L’eredità di Shinzo Abe, l’ultimo leader del nuovo Giappone

Andrea Mucedola

3 Agosto 2022
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Giappone, Abenomics

 

Shinzo Abe, uno degli ultimi Grandi del mondo, l’uomo politico che aveva saputo scegliere sempre il momento giusto, barcamenandosi dalla Casa Bianca di Washington alla  Grande Sala del popolo di Pechino, nella mattinata di venerdì 8 luglio 2022 è stato ucciso dalla mano di un folle mentre stava tenendo un comizio elettorale sul piazzale della stazione dei treni a Nara, nel sudovest del Giappone. Due colpi sparati con un’arma rudimentale a canne mozze non per motivi politici ma per non chiari rancori contro un’organizzazione religiosa con cui, tra l’altro, Abe non aveva rapporti. Abe veniva da una famiglia politica da cui aveva ereditato una forte capacità diplomatica. Suo nonno, Nobusuke Kishi, fu primo ministro (dal 1957 al 1960), mentre suo padre Shintaro Abe fu ministro degli esteri dal 1982 al 1986.

Un’eredità che, nonostante le difficoltà del III millennio, permise ad Abe di essere il premier giapponese del dopoguerra più longevo, ricoprendo l’incarico per otto anni, dal 2006 al 2007 e in seguito tra il 2012 e il 2020 quando annunciò le sue dimissioni nell’agosto 2020, per motivi di salute legati ad una colite ulcerosa, una malattia intestinale cronica. Gli successe poi Yoshihide Suga, leader del Partito Liberal Democratico (LDP), che fu poi sostituito da Fumio Kishida. Durante il suo mandato, Abe aveva lasciato un segno indelebile nelle politiche estere ed economiche del paese, rafforzando i legami con gli alleati del Giappone all’estero e tentando di rivitalizzare l’economia giapponese con il suo marchio di fabbrica “Abenomics”.

L’Abenomics avrebbe dovuto bandire la deflazione e stimolare la crescita attraverso spese generose, politiche monetarie radicali e riforme strutturali. In realtà Abe non aveva mai raggiunto i suoi obiettivi ambiziosi di aumentare l’inflazione al 2% all’anno. Prima che entrasse in carica, i prezzi erano in calo da quattro anni consecutivi e dopo crebbero in quasi tutti i sette anni di mandato.

L’Abenomics è una serie di iniziative macroeconomiche iniziate nel 2013 per sollevare il Giappone dalla ormai decennale depressione economica. L’iniziativa si basa su tre direttrici politiche: monetaria (deprezzando lo yen per incentivare l’export giapponese minacciato da quello cinese), fiscale (tassi di interesse negativi per disincentivare il risparmio) e di crescita,  basate su una politica monetaria espansiva per aumentare l’inflazione tanto da raggiungere e mantenere la soglia del 2%, con un aumento di 1,5% della spesa pubblica (raggiungendo l’11,5% nel deficit pubblico). Gli analisti sono convinti che nel medio-lungo periodo gli effetti si allineeranno con le aspettative,  permettendo al Giappone di tornare sulla scena mondiale in maniera competitiva e contrastare lo scomodo gigante cinese 

Di rilievo la sua capacità diplomatica, sempre vigorosa e abile, da nazionalista dichiarato, era riuscito a condurre una politica estera astuta senza far sconti agli avversari storici ma anche agli alleati, riuscendo a radunare i governi della regione per contrastare la potenza militare ed economica della Cina senza però mai provocare indebitamente Pechino.

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Il segretario generale del Comitato centrale del Partito comunista cinese e presidente cinese Xi Jinping stringe la mano al primo ministro giapponese Shinzo Abe. Data 26 ottobre 2018 – Fonte Visita in Cina – Autore Segreteria di Gabinetto, Ufficio di Gabinetto Jinping Xi and Shinzō Abe in Oct. 26th, 2018.jpg – Wikimedia Commons

Quando l’America si ritirò  dal TPP, Abe prese il timone per mantenere in vita il progetto, rafforzando la cooperazione militare con le maggiori  democrazie asiatiche. Non fu facile, il suo mandato tumultuoso fu spesso ostacolato da controversie politiche e dal peggioramento delle relazioni con la vicina Corea del Sud. Tuttavia Abe era  riuscito a sopravvivere a tutto. Le sue politiche economiche, che lo avevano aiutato a essere rieletto nel 2012, e la sua posizione intransigente sulla storia revisionista del Giappone portarono molti osservatori a descriverlo come un leader nazionalista di destra. Uno dei suoi obiettivi più controversi fu la revisione dell’articolo 9 della costituzione, che stabilisce che “il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione“. L’articolo era stato aggiunto alla nuova costituzione giapponese dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per volere degli Stati Uniti, una clausola della costituzione vietava al paese di mantenere un esercito, una marina o un’aviazione. Abe riuscì a girare intorno al divieto, creando le basi di un nuovo Giappone, meno dipendente dall’alleato americano e pronto a difendere i propri interessi economici sul mare.

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Il primo ministro Abe Shinzō (al centro) ispeziona il ponte della portaelicotteri JS Izumo nella baia di Sagami il 18 ottobre 2015 (Japan Navy)

Una sfida che Abe ha vinto … il Giappone c’è e si presenta come protagonista del III millennio nel Pacifico, attualmente l’oceano politicamente più bollente da un punto di vista geopolitico, in particolare per la sicurezza marittima. Per chiudere questo breve epitaffio, voglio citare Lanzara: ” Abe ha trattato da pari con USA e Russia, non ha mostrato timori reverenziali, ma un’intelligenza politica non comune. Ha avuto il coraggio di chiedere scusa ai Paesi segnati da imprese imperialiste che, di certo, non possono conferire onore a chi intende portare civiltà; lo ha fatto guardando avanti, non è da tutti …  Le linee politiche sono state tracciate, e toccano tutti gli aspetti salienti della vita giapponese: economia, società, difesa con la proposta di revisione di una Costituzione che, alla luce degli eventi deve necessariamente essere rivista per poter garantire stabilità e sicurezza.” 

La strada è stata tracciata e ora tocca ai suoi successori seguirla.

Andrea Mucedola

 

in anteprima la nuova flotta giapponese – Autore Forza di autodifesa marittima giapponese – Fonte http://www.mod.go.jp/msdf
Japan Maritime Self-Defense Force butai01 – 10.jpg – Wikimedia Commons

 

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