Il bluff americano: sicurezza europea in vendita, da Cuba a Kiev di Paolo Lolli

Redazione OCEAN4FUTURE

16 Aprile 2025
tempo di lettura: 10 minuti

.

livello medio

.

ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: STATI UNITI VS EUROPA
parole chiave: European security, relazione atlantica, Russia
.

Non è la prima volta, non sarà nemmeno l’ultima, in cui gli Stati Uniti barattano parte della sicurezza europea per un bene ritenuto da loro superiore. Tuttavia, nonostante tali mosse possano essere percepite quale deciso disimpegno di Washington dall’area, gli Stati Uniti non abbandoneranno l’Europa, semplicemente non possono permetterselo, pena la definitiva perdita del ruolo di Numero Uno. Questa analisi si pone l’obiettivo di svelare tale bluff andando a comparare due dei momenti più critici dell’impero europeo americano, la crisi di Cuba del 1962 e l’attuale congiuntura. Gettare uno sguardo al passato può tornare utile per cogliere quelle ragioni che possono celarsi dietro le recenti aperture della Casa Bianca verso il Cremlino. Detto altrimenti, come mai Washington in determinati frangenti, proprio come oggi, si mostra “genuinamente” sensibile verso gli imperativi securitari di Mosca?

Partendo dalla crisi dell’isola caraibica, ricordata quale saliente più teso dell’intera Guerra Fredda, è possibile intravedere un filo che ci proietta ai giorni nostri, ma occorre provare a respirare il contesto di quei tempi. Il 1959 è l’anno chiave. Nel gennaio, la rivoluzione di stampo socialista guidata da Castro mise fine al regime filostatunitense di Batista. In un mondo in cui dominava la rigida logica bipolare tale evento finì per scarrellare violentemente l’isola di Cuba nell’orbita sovietica. Contemporaneamente, in un’Europa divisa a metà dalla Cortina di Ferro in cui americani e sovietici si muovevano per conquistare cuori e menti dei popoli autoctoni, l’amministrazione Eisenhower (1953-1961) cominciava a seguire i dettami della nuova dottrina per la sicurezza nazionale e internazionale degli Stati Uniti, il “New Look 1. Tale dottrina partiva dalla consapevolezza della superiorità convenzionale sovietica in Europa, ritenuta impossibile da bilanciare senza scoprire altri fronti oppure senza aumentare sensibilmente le spese per la Difesa, conseguentemente poneva un cardine per porvi rimedio, la nuclearizzazione del Vecchio Continente 2.

Attraverso il dispiegamento di missili balistici a medio raggio in Gran Bretagna, Turchia e Italia, gli Stati Uniti si prefiggevano di raggiungere più obiettivi: costruire una difesa avanzata che permettesse di contenere l’Unione Sovietica attraverso un deterrente nucleare; ridurre l’impegno delle forze convenzionali a stelle e strisce in Europa3; puntellare i vari Paesi europei e rafforzare al contempo la propria immagine di garante alla sicurezza, da rilanciare dopo il caso dello Sputnik nel 1957. Quest’ultimo evento, in particolare, fu utilizzato strumentalmente dagli apparati washingtoniani per alimentare lo spauracchio del divario missilistico (missile gap) 4. Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta, quindi, Ankara e Roma furono dotate per la prima volta di armi nucleari 5, sebbene in alcuni segmenti del dipartimento di Stato americano aleggiassero non pochi malumori circa l’affidabilità ancirana 6.

L’Unione Sovietica si ritrovò così in una posizione di netto declassamento strategico, dotata di un arsenale atomico al momento incomparabile sotto il profilo quantitativo e qualitativo a quello del proprio rivale7 e di fatto accerchiata da satelliti statunitensi dotati di armi nucleari. Lungi dal poter essere ascritta alla sola condivisione ideologica del mito socialista è sotto questa comune pressione diretta di Washington che germogliò il sodalizio fra la Cuba rivoluzionaria e l’Unione Sovietica. L’Avana dopo aver subìto una combinazione di pressioni diplomatiche, economiche e militari – l’operazione messa in piedi dalla CIA per rovesciare il regime di Castro nel 1961 è emblematica8 – vide in Mosca l’unico soggetto capace di garantirne l’integrità e la sovranità. Mosca, dal suo punto di vista, riconosce nell’isola “ribelle” l’opportunità di invertire i rapporti di forza tra la Casa Bianca e il Cremlino. È in questo clima che maturò la decisione sovietica di dislocare in gran segreto personale militare e, soprattutto, missili dotati di testate nucleari (operazione Anadyr) nell’isola posta a meno di 150 chilometri dalla costa della Florida. Fra l’estate del 1962 e l’autunno di quell’anno l’Unione Sovietica costituì così la sua difesa avanzata e si assicurò una carta vincente nelle future trattative tra le due superpotenze9.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è P-3A_VP-44_over_USS_Barry_DD-933_and_Metallurg_Anosov_during_Cuban_Missile_Crisis_1962.jpg

Per rimediare all’incubo cubano gli Stati Uniti furono costretti a rivedere, a malincuore, la precedente politica di nuclearizzazione del Vecchio Continente imbastita dall’amministrazione Eisenhower. Il negoziato coinvolse l’ambasciatore sovietico a Washington, Anatoly Dobrynin, e il procuratore generale statunitense Robert F. Kennedy, fratello del nuovo presidente americano John F. Kennedy. L’accordo trovato fu un vero e proprio compromesso: Mosca avrebbe ritirato i missili da Cuba in cambio di una promessa statunitense a non invadere l’isola e, ben più importante, a rimuovere dalla Turchia i propri missili. Il Cremlino non chiese di rimuovere le armi nucleari stanziate anche in Italia10, tuttavia una loro rimozione venne ritenuta necessaria da parte degli Stati Uniti per rendere l’accordo il meno evidente possibile. La Casa Bianca dovette barcamenarsi nella difficile attività di onorare l’accordo preso e al tempo stesso non dare l’impressione di aver sacrificato parte della sicurezza europea, nello specifico della Turchia e in secondo piano dell’Italia. Per questo, Washington presentò con evidente imbarazzo ad Ankara e Roma il processo di rimozione delle armi quale “ammodernamento delle funzioni nucleari”. Con l’operazione Pot Pie 1 nella prima metà dell’aprile 1963 e con la Pot Pie 2 nella seconda, gli Stati Uniti smantellarono le armi dislocate in entrambi i Paesi 11 (Vedi Chart 7-3).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 4_neufeld_book_irbms_in_europe.jpg

Le trattative fra russi e americani non coinvolsero nessun attore europeo…, ricorda qualcosa? L’unico attore in grado di ritagliarsi un (presunto) margine di manovra, senza rimanere completamente compresso dallo scontro russo-americano, fu la Francia di De Gaulle. L’approccio della giovane Quinta Repubblica nella crisi di Cuba si caratterizzò per un pieno sostegno agli Stati Uniti – i servizi di intelligence francesi furono i primi a segnalare ai colleghi statunitensi il possibile dislocamento di armi nucleari nell’isola12 – in chiave prettamente antisovietica. Parigi dal termine della Seconda guerra mondiale cercava, invano, di difendere con le unghie e con i denti il suo decadente impero. Mosca, invece, soffiando sui vari moti indipendentisti prima asiatici e poi africani assurse presto a rivale strategico dell’Esagono. La piena collaborazione francese durante i giorni caldi della crisi (14-29 ottobre 1962) si sciolse con il bel tempo in delusione e feroci critiche verso il proprio garante alla sicurezza.

Da Ankara, a Parigi, fino a Roma, venne appresa la lezione: il nucleare americano non rispondeva necessariamente a tutte le eventualità in Europa. In definitiva, la percezione formatasi nei mancati protagonisti fu l’amara presa d’atto del fatto che Washington non avrebbe mai rischiato una guerra nucleare per mantenere il controllo del Vecchio Continente. Tali convinzioni furono alla base per stimolare, strumentalmente, una politica di indipendenza che contemplasse l’esigenza della Francia di dotarsi di una forza atomica nazionale e che abbandonasse definitivamente l’ipotesi di qualsiasi tipo di una sua condivisione precedentemente maturata13.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 090425-USAUE2.jpg

Ora proviamo a fare un salto di più di sessant’anni. Ai giorni nostri, in parte, la congiuntura pare ripetersi. Non ci sono missili sovietici a Cuba e la Federazione Russa non è il rivale più temuto da parte degli Stati Uniti, ruolo gelosamente custodito dalla Repubblica Popolare Cinese. Tuttavia l’Europa continua ad essere il continente più rilevante del pianeta, non abbandonabile, al limite appaltabile. La talassocrazia statunitense mantiene tutt’ora il ruolo di Numero Uno grazie al dominio degli oceani ma anche grazie al controllo dell’Europa, non controllano l’Africa, né tantomeno l’Asia. Il cortocircuito nasce dal momento in cui gli Stati Uniti non hanno più il loro rivale strategico nel continente per loro più importante (dopo il proprio) come, invece, durante l’era bipolare. Periodo quest’ultimo che giustificava il dislocamento di forze convenzionali, e non, nei teatri più rilevanti senza correre rischi di eccessiva sovraesposizione. Oggi l’esigenza maggiore per gli apparati washingtoniani è rappresentata dal contenimento su tutti i campi di Pechino e dal puntellamento del proprio emisfero (Groenlandia e Panama). Non meno rilevante, per il Pentagono attualmente gli Stati Uniti non sarebbero in grado di sostenere due guerre contemporaneamente14.

Da queste considerazioni germoglia l’idea statunitense di provare, quantomeno, a congelare il conflitto alle porte del continente europeo essendo consapevole che tale iniziativa possa coincidere con le volontà della Federazione Russa. La guerra russo-ucraina ha portato considerevoli successi tattici agli Stati Uniti: ha oggettivamente indebolito Mosca; interrotto la connessione energetico-industriale fra l’Europa, leggi Germania e in secondo piano Italia, e la Russia, da sempre vista con sospetto oltreoceano (nel febbraio del 2025 l’82% delle esportazioni statunitensi di gas naturale liquefatto sono state dirette verso l’Europa15); l’adesione della Svezia e della Finlandia nella NATO ha reso il Mar Baltico, quasi, inaccessibile per la marina russa, isolato ulteriormente l’enclave di Kaliningrad e aggiunto circa 1.300 chilometri di frontiera con cui poter premere su San Pietroburgo. Nonostante tali successi però, una protrazione del conflitto rischia di invertire la tendenza favorevole.

Non evidentemente mossa da istinti umanitari, Washington ha più che mai la necessità ultima di staccare la Federazione Russa dalla Repubblica Popolare Cinese. Attraverso una copertura diplomatica, economica e materiale, Pechino è infatti assurta a stampella di Mosca durante tutto il conflitto, ma non senza rilevanti concessioni16. Nelle intenzioni di Pechino il sostegno fornito a Mosca svolge una duplice funzione: occupare gli americani alimentando una guerra in Europa, quindi “distraendoli” e attingere in via preferenziale al bacino energetico più grande del mondo per alimentare la crescita interna. Oggi i rapporti di forza fra i due vicini sono pericolosamente sbilanciati a favore dei mandarini. Sono queste considerazioni ad aver spinto il Cremlino ad approfittare delle aperture provenienti dalla Casa Bianca e ad imbastire l’avvio dei negoziati. Le trattative dirette tra americani e russi si svolgono in un gioco a somma zero; più gli Stati Uniti si sforzano nella per niente semplice attività di “riabilitazione” di Mosca, più, inevitabilmente, montano i timori e le perplessità di chi è rimasto escluso dalle conversazioni in Arabia. Tale svolta per essere credibile ha necessitato di un cambio di narrazione da parte della Casa Bianca e dei suoi addetti in merito all’intera crisi russo-ucraina. Per cui ora Putin sarebbe, perfino, super intelligente17, come riferito in una recente intervista da Witkoff, l’inviato speciale dell’amministrazione Trump per il Medio Oriente ma con delega anche per tessere il riavvicinamento russo-americano.

Quasi contemporaneamente, il Time, dopo aver messo per la prima volta il presidente ucraino in prima pagina celebrandolo come uomo dell’anno del 202218, si è presto adeguato al virar del vento, riproponendo Zelensky in una versione decisamente meno esaltante19. L’attuale sintonia russo-americana produce effetti ovunque ma non diretti come in Europa orientale. A queste latitudini il corteggiamento americano dell’Orso obbliga a prendere misure drastiche. Inizialmente è stata la Svezia a rendere nota la volontà di incrementare le spese per la Difesa con l’obiettivo di raggiungere il 3,5% del Pil entro il 203020. Successivamente, il portale del Ministero della difesa polacco ha annunciato la decisione condivisa con Lituania, Estonia e Lettonia di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa21 al fine di valutare tutte le misure necessarie volte a rafforzare le proprie capacità difensive. Seppur più timidamente anche Francia e Germania hanno cominciato a ricalibrare il loro approccio. Parigi, come in ogni occasione in cui gli Stati Uniti paiono pronti a ritirarsi dai loro impegni, sgomita cercando di colmare qualsiasi vuoto di potere per aumentare il proprio margine di manovra all’interno dell’impero europeo americano. Questo atteggiamento si traduce di fatto nell’assunzione del ruolo di principale rivale continentale russo. Quindi nel continuo sostegno all’Ucraina e nella presunta offerta del limitato ombrello nucleare francese22. A Berlino nella metà di marzo il parlamento tedesco ha approvato un’esenzione della riduzione del debito per le spese della Difesa. Un provvedimento capace di mettere fine all’austerità tedesca e al c.d. freno all’indebitamento23.

La percezione del disimpegno statunitense non pare essere confermata da un effettivo ritiro delle truppe a stelle e strisce dai vari Paesi europei, né da una soppressione dell’Alleanza Atlantica24, piuttosto da una loro riconfigurazione. L’impressione è che Washington voglia appaltare il contenimento della Federazione Russa in Europa orientale utilizzando il riarmo di quei Paesi genuinamente timorosi di una riabilitazione di Mosca. Puntare sul desiderio di Parigi di accrescere il proprio peso potrebbe essere la soluzione per distogliere parte delle risorse dislocate nel Vecchio Continente. Inoltre, la Francia rappresenta il bilanciatore necessario per assistere al riarmo tedesco senza eccessive preoccupazioni. Inevitabilmente le sanzioni ordite nei confronti di Mosca verranno progressivamente meno. Ciò consentirà alla Germania, e in secondo piano ad altri, di invertire il processo di deindustrializzazione riacquistando competitività.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è nato-russia-cina-1024x576.jpg

Per evitare ulteriori colpi di coda, gli Stati Uniti paiono intenzionati ad acquistare il gasdotto Nord Stream25 in modo da controllare lo scambio energetico russo-europeo. La Federazione Russa dopo il raggiungimento di una tregua sarà indebolita e non avrà le capacità, né le intenzioni, di minacciare baltici e scandinavi membri della Nato, quindi non pericolosa, questi i desiderata statunitensi. Washington avrà così la possibilità di dedicarsi a quei dossier ritenuti oggi più importanti, dal contenimento indo-pacifico della Repubblica Popolare Cinese, alla sfida per l’accesso all’Artico, alla costruzione di una fortezza statunitense che permetta di rinsaldare il controllo sull’emisfero occidentale, da qui le pretese su Panama e Groenlandia. Obiettivi impossibili da perseguire con una guerra in Europa.

Mai come oggi rimbombano le parole di Henry Kissingerla vera distinzione è tra quelli che adattano i loro scopi alla realtà e quelli che cercano di modellare la realtà alla luce dei loro scopi26.
Paolo Lolli

Pubblicato originariamente su DIFESAONLINE  Il bluff americano: sicurezza europea in vendita, da Cuba a Kiev – Difesa Online
.

Note

1 Dwight D. Eisenhower: Affari esteri | Centro Miller

2 Why_Did_The_Eisenhower_Administration_De (1).pdf

3 Global U.S. Troop Deployment, 1950-2003 | The Heritage Foundation

4 What Missile Gap? – The Atlantic

5 Nuclear Weapons and Turkey Since 1959 | National Security Archive

6 Policy Planning Staff memorandum, “IRBMs to Turkey,” 5 February 1959, Top Secret | National Security Archive

7 Nuclear warhead inventory per country 1945-2023 | Statista

8 Bay of Pigs invasion | Summary, Significance, & Facts | Britannica

9 Soviet Deception in the Cuban Missile Crisis

10 The Jupiter Missiles and the Cuban Missile Crisis Endgame | National Security Archive

11 4_neufeld_book_irbms_in_europe.jpg (1394×864)

12 hes_0752-5702_1994_num_13_1_1740 (4).pdf

13 Il programma nucleare francese e la Force de Frappe – Centro Studi Eurasia e Mediterraneo

14 America’s Military Strategy: Can We Handle Two Wars at Once? – The National Interest

15 GNL: la nuova arma economica degli USA per il controllo dell’energia mondiale – Voce del Nord Est

16 Russia opening Vladivostok port to China after 163 years

17 Witkoff: “Putin is very smart!” – Pravda EN

18 TIME Person of the Year 2022: How We Chose Volodymyr Zelensky and the Spirit of Ukraine | Time

19 Zelensky on Trump and the Ukraine Endgame: Exclusive | TIME

20 Sweden to hike its defence spending by almost €30 billion in 10 years

21 Withdrawal from the Ottawa Convention – Ministry of National Defence – Gov.pl website

22 Explainer: How realistic is France’s offer to extend its nuclear umbrella? | Reuters

23 Germany preps constitution change to finance historic defense uptick

24 Is America preparing to abandon NATO and Europe?

25 Russia/United States : Nord Stream 2 buyout: Stephen Lynch, the man who loved pipelines – 17/01/2025 – Intelligence Online

26 Ordine Mondiale; H. Kissinger; Mondadori

.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.

(Visited 232 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua