Come erano le relazioni sociali nella marina imperiale romana?

Domenico Carro

15 Giugno 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: flotta romana, la funzione sicurezza
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Per completare questa breve rassegna dei tratti salienti dei classiari, rimane da verificare quali siano state le loro relazioni sociali interne ed esterne all’ambiente della flotta, sia durante gli anni di servizio, sia in quelli dopo il congedo. Prenderemo in considerazione, quale riferimento di base, il classiario semplice, poiché ciò che era possibile al più basso livello della gerarchia lo era a maggior ragione anche per i graduati, i sottufficiali e gli ufficiali. Naturalmente verranno citate anche queste categorie ogni volta che vi saranno degli elementi d’interesse riferite specificamente ad alcune di esse.

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In servizio
Dalle lettere scritte dalle giovani reclute Antonio Massimo, Claudio Terenziano e Apollinare si vede che, nei primi mesi dopo il loro reclutamento, i classiari tendevano a mantenersi in stretto contatto con la propria famiglia d’origine, nonostante la cospicua lontananza che li separava da casa fin dalle prime destinazioni di servizio o dalle prime missioni operative. Queste lettere ci confermano peraltro che anche i classiari, come i soldati delle coorti ausiliarie, possedevano un livello culturale iniziale del tutto adeguato (grazie all’accurata selezione cui essi erano stati sottoposti – come abbiamo già visto – nella fase dell’arruolamento), anche se l’educazione dei peregrini che provenivano dalle province ellenofone continuava anche durante il servizio presso le flotte, ai fini di una compiuta romanizzazione di tutto il personale. Ma non tutti necessitavano di questo ulteriore sforzo, visto che Claudio Terenziano pare avesse scritto alcune delle sue lettere di proprio pugno, sia in latino che in greco.
Per una inesorabile legge di natura, i legami con le famiglie d’origine erano fatalmente destinati ad affievolirsi e sfilacciarsi con il trascorrere degli anni, venendo progressivamente sostituiti da quelli con i colleghi. Infatti, durante il servizio i classiari, vivendo a bordo o nelle sistemazioni logistiche della propria base navale, costituivano un insieme reso fortemente coeso dal mare e dalle fatiche. Essi venivano pertanto uniti da una cameratesca solidarietà, spesso chiamandosi fra di loro frater, mentre quelli che entravano più in confidenza si consideravano vicendevolmente amicus o amicus carissimus, assicurandosi le onoranze funebri a cura del più longevo dei due. In molto casi, l’amicus era nel contempo anche heres (erede), quando i due si erano reciprocamente nominati eredi l’uno dell’altro. Ciò era possibile in modo alquanto semplice e sbrigativo, avvalendosi delle norme privilegiate esistenti per assicurare la validità dei testamenti militari.

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Monumenti funebri di due principales classiari del I sec. d.C. con le insegne delle rispettive specialità: Apella, figlio di Socrate, timoniere (gubernator) della nave Nettuno (trireme o quadrireme: non precisato), e Platore, figlio di Abacallo, carpentiere (faber navalis) della quadrireme Nettuno. Museo Nazionale Archeologico di Ravenna (foto D. Carro).

Questa materia era disciplinata dalle norme di legge che regolavano in modo specifico la condizione giuridica di tutti i militari (ius militare): per i testamenti era specificato che essi andavano considerati validi «in qualsiasi modo siano stati scritti, anche senza osservare le formalità legali»; ciò in considerazione dell’inesperienza giuridica dei militari. Tale regola, replicata nella normativa imperiale relativa all’Egitto, non era circoscritta ai militari semplici, ma si applicava a tutti i gradi, inclusi gli ufficiali superiori: navarchi e trierarchi.

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Fra le situazioni determinate da disposizioni testamentarie lasciate da ufficiali e sottufficiali si possono citare questi esempi, relativi a personaggi destinati presumibilmente presso la Flotta Misenense: “Marco Gargilio Felice – custos armorum della trireme Satyra – ha nominato erede Marco Nerio Quadrato, optio della trireme Tigri; Gaio Giulio Ianuario – nauphylax della trireme Partico – ha curato le onoranze funebri al suo collega Quinto Servilio Giasone – nauphylax della quadrireme Vesta – ed è divenuto tutore del giovane Aurelio Giasone, figlio ed erede del defunto.

In merito a quest’ultimo caso possiamo osservare che allacciare dei legami familiari tra ufficiali di marina e i figli del loro collega di specializzazione denotava un sentimento corporativo che andava perfino al di là dello spirito delle associazioni militari, che pur erano un potente fattore di coesione.
Domenico Carro
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso
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