incidente sono deceduti anche il governatore dell’Azerbaigian orientale, Malik Rahmati, e il leader della preghiera del venerdì nella città di Tabriz, Mohammad-Ali Al-Hashem. Turchia, EAU, Oman, India, Arabia Saudita, Russia hanno prontamente offerto la loro disponibilità per i soccorsi in una zona particolarmente impervia, nebbiosa e battuta dal maltempo; l’Unione Europea, su richiesta iraniana, ha attivato il sistema satellitare di sorveglianza Copernicus.

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resti dell’elicottero tra la nebbia, probabile causa o … concausa dell’evento
Ebrahim Raisi helicopter crash site 19 May 2024.jpg – Wikimedia Commons

Prima di fornire una versione definitiva, le notizie sono state oggetto di rilanci e smentite caotiche che volevano Raisi a bordo di un’automobile alla volta di Tabriz. Mentre le preghiere si susseguivano nel Santuario dell’Imam Reza a Mashhad, con i fedeli immortalati dalle riprese televisive, i media israeliani citavano fonti occidentali per cui Raisi sarebbe perito subito nello schianto (vedi immagine del luogo dell’incidente – Fonte Around the World by Karuna Buakhamsri @robloakbykaruna su X )

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Rilevante considerare la presenza di Raisi in Azerbaijan per un evento che avrebbe potuto celebrarsi anche in un altro momento, l’inaugurazione di una diga; è del resto noto che Teheran percepisce i pericoli di un accerchiamento esistenziale che, dal Golfo, delinea una cooperazione tra USA, Israele, Paesi arabi, ed a nord tra turchi e azeri e, sporadicamente, pakistani. Dopo anni di polemiche e proteste per esercitazioni militari, spesso tenute a ridosso dei confini azeri ed iraniani, Teheran e Baku stanno ora tentando di riprendere le fila di un rapporto oltremodo difficile, dove gli Ayatollah non possono dimenticare le forniture di greggio verso Tel Aviv e di equipaggiamenti bellici evoluti verso Baku; tutto questo in un’ottica di panturchismo propria del bagaglio nazionalista di Ankara che sostiene Baku che, a sua volta, è però cosciente dei milioni di azeri residenti in Iran.


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La stabilità interna rimane dunque di particolare rilevanza, anche alla luce della propaganda turca in grado infrangere gli equilibri con la comunità azera, di cui lo stesso Khamenei è parte. Il falco ultraconservatore Raisi fu eletto presidente della Repubblica nel 2021, e ascese ai vertici di un Paese in profonda crisi sociale ed economica; fedelissimo della Guida Suprema e candidato alla sua successione, è sempre stato un acerrimo avversario di Israele e degli USA. Nel suo curriculum spicca la partecipazione alla rivoluzione khomeinista e la sua scalata ai vertici del sistema giudiziario iraniano. Dopo la nomina al vertice giudiziario nel 2019, Raisi ha perseguito casi di corruzione contro funzionari governativi e importanti uomini d’affari, esprimendo il sostegno a negoziazioni di un accordo nucleare che, pur permettendo un arricchimento di uranio fino a livelli da arma atomica, tutelasse gli interessi di Teheran. Il Presidente Raisi, agli esordi politici, comminò con altri tre magistrati islamici, condanne alla pena capitale per migliaia di oppositori politici, tanto che l’Ayatollah Montazeri lo indicò come uno dei componenti del “comitato della morte” voluto da Khomeini e responsabile delle esecuzioni di mujaheddin e comunisti al termine del conflitto con l’Iraq. La sua carica, secondo la costituzione iraniana, è ora ricoperta dal vice presidente Mohammad Mokhber, fino allo svolgimento delle elezioni da tenersi entro e non oltre i prossimi 50 giorni.

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Mohammad Mokhber (Dezful, 26 giugno 1955) è un politico iraniano, Vicepresidente della Repubblica Islamica dell’Iran dal 2021 al 2024. Dal 19 maggio 2024, con la morte di Ebrahim Raisi, ha assunto il ruolo di Presidente ad interim, con l’obiettivo di amministrare il paese verso le elezioni presidenziali. La morte di Raisi non sconvolgerà gli equilibri interni, altra cosa se fosse deceduto l’ayatollah Khamenei di cui Raisi era solo uno dei possibili successori.
 محمد مخبر – محمد مخبر – ویکی‌پدیا، دانشنامهٔ آزاد (wikipedia.org)

Agli Esteri, il vice ministro Bagheri Kani assumerà l’incarico ad interim. Mokhber sarà la settima persona a ricoprire quel ruolo dopo la revisione della costituzione del Paese e, con il presidente del parlamento Mohammad Bagher Qalibaf e il capo della magistratura Gholamhossein Mohsein Ejei, farà parte di un consiglio di governo ristretto. Mokhber in passato aveva amministrato il Setad, un fondo d’investimento legato alla Guida Suprema. Più volte sanzionato, ha sempre operato all’interno dei bonyad, enti di beneficenza difficilmente controllabili ma fondamentali per l’economia islamica. Da non trascurare il suo ruolo svolto sia nell’evadere le limitazioni occidentali sulle esportazioni di petrolio, sia nel fornire a Mosca missili terra aria e droni da impiegare nel conflitto ucraino. Considerato il fatto che Raisi non possedeva particolari doti politiche, alcuni ritenevano che fosse proprio Mokhber a dirigere l’esecutivo, ricoprendo un ruolo preponderante nelle nomine ai dicasteri economici. Di fatto, Raisi è stato una figura poco carismatica, ma utile quale anello di giunzione tra lo sciismo ed i pasdaran. Sul fatto che la sua morte possa destabilizzare il sistema ci sono molti dubbi, visto che il regime guarda a Khamenei in termini fideistici; la morte di Soleimani, del resto, non ha portato alle destabilizzazioni interne che si temevano o si auspicavano a seconda dei punti di vista. È comunque vero che anche se il regime può sopravvivere, a prescindere dalle singole personalità, sarà necessario monitorare nel tempo sia gli equilibri tra pasdaran e singole componenti dello stato, sia la forza della dissidenza, che si è mostrata esultante a fronte dei raduni di preghiera. Per prevenire la latente insorgenza, il regime potrebbe cercare, nell’immediato, di trovare una causa scatenante di quello che da incidente potrebbe diventare attentato, un’accezione che punterebbe a rendere omogeneo il sostegno interno. In fondo non sono ipotesi coì peregrine, visto il recente e massiccio lancio di droni e missili verso Israele e considerata la violenta repressione del dissenso per il caso Mahsa Amini 1 nel 2022.

In sintesi, parlare di martirio, come stanno facendo i media iraniani, potrebbe preludere ad una messa in stato d’accusa per l’Occidente, magari addebitando gli eventi alle conseguenze del sistema sanzionatorio, benché questo porterebbe ad una colpevolizzazione delle lacune tecniche del regime. Politicamente, la Guida Suprema ed i Pasdaran perdono due elementi di spicco: Raisi era tra i papabili successione di Khamenei, e Abdollahian era un uomo molto vicino alla Forza Qods. La loro sostituzione non sarà agevole, visto il sistema di censure e veti esistente, con elezioni che potrebbero ridestare proteste popolari comunque già duramente represse in passato visto che l’opposizione continua a rimanere priva di un leader credibile. Anche la morte del governatore dell’Azerbaigian e dell’Imam di Tabriz non è da sottovalutare, data l’instabilità regionale. La politica estera potrebbe mutare solo in funzione di contestazioni interne, così violente da determinare un temporaneo distacco dalle relazioni internazionali.

Gino Lanzara
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articolo pubblicato originariamente su Iran: la morte del presidente Raisi destabilizzerà il regime? – Difesa Online

 

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1 Mahsa Amini era nata il 21 settembre 1999 da una famiglia curda a Saqqez, nella provincia del Kurdistan, nell’Iran nordoccidentale. Suo padre è un impiegato in un’organizzazione governativa e sua madre una casalinga. Aveva frequentato il liceo femminile Taleghani a Saqqez, diplomandosi nel 2018. Al momento della sua morte, Mahsa Amini era appena stata ammessa all’università, dove studiava per diventare avvocato. Fu arrestata Il 13 settembre 2022 dalla polizia religiosa a Teheran (dove si trovava con la famiglia in vacanza) a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo, in vigore dal 1981 (poi modificata nel 1983) per tutte le donne nel Paese, sia straniere che residenti. Dopo essere stata arrestata per aver indossato l’hijab in modo sbagliato (considerato troppo allentato) fu condotta presso una stazione di polizia, dove morì in circostanze sospette il 16 settembre, dopo tre giorni di coma, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica. Purtroppo non fu l’unica vittima della persecuzione da parte del regime. 
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