La scomparsa di Teonimenu: quando le leggende ci raccontano un evento realmente accaduto

underwater photography
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: isole Salomone
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Esistono i resti sommersi di un’isola ormai perduta del Pacifico, un grande bassofondo nelle vicine Isole Salomone. Se volete divertirvi a ricercarla su Google Earth la troverete centrata su 9°59’36″S 161°59’10″E, e scoprirete (individuata da una grande macchia blu) una grande secca conosciuta come Lark Shoal.

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da studio citato(PDF) Geohazards and myths: ancient memories of rapid coastal change in the Asia-Pacific region and their value to future adaptation (researchgate.net)

La storia che raccontiamo oggi si perde tra leggende del grande Pacifico, raccontando una storia d’amore contrastata e evidenze geologiche di grande cataclisma, quando centinaia di anni fa in quel luogo scomparvero due o tre isole molto rapidamente, di cui una era ricordata nelle leggende locali come Teonimenu. La data di quell’evento non è nota ma la presenza di quelle isole fu riportata nei diari di viaggio dall’esploratore spagnolo Álvaro de Mendaña y Neyra (1568) e dall’esploratore inglese James Cook (1768-1771). Molte delle informazioni sulla fine di quelle isole ci sono state tramandate però dai loro sopravvissuti per via orale, come ricorda Tony Heorake, direttore del Museo Nazionale delle Isole Salomone, discendente per parte di madre dagli sfortunati isolani di Teonimenu.

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Álvaro de Mendaña y Neyra (1 ottobre 1542 – 18 ottobre 1595) è stato un navigatore, esploratore e cartografo spagnolo, noto soprattutto per due delle prime spedizioni registrate attraverso l’Oceano Pacifico nel 1567 e la scoperta delle Marchesi, Isole Cook e Salomone tra gli altri arcipelaghi. Nato a Congosto, nella regione di El Bierzo (Leon), era nipote di Lope Garcia de Castro, viceré del Perù. Álvaro de Mendaña de Neira – Wikipedia

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Raccontiamo questa drammatica storia del mare
Nelle leggende delle isole Salomone, l’isola affondò subissata da grandi onde ma oltre cento abitanti dell’isola riuscirono a sopravvivere aggrappandosi ai tronchi di banani e ad altri detriti; poi, spinti dalle correnti, raggiunsero la punta meridionale di Ulawa e le isole vicine di Malaita, San Cristobal e Santa Anna. Il nostro racconto su quel drammatico evento vuol partire dalla leggenda … di un amore tradito.

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photo credit @ Christian Coulombe Photographer presso Smartshot – Underwater Mermaids Photographer

Tutto iniziò quando una donna dell’isola di nome Sauwete’au sposò Roraimenu, un uomo della vicina isola di Ali’te e vi si trasferì. Si sa, il sole ed il mare possono essere galeotti e un giorno la giovane donna fu presa da un’onda di passione e tornò alla sua isola, Teonimenu, con un altro uomo, di nome Kaliita’alu. Naturalmente il povero marito tradito, Roraimenu, si infuriò e giurò di vendicarsi sulla moglie fedifraga e il suo amante. Dopo aver studiato come fare, decise di rivolgersi ad una maga locale per acquistare “un’onda maledetta“, pagandola in conchiglie, per distruggere Teonimenu. Il prezzo dovette essere buono perché lo sventurato tradito acquistò una “maledizione” che comprendeva ben otto ondate distruttive. Dopo aver piantato la maledizione sull’isola, tornò all’isola di Ali’te e si arrampicò su una altura per osservare, con tremebonda soddisfazione, le terribili onde sommergere gradualmente Teonimenu radendola completamente. Ma l’ottava ondata fece di più, subissando completamente l’isola e trascinando tra i flutti molti innocenti, disperatamente aggrappati ai tronchi degli alberi sradicati, alla deriva in balia delle correnti oceaniche. Il fato volle che alcuni di loro si salvarono raggiungendo diverse isole delle Isole Salomone, portando con loro solo il ricordo di quella tragedia.

Cosa avvenne in realtà?

Secondo gli scienziati, dalle analisi oceanografiche, sarebbero emersi sufficienti prove dell’esistenza dei resti di un’isola sommersa a Lark Shoal, di fatto confermando le tradizioni orali delle Isole Salomone centrali. La causa dell’evento sarebbe legata a disastrosi fenomeni geologici di grandi proporzioni legati al grande vulcanismo dell’ancora attivo Anello di Fuoco del Pacifico 1, una regione notoriamente soggetta a frequenti terremoti, sbancamenti e attività vulcanica. Queste cause possono tutte creare onde di Tsunami (vedi disegni seguenti  estratti da How Do Undersea Earthquakes Cause Tsunamis – The Earth Images Revimage.Org.

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Lark Shoal, dove i discendenti dicono che esistesse l’isola di Teonimenu, si trova lungo la sommità di una cresta sottomarina, che scende ripidamente per circa cinque chilometri nella Fossa di Cape Johnson. Attraverso un’analisi dei dati sismici, gli scienziati hanno identificato un accumulo di detriti derivanti da frane all’interno della falda, il che suggerisce che la cresta sia “intrinsecamente instabile” ed abbia causato variazioni anche importanti della morfologia delle isole. In parole semplici, è un luogo in cui quando una sezione della crosta terrestre si sposta sotto un’altra sezione si può generare uno scivolamento delle faglie che comporta un forte terremoto che può provocare frane così gigantesche da trascinare intere isole sotto la superficie dell’oceano. In alcuni casi, si possono aprire temporaneamente dei vulcani che possono portate alla distruzione degli atolli; ricorderete il nostro articolo sulla grande eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Haʻapai del 2022, un esempio del ciclo di vita delle isole vulcaniche.

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La storia dell’isola di Hunga Tonga Hunga Ha’apai nel Regno di Tonga– Fonte « La storia dell’isola di Hunga Tonga Hunga Ha’apai nel Regno di Tonga. », Apogeo Spring,‎ Printemps 2017, p. 36-39 https://apogeospatial.com/la-storia-di-hunga-tonga-hunga-haapai-island-nel-regno-di-tonga/ – Autore James B. Garvin, Daniel Slayback, Christine Giguere, James J. Frawley, Ghassem Asrar, Karen Andersen, Vicki Ferrini
Tonga Hunga Ha’apai (NGA, 2017) 2.jpg – Wikimedia Commons

Secondo il saggio, Geohazards and myths: ancient memories of rapid coastal change in the Asia-Pacific region and their value to future adaptation di Patrick D. Nunn, una subsidenza improvvisa durante (o immediatamente dopo) i terremoti è un evento molto comune in alcune parti della regione del Pacifico asiatico, ma non è sempre facile da rilevare attraverso le testimonianze orali degli indigeni locali. In genere i racconti si concentrano sulle grandi onde che in genere accompagnavano questi eventi sismici, non menzionando altri aspetti geologici. Eventi simili avvennero anche nel Mediterraneo orientale, anch’essi riportati nei miti locali, e più recentemente a seguito del terremoto di Lisbona del 1755. Di fatto l’atollo di Teonimenu subì un rapido sprofondamento di almeno dodici metri (forse più) e, colpito da grandi onde (tsunami), scomparve creando la grande secca di Lark Shoal. 
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Nota
1. L’Anello di Fuoco del Pacifico, è una cintura tettonica di vulcani e terremoti. È lungo circa 40.000 km e largo fino a circa 500 km  e circonda la maggior parte dell’Oceano Pacifico. L’Anello di Fuoco contiene tra 750 e 915 vulcani attivi o dormienti, circa due terzi del totale mondiale.

2. Questa e tante altre storie su pericoli geologici ed i miti tramandati dalle popolazioni del Oceano Pacifico sono raccontate con molti dettagli in questo interessante libro di Patrick Nunn, Professore all’Università della Sunshine Coast in Australia, nel suo libro Vanished Islands and Hidden Continents of the Pacific, University of Hawaii Press
https://patricknunn.org/writing/books/vanished-islands-and-hidden-continents-of-the-pacific/

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