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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: EPOCA IMPERIALE ROMANA
AREA: DIDATTICA
parole chiave: protezione sociale, flotta romana, collegium, corpus, sodalitas
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Per comprendere meglio cosa fossero i sodalizi militari occorre inquadrarli nel più ampio contesto delle associazioni o collegi professionali, la cui antichissima istituzione viene tradizionalmente fatta risalire all’epoca dei primi re di Roma.
Questi collegi – variamente denominati collegium, corpus, ordo, contubernium, sodalitas, ecc., così come le loro sedi, chiamate schola, curia, domus, locus, templum, aedes, ecc. – erano lo strumento che consentiva alle categorie professionali di ottenere un riconoscimento pubblico e assumere un ruolo nelle istituzioni, con un peso ovviamente maggiore a livello locale. Vi erano dei collegi particolarmente ricchi e potenti, come quelli dei fabri navales (costruttori navali) ad Ostia, o dei naviculari (armatori) in vari porti marittimi, ma tutti avevano delle proprie risorse, frutto di contributi mensili, donazioni e lasciti testamentari, mentre ognuno tendeva a difendere gli interessi della rispettiva categoria professionale e cercava di influire in tal senso anche come gruppo di pressione politica. In epoca imperiale il diritto di associazione era regolamentato da una lex Iulia, attribuibile a Cesare o ad Augusto, che considerava leciti solo i collegi formalmente autorizzati dalle autorità.
I classiari, essendo addetti a compiti alquanto faticosi e impegnativi nelle basi navali o a bordo di navi in missione fuori sede, erano invogliati a riunirsi in gruppi con interessi comuni, per avere l’opportunità di socializzare con chi stava acquisendo delle esperienze professionali similari alle proprie ma era imbarcato su altre unità. Anche se ai militari semplici era vietato radunarsi in associazioni, i graduati, i sottufficiali e gli ufficiali potevano accedere ai collegi militari legalmente riconosciuti e riferiti a specifici interessi comuni nell’ambito delle rispettive categorie o specializzazioni. Fra tali collegi, sono noti: un ordo proretarum – associazione di proreti – citato in un’iscrizione rinvenuta a Miseno, il che lascia intuire la presenza di analoghe associazioni per le altre categorie di classiari; la schola armaturarum, citata in un’altra epigrafe Misenense, da intendersi come sede di un collegio classiario probabilmente focalizzato sull’addestramento all’uso delle armi. Una funzione accessoria, ma certamente utile, dei collegi militari era la loro influenza positiva sulla vita sociale dei classiari, anche ai fini delle loro relazioni con l’ambiente civile. Poiché ci riferiamo principalmente alle due flotte pretorie, data la maggiore importanza che rivestirono e la migliore conoscenza che ne abbiamo, va rilevata la profonda differenza dell’ambiente esterno in prossimità delle due grandi basi navali in Italia: mentre i classiari della flotta Ravennate avevano ben poche mete d’interesse (oltre a Ravenna) attorno alla cittadina di Classe, quelli della flotta Misenense si trovavano in una delle aree più densamente abitate del mondo romano, straordinariamente ricolma di storia, cultura, affari e divertimenti. Cambiando prospettiva, i primi potevano liberamente spaziare nella vasta area del delta del Po, interagendo facilmente con le popolazioni locali, mentre i secondi potevano incontrare un’analoga facilità solo nella cittadina di Miseno, poiché nelle altre località del golfo vi erano ben pochi piaceri alla loro portata.
Pianta e prospetto ricostruttivi di un edificio pubblico affacciato sul porto di Miseno, con un colonnato monumentale che è crollato verosimilmente in età tarda a causa dei moti bradisismici che si verificarono tra la fine del IV e i primi decenni del V sec. d.C. Ricostruzione basata sull’esame di una piccola parte dell’esteso cumulo di materiali marmorei giacenti sul fondale del bacino esterno del porto (da DI FRANCO 2012, pp. 72-75 e fig. 13).
Ciò nonostante, come tutti i marinai in tutte le epoche e sotto tutte le latitudini, sia i primi che i secondi erano in grado di sfruttare a loro vantaggio le possibilità locali. Non solo, ma essi avevano l’occasione di beneficiare sia da quanto vedevano nelle località vicine, sia dalle ulteriori conoscenze assimilate nelle soste delle loro navi presso i porti d’oltremare, acquisendo in tal modo esperienze preziose e una maggiore apertura mentale. Un ulteriore apporto alla loro crescita culturale proveniva dalla loro partecipazione quali spettatori alle rappresentazioni teatrali locali e agli altri eventi pubblici programmati nelle vicinanze.

Sappiamo che lo stipendio dei classiari non era considerato particolarmente attraente per chi si voleva arruolare, ma era comunque tale da assicurare perfino alle reclute l’autosufficienza economica. Abbiamo infatti visto che il classiario Claudio Terenziano aveva scritto due lettere al padre per farsi inviare del vestiario e delle armi dal padre. A prima vista la richiesta potrebbe essere interpretata come motivata dalla necessità di un aiuto finanziario da parte della famiglia; in realtà, sebbene fosse ancora una recluta e non avendo pertanto potuto accumulare molti stipendi, entrambe le volte il giovane Terenziano fece precedere le sue lettere dall’invio di propri doni a casa; la prima volta, due anfore piene di olive e la seconda, due mantelli, due cappe, due tovaglie di lino, due lenzuola e un letto di legno (e avrebbe inviato anche due cuscini se non glieli avessero rubati a bordo della liburna). Tralasciando questo singolo esempio a noi noto, che potrebbe anche rappresentare un caso anomalo, si valuta che la situazione finanziaria dei classiari fosse piuttosto solida. Infatti, pur avendo uno stipendio relativamente modesto, ma saltuariamente rimpinguato da donativi occasionali ed eventualmente anche da qualche eredità di colleghi prematuramente deceduti, i classiari potevano disporre, come i soldati dell’esercito, di notevoli quantità di denaro contante, che essi investivano in operazioni redditizie, quali il prestito e la compravendita di terreni, di gladiatori o di schiavi. Ciò poteva evidentemente favorire l’allargamento delle relazioni sociali.
Domenico Carro
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso.
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