“Rivali e partner in acque difficili: Cina vs India” – parte I di Enrico Magnani

Redazione OCEAN4FUTURE

14 Settembre 2022
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MARITIME SECURITY
parole chiave: India, Cina, Oceano Indiano, Oceano Pacifico

 

India e Cina sono le due maggiori potenze asiatiche e tra i paesi più importanti del mondo. Le loro relazioni sono complesse e difficili. Nonostante le forze armate delle due nazioni si scontrino in brevi schermaglie, seppur violente, ai confini montuosi dell’Himalaya, fanno entrambe parte dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), importantissimo centro economico e blocco politico con ampi contatti (le esportazioni dell’India in Cina sono di circa 21,25 miliardi di dollari e le sue importazioni dalla Cina sono di circa 94,16 miliardi di dollari). Ma allo stesso tempo sono coinvolti in una dura rivalità e gioco di influenze, che in una parte importante si svolge intorno allo spazio geostrategico dell’Oceano Indiano (e delle sue acque e dei paesi circostanti).

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I Paesi Brics sono illustrati in rosso, in verde quelli del G7

L’Oceano Indiano è una regione di grande importanza strategica per le risorse che ospita, le rotte commerciali che lo attraversano e perché contiene alcune dei più importanti punti di passaggio marittimi del mondo1. Per India e Cina si tratta di una regione di vitale importanza per i loro interessi, che li ha portati a sviluppare strategie per affermare la propria presenza, influenza e prevalenza in quest’area geografica. Di conseguenza, ciò ha aggravato la già esistente competizione geostrategica e i due stati hanno accresciuto gli sforzi per stabilire basi navali, consolidare alleanze con i paesi costieri per proteggere le loro aree di influenza e sviluppare una forza marittima in grado di confrontarsi con la controparte. Per questo motivo, l’Oceano Indiano sembra essere una delle aree principali della rivalità tra India e Cina.

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L’Energy Information Administration degli Stati Uniti ha pubblicato il rapporto 2017 sui punti di strozzatura del transito petrolifero mondiale. I punti di strozzatura sono canali stretti lungo le rotte marittime globali ampiamente utilizzate per il trasporto del petrolio. In termini di volume di transito petrolifero, lo Stretto di Hormuz (che conduce al Golfo Persico) e lo Stretto di Malacca (che collega gli Oceani Indiano e Pacifico) sono i punti di strozzatura strategici più importanti del mondo. File:Petroleum transit volumes through select maritime routes ( 2016) (36311099535).png – Wikimedia Commons

Geograficamente parlando, l’Oceano Indiano è il terzo oceano più grande del mondo, si estende dalla costa orientale dell’Africa alla costa occidentale dell’Australia. Questa regione ha acquisito importanza strategica e uno dei motivi di ciò è la crescente competizione tra India e Cina per affermare la propria leadership in questa area geografica. La regione dell’Oceano Indiano è vitale per il commercio marittimo internazionale che la attraversa, l’approvvigionamento di risorse come il petrolio, i punti di passaggio che contiene e le linee di comunicazione marittime presenti su di essa.

In termini generali, India e Cina hanno due strategie e approcci differenti, che hanno in sé intrinseci elementi di attrito. L’India intende affermarsi come leader regionale e fornitore di sicurezza. Mentre la Cina cercherebbe di proteggere la sua Nuova Via della Seta e le sue linee di comunicazione marittime attraverso una strategia etichettata come il “filo di perle”, una rete di stati amici che consentono di stabilire legami economici e militari con Pechino.

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L’importanza geostrategica dell’Oceano Indiano è cresciuta di intensità a causa della crescita economica dei paesi asiatici nel loro complesso, in particolare della Cina; a essa fa il paio l’ascesa dell’India come uno dei più importanti stati litoranei della regione, e da una maggiore presenza degli USA nell’Asia-Pacifico per contenere Pechino.

Come detto, per l’India e la Cina, questa regione è vitale. Per l’India, il commercio estero attraverso le sue linee di comunicazione marittime nella regione ha rappresentato il 43,4% del suo PIL nel 2018. Inoltre, dipende da quest’area per l’80% della sua fornitura di petrolio, essendo il terzo consumatore di petrolio al mondo. Per la Cina, la regione è ancora più essenziale, poiché praticamente tutto il suo commercio marittimo passa attraverso di essa. Pertanto, l’Oceano Indiano è una regione vitale per gli interessi della Cina. Quest’area sta diventando l’epicentro della rivalità geostrategica tra l’India, oggi la sesta economia più grande del mondo, e la Cina.

Quindi a Pechino si vede con inquietudine la crescente presenza (e potenza) indiana, poiché, come su accennato, questa regione è di vitale importanza per il suo commercio, l’approvvigionamento di risorse e le loro ambizioni geopolitiche.

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Il Mar Cinese Meridionale è un’importante rotta commerciale per il petrolio greggio e nel 2016, oltre il 30% del commercio marittimo globale di petrolio greggio, ovvero circa 15 milioni di barili al giorno (b/g), è passato attraverso il Mar Cinese Meridionale – Fonti Principali flussi commerciali di petrolio greggio nel Mar Cinese Meridionale (2016) – Autore U.S. Energy Information Administrationgo.usa.gov/xUJu7Major crude oil trade flows in the South China Sea (2016) (43582519014).png – Wikimedia Commons

Dopo decenni di invasioni e ingerenze delle potenze europee tra il XIX e il XX secolo, quello che è noto come il “secolo dell’umiliazione“, la Cina si sta affermando come una nuova potenza mondiale in campo economico e militare. Secondo la Banca Mondiale, oramai è la seconda economia al mondo in termini di PIL, solo dietro agli USA (anche se le fragilità strutturali della sua economia rischiano di esplodere e rallentare sostanzialmente la crescita e la perdita di quella posizione).

Spinta da un forte nazionalismo, sotto la guida di Xi Jinping, la Cina sta usando la sua crescita economica per tornare alla “Grande Cina“, un concetto legato alla geografia dell’immaginazione del Paese, in base al quale Pechino rivendicherebbe i territori usurpati dalle potenze coloniali durante del diciannovesimo secolo e vorrebbe attuare l’impostazione della teoria di Heartland2. In quanto potenza revisionista emergente, che cerca di stabilire una nuova posizione nell’ordine internazionale, la Cina ha quindi bisogno di garantire un sicuro approvvigionamento di risorse energetiche.

Il controllo delle linee di comunicazione marittime è fondamentale per mantenere il commercio internazionale e preservare un ruolo globale. Questo imperativo ha spinto Pechino a concentrare la sua attenzione negli ultimi anni sugli oceani e ad ampliare le sue capacità militari marittime, sin dall’istituzione della RPC, incentrate solo sulla difesa costiera, verso le acque profonde. Poiché il Mar Cinese Meridionale, adiacente al suo territorio, impone alcune limitazioni dovute a controversie territoriali che coinvolgono diversi Stati e alla presenza degli Stati Uniti, la Cina ha parzialmente riorientato i suoi occhi sull’Oceano Indiano per garantire i suoi interessi geopolitici.

Come accennato in precedenza, gli interessi della Cina in questa regione sono garantire l’approvvigionamento di risorse, mantenere le rotte commerciali e sviluppare la Via della Seta Marittima, con la quale intende sfidare il dominio occidentale sui mercati internazionali e nella regione indo-pacifica. Pertanto, l’obiettivo principale della Cina in quest’area è quello di proteggere le sue linee di comunicazione marittime e per questo Pechino ha sviluppato una strategia che è stata definita da diversi analisti la “Collana di perle“. In base a questa strategia, la Cina cercherà di aumentare la sua influenza militare, economica e diplomatica nella regione attraverso lo sviluppo di infrastrutture e l’instaurazione di alleanze con i paesi costieri dell’Oceano Indiano.

Nel Corno d’Africa, la Cina ha stabilito la sua prima base militare fuori dal proprio territorio a Gibuti nel 2016. In questo modo ha aumentato la sua presenza in un’area di vitale importanza strategica, poiché lo Stretto di Bab el-Mandeb si trova lì al ingresso al Mar Rosso e la rotta che collega l’Asia con l’Europa attraverso il Canale di Suez. Inoltre, la Cina effettua grandi investimenti con i paesi africani del litorale dell’Oceano Indiano, in particolare Kenya e Sud Africa. Ciò consentirebbe di avere una maggiore influenza cinese nell’area del Canale del Mozambico, uno dei punti di strozzatura strategici nella regione dell’Oceano Indiano.

Un’altra componente vitale della strategia cinese è la costruzione del , in cui la Cina ha investito molto in quanto parte del Corridoio economico sino-pakistano (CPEC). Situato in una regione di grande valore strategico tra il Medio Oriente, il Pakistan e l’Asia Centrale; il porto collega direttamente il territorio cinese con l’Oceano Indiano attraverso autostrade e ferrovie. Le relazioni tra Pakistan e Cina sono tuttavia soggette a diverse turbolenze, e la complicata vita politica di Islamabad è un elemento di incertezza per la strategia di Pechino, insieme alla situazione aperta dell’Afghanistan, rappresentano una minaccia pendente e irrisolta per il pieno sviluppo del CPEC.

La Cina ha anche stabilito legami economici con le Maldive, un Paese che ha aderito all’iniziativa New Silk Road nel 2014. Queste isole rappresentano infatti un importante fulcro della competizione geostrategica tra India e Cina. Nel 2018 il candidato più favorevole agli interessi indiani ha vinto le elezioni presidenziali, tuttavia, considerando che gli investimenti cinesi rappresentano l’80% del debito delle Maldive, è molto probabile che Pechino continui a mantenere la sua influenza.

Pechino mantiene una forte presenza anche in Sri Lanka. In questo Paese ha acquisito il porto di Hambantota. Questa posizione non serve solo a controllare i mercantili diretti verso la Cina, ma consente anche di monitorare i movimenti dell’India nell’area. Inoltre, può mantenere una forza militare di riserva in caso di conflitto. La recente crisi dello Sri Lanka (ormai politica, conseguenza di una folle gestione economica) è seguita da vicino da Pechino, preoccupata di perdere un elemento importante della “Collana di perle”.

La Cina è presente anche a Chittagong, il porto più grande del Bangladesh, dove ha investito in strutture e magazzini per navi mercantili e ha aderito, nell’ambito del miglioramento della rete nazionale delle infrastrutture di comunicazione, alla realizzazione del tunnel Karnaphuli (alias ‘Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman Tunnel’ è un tunnel sottomarino in costruzione nella città portuale di Chattogram, sotto il fiume Karnaphuli). L’espansione cinese si è concretizzata anche in Myanmar, in particolare nella città costiera di Kyaukpyu nel Golfo del Bengala, che appare essere una delle subaree più critiche dell’Oceano Indiano. Lì, dal 2016, la Cina ha ottenuto dal governo militare l’accesso per sviluppare una zona economica speciale e costruire un porto.

Stabilendo collegamenti via terra tra questi locali e il territorio cinese, Pechino sarebbe in grado di ridurre la sua dipendenza dallo Stretto di Malacca per le importazioni di gas e petrolio. Attraverso la stessa, Pechino cercherebbe di controllare le navi che passano attraverso il Golfo del Bengala verso lo Stretto di Malacca.

La Cina sta cercando di sviluppare operazioni di sorveglianza vicino alle Isole Cocos/Keeling (territorio federale australiano)3 e/o all’Indonesia, un altro stato che aspira ad aderire ai BRICS. Infine, la “Collana di perle” si estende attraverso il Mar Cinese Meridionale fino alla costa del paese asiatico. Qui, l’isola di Hainan costituisce una base militare cinese importantissima e il primo elemento di questa architettura economica e di sicurezza della strategia di Pechino.

Fine parte I – continua

Enrico Magnani

articolo originariamente pubblicato su DIFESAONLINE


Note
1 L’Oceano Indiano è essenziale per l’equilibrio marittimo globale perché contiene alcuni dei punti di passaggio marittimi più importanti al mondo. Nello specifico, sono quattro e sono: 1) Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden; 2) lo Stretto di Malacca, una delle rotte marittime più importanti del mondo; 3) lo Stretto di Hormuz, unico passaggio dal Golfo Persico all’Oceano indiano, e 4) il Canale del Mozambico, importante via commerciale di transito tra Capo di Buona Speranza, il Medio Oriente e l’Asia (e da Buona Speranza all’Atlantico).

2 La teoria dell’Heartland, elaborata dal geografo John Mackinder (1861-1947), stabilisce che chi controlla l’area compresa tra Asia Centrale, Russia Centrale e Siberia ha una posizione privilegiata di fronte al dominio del resto d’Europa e dell’Asia, e, potenzialmente , dominio mondiale.

3 Le isole Cocos/Keeling sono viste da anni dagli USA come possibile sito di sorveglianza strategica mirata a monitorare le attività aeree e navali di Pechino nell’area; dati i legami di sicurezza rafforzati tra Washington e Canberra, questa opzione sembra molto realistica a medio termine. Nel recente passato, la possibilità che essa fosse apparsa più prossima nel quadro del ritiro dell’ipotizzato sgombero della presenza statunitense nelle isole Chagos, territorio britannico nell’Oceano Indiano, a causa delle pretese di sovranità delle Maldive; ora questa opzione sembra indebolita, ma la crescente attività militare della Cina nella regione, mantiene le Cocos/Keeling come un importante avamposto della strategia di controllo/contrattacco di Pechino con il rafforzamento delle capacità di sorveglianza.

 

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