Nuovo attacco missilistico iraniano contro Israele

Andrea Mucedola

2 Ottobre 2024
tempo di lettura: 5 minuti

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDIO ORIENTE
parole chiave: Israele, IRAN

 

Non che non fosse previsto, dopo gli attacchi aerei di Israele in Libano contro il gruppo militante Hezbollah sostenuto dall’Iran: un nuovo massiccio attacco iraniano ha colpito a macchia di leopardo tutto il territorio israeliano e, come da copione, il Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane ha dichiarato che l’attacco missilistico va inteso come una vendetta a seguito della morte di numerosi elementi di spicco di Hezbollah tra cui quella del suo leader principale, Hassan Nasrallah e di quello di Hamas Ismail Haniyeh. L’azione era prevedibile dopo l’ingresso in Libano, avvenuto martedì mattina, delle truppe israeliane (un evento che non avveniva dal lontano 2006) che era stata dichiarata dallo Stato Maggiore di Tel Aviv come un’operazione di terra “localizzata e mirata” contro i posti di comando di Hezbollah e i siti di stoccaggio delle armi, nascosti all’interno di abitazioni civili. L’azione iraniana era stata preannunciata dal Iran ad agosto, quando il leader politico di Hamas Ismail Haniyeh era stato assassinato in un condominio di Teheran. La situazione è precipitata nelle ultime settimane e martedì il portavoce della Difesa (IDF) israeliano, il contrammiraglio Daniel Hagari, aveva informato che la minaccia di un attacco da parte iraniano era imminente; l’informazione era stata preannunciata dagli Stati Uniti e le forze aeree israeliane, con il supporto informativo statunitense, stavano monitorando la situazione.

La tensione tra i due Paesi ha raggiunto un nuovo livello di un gioco politico complesso che va oltre i rapporti tra due Stati; questo attacco non stupisce e pone nuovi interrogativi su come uscire da questa spirale mortale. Dopo anni di continui attacchi e provocazioni reciproche (l’Iran ha sempre giurato di voler eliminare lo Stato di Israele), il giro di boa è avvenuto con l’
attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023 quando miliziani uccisero 1.200 coloni israeliani in un raid terroristico.
Un’azione tecnicamente non militare che, come è noto, ha comportato una reazione punitiva dell’IDF sotto un certo aspetto spropositata contro la striscia di Gaza dove la maggior parte delle vittime faceva parte della popolazione civile. Gli stessi Stati Uniti, storici alleati di Israele, hanno criticato questa escalation che, secondo il ministro della salute di Hamas avrebbe ucciso 40.000 civili. In seguito, l’Iran aveva lanciato per rappresaglia una raffica di oltre 300 missili e droni contro Israele, nella maggior parte abbattuti da Israele e dai Paesi alleati. Considerando la situazione, resa complessa dal fatto che i miliziani nascondono le loro armi in edifici civili, al fine di ridurre gli effetti collaterali contro la popolazione civile, Israele iniziò a condurre delle operazioni chirurgiche per eliminare i responsabili delle azioni terroristiche. Un tipo di operazioni che non sono però esenti da errori coinvolgendo vittime civili innocenti durante la loro esecuzione. Non ultima, la presunta operazione israeliana che ha comportato come nel miglior film di fantapolitica l’esplosione di migliaia di cercapersone e walkie-talkie, forse prodotti nello stesso Iran, che hanno ucciso e ferito molti militanti avversari. In sintesi, una guerra tutt’altro che fredda che sottolinea come i limiti morali ed etici previsti dal diritto internazionale siano ormai un ricordo. 

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Israeli Air Force 69th Squadron – Operation New Order: eliminating Hezbollah and Hassan Nasrallah IAF – Operation New Order – 01.webp – Wikimedia Commons

Una situazione di guerra che preoccupa per il suo effetto a palla di neve che sta provocando, oltre al numero di vittime innocenti, un pericoloso aumento delle tensioni in Medio Oriente che potrebbe portare ad un conflitto regionale più ampio interferendo nel legittimo commercio, soprattutto marittimo, lungo le rotte dal Golfo Persico al mar Rosso che coinvolge già altri Paesi costretti a dislocare gruppi navali per la protezione delle proprie unità. Non è difficile intravedere in Mar Rosso e nell’Indiano un piano molto più ampio che attraverso diversi gruppi finanziati e armati da Teheran (Hamas, Hezbollah e Houthi), mira a creare situazioni di instabilità crescenti. A chi giova questa situazione? Il III millennio è caratterizzato dall’indebolimento delle vecchie superpotenze e dalla crescita di nuove, con la ricerca di un nuovo ordine mondiale che possa assicurare, in un mondo sempre più sbilanciato, di sopravvivere alle esigenze demografiche (basti pensare al miliardo e settecento milioni dell’India) e tecnologiche. Il Medio Oriente è un problema non risolto che non vede da entrambe le parti la volontà di avvenire ad una soluzione percorribile. Il passo avanti maggiore erano stati gli accordi Abramo ottenuti dal presidente americano Trump che avevano spezzato molti taboo tra il mondo arabo e lo Stato di Israele. In questo contesto la Regione avrebbe potuto raggiungere una condizione di equilibrio ma questo, forse, non ha trovato ugual supporto da coloro che hanno interesse ad indebolire gli interessi occidentali nell’area. In una visione ancora più ampia potenze come la Russia (sicuramente interessata a mantenere aperto un nuovo fronte) e la Cina (più prudente per salvaguardare la nuova via della seta) entrano di diritto in questo puzzle geopolitico. Un gioco che sta diventando sempre più pericoloso nello scenario del III millennio. 

Tornando a ieri, circa 180 i missili balistici che l’Iran ha lanciato contro Israele nell’attacco di stasera. Lo riferisce l’esercito israeliano citato dai media locali. Tutto  ha avuto inizio alle 09:56 di ieri, quando un mercantile britannico è stato colpito da un drone houthi in mar Rosso. Alle 10:24 a Tel Aviv sono state attivate le sirene di allarme in seguito al lancio di razzi dal Libano. Alle 16:00 i media americani (fonte agenzia Bloomberg) hanno riferito che, secondo un funzionario dell’amministrazione Usa, un attacco sarebbe stato “imminente”. Notizia confermata mezz’ora dopo dall’Ambasciata USA a Tel Aviv. Alle 18:41 l’esercito israeliano ha ordinato alla popolazione di entrare immediatamente nei rifugi al suono delle sirene. Solo dopo sette minuti dopo (18:48) una pioggia di missili è piovuta sul territorio israeliano, contrastati dal sistema Iron Dome. Alle 18:56 i media dei pasdaran hanno dichiarato che l’attacco è una “una rappresaglia per diversi omicidi compiuti dal nemico sionista” e che “Gli attacchi, che sono stati condotti con l’approvazione del Consiglio supremo della sicurezza nazionale, sono supportati dall’esercito dell’Iran e dal ministero della Difesa“. Alle 20:06 l’Iran, dopo aver chiuso il suo spazio aereo, ha dichiarato di essere in stato di guerra, avvertendo che Teheran affronterà i Paesi che dovessero sostenere Israele. Secondo Teheran, l’80% dei missili ha colpito lo stato di Israele. Questa notizia non è stata confermata da Tel Aviv che afferma che la maggior parte dei 180 missili lanciati è stata neutralizzata. La Casa Bianca ha affermato che il presidente Joe Biden ha ordinato che le forze armate statunitensi presenti nell’area forniscano supporto diretto ad Israele nella sua azione difensiva contro gli attacchi, abbattendo i missili in arrivo. Quale sarà il prossimo passo di Israele? Sicuramente continuerà la sua azione in Libano per eleminare i centri di comando e controllo di Hezbollah, in attesa di come rispondere all’attacco iraniano. Altro timore potrebbe essere un attacco nel cuore dei centri di sviluppo nucleare iraniano di Natanz dove, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), l’Iran ha accelerato la sua produzione di uranio arricchito a livelli (60%) prossimi a quello necessario (90%) per produrre armi atomiche, un valore che supera del 3,67% il valore massimo imposto dall’accordo del 2015. Una situazione che sta diventando quindi esplosiva … le prossime ore saranno rivelatrici ma la pace in quella terra santa appare essere sempre più lontana.

Andrea Mucedola
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