Le ragioni dell’instabilità e la maritime security nel terzo millennio – II parte

Andrea Mucedola

30 Aprile 2025
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: SICUREZZA MARITTIMA (MARITIME SECURITY)
parole chiave: Geopolitica, instabilità
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Uno scontro inevitabile?
Storicamente le civiltà socialmente più forti hanno sempre avuto la meglio su quelle più deboli per cui solo le civiltà solidamente coese sopravvivono. In parole semplici, non sono le armi che consentono la sopravvivenza di lungo termine ma la concretezza dei valori. Questo è il punto debole dell’Occidente che si è lasciato trasportare da una mentalità mercantile, perdendo nel tempo la propria identità. La dimostrazione è l’acquisizione e accettazione tramite i media di modelli estranei alla nostra civiltà,  a scapito di secoli di storia e cultura. Dovremmo accettare il concetto che i modelli degli uni non devono per forza essere universalmente condivisi ed accettare le altre culture come un arricchimento culturale senza però rinunciare alle radici della nostra civiltà. La rinuncia della nostra identità millenaria è quindi un indebolimento morale e sociale che, in caso di scontro, non potrà essere supportato da nessuna tecnologia.

Rapporto differenze culturali ed instabilità sociale
La relazione tra differenze culturali ed instabilità è intimamente legata. Gli esseri umani si definiscono animali “intelligenti” che hanno sviluppato comportamenti sociali diversi in base alla necessità di mantenere la propria specie. Fondamentalmente noi avremmo bisogno solo di cibo per nutrirci e riprodurci ma, a causa della nostra capacità di elaborare concetti diversi, abbiamo reso la nostra vita decisamente più gradevole e fantasiosa, sviluppando modelli sociali differenti e società sempre più complesse sulla base di relazioni e scambi interpersonali. L’istinto iniziale di sopravvivenza del gruppo ci ha portato alla competizione da cui la necessità di rapportarci agli altri e, in alcuni casi, di combatterci. Quando l’intelligenza ha avuto la meglio sull’istinto di prevaricazione si è arrivati a scambi reciprochi di comune interesse, culminati e favoriti dal libero commercio.

Non ho intenzione di descrivere processi che tutti voi conoscete molto bene, ma quello che sto sottolineando è che ciò che avviene ogni giorno non è che la logica conseguenza dell’evoluzione della nostra specie.

Il problema è che la speranza di un futuro sempre migliore per tutti si scontra con le diverse realtà e necessità. Gli esseri umani stanno crescendo in numero e, a causa dell’allungamento della vita, ci aspettiamo di avere una popolazione composta al 50% da adulti prima del 2050. Un numero numero di persone che richiederanno sempre più cibo e beni per sopravvivere. Essendo le necessità e i bisogni differenti, nel III millennio la lotta per le risorse sarà sempre più aspra, mascherata da dissidi sociali o religiosi e si combatterà ancora una volta sul mare.

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Raffigurazione della battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare. Gli Egizi riuscirono a sconfiggerli e fermare la loro minaccia nel Delta del Nilo ma numerose città dell’Anatolia e del Levante vennero distrutte e fu la fine dell’impero Ittita e l’arretramento dell’Egitto dalle coste orientali del Mediterraneo. Questo sconvolgimento nella storia del Mediterraneo segna il passaggio tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro, l’inizio del nuovo millennio prima di Cristo. In seguito, i pirati greci, fenici ed etruschi divennero i protagonisti più importanti della storia del Mediterraneo, fino all’arrivo di Roma –
Medinet Habu Ramses III. Tempel Nordostwand Abzeichnung 01.jpg – Wikimedia Commons

Premesso quanto sopra, riassumiamo i fattori che influenzano la stabilità mondiale:

Mancanza di un sistema comune di benessere e sanità
La ricchezza comune è un’utopia a causa del concetto stesso semantico della parola; ciò che è un livello di ricchezza per un europeo è ben diverso per un americano, figurarsi per un africano o un orientale. La differenza cresce quando le diversità ed i rapporti sociali interni sono più contrastanti come nelle società illiberali o castali. Tali divari sono ancora più evidenti nel campo della sanità; i sistemi sanitari sono molto diversi e in certi Paesi (non necessariamente più poveri) esistono ancora persone che muoiono per una normale influenza. Il costo dei farmaci è troppo alto per la maggior parte dei paesi africani ed il livello di mortalità infantile è inaccettabile in molte parti del mondo. La pandemia di COVID 19 ha portato alla luce come anche nei Paesi occidentali esistano differenze notevoli sulla gestione della sanità, dovute sia a strutture burocratiche inefficienti sia al monopolio di multinazionali. La domanda di Papa Francesco .. perché non io … è bruciante … la risposta umana dovrebbe essere di cercare la condivisione reciproca ma per molte culture non ha senso.

Tecnologia e comunicazione
Il pensiero occidentale vede la tecnologia come panacea futura di tutti i problemi. Sebbene la tecnologia possa essere catalizzante nel campo dell’istruzione, permettendo una vita migliore, sviluppando la qualità dei servizi e riducendo i costi sociali, essa richiede materiali che sono sempre più scarsi e crea la necessità di approvvigionarsi in Paesi dove questi sono disponibili. La maggior parte di questi Paesi sono socialmente instabili, dove esistono differenze sociali abissali tra una élite che garantisce i rapporti con i Paesi più evoluti e la maggior parte del cosiddetto terzo mondo. Potremmo forzatamente parlare di una neo colonizzazione bipartisan da parte dei paesi del mondo più sviluppati ma molti se ne risentirebbero. Di fatto ciò avviene, basti pensare alla cinesizzazione dell’Africa che di fatto sta mutando gli equilibri politici attuali.

Globalizzazione
Nata come un sistema globale di benessere basato sull’allargamento delle relazioni economiche, di fatto ha mostrato un lato oscuro che ha arricchito pochi e impoverito molti. La globalizzazione ha portato la televisione satellitare in villaggi la cui economia si basava da millenni sull’agricoltura e la pastorizia ed ha contribuito a creare falsi miti che sono stati rapidamente acquisiti dai giovani tramite i mass media. Questo ha causato dissidi interni tra le generazioni e lo sviluppo di sentimenti ostili verso i Paesi occidentali visti come schiavi del male, corruttori di valori secolari e sfruttatori delle riserve locali, sfociati nel terrorismo o nella pirateria. In estrema sintesi, la globalizzazione non solo ha arricchito le fasce alte del mondo, rendendo le altre sempre più povere, ma ha contribuito a creare nuove instabilità locali, generando la migrazione di grandi masse di disperati verso lidi ritenuti migliori e seminando radici di odio contro il nostro modo di vivere.

Risorse naturali
Quello delle risorse naturali è un fattore di instabilità molto sensibile e spesso frainteso. Quando parlo di risorse naturali non mi riferisco solo al petrolio e alle altre risorse chiamate genericamente fossili, che stanno ossessionando in maniera contrastante l’opinione pubblica per soddisfare da un lato esigenze di base come il riscaldamento, la produzione di materiali plastici ed il trasporto delle merci prime industriali e dall’altro per la gestione dei rifiuti, l’inquinamento, l’apporto ai cambiamenti climatici. Sicuramente bisogna trovare soluzioni alternative, investendo in tecnologie sostenibili, ma bisogna considerare anche la sostenibilità economica di questi cambiamenti. E’ doveroso chiarire il concetto: Paesi che devono sostenere enormi sforzi  per la loro innovazione non sono ragionevolmente in grado di attuare azioni di decarbonizzazione estreme e potrebbero vedere queste spinte come forzature inaccettabili, nella migliore delle ipotesi, oppure una sfida alla loro sovranità. In realtà di materie fossili ce ne sono ancora quantità enormi, ma il rischio maggiore risiede nell’esaurimento delle riserve acquifere.

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mappa mondo totale risorse idriche rinnovabili per paese

Riuscite a immaginare un mondo senza acqua? La mancanza di acqua significherebbe nessun cibo, nessuna pulizia, nessuna trasformazione industriale, la fine di tutto. Per assurdo la maggior parte delle condutture idriche europee sono obsolete e stiamo perdendo miliardi di tonnellate di acqua ogni giorno ma, al di là, dei buoni propositi, le azioni sono ancora molto limitate. Inoltre, l’inquinamento antropico sta minando le falde acquifere e la più grande riserva del pianeta, il mare con veleni e microplastiche.

Cambiamenti climatici
Il cambiamento climatico è in corso e causa effetti visibili in tutto il pianeta. Nel 2016 la temperatura dell’acqua del mar Mediterraneo è stata superiore di 4 gradi rispetto alla media per cui è un dato di fatto che il clima sta cambiando molto velocemente in tutto il pianeta. Quale è la causa? La risposta più facile è l’enorme e crescente rilascio di CO2 in atmosfera post industrializzazione, ma potrebbero esserci altri fattori concomitanti che dobbiamo ancora comprendere pienamente. Ad esempio, dalle analisi dei carotaggi profondi dei ghiacciai si è scoperto che l’aumento delle temperature non è sempre stato legato all’azione antropica ma anche all’azione del vulcanismo. Certo dall’era industriale l’Uomo ha contribuito al suo aumento ma gli scienziati sembrano non dare sufficiente peso al fatto che nelle Ere passate, quando la specie umana non esisteva ancora, avvennero variazioni altrettanto significative, se non maggiori, dei livelli di CO2 in atmosfera e che, in certi casi, portarono ad estinzioni di massa. La ragione risiede nel fatto che le curve termiche sembrano confermare gli aumenti in atmosfera.

CO2 livelli nelle ere

Grafico della temperatura globale e della concentrazione atmosferica di CO2 negli ultimi 600 milioni di anni. Si noti che sia la temperatura che la concentrazione di CO2 oggi sono più basse di quanto non siano state per la maggior parte dell’era della vita moderna sulla Terra dal Cambriano. Si noti inoltre che ciò non suggerisce una relazione coerente di causa ed effetto tra i due parametri – Fonte Nasif Nahle. “Cycles of Global Climate Change.” Biology Cabinet Journal Online, July 2009http://www.biocab.org/Climate_Geologic_Timescale.htmlRiferimenti C.R. Scotese, Analysis of the Temperature Oscillations in Geological Eras, 2002; W.F. Ruddiman, Earth’s Climate: Past and Future, New York, NY: W.H. Freeman and Co., 2001; Mark Pagani et al., “Marked Decline in Atmospheric Carbon Dioxide Concentrations during the Paleocene.” Science 309, no. 5734 (2005): 600-603.

Altri fattori, ben noti ma poco considerati, sono legati alla posizione galattica della Terra rispetto al Sole ed alle interazione con gli altri pianeti del nostro sistema solare (in particolare i grandi pianeti gassosi). Premesso questo, la domanda che ci dovremmo porre è come affrontare efficacemente i cambiamenti climatici. Se poco possiamo fare per mitigare il loro effetto, possiamo però agire sulla salvaguardia dell’ambiente con un approccio coerente, sostenibile e consapevole.

FILE - This file 2008 photo provided by NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center shows debris in Hanauma Bay, Hawaii. A new study estimates nearly 270,000 tons of plastic is floating in the world's oceans. That's enough to fill more than 38,500 garbage trucks if each truck carries 7 tons of plastic. The figure appears in a study published, Wednesday, Dec. 10, 2014, in the scientific journal PLOS ONE. Researchers say the plastic is broken up into more than 5 trillion pieces. (AP Photo/NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center, File)

La foto del NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center mostra rifiuti galleggianti nella baia di Hanauma Bay, Hawaii. Si ritiene che circa 270,000 tons di plastiche stanno galleggiando negli  oceani del mondo. La foto  è stata pubblicata il  10 12 2014, sulla rivista scientifica PLOS ONE.  (AP Photo/NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center)

Tutti questi fattori troveranno un teatro di scontro negli oceani, storicamente vie di sviluppo e diffusione per il benessere del pianeta. Da qui la necessità di preservare il mare per evitare che diventi lui stesso un fattore di instabilità, subendo un attacco continuo e avventato da parte dell’Uomo. Va compreso che se il mare morirà, soffocato dalle plastiche e dagli effetti degli inquinanti, si trasformerà presto in una enorme pozza maleodorante e non assolverà più ad una sua fondamentale funzione, il controllo del clima del pianeta. Se sfruttato eccessivamente, in maniera non sostenibile, le popolazioni costiere non troveranno più sostentamento, come è avvenuto in Somalia generando la recrudescenza della pirateria. Ciò comporterà enormi migrazioni di massa che nessun muro potrà mai fermare e si svilupperanno fenomeni criminali antichi e mai completamente sopiti come la pirateria che mineranno le economie marittime degli Stati. Le nazioni si combatteranno nuovamente per il controllo delle rotte a discapito della libertà del mare e sarà l’inizio della fine della nostra specie.

Che cosa possiamo fare?
Le soluzioni sono molteplici e richiederebbero da parte di tutti una visione globale, ma questo, per ragioni di interessi diversi, non è purtroppo possibile da ottenere. Per salvaguardare la sicurezza marittima sarà necessario ridurre le immissioni in mare di inquinanti (dalle plastiche ai prodotti di scarto delle lavorazioni) per evitare fenomeni di alterazione chimico fisica degli oceani, regolare le attività di pesca combattendo l’over-fishing e le manifestazioni criminali in mare. Inoltre, dovrà essere assicurato il rispetto del diritto internazionale per la sicurezza delle rotte marittime impiegando forze aeronavali credibili e cooperanti fra di loro.

Andrea Mucedola
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PARTE I PARTE II
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