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La vita movimentata di Don Luigi Grillo, Cappellano di Marina

tempo di lettura: 7 minuti

 

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: REGIA MARINA
parole chiave: Don Luigi Grillo. cappellano

 

Luigi Grillo nacque ad Ovada nel 1811, ma crebbe a Genova dove il padre aveva un negozio di libri antichi e moderni; dopo aver studiato legge, ma senza laurearsi, entrò in seminario senza vocazione solo per poter accettare un’eredità sottoposta a questa condizione. In realtà la vocazione venne successivamente e per tutta la sua vita fu un ottimo sacerdote benché immerso fino al collo nelle vicende dei suoi tempi, assumendo spesso posizioni molto polemiche nei confronti del sistema militare piemontese e difendendo sempre gli ufficiali subalterni contro gli abusi e le ingiustizie compiute dal Ministero e dagli alti gradi.
Si distinse anche per il diluvio di interventi che pubblicò su ogni foglio che accettasse i suoi scritti benché talvolta usasse certi toni così ultra clericali sui quali la stampa cattolica, sempre pronta a polemizzare, ritenne opportuno far calare su di essi un velo di silenzio. Ordinato sacerdote nel 1832, si distinse a Genova assistendo i malati durante il colera del 1835 e il suo zelo fu notato dal Cardinale Arcivescovo che volle premiarlo con un beneficio ecclesiastico che rifiutò, chiedendo in compenso una raccomandazione per entrare come cappellano nella Marina Sarda. Il Vescovo acconsentì, scrisse una lettera all’ammiraglio Des Geneys – che sarebbe mancato di lì a pochi giorni – e il 27 febbraio 1839 Luigi Grillo fu nominato Cappellano di terza classe.

Il Cappellano nella Marina del Regno di Sardegna

Secondo le “Istruzioni provvisorie del 1826” il Cappellano, presente su ogni nave, aveva la direzione spirituale dell’equipaggio cui doveva far recitare le preghiere al mattino e alla sera e celebrare la messa festiva, sempre che i movimenti del bastimento .. non lascino temere alcun accidente alla celebrazione. Aveva però anche altre incombenze: doveva visitare giornalmente l’infermeria, presiedeva la tavola dei guardiamarina e degli allievi affinché non si facessero discorsi sconvenienti e doveva controllarne la qualità e le spese; aveva la responsabilità degli arredi e della cassa della cappella di bordo e, assieme al Comandante in seconda e al Commissario, era testimone in caso di stesura di testamenti.

A quanto sembra era esente dalle punizioni, ma non aveva neppure il potere di infliggerle, limitandosi a segnalare i casi al Comandante e rimettendosi alle sue decisioni. Analoghi doveri avevano coloro che erano destinati a terra e talvolta troviamo un cappellano come insegnante di lettere nella Scuola di Marina. Doveva portare sempre l’abito talare sul quale, a parte i gradi ecclesiastici, non aveva nulla che distinguesse il suo status militare. Formalmente tutti i cappellani avevano il grado di luogotenente di vascello e dipendevano dal Primo Cappellano della Marina (o della squadra se in navigazione), a sua volta dipendente dal Cappellano maggiore dell’Esercito. Successivamente vennero divisi in cappellani di prima categoria, che imbarcavano, e cappellani di seconda categoria o locali, destinati ai servizi a terra. Il giudizio di Grillo sui suoi colleghi era severo: li riteneva retrogradi e, in pratica, dei preti falliti che, incapaci di reggere la responsabilità di una parrocchia, si rifugiavano nell’ambiente militare accontentandosi dello stipendio sicuro anche se basso (Il trattamento economico insufficiente per lui fu sempre un chiodo fisso). Come sacerdote e cittadino detestava i Gesuiti e si lamentava di come molti cappellani venissero arruolati dietro loro segnalazione. Auspicava una categoria di cappellani giovani, idonei per studio, esemplari costumi e liberalismo e al vertice un capo militare con un grado adeguato che ne difendesse i diritti.

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Don Luigi Grillo, terzo nel ruolo di anzianità dei Cappellani della Marina sarda (Dal “Calendario de’ Regi Stati” del 1847)

Un buon prete, ma scomodo

Il primo imbarco di Grillo fu sulla corvetta Aquila e poi sulla fregata Beroldo, sulla quale tornò a più riprese. Era appassionato di pubblicistica e nel 1842 propose al Ministero un Giornale militare dal titolo “Voto di un amico della Milizia e della Marineria” ma la sua proposta non venne accettata; si dedicò poi alla sua monumentale opera in quattro volumi “Elogio dei liguri illustri” pubblicata a Genova nel 1846.
Nel 1848, su sua richiesta, fu assegnato alla Fanteria di Marina e, durante la prima guerra di indipendenza, partecipò al combattimento del ponte di Goito soccorrendo i feriti ma anche, pistola alla mano, affrontando i soldati sbandati rimandandoli ai loro posti: il suo comportamento sul campo fu notato sia dal generale Lamarmora che dal futuro re Vittorio Emanuele: dal primo ebbe in ricompensa una medaglia d’argento al valor militare e dal secondo l’Ordine cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro (ma senza pensione, non manca di rimarcare tristemente). Prestò poi servizio nell’ospedale militare di Peschiera dove fu molto apprezzato non solo per l’assolvimento preciso dei suoi doveri, ma anche per la sua buona conoscenza del francese e dei dialetti piemontesi che gli permetteva di interagire con facilità con i soldati degenti.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è don-grillo-2-937x1024.jpgLuigi Grillo a Goito
(Stampa dell’epoca)

Conservatore ma di sentimenti unitari e liberali conformi a quelli cui avevano aderito i Savoia, nell’autunno 1848 entrò in attrito con il Circolo Italiano di Genova, repubblicano, fanatico e sovversivo (1). Pesantemente minacciato, per evitare guai maggiori si prese una licenza e raggiunse La Maddalena dove si trattenne per un paio di settimane, finché, calmatesi le acque, l’ammiraglio Luigi Serra, Ispettore della Marina, lo richiamò a Genova, dirottando perfino il piroscafo Arno (2) per farlo salire a bordo. Da Genova, sul Malfatano, raggiunse la sua nuova destinazione sul Beroldo che si trovava ad Ancona con il resto della flotta. Nella città dorica, nel 1849, fece pubblicare su un giornale una petizione per avere dei miglioramenti economici: anche se redatta in modo da apparire collettiva, fu però fu sconfessata da tutti i cappellani presenti sulle navi affermando che, nonostante le apparenze, era stata un’iniziativa personale di Grillo di cui erano all’oscuro. Fatto sta che poco tempo dopo arrivò l’aumento di stipendio auspicato.
In primavera, quando gli equipaggi di diverse unità si ammutinarono, stanche del mancato impegno della flotta contro l’Austria – imposto d’altra parte dall’armistizio di Vignale stipulato dopo la sconfitta di Novara – quello sul Beroldo assunse toni particolarmente accesi e, a dire del Grillo, sarebbe stato lui a salvare la vita al Comandante Villarey, presumibilmente parlamentando con gli ammutinati.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è fregata-beroldo.jpgFregata Beroldo. Quadro dell’epoca
(Da http://anticafoce.blogspot.com)

Si fece infine trasferire nell’esercito, venendo destinato al terzo reggimento delle brigata Piemonte (Dove non manca di sottolineare che lo stipendio era di 1600 lire invece delle 900 corrisposte dalla Marina).
Qui ricevette la visita della magistratura militare per essere interrogato sull’ammutinamento del Beroldo, ma si rifiutò di rilasciare qualsiasi dichiarazione non volendo che un cappellano passasse per una spia.

Gli ultimi anni

La sua carriera militare si concluse quando nel 1855 fu deferito al Consiglio di disciplina per lo scandalo della vivandiera. Al contrario di come si sarebbe indotti a pensare, fu un episodio che non aveva nulla di piccante perché sotto questo aspetto Grillo fu sempre irreprensibile, ma lo tradì, come abbiamo già visto, l’aspetto venale che vedeva in ogni questione. Questa vivandiera, tale Anna Rosetti, voleva separarsi dal marito e chiese al cappellano come potesse fare perché all’epoca non era una cosa facile specialmente se a richiedere la separazione era una donna. Grillo si incaricò di occuparsi della faccenda, ma pretese un compenso di 500 lire. La donna tuttavia ritornò presto sulla sua decisione e volle la restituzione di quanto aveva sborsato non essendosi avviata alcuna azione, ma il sacerdote rifiutò e, da qui, la cosa divenne di dominio pubblico. Nonostante i fatti non venissero ben chiariti e il Consiglio non avesse avuto una costituzione regolare, fu rimosso dal grado e dall’impiego per mancanza contro l’onore: libero da impegni, Grillo poté assecondare appieno la sua passione per l’attività pubblicistica che crebbe in modo esponenziale, spaziando dalla storia alla letteratura alla politica, perfino alle favole per bambini.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è don-grillo-3-1024x775.jpgFrontespizio del primo numero del “Giornale degli studiosi”

I suoi toni continuarono ad essere polemici e con uscite originali e irriverenti tanto che non furono poche le volte in cui fu trascinato in tribunale e afferma di aver sostenuto quattro duelli. Si meritò perfino un citazione sulle colonne dell’Indépendance Belge. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo “Petulanza dell’ammiraglio Carlo di Persano” uno dei tanti libelli usciti dopo la battaglia di Lissa, del quale traccia un ritratto puntiglioso e quasi grottesco, probabilmente per prendersi una rivincita sull’intera classe degli ufficiali (3) colpendone il più illustre rappresentante, in quel momento indifeso. Riuscì infine a coronare il suo sogno più importante con il “Giornale degli studiosi”, pubblicato dal 1869 al 1873 di cui fu fondatore e direttore, una miniera di eccellenti notizie storiche, valida e consultata ancora oggi. Morì a Genova nel 1874. In conclusione possiamo concordare con la definizione di lui che circolava all’epoca: un uomo erudito ma stranissimo.

Guglielmo Evangelista

Note

1) Questo circolo fu chiuso dalla polizia nel febbraio 1849, quando già i suoi membri avevano gettato i semi della sciagurata rivolta di Genova del marzo-aprile successivo.

2) Così le fonti, ma non è stata accertata l’esistenza di una nave con quel nome nel 1848. Forem per assonanza, potrebbe trattarsi dell’avviso Authion.

3) L’ambiente militare era permeato d idee anticlericali e spesso i cappellani erano oggetto di scherzi e mancanza di rispetto. Lui stesso confessa di essere stato schiaffeggiato da un tenente di vascello.

BIBLIOGRAFIA

Anonimo (ma L. Grillo): “Pregi e difetti dei cappellani militari” Torino 1855
Giovanni Assereto: “Luigi Grillo” In Dizionario biografico Treccani. Vol. 59/2002
Pier Giorgio Fassino “L’ovadese Don luigi Grillo, Cappellano militare” In “Urbs” Suppl. al n. 1 marzo 2011
La caricatura, giornale settimanale n, 25/1865.Bottero, Torino 1865
Luigi Grillo: “La polizia del Circolo Italiano di Genova” Frugoni, Genova 1848.
Luigi Grillo “Petulanza dell’ammiraglio Carlo di Persano” G. Schenone Genova 1866
N.N. “Istruzioni provvisorie per il servizio dei bastimenti da guerra della Marina di S.M.” Pagano, Genova 1826

 

 

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