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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Mine navali, Cina, shipping lines
I tamburi di guerra che periodicamente risuonano in diverse aree marittime sensibili per il transito del traffico mercantile non vanno ignorati. Troppo spesso nella storia navale la minaccia legata alle mine navali è stata considerata minimale nonostante alla fine dei conflitti il numero di danneggiamenti causati da queste armi insidiose sia stato sempre maggiore di quello causato da cannoni, missili e siluri.
Si fa un gran parlare della situazione geopolitica nell’oceano pacifico, a causa delle implicazioni politiche e militari nei prossimi anni. Le pretese territoriali marittime della Repubblica popolare cinese nel mar cinese meridionale, lo sviluppo di una flotta sempre più moderna per sostenere la via marittima della seta e le rivendicazioni verso gli sviluppi dei Paesi limitrofi fanno presupporre che il Dragone non voglia solo agitare la coda ma imporre anche con la forza quelli che ritiene siano i suoi diritti. Il Mar Cinese Meridionale è un vasto mare marginale che confina con Cina, Filippine, Taiwan, Malesia, Singapore, Indonesia, Thailandia, Brunei, Cambogia e Vietnam. A nord-est si trova lo stretto di Taiwan, a est la penisola malese e a sud il Borneo, con una profondità media di circa 1.212 metri, cosa che lo rende adatto alle operazioni dei sommergibili. Ha un bacino centrale, conteso da molti, che contiene più di 250 piccole isole, scogli ed atolli, circondati da più bassi fondali che nascondono molte ricchezze naturali in cui la Cina ha unilateralmente creato delle basi aeronavali rivendicate per creare una cornice di sicurezza alle aree marittime d sua competenza.

mina cinese da fondo T 1000 – foto Gary Todd Chinese T-1000 Sink Mine (9884940253).jpg – Wikimedia Commons
Senza entrare nel merito, cosa che ho descritto in precedenti articoli, la situazione è sempre più rovente. La recente diatriba a seguito della creazione dell’AUKUS (patto di alleanza tra Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti) e sul progetto di costruzione (o acquisizione ?) di nuovi sottomarini a propulsione nucleare da parte della Marina australiana ha fatto infuriare i Cinesi e riapre indirettamente la questione del possibile uso in quelle aree delle mine navali in ruolo difensivo o protettivo, che limiterebbero di fatto il libero transito per il traffico internazionale.

un moderno sistema ROV PLUTO per la ricerca, classifica e neutralizzazione delle mine – cortesia marina militare italiana
La guerra di mine navali è forse la forma di lotta marittima più dipendente dalle condizioni ambientali … ha in comune le caratteristiche chimiche-fisiche dei mari con la lotta anti sommergibile ma deve tenere conto maggiormente della morfologia e della tipologia del fondo marino. Non è una scienza esatta e richiede molta esperienza e studio dell’ambiente operativo. Detto questo il mar cinese meridionale si presta all’impiego di queste armi per ridurre lo spazio di manovra di navi ma soprattutto dei sommergibili. Ne sanno qualcosa i cinesi che hanno un vasto armamentario di mine navali. Una minaccia ben conosciuta durante le guerre del secolo scorso che costrinse le marine del nord Europa a scelte tattiche che ritardarono il corso del conflitto. Le esperienze passate nono sono state dimenticate ma messe in secondo piano privilegiando programmi di navi maggiori e sistemi d’arma sempre più avanzati. Questo richiama alla memoria l’episodio biblico di Davide e Golia, quando un giovane pastore uccise un gigante con una fionda … ma si sa, la storia non ha spesso memoria.
La problematica delle mine navali è stata recentemente sottolineata dalla Marina statunitense che, durante l’approntamento di pacchetti operativi per le future missioni della classe Littoral Combat Ship (LCS) ha dichiarato che le contromisure contro le mine sono diventate una “priorità chiave”.

USS Manchester completò nel 2017 i test di accettazione per la marina americana – U.S. Navy photo courtesy of Austal USA/Released USS Manchester (LCS 14) completed acceptance trials (cropped).jpg – Wikimedia Commons
Secondo il Naval Sea Systems Command, il sistema di MCM (contro misure mine) per la classe Independence ha finalmente completato il suo primo periodo di test operativo e valutazione. I test operativi di valutazione sono stati eseguiti con successo a bordo del LCS USS Manchester a maggio e giugno 2021. Uno dei “pacchetti di missione” principali per LCS è il sistema di dragaggio ad influenza senza pilota (UISS), costituito da un veicolo autonomo di superficie costruito da Textron, e da un’apparecchiatura rimorchiata per il dragaggio ad influenza combinato (magnetico, acustico e magnetico/acustico). Oltre che dalla LCS, l’UISS può essere utilizzato anche da terra, allargandone quindi l’impiego operativo. Dopo un’analisi e una valutazione dei dati post-trial, il sistema dovrà ora superare i test per ottenere la capacità operativa iniziale (IOC) in modo da poterlo imbarcare sulla classe Independence. Il contrammiraglio Casey Moton, ufficiale esecutivo del programma per i mezzi senza equipaggio, ha dichiarato a Breaking Defense che il pacchetto LCS MCM è una “priorità chiave”. La USN è sempre più interessata alla guerra contro le mine mentre la competizione si surriscalda nell’Indo-Pacifico. La PLA Navy cinese ha investito molto nella tecnologia di guerra contro le mine ed ha la capacità di attingere a più di due dozzine di varianti di mine navali (circa 80000-100000 mine) che potrebbero mettere a rischio le unità combattenti di superficie ed i sottomarini della Marina degli Stati Uniti.
Il pacchetto MCM del LCS
Come ricorderete la LCS ha tre pacchetti di missioni operative, composti da dozzine di sistemi di capacità progettati per contrastare anche simultaneamente una varietà di minacce di superficie e subacquee. Le capacità di contromisure mine includeranno in futuro una unità di superficie senza equipaggio (CUSV) integrata con un sistema di dragaggio ed un moderno sonar AQS-20 (o successivo). Non con poco ritardo l’ammiraglio Moton, ad una conferenza a Baltimora ospitata dall’American Society of Naval Engineers, ha comunicato che è stata recentemente completata una fase di test in mare di tre settimane a bordo della Manchester (LCS-14) con altre unità di contromisure mine della Marina Statunitense. Sebbene i risultati dei test siano ancora in valutazione, qualora positivi, la USN darà il via libera alla produzione a pieno ritmo delle 48 navi in programma. Una soluzione possibile potrebbe essere una soluzione ibrida di Rheinmetall che sembrerebbe in grado di integrare tecnologie attive e passive di nuova generazione per un’efficace difesa contro le mine navali. Vedremo.
Un altro progetto di interesse è il Knifefish, un veicolo sottomarino senza equipaggio (UUV) focalizzato sulla ricerca, scoperta e neutralizzazione delle mine infangate ovvero nascoste sotto il sedimento superficiale, da sempre una preoccupazione per le navi in transito, specialmente su basso fondale. Il primo di questi UUV è stato consegnato da General Dynamics all’inizio di quest’anno (2021). Il Knifefish è stato progettato e costruito dalla Bluefin Robotics di General Dynamics Mission Systems non solo nelle missioni tradizionali di ricerca, scoperta, identificazione delle mine navali ma come supporto di intelligence per altri sistemi. I test di sviluppo e la valutazione operativa del Knifefish sono in corso dal 2018. In particolare, la Marina statunitense ha acquistato cinque veicoli Knifefish che saranno completati da altri nove ad uso della componente dei sottomarini per il supporto alla raccolta dati (survey) dei fondali di operazione. Questa versione potrà essere rilasciata in immersione dai sottomarini. Queste nuove unità autonome di CMM statunitensi saranno la naturale sostituzione della classe Avenger ormai arrivate alla fine della loro vita operativa, in corso di smantellamento dal 2020.
L’acquisizione di nuovi veicoli consentirà alla USN di lasciarsi alle spalle un certo numero di progetti falliti, non ultimi i problemi del progetto Remote Multi-mission Vehicle (RMMV), un veicolo semisommergibile, semi-autonomo e senza equipaggio che trainava un sensore di profondità variabile per localizzare, classificare e identificare ordigni subacquei. Un programma che fu annullato a causa di numerosi problemi tecnici durante i test in mare. Per quanto di conoscenza, ne furono consegnati alcuni mezzi alla US Navy sia per i cacciatorpediniere DDG 51 Arleigh Burke Class che per le LCS, ma durante i test operativi ne fu valutata un’affidabilità compresa in media tra 18,8 e 25,0 ore, ben al di sotto del requisito della USN di 75 ore. Il dubbio rimane sull’addestramento del personale addetto, essendo una componente da sempre poco considerata dai vertici della USN. Durante la conferenza, l’ammiraglio Moton ha mostrato un’immagine di un RMMV appeso alla poppa di una nave, riferendo delle difficoltà tecniche per il recupero. Un monito ai potenziali problemi che possono sorgere quando l’ingegneria ed i test alla base di una nuova capacità non sono stati sufficientemente rigorosi a priori?
In sintesi, un settore quello delle contro misure mine statunitensi in evoluzione, almeno dal punto di vista dei mezzi … ma poco si sa su eventuali misure per creare una componente specialistica (attualmente il personale di bordo riceve un addestramento non all’altezza di quello delle marine europee).
Andrea Mucedola
in anteprima mina navale ormeggiata cinese – foto di Gary Todd di Xinzheng, China Chinese Anchor-1 Mine (9884839536).jpg – Wikimedia Commons
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