Sconcerto per l’attacco ad Odessa, dopo meno di 24 ore dalla firma del trattato per il grano

Andrea Mucedola

24 Luglio 2022
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR NERO
parole chiave: Kalibr, attacco missilistico, blocco del grano , sicurezza marittima

 

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?” ovvero «Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?». Iniziò così il celeberrimo incipit della prima delle orazioni, dette Catilinarie, di Marco Tullio Cicerone. Parafrasando il famoso detto potremmo chiederci fino a quando la Russia continuerà con questi comportamenti irrazionali che non  offrono speranze per il futuro. Se Putin, come dice, vuole salvaguardare i valori in dissoluzione in un Occidente decadente, questa è la strada più sbagliata e pericolosa, soprattutto per la Russia. Non farà che esacerbare situazioni di opposizione che non fanno prevedere nulla di buono.

Il blocco del trasporto del grano, in atto dall’inizio dell’invasione russa del 24 febbraio, ha bloccato decine di milioni di tonnellate di cereali diretti ai Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Il mondo aveva appena fatto un respiro di sollievo per l’accordo internazionale firmato a Istanbul per consentire il trasporto sicuro di grano e altri prodotti alimentari necessari per alleviare il rischio di una crisi alimentare globale che è avvenuto un assurdo attacco a Odessa. Un’azione gravissima che di fatto viola i termini dell’accordo mediato dalle Nazioni Unite che prevedeva che entrambi i Paesi si sarebbero astenuti dall’attaccare le strutture portuali o le navi civili utilizzate per il trasporto di grano. 

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Il Segretario generale IMO Kitack Lim venerdì (22 luglio) ha accolto con favore la firma di un accordo tra la Federazione Russa, Türkiye, Ucraina e Nazioni Unite (UNO) per stabilire un corridoio marittimo umanitario per consentire alle navi di esportare carichi critici di grano e alimenti dall’Ucraina. La foto mostra i quattro partecipanti ai negoziati di Istanbul dell’iniziativa di grano del Mar Nero: Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite – Autore IMO – Fonte https://www.flickr.com/photos/imo-un/52233881214/ IMO welcomes maritime humanitarian corridor in Black Sea (52233881214).jpg – Wikimedia Commons

 L’accordo del 22 luglio, fortemente sostenuto con un’azione diplomatica da Ankara, ha lo scopo di evitare la carestia tra decine di milioni di persone nei Paesi più poveri, rifornendoli di cereali, olio di girasole e fertilizzanti per ovvie esigenze umanitarie, in parte anche a prezzi calmierati. Secondo l’accordo, controfirmato dai Russi, gli Ucraini avrebbero guidato le navi attraverso canali sicuri attraversando i campi minati verso tre porti, dove sarebbero state caricate di grano. Alti funzionari delle Nazioni Unite, avevano affermato che l’accordo sarebbe stato pienamente operativo in poche settimane e avrebbe ripristinato le spedizioni di grano ai livelli prebellici di 5 milioni di tonnellate al mese. Poco prima della firma pubblica dell’accordo, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu avevano anche firmato privatamente un memorandum d’intesa per affrontare le interruzioni del commercio di cibo e fertilizzanti russi. Guterres aveva salutato l’accordo come un “accordo per il mondo“, che certo non era stato facile per cui era “stata una lunga strada“.

Va sottolineato che, al di là degli aspetti umanitari, se l’accordo non avesse un seguito, la mancanza di questi prodotti primari causerebbe un aumento dell’instabilità nei Paesi più poveri che si allargherebbe pericolosamente verso il resto del mondo. Non solo verso l’Occidente, che dovrebbe affrontare un’ondata di migrazione incalcolabile, ma anche verso gli altri mercati, compresa la Cina. Una politica quella russa che ricorda un altro detto, questa volta biblico, “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Qualcuno potrebbe dire che le azioni russe sono la logica conseguenza del modo con cui l’Occidente sta affrontando questa gravissima crisi geopolitica, supportando attivamente l’Ucraina con armi moderne e contrastando la Russia con forti sanzioni diplomatiche. Di fatto Putin e il gruppo dirigente russo stanno dimostrando di non avere intenzioni di risolvere questo pasticciaccio ai confini dell’Europa. Si sono lanciati in una tragica avventura in cui stanno morendo tanti giovani russi e ucraini e, alla fine, sarà difficile capire chi sarà il vincitore. Le minacce di uso di armi nucleari da parte di Mosca potrebbe essere l’ultimo atto, ma lo sarebbe anche per la Russia. E Putin lo sa benissimo. Forzare la mano creando effetti collaterali come lo scoppio di instabilità sociali è per Mosca una soluzione sicuramente meno impattante, soprattutto se abbinata ad armi strategiche come il gas. Tutto per allungare i tempi e trovare una exit strategy che non faccia perdere la faccia a Putin.  

L’attacco ad Odessa è un evento irrazionale che non trova nessuna giustificazione. Per la sua gravità politica è stato immediatamente condannato dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, ricordando che il 22 luglio 2022 tutte le parti si erano di fatto impegnate a garantire il movimento sicuro delle spedizioni di grano ucraine e non si riesce a comprendere la logica per cui, dopo meno di ventiquattro ore, i Russi abbiano lanciato un attacco missilistico contro il principale porto ucraino di esportazione di grano. L’attacco è stato effettuato con gli ormai noti missili Kalibr, missili cruise di fabbricazione russa lanciabili da navi di superficie e sottomarini in funzione anti-nave, anti-sommergibile e da attacco terrestre, sviluppati dal Design Bureau Novator, che sono stati lanciati da delle infrastrutture in Crimea (non è noto se da unità navali in porto o in mare). 

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la versione del missile russo Kalibr lanciabile da sottomarini – Autore Vitaly Kuzmin 91RE1 submarine launched anti-submarine missile from Kalibr-PLE-Club-S system 01.jpg – Wikimedia Commons

Il battesimo del fuoco per i missili Kalibr avvenne il 7 ottobre 2015, quando unità della Flottiglia del Caspio lanciarono 26 missili da crociera del sistema Kalibr-NK 3M14T contro obiettivi terrestri appartenenti all’ISIS e a gruppi ad essa affini dislocati in Siria, dando di fatto l’avvio all’intervento russo nella guerra civile siriana. Da allora sono stati impiegati in molte operazioni compresa la guerra in Ucraina contro infrastrutture strategiche (fortificazioni, depositi di armi e carburanti, impianti di produzione e manutenzione di armamenti) e di trasporto (aeroporti, ponti ferroviari, stazioni di elettrificazione ferroviaria). Questa volta i missili, sempre secondo le fonti ucraine, “non hanno causato danni significativi“. Sebbene intercettati, ad Odessa sono stati colpiti un deposito di grano ed un centro di movimentazione ferroviario. Nello stesso giorno altri missili hanno colpito un aeroporto militare e una stazione ferroviaria dietro le linee del fronte. Andriy Raikovych, capo della regione di Kirovohrad del Paese, ha affermato che gli attacchi hanno provocato almeno tre morti e 13 feriti.

Le reazioni di condanna sono unanimi. Il ministro della difesa turca, generale Hulusai Akar, ha dichiarato: “The Russians told us that they had absolutely nothing to do with this attack, and that they were examining the issue very closely and in detail. The fact that such an incident took place right after the agreement we made yesterday regarding the grain shipment really worried us.

Sapremo forse qualcosa di più nelle prossime ore ma il vaso dell’accordo così faticosamente firmato si è già pericolosamente incrinato.  

Andrea Mucedola

in anteprima lancio un missile Kalibr – Fonte Marina Russa 

 

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