Una nuova devastante eruzione nelle isole che “saltano avanti e indietro”

Redazione OCEAN4FUTURE

16 Gennaio 2022
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: vulcanologia, Tonga

 

La Terra a volte ci ricorda quanto siamo insignificanti a fronte delle sue potenzialità … i media di tutto il mondo hanno mostrato le immagini, prese dal satellite Copernicus dell’eruzione di un vulcano nelle isole Tonga. Il vulcano è ben noto e si trova sott’acqua tra due isole (Hunga Tonga e Hunga Ha’apai) che in realtà sono i resti del bordo occidentale e settentrionale della sua caldera

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La storia dell’isola di Hunga Tonga Hunga Ha’apai nel Regno di Tonga: immagine DigitalGlobe WorldView-2 di HTHH del 15 gennaio 2017 con i confini della costa sovrapposti. In giallo è mostrato il contorno dell’isola originale subito dopo la fine dell’eruzione vulcanica nel gennaio 2015. Il contorno rosso è la geometria della costa all’inizio del 2016. Lo sviluppo delle regioni dell’istmo sabbioso accumulato a nord-est e ad ovest del nucleo del nuova isola è evidente. Per gentile concessione dell’NGA. Data 9 giugno 2017 – Fonte « La storia dell’isola di Hunga Tonga Hunga Ha’apai nel Regno di Tonga. », Apogeo Spring,‎ printemps 2017, p. 36-39 https://apogeospatial.com/la-storia-di-hunga-tonga-hunga-haapai-island-nel-regno-di-tonga/ – Autore James B. Garvin, Daniel Slayback, Christine Giguere, James J. Frawley, Ghassem Asrar, Karen Andersen, Vicki Ferrini Hunga Tonga Hunga Ha’apai (NGA, 2017) 2.jpg – Wikimedia Commons

I tongani le chiamavano le isole che “saltano avanti e indietro“, significando la loro attività conosciuta sin dai tempi antichi. I primi europei a vedere le isole furono  gli esploratori olandesi Willem Schouten e Jacob Le Maire nel 1616, sebbene l’esploratore britannico capitano James Cook le visitò più volte nel 1777 ed apprese i loro nomi tongani.

Le isole sono composte di una roccia vulcanica molto resistente che si rafforzò a seguito dell’eruzione del 2015 quando la cenere vulcanica, che forma gran parte di Hunga Tonga-Hunga Haʻapai, reagì con la calda acqua oceanica circostante, trasformando la cenere in roccia molto più dura.

Le due isole sono studiate da tempo e recentemente hanno attratto l’attenzione dei ricercatori del Goddard Space Flight Center della NASA che ritengono possano essere usate come modello per comprendere le forme vulcaniche su Marte. La loro morfologia, più volte plasmata dall’azione del mare e delle eruzioni, confrontata a quella dei crateri del pianeta rosso, ha fatto ipotizzare che una volta su Marte vi fossero violente ma brevi inondazioni. Una teoria che sembra essere stata recentemente provata dalla sonda  Perseverance nel cratere Jezero.

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il delta di un antico fiume torrenziale su Marte nel cratere Jezero – Copyright: NASA/JPL-Caltech/MSSS/JHU-APL – NASA images, audio, video, and computer files used in the rendition of 3-dimensional models are permitted for educational or informational purposes, including photo collections, textbooks, public exhibits, computer graphical simulations and Internet Web pages. This general permission extends to personal Web pages

Il risveglio del vulcano
Il vulcano Hunga Tonga-Hunga Haʻapai  il 20 dicembre 2021, dopo circa sei anni di relativa tranquillità, si è rifatto sentire, generando un grande pennacchio visibile da molto lontano. Immediatamente il Volcanic Ash Advisory Center di Wellington ha emesso un avviso di pericolo alle compagnie aeree per evitarne il sorvolo. Le prime segnalazioni si riferivano a boati udibili fino a 170 km di distanza, seguite dall’eruzione iniziale. Di fatto le immagini satellitari Copernicus,  prese il 24 dicembre, confrontate digitalmente con quelle del 10 aprile 2021, hanno mostrato che l’area vulcanica era aumentata di dimensioni.

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L’isola vulcanica tongana di recente formazione di Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, come appariva ad aprile – Autore Osservatorio della Terra – Fonte NASAHunga Tonga-Hunga Ha’apai in April 2021.jpg – Wikimedia Commons

Dopo un’interruzione del fenomeno, l’eruzione è ripresa il 13 gennaio con una enorme nuvola di cenere che ha raggiunto la quota di 17 km. Ma il fenomeno più estremo è avvenuto il 15 gennaio quando il vulcano ha eruttato con una potenza circa sette volte quella dell’eruzione del 20 dicembre 2021, accompagnato da numerose segnalazioni di forti boati registrati anche nelle Fiji, fino alla lontana Nuova Zelanda. Il Pacific Tsunami Warning Center ha emesso un allarme tsunami per le Samoa americane, affermando che c’era una minaccia di “fluttuazioni del livello del mare e forti correnti oceaniche che avrebbero potuto rappresentare un pericolo lungo le spiagge“. 

Di fatto alle 17:30 del 15 gennaio un maremoto ha effettivamente colpito le aree costiere di Tonga con onde di 1,2 metri a Nuku Alofa. Un allarme tsunami è stato emesso per alcune parti della costa orientale dell’Australia e della Tasmania.

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I canali a infrarossi della telecamera satellitare mostrano la violenta emissione di cenere vulcanica e anidride solforosa dal vulcano. (Credito immagine: NOAA)

In Nuova Zelanda, che dista più di 2.300 km da Tonga, l’Agenzia nazionale per la gestione delle emergenze ha dichiarato che le aree costiere della costa settentrionale e orientale dell’Isola del Nord potrebbero osservare “correnti forti e insolite e ondate imprevedibili sulla costa“. Intanto le onde di Tsunami stanno attraversando il Pacifico e sono attese anche sulle coste della California.

Secondo il capo dei servizi geologici di Tonga, Taaniela Kula, l’eruzione ha avuto un raggio di 260 km con pennacchi di gas, fumo e cenere che hanno raggiunto la quota di 20.000 metri e sarà annoverata come una delle più grandi negli ultimi 30 anni. 

 

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