La villa romana padronale del Varignano Vecchio, nel Golfo della Spezia

Andrea Mucedola

10 Maggio 2025
tempo di lettura: 7 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA MARITTIMA
PERIODO: II SECOLO a. C. – IV SECOLO
AREA: LIGURIA
parole chiave: Varignano
.

La storia della mia terra mi ha sempre affascinato e questo lo devo al mio professore di francese delle scuole medie, Garzetti, che quando la primavera incominciava a sentirsi, ci portava fuori dalla scuola, percorrendo i sentieri collinari fino al Varignano vecchio, una serie di piane di ulivi che scendevano fino al mare, dove tra un suo racconto della sua vita parigina e qualche poesia di Flaubert e Baudelaire, trovava anche il tempo di raccontarci la storia del golfo di La Spezia. Meta preferita erano i resti di una villa romana del I secolo a.C., situata alle pendici del monte Muzzerone, alla fine di una piccola valle di olivi, tra il Montà di Ria (il lato meridionale del borgo delle Grazie di Portovenere) ed il promontorio di Santa Maria, al di sotto della strada Napoleonica che porta a Portovenere.

I limitati ritrovamenti romani nel Golfo della Spezia fanno ipotizzare che i Romani non vi crearono insediamenti importanti e quell’insieme di piccole baie riparate ospitavano solo alcune famiglie che commerciavano i loro prodotti con la vicina ed importante colonia romana di Luni che, dal 177 a.C., accentrava tutti i traffici, diventando in epoca classica il porto più importante del Tirreno a nord di Ostia. Tra queste strutture agricole parlerò oggi di quella del Varignano risalente al primo secolo a.C. il cui raffinato ambiente padronale disponeva di numerose stanze con diverse pavimentazioni a mosaico ed un piccolo centro termale privato. Secondo gli studiosi, che già dall’Ottocento incominciarono a studiarne i resti, la villa padronale non doveva essere sostanzialmente diversa da quella ritrovata nei pressi delle attuali vasche di San Vito, Marola, durante i lavori per la costruzione dell’Arsenale spezzino. Curiosamente entrambe, nella loro impostazione generale, presentano analogie con simili complessi costruiti nella Provenza, per cui rispettano le regole architettoniche del tempo. Il possedimento che ora andrò a descrivere con maggiori dettagli, arrivava fino al mare; in realtà, a seguito di lavori nel vicino comprensorio militare, la linea di costa attuale risulta più avanzata (il terreno guadagnato è ancora chiamato non a caso riempimento) per cui l’originale bagnasciuga può essere dedotto dalla presenza di una serie di bitte in pietra che consentivano l’approdo alle navi in transito.

Perché Varignano?
Sebbene il nome Varignano, Vergnanum e Verignanum potrebbe derivare, come in molti casi del genere, da un nome come Varenius, Vorenus o Verna, attribuibile forse ad uno dei proprietari, da un punto di vista toponomastico il termine VAR fa ipotizzare un’origine ancora più antica che deve essere ricercata nella radice Var 0 e Janus – il Giano latino da cui Genua (Genova). Secondo il Cantù, dall’unione di Var (mare, fiume, acqua) e Janus potrebbe essere originato il Var janus, il mare di Giano, da cui Varignano. Qualora ciò fosse provato, la nascita di questo comprensorio potrebbe essere precedente alla nascita di Luni, significando la presenza di una tribù ligure nella zona. Un’ipotesi affascinante che potrebbe essere validata dal ritrovamento, avvenuto nel secolo scorso, dei resti di un muro antico – da parte di un agricoltore locale, Bello Giuseppe – costruito con pietre non molto grosse e senza calce dell’altezza di circa un metro e mezzo. Questo muro, partendo dalla villa situata nel piano della piccola valle, s’innalza fino alla sommità della collinetta, Montà di Ria, volgendosi poi ad angolo retto a ponente e poi verso sud fino alla cappella di Sant’Antonio e poi a NE fino alla strada per poi riscendere verso nord fino alla villa. Inoltre, questa struttura muraria, oltre a racchiudere una zona difensiva di dimensioni non trascurabili, comprendeva, nell’angolo a Nord della Montà di Ria, un quadrilatero di circa 10 metri di lato, alto circa tre metri che potrebbe essere stato il basamento di un  castellare1

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2025-04-23-114637.png

mappa dell’insediamento del Varignano – autore Bertino
Bertino_A._1984_Varignano.pdf

Ricerche archeologiche condotte dal 1967 al 1986 si concentrarono sui resti dell’abitato e stabilirono che la villa potesse far parte di un sistema di approdi e proprietà terriere (fundi), realizzato o consolidato dai Romani nel golfo della Spezia, correlato al vicino porto di Luna (portus Lunae). Questa villa, dotata di un fondo agricolo di circa 30.000 metri quadrati coltivato a oliveto e forse anche con zone boschive e di pascolo, potrebbe essere stata menzionata dallo scrittore romano Marco Terenzio Varrone (I secolo a.C.) che descrisse “una villa perfetta che sorge nell’insenatura ben riparata”. Una menzione che si aggiunge a quella di Persio che, nella Satira VI, “A me tepe la Ligure Spiaggia, e sverna il mio mar, là dove sporgono Scogli immensi, e in gran seno il lido avvallasi. Uopo è veder di Luni il porto, amici“. Curiosamente, sulla collina a nord di Le Grazie, la zona panoramica da dove si vede all’estremità del Golfo il paese di Monte Marcello veniva chiamata dai paesani Percii, forse richiamando il grande poeta latino.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Villa_Varignano-1024x682.jpg

villa romana del Varignano impianto delle macchine per la spremitura e dalla grande cella olearia, torcularium
Villa Varignano.jpg – Wikimedia Commons

Ricerche archeologiche relativamente recenti, condotte dal 1967 al 1986, si concentrarono sui resti dell’abitato e stabilirono che la villa potesse far parte di un sistema di approdi e proprietà terriere (fundi), realizzato o consolidato dai Romani nel golfo della Spezia, correlato al vicino porto di Luna (portus Lunae). Sebbene lo sviluppo maggiore dell’insediamento romano del Varignano sia stato datato intorno al 90-80 a.C., quindi in epoca sillana, potrebbe essere esistita una struttura precedente, della fine del II secolo a.C., di cui sono stati individuati ambienti con decorazioni parietali e pavimenti di pregio, collegati ad un’area agricola per la produzione e lavorazione dell’olio d’oliva con un torcularium (frantoio), tra i più antichi ritrovati in Liguria.

Secondo Maffioletti, dopo la metà del I secolo d.C. tutto il complesso subì importanti ristrutturazioni, in particolare negli alloggiamenti del vilicus dove fu allestito il balneum padronale con due praefurnia – uno in comune con la culina – calidarium, sudatorium, tepidarium e frigidarium; inoltre era presente una grande vasca con fontana che completava il percorso termale. Inoltre, il complesso residenziale si affacciava con un meraviglioso portico fiancheggiato da colonnine in laterizio su un’area aperta verso la marina in uno stile che ricorda le ville pompeiane.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2025-04-23-125848.png

i mosaici della villa – Fonte Bertino_A._1984_Varignano.pdf

Le navi, che approdavano alla piccola darsena nella stretta e riparata baia, potevano così rifornirsi di olio e acqua grazie alla cisterna, una superba costruzione intonacata con malta idraulica a due navate con soffitto a volta – un unicum nel suo genere rispetto ad analoghi edifici romani dell’Italia settentrionale – che aveva una portata di circa 576.000 litri. Indagini archeologiche condotte a più riprese fra il 2000 e il 2005 riportarono alla luce sette ambienti, tra i quali il porticato, riferibili a un edificio residenziale che, per le tipologie ornamentali dei pavimenti e per la decorazione parietale doveva essere di alto livello architettonico, richiamante lo stile di alcuni affreschi pompeiani.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2025-04-23-130338.png

Balneum, area termale con i differenti ambienti: A. Corridoio di passaggio e apodyterium, spogliatoio, B) tepidarium e C) calidarium, intercomunicanti e con unica entrata nell’atrio dall’ambiente A attraverso una soglia lapidea D) unctorium e E) frigidarium, intercomunicanti e con unico accesso nell’atrio dall’ambiente D attraverso una soglia anch’essa lapidea F) praefurnium – Fonte Tesi di Maffioletti_M._-Matossi_E._2014_Varinianus:_Valorizzazione_e_tutela_dell’antico_fundus_romano.pdf

Le fonti storiche sembrano confermare l’esistenza della villa che potrebbe essere stata menzionata anche dallo scrittore romano Marco Terenzio Varrone (I secolo a.C.) che descrisse “una villa perfetta che sorge nell’insenatura ben riparata”. Una menzione che si aggiunge a quella di Persio che, nella Satira VI, recitava “A me tepe la Ligure Spiaggia, e sverna il mio mar, là dove sporgono Scogli immensi, e in gran seno il lido avvallasi. Uopo è veder di Luni il porto, amici“. Curiosamente, sulla collina a nord di Le Grazie, nella zona panoramica da dove si vede all’estremità del Golfo della Spezia il paese di Monte Marcello, esiste una località che veniva chiamata dai paesani Percii, forse richiamando il grande poeta latino. La villa continuò ad essere abitata anche dopo il termine delle attività commerciali, probabilmente fino agli inizi del IV secolo, come dimostra il ritrovamento di vasellame e monete. Una volta definitivamente abbandonata venne parzialmente curata dai monaci olivetani del vicino monastero delle Grazie … ma questa è un’altra storia.
Andrea Mucedola
.

Note
0. il prefisso VAR, presso molti popoli antichi, tra cui i Liguri, indicava luoghi che avevano a che fare con l’acqua (basti pensare ai fiumi Vara, in Lunigiana, o Varo in Francia). VAR deriverebbe da una radice sanscrita, sinonimo di acqua, che nelle tradizioni indoeuropee risale a Varuna, il primitivo signore delle acque della cultura indoeuropea, divenuto dio dell’oceano e dei fiumi, oltre che custode delle anime degli annegati, e chiamato Urano nella mitologia greca, divinità primordiale, personificazione del Cielo, coniuge di Gea. Il suo rapporto con gli oceani fu raccontato da Diodoro Siculo che lo definì come il primo re degli Atlanti, un popolo molto pio e giusto, che abitava sulle rive dell’Oceano.
1. Un castellare era una specie di fortezza con mura ciclopiche (non in questo caso) o un rinforzo permanente (aggere) costituente nel suo insieme una barriera, in caso di frane naturali, ma anche un baluardo difensivo. Le fonti maggiori di questi ritrovamenti sono contenute nel “Il Varignano”, un lavoro accurato di P.F. Ferro, redatto nel 1930, che raccoglie le testimonianze degli studi di Ubaldo Mazzini e di Ubaldo Formentini. Quest’ultimo descrisse un muro reticolato e diversi pavimenti antichi, con antico serbatoio di acqua in parte danneggiato, posto sul versante sud est della collina che separa la baia di Le Grazie da quella del Varignano”.
.

Riferimenti
Pietro Fulgenzio Ferro, Il Varignano, 1930
Gonnetta, Saggio istorico descrittivo della Diocesi di Luna Sarzana – Sarzana, 1867; pag. 19
Ubaldo Formentini, Monumenti antichi al Varignano

Pubblicazioni – Villa del Varignano in particolare i saggi di Bertino, Gervasini, Maffioletti et alii, etc.
.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.

(Visited 332 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua