.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ARTICO
parole chiave: Oceano Atlantico, Artico, Groenlandia, GIUK Gap
.
Le recenti dichiarazioni del Presidente Trump si prestano alla retorica più che a sane considerazioni politiche e danno luogo ad una polemica strumentale, alimentata dalla propaganda ideologica che trova terreno fertile sulla disinformazione di ciò che in realtà avvenne durante la Guerra fredda. Tra le tante provocazioni di un Presidente, che appare spesso greve ed inopportuno, troviamo le pretese sull’acquisizione della Groenlandia; al momento non un vero problema se affrontato e valutato in un’ottica di coesione occidentale, ma che può diventarlo se non verrà concordata una politica comune nei confronti di un espansionismo cinese e russo nell’Artico ormai più che evidente.

L’attenzione sulla Groenlandia è storica ed è stata una delle costanti della Guerra Fredda; la “presa di coscienza” europea, anche attraverso le provocazioni di Trump, è peraltro un opportuno e tempestivo messaggio a fondo strategico a Putin ma anche rivolto alla Cina, per i suoi indirizzi strategici e per quelli che condivide con la Russia. Nell’interesse occidentale, occorre rispondere alle provocazioni ma soprattutto prevedere, bilanciare e controbattere le strategie avversarie: l’Occidente con l’Ucraina ha ricevuto ben più che un avviso e, fortunatamente e contrariamente agli auspici russi, sulla guerra in Ucraina è stata data una dimostrazione di grande coesione e reattività, con un’immediata presenza statunitense; una attenzione che ha portato ad un allargamento da 30 a 32 Paesi all’interno di una NATO che appare ancora unita per scongiurare future minacce.

La Groenlandia, pur con la propria autonomia, è territorio danese, appartenente ad uno dei Paesi di prima adesione all’Alleanza atlantica; importante per la sua connotazione marittima, essendo di fatto un caposaldo del GIUK Gap dove la Guerra fredda era stata giocata duramente, attraverso il quale le rotte strategiche si scoprono sempre più agibili e sfruttabili.
La Danimarca dovrebbe ricordare che Thule, base strategica alleata, fu “comprata” dagli USA nel 1952 e da allora i “contributi” USA all’economia della regione sono stati maggiori degli stanziamenti nazionali danesi; un precedente, forse, ma qualcosa da non dimenticare quando la Cina sta tentando di entrare nel gioco (o di subentrare) attraverso opinabili operazioni “commerciali”, in forma di concessioni portuali, infrastrutturali e minerarie sulla Groenlandia, dopo averle tentate – con poco successo malgrado alcune eccezioni- con alcuni paesi artici, dalla Finlandia allo stesso Canada (estrazione dell’oro) che mi ricordano la “conquista Cinese” in Sud America, dalle terre rare in Bolivia alla portualità (compresa quella di Panama)… un filo rosso che non è sfuggito a Trump (… nessuna novità, aveva già trattato il tema nel 2019, senza gli attuali traumi di un’amministrazione locale che qualche dubbio può suscitare…) ma soprattutto non avrebbe dovuto e non dovrebbe sfuggire all’UE.
Per il fronte Nord (Baltico, GIUK, Groenlandia e l’Artico in generale) gli Stati Uniti hanno erogato (non investito) miliardi di dollari (per le sole attività in Groenlandia oltre 25 miliardi), oltre agli ultimi enormi costi per le infrastrutture strategiche ed aerospaziali che si riversano su un ”indotto di servizi” che ricade sulla minuscola popolazione groenlandese; una cifra enorme, un impegno che può essere, oggi, vanificato dalla replica del “gioco cinese”: all’outsider basta squalificare il concorrente (o avversario) e l’insediamento strategico costa infinitamente meno, ottenendo praticamente gli stessi risultati ed i relativi vantaggi, ricorrendo a una propaganda diretta, personalizzata, gestita con modalità peer to peer, sfruttando le regole democratiche dell’autonomia su un minuscolo elettorato (ci potremmo chiedere quanti votanti attivi su una popolazione totale di 56.000 abitanti) ed i recenti sondaggi ne sono una dimostrazione lampante). Forse anche in merito alla Groenlandia occorre un altro messaggio, di coesione, rapidità, e reattività, il più vicino possibile e di prevenzione, simile a quello faticosamente dato in occasione della crisi ucraina.

la base di Thule, caposaldo della difesa atlantica anti sovietica durante la guerra fredda
Quale è stata l’importanza della Groenlandia nella storia e negli equilibri atlantici?
Risulta forse opportuna una ricapitolazione di storia recente e meno recente, una rivisitazione in termini geopolitici del passato, del presente, soprattutto del futuro. Il GIUK Gap, che si estende tra la Groenlandia, l’Islanda e il Regno Unito, è stato a lungo un punto critico per le strozzature marittime. Per tutto il XX secolo ha plasmato la strategia navale: dalla protezione delle linee di rifornimento alleate in entrambe le guerre mondiali al servizio come prima linea nella guerra antisommergibile della Guerra Fredda. Il controllo su questo passaggio determinò il vantaggio militare nell’Atlantico settentrionale, influenzando la proiezione di potenza e la difesa transatlantica. Sebbene l’attenzione mediatica sia diminuita dopo la Guerra Fredda, così non avrebbe dovuto accadere per la sua importanza e l’attenzione politica, proprio quando il GIUK Gap sta assumendo una nuova rilevanza tra la crescente attività navale russa e la presenza e le mire cinesi nell’Artico, rendendolo ancora una volta un choke point di primaria valenza strategica.
Gian Carlo Poddighe
,
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.


