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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO – MAR LIGURE
parole chiave: fonti, forte di Taggia
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Per rispondere a questa domanda vi propongo una lettera in cui il Podestà di Taggia (borgo della Riviera Ligure di Ponente) racconta un episodio avvenuto l’11 marzo 1611. La lettera, che vedete nell’immagine sottostante, è conservata nell’Archivio di Stato di Genova, fondo Archivio Segreto, filza n. 1666.

Il podestà descrive una “nave […] longa, con remi voganti sotto coperta”. Si tratta di una nave galera, ossia di un veliero armato a nave dotato anche della propulsione remica, con i rematori collocati sottocoperta. Un tipo di nave come quella rappresentata nell’immagine che ritrae una nave galera a due ponti barbaresca, l’ammiraglia della flotta corsara di Tripoli, impegnata in combattimento nel 1709.
Il podestà racconta che la nave abbia cercato di catturare due “barche” (la barca era un bastimento tondo a tre alberi con vele latine), una francese e una genovese, mettendo in mare il suo “caicco” (la lancia). Il fuoco dei “moschettoni” della barca francese ha respinto il caicco, permettendo ai due battelli mercantili di trovare rifugio sotto la protezione dei cannoni del forte di Taggia.
Che informazioni ci da questo tipo di fonte? Procediamo con ordine.
Il podestà non da notizie sull’identificazione della nave, questo vuol dire che non inalberava bandiera, perché altrimenti il podestà avrebbe indicato quantomeno lo stato di appartenenza. Tuttavia sappiamo che i marinai scampati all’attacco hanno raccontato fosse “nave di cattiva gente”, ossia corsara: barbaresca? Non lo sappiamo, ma è una possibilità (anche perché sappiamo che i barbareschi utilizzavano navi galere). L’attacco contro le due barche segue un modulo operativo ricorrente nella corsa e nella pirateria (anche in quella attuale): nave madre e unità cacciatrice. Si tratta dell’utilizzo di un bastimento leggero (il caicco in questo caso) per attaccare il mercantile, con l’unità madre, la nave, che si mantiene a distanza (perché non ha la manovrabilità e la possibilità di muoversi sottocosta necessarie per abbordare natanti più piccoli).

Torre di Taggia. Nel 1563 la popolazione di Taggia e di Bussana si accollò l’onere della costruzione di una torre, probabilmente costruita su un precedente impianto romano del II secolo, di cui tuttavia sono andati perduti i ruderi e la lapide. foto di Sara Campora
Perché le due barche riescono a scampare all’attacco?
Perché esse navigano armate (autoprotezione) e sottocosta, e quindi possono velocemente trovare rifugio sotto la protezione dei cannoni del forte di Taggia. Ecco uno dei motivi per cui nel Mar Mediterraneo la stragrande maggioranza della rotte si sviluppava sottocosta; navigare sottocosta aumentava le possibilità di sfuggire ad un attacco corsaro. In ultimo: il podestà dice di aver fatto porre “le guardie” al forte, perché la presenza della nave galera corsara aveva generato uno stato di allarme nel borgo. In altre parole il podestà aveva mobilitato la milizia territoriale locale per guarnire il forte. I presidi locali non erano infatti affidati all’esercito regolare (composto da soldati professionisti) ma alla milizia territoriale (soldati non professionisti, che a turno servivano gratuitamente per difendere la propria comunità) ed ai bombardieri (artiglieri stipendiati dalla comunità del borgo). Interessante considerando che la torre difensiva di Taggia era stata costruita nel 1563 grazie ai contributi degli abitanti di Taggia e di Bussana. Ora, la notizia contenuta nella lettere ci dice che la milizia non presidiava permanentemente il forte ma lo facevano i bombardieri. I miliziani montavano la guardia solitamente di notte, e di giorno solo in emergenza, quando c’erano situazioni di pericolo o quando si percepivano possibili attacchi dal mare.
Una notizia nuova che scaturisce da queste poche righe facendoci conoscere informazioni inaspettate della vita del tempo.
Prof. Emiliano Beri
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