Quanto la storia geologica e astronomica della Terra hanno influenzato lo sviluppo delle civiltà?

Andrea Mucedola

7 Ottobre 2020
tempo di lettura: 8 minuti


livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA E GEOLOGIA
PERIODO: 20.000 ANNI FA AD OGGI
AREA: DIDATTICA
parole chiave: sviluppo, civiltà
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Museo nazionale Bahrain, sepoltura. Nel Golfo Persico si sviluppò la civiltà Dilmun intorno all’Età del Bronzo, dal 3000 a.C., diventando uno dei crocevia commerciali marittimi più importanti del mondo antico. 

Il clima del pianeta si è modificato più volte nelle Ere geologiche; dall’ultima glaciazione, iniziata intorno a centoventimila anni fa, sono stati individuati ben quattro periodi glaciali, intervallati da altrettanti periodi molto caldi. L’ultima glaciazione cominciò nel periodo in cui i nostri antenati, provenienti dall’Africa e dall’Asia, si affacciarono in quell’area che sarebbe diventata il Mar Mediterraneo. Gli scienziati hanno ritrovato scheletri dei nostri predecessori risalenti a 200.000 anni fa, parallelamente all’Uomo di Neanderthal che era comparso circa 250.000 anni fa e che probabilmente si estinse 30.000 anni fa. Circa ventimila anni fa, la temperatura globale cominciò a risalire ed il mare avanzò ricoprendo le terre più basse e formando i mari attuali.

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Ma dove vivevano i nostri antenati?
E’ probabile che molti luoghi abitati durante l’Era glaciale si trovassero sulla piattaforma continentale che allora costituiva il limite di coste. Durante questa fase lo sviluppo della marittimità, intesa come quell’insieme di attività commerciali svolte in mare, si diffuse in tutto il mondo conosciuto passando da una connotazione costiera ad una di altura. Per quanto di nostra conoscenza, la cultura del neolitico nacque nel Medio Oriente (Neolitico – preceramico di Gerico) intorno alla metà del X millennio a.C. (circa 9500 a.C.), derivata da una cultura mesolitica, detta natufiana, che aveva incominciato ad utilizzare i cereali selvatici già dalla metà del XIII millennio a.C. (12500 a.C. circa) favorendo uno stile di vita più sedentario. All’inizio dell’XI millennio a.C., a causa del nuovo rapido raffreddamento climatico (tra il 10.800 e il 9.500 a.C.) in alcune aree geografiche si verificarono dei lunghi periodi di siccità con una forte diminuzione delle precipitazioni. Questo comportò una forte migrazione verso le coste dove i flussi di risorse erano maggiori.

La conquista delle isole
In realtà le prime colonizzazioni erano avvenute 13 mila anni fa con uno spostamento migratorio di nuclei di individui dall’Asia all’isola di Cipro. Voglio sottolineare che all’epoca l’isola era lontana circa quaranta miglia marine dalla costa, una distanza non semplice da affrontare con i mezzi dell’epoca. In quel periodo dovevano quindi già esistere delle imbarcazioni primitive che consentivano di muoversi in mare. La nascita di colonie marittime e la creazione delle prime rotte per il trasporto dell’ossidiana tra Melos e l’Argolide (Renfrew and Aspinall, 1990) hanno dimostrato che le migrazioni assunsero una nuova dimensione.; non più spostamenti di popoli raccoglitori ma l’instaurazione i piccoli nuclei che acquisirono una loro identità di fatto cambiando gli orizzonti delle crescenti civiltà. Dal Mar Egeo al Mar Rosso, le prime imbarcazioni a remi contribuirono allo sviluppo delle nascenti culture che vi si erano insediate grazie alle più favorevoli condizioni climatiche.

Navicelle 1

Nel Mar Mediterraneo, la stabilità meteorologica e la possibilità di navigare facilmente tra le tante isole diede la possibilità di estendere la stagione utile alla navigazione. Questi popoli, acquisendo maggiore esperienza, svilupparono nuove attrezzature e tecniche marinaresche. Ritrovamenti di numerose navicelle nei nuraghi (databili intorno al II millennio a.C.) ci mostrano l’alto livello costruttivo raggiunto. Oltre tremila anni fa esistevano quindi delle vie marittime che consentivano collegamenti commerciali tra le varie sponde del Mar Mediterraneo. Una era la “via dello stagno” che oltrepassava lo stretto di Gibilterra e toccava tutti i porti del Mediterraneo. Lungo queste vie sorsero grandi città ma anche approdi dotati di darsene e magazzini che consentirono la ricchezza e prosperità delle popolazioni marinare. Il mare era sostanzialmente diventato una via commerciale e la Sardegna, sita al centro del Mediterraneo occidentale, non poteva essere estranea a questo fenomeno.

sigillo a cilindro accadiano con il dio Sole sulla sua barca (Invernizzi A., Dal Tigri all’Eufrate, I, Florence 1992: 351, fig. 618)

Ci possiamo quindi domandare quando tutto questo iniziò
L’esistenza di scafi evoluti già nel II millennio a.C. ci fa pensare che la navigazione iniziò molto prima ad opera di popoli in possesso di tecnologie più avanzate rispetto a quelle dei nomadi; civiltà che risiedevano lungo le antiche coste dei mari mediterranei ma anche degli oceani. Sicuramente l’alternanza climatica mutò più volte le linee di costa e questo spiegherebbe la nostra difficoltà a reperire tracce costiere di quelle antiche civiltà e questo ci fa dedurre che la storia delle civiltà sia profondamente legata alla variazione delle condizioni climatiche.

Per poter comprendere la relazione tra sviluppo delle civiltà e cambiamenti climatici possiamo iniziare ad analizzare le concause naturali che contribuiscono ai cambiamenti climatic
Sappiamo che il clima nei secoli è cambiato lentamente e continuamente seguendo cicli di diversa lunghezza  temporale. Quali possono esserne state le cause? Questo processo è ancora in corso? In un epoca in cui la tendenza è di attribuire i cambiamenti climatici esclusivamente agli innegabili effetti antropici, raramente (se non a Superquark) vengono citati dalla scienza ufficiale altri fattori, il cui contributo non trascurabile non è ancora stato quantificato nelle cause dei cambiamenti del clima.

la forma reale della Terra è tutt’altro che sferica

Per comprendere questo concetto, tutt’altro che semplice, partiamo dalla forma della Terra. Sappiamo che il nostro pianeta, a causa della forza di gravità ha una forma irregolare, tutt’altro che sferica, che potremmo paragonare “ad una grossa patata“. I cartografi, per comodità descrittive, utilizzarono nel tempo diverse figure geometriche, più propriamente delle proiezioni cartografiche centrate su punti geografici, denominati datum geografici, riferiti a posizioni sul terreno conosciute con grande precisione. Senza entrare troppo nella materia, che è alquanto complessa, possiamo rappresentare la Terra come un ellissoide con il suo asse di rotazione inclinato (attualmente) di circa 23.5° rispetto alla normale al piano di rivoluzione della Terra intorno al Sole (eclittica).  A causa di questa inclinazione ci sono aree del pianeta che subiscono un maggior irraggiamento di altre.

Inclinazione normale dell’asse di rotazione terrestre (wikimedia.org)

Ho specificato attualmente perché l’inclinazione della Terra sul suo asse non è fissa ma varia da 22,1° a 24,5° con una periodicità di 41.000 anni. Questa inclinazione, che va a modificare l’esposizione al Sole, subisce anche la variazione legata alla graduale precessione degli equinozi che intercorre con un periodo di circa 25.800 anni. La precessione è dovuta all’attrazione del Sole e della Luna ed al fatto che la forma della Terra non è sferica per cui, nel suo movimento astrale, si comporta come una trottola. Notate che viene detta precessione degli equinozi in quanto, tra i suoi effetti vi è il cosiddetto spostamento dei punti dell’equinozio sulla volta celeste. In particolare agli equinozi l’asse di rotazione terrestre si trova perpendicolare alla direzione dei raggi solari per cui, in ogni punto del pianeta, la durata temporale del giorno e della notte è uguale (da cui il termine equi noctium, ugual periodo giorno-notte). A causa della precessione ogni anno gli equinozi avvengono con un anticipo di venti minuti rispetto all’anno precedente.

L’inclinazione assiale della Terra, con evidenziati i piani dell’eclittica e dell’equatore celeste. L’asse di rotazione individua il Polo Nord celeste e il Polo Sud celeste. da Wikipedia

Se un emisfero è “inclinato” verso il Sole avrà quindi giorni più lunghi e notti più corte; quando la luce solare colpisce il pianeta più verticalmente avremo periodi estivi. Geometricamente, nell’altro emisfero le condizioni saranno invece opposte ed avremo condizioni invernali. Questo spiega l’alternarsi delle stagioni e le variazioni di temperature che ne conseguono.

Non essendo il nostro pianeta una struttura rigida, la sua forma “ellissoidale” si modifica sia durante la rotazione intorno al proprio asse sia durante la rivoluzione intorno al Sole, causando cambiamenti della posizione del polo geografico che non possono essere trascurati in quanto anch’essi possono influenzare il clima generale.

A questi processi, calcolabili matematicamente, si aggiungono i fenomeni sismici all’interno o sulla superficie del pianeta che possono modificare la forma del Pianeta, variandone, anche se minimamente, la velocità di rotazione ma anche l’inclinazione del suo asse. Il 20 aprile 2011, avvenne un fortissimo terremoto che spostò geograficamente di circa 2,4 metri l’isola principale del Giappone, spostando di fatto la Terra sul suo asse. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INVG) italiano ha stimato che il terremoto avvenuto in Giappone, con un’intensità di magnitudo 8,9 spostò il pianeta sul suo asse da quasi 10 centimetri.

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Attualmente le misure di spostamento dell’asse terrestre e della velocità di rotazione vengono effettuate con metodi di rivelazione basati su una tecnica detta S.L.R. (Satellite Laser Ranging) e con misure gravitometriche. Il primo metodo impiega impulsi di luce laser diretti verso un satellite artificiale in orbita che, attraverso un sistema di specchi,  li riflette indietro verso l’origine. Si è osservato che movimenti sulla superficie terrestre ne modificano i tempi di percorrenza e quindi, se perduranti, indicano che la crosta terrestre si è spostata. Un esempio queste immagini della NASA che mostrano la costa nord-orientale del Giappone prima, a sinistra, e dopo il fortissimo terremoto del 2011 – fonte NASA

Un fattore quello sismico che si aggiunge agli effetti della deriva delle placche tettoniche, stimati intorno ai dieci centimetri all’anno. Interessanti sono i dati ottenuti tramite il satellite della NASA GRACE che ha rivelato che la deriva del Polo Nord verso Sud è cambiata nel 2005 e da allora, e si dirige verso Est con un cambiamento di 1,2 metri dal 2005 al 2013.

Una responsabilità complessa
Abbiano visto come fattori esterni (legati al moto della Terra nello spazio) ed interni (sismi e movimenti della crosta terrestre) possono provocare una variazione dell’inclinazione della Terra e causare dei cambiamenti climatici. La domanda, che molti geologi e climatologi si pongono, è quanto questi spostamenti possano aver influito nei cambiamenti climatici nella storia geologica della Terra e delle antiche civiltà? Si tratta di influenze minimali a fronte degli effetti antropici (teoria attualmente perseguita da una buona parte della comunità scientifica) oppure comportarono la nascita e distruzione di civiltà passate? Sappiamo che nelle Ere passate ci furono collisioni con corpi celesti relativamente piccoli (ricordiamo che la scomparsa dei dinosauri fu causata da uno di questi urti), che attività vulcaniche violentissime provocarono l’emissione in atmosfera di ceneri che oscurarono il cielo anche per lunghi periodi (Krakatoa e i vulcani  islandesi più recentemente), e che si verificarono periodi più o meno lunghi di glaciazioni seguiti da altrettanti periodi caldi. Gli antichi testi sacri raccontano di catastrofi come quella del diluvio universale, citato con dovizia di particolari dalla Bibbia con l’arca di Noah, dal racconto Indù Puranica di Manu, da Deucalione nella mitologia greca o Utnapishtim babilonese nell’Epopea di Gilgamesh ma anche in leggende polinesiane con la storia di Nu’u. La dovizia nei particolari nei racconti (ad esempio il nome del protagonista) fanno ritenere che l’evento possa essere effettivamente accaduto a seguito dell’elevazione violenta dei mari, forse legata al tracollo di strutture geologiche a seguito di enormi cataclismi. Esistono quindi fattori che legano lo sviluppo delle civiltà alle variazioni climatiche del Pianeta, in particolare in epoche non comparabili con quella attuale quando la Terra era geologicamente diversa ed i poli geografici erano diretti in una direzione diversa da quella attuale.

Una domanda che ci dobbiamo porre è quanto conoscere il passato possa essere utile per comprendere il presente ed il futuro? Colpevolizzare sempre e solo l’Uomo per quanto stiamo subendo è forse pretestuoso? Nell’incertezza, non sarebbe meglio concentrarci sulle soluzioni per contrastare gli effetti di ciò che sta avvenendo?  Ci torneremo presto.

Come disse Confucio, forse gli scienziati dovrebbero ricordarsi che: “Sapere di sapere quello che si sa e sapere di non sapere quello che non si sa: ecco il vero sapere” ma purtroppo spesso se lo dimenticano.

Andrea Mucedola

 

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