Le grandi spedizioni navali della flotta imperiale romana

Domenico Carro

13 Aprile 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: operazioni marittime
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Quale forma assai più complessa di cooperazione interforze, fra le flotte e l’esercito, vi sono le grandi spedizioni navali finalizzate alla proiezione di forza, ovvero all’afflusso di un’elevata quantità di uomini e mezzi destinati a combattere contro il nemico. Quando si trattava di fronteggiare un nemico di notevole potenza, il compito dei classiari imbarcati si limitava alle predisposizioni per lo sbarco in sicurezza di forze ben più consistenti appartenenti all’esercito. Tali situazioni, osservate con superficialità, possono generare il convincimento – purtroppo assai diffuso – che il ruolo delle forze navali utilizzate per queste esigenze si riducesse al mero trasporto dell’esercito: un ruolo, dunque, più logistico che operativo, declassabile al rango di un servizio semplice e tranquillo, “da tranviere”. Per non lasciarsi fuorviare a tal punto, occorre tener presente che stiamo parlando di attività che vengono oggigiorno considerate fra gli impegni più complessi assolvibili dalle maggiori marine occidentali: le cosiddette operazioni expeditionary, la cui problematicità sta perfino condizionando i progetti delle costruzioni navali. Ora, poiché l’aggettivo expeditionary è attualmente ritenuto intraducibile in italiano, mentre nell’ottocento si usava il termine spedizionale, per amore della nostra lingua verrà utilizzata anche qui tale parola, che risulta peraltro perfettamente lecita essendo allineata alla terminologia latina.

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Fra le spedizioni navali più sorprendenti, per la lunghezza del tragitto percorso (oltre 2.100 miglia nautiche), vi fu quella effettuata sotto il principato di Gaio Caligola per fare affluire dalla Siria a Tingi (odierna Tangeri) un’ala di cavalleria e una coorte, a rinforzo delle unità prelevate dalla vicina Spagna per affrontare la rivolta di Edemone nella Tingitania (40-41 d.C.). Dovettero avere un raggio d’azione alquanto ampio anche le spedizioni navali utilizzate da Traiano per la sua guerra Dacica (101-102 e 105-106), documentata purtroppo solo per la traversata dell’Adriatico da parte della flotta pretoria Ravennate, con l’imperatore a bordo, rappresentata sulla Colonna Traiana. Possiamo comunque dare per scontato che, per entrambe le campagne in Dacia, altre spedizioni navali, probabilmente affidate alla flotta pretoria Misenense, abbiano diretto dall’Italia verso il Mar Nero a sostegno delle operazioni di Traiano in quel settore. Le operazioni spedizionali più importanti, più documentate e più ricorrenti sono invece state quelle inviate fino alla sponda siriaca del Mediterraneo in occasione di crisi o conflitti al confine orientale dell’Impero. La prima ad essere organizzata in grande stile è stata anch’essa concepita da Traiano: per la sua guerra Partica (114-117), ingenti forze navali sono affluite nel porto di Seleucia di Pieria, distaccate soprattutto dalle due flotte pretorie, ma anche dalla classis Augusta Alexandrina, come abbiamo appreso dalle lettere del classiario Claudio Terenziano, partito urgentemente da Alessandria per la Siria a bordo della liburna Nilo.

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Logistica navale romana sul Danubio durante la guerra Dacica: trasporto navale di cavalli su di una nave ippagoga (raffigurata in scala ridotta) e imbarco di materiali su di una nave actuaria (nonostante l’abnorme sproporzione fra le figure umane e lo scafo, le dimensioni di quest’ultimo si possono intuire dall’altezza della battagliola a poppa). Scene XXIV e XXIII della Colonna Traiana (foto D. Carro).

All’inizio di quella guerra, lo stesso imperatore raggiunse probabilmente la Siria a bordo della quadrireme Ops nell’ambito della vessillazione della flotta Misenense comandata da Quinto Marcio Turbone. Analoghe operazioni vennero effettuate in occasione dei maggiori conflitti in oriente, quali le guerre Partiche di Lucio Vero (161-166) e Settimio Severo (197-198) e le guerre Persiane di Alessandro Severo (231-233) e Caro (282-283), per poi ripetersi anche nel IV secolo, ma limitatamente al Mediterraneo orientale, fino alla guerra Persiana di Giuliano (362-363). Sia sotto Traiano che nelle successive occasioni, l’attività dei classiari non si interruppe all’arrivo a Seleucia di Pieria, né, risalendo il fiume Oronte, ad Antiochia ma proseguì ancora più a monte per raggiungere poi per via terrestre il tratto più vicino dell’Eufrate. Su questo fiume i Romani hanno spesso mantenuto una flotta (classis Mesopotamica) che, pur non essendo permanente, è stata reiteratamente armata e utilizzata sia a scopo dissuasivo – come accadde all’epoca di Nerone, quando Corbulone se ne avvalse per scongiurare un’invasione dei Parti in Siria – sia quale ottimale strumento navale per le operazioni offensive nel territorio dei nemici fino alla loro capitale Ctesifonte (sul Tigri, vicino al canale congiungeva tale fiume all’Eufrate).

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Traiano, in particolare, navigò sia sul Tigri che sull’Eufrate fino al golfo Persico con un imponente apparato navale. Giuliano utilizzò anch’egli cinquanta navi da guerra, per il sostegno tattico, oltre a cinquanta unità per la costruzione dei ponti e un migliaio di navi onerarie. È dunque probabile che parte dei classiari giunti dal Mediterraneo venissero utilizzati anche sulle navi che dovevano operare sui due grandi fiumi della Mesopotamia.

Domenico Carro 


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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso

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