La Cina e l’uso strategico della sua marittimità

Gian Carlo Poddighe

20 Novembre 2024
tempo di lettura: 3 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA 
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MARITTIMITA’
parole chiave: PLAN, sviluppo
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Negli articoli precedenti abbiamo analizzato lo sviluppo della PLAN e ci possiamo quindi domandare dopo tanti aspetti che ho analizzato quali siano le conclusioni e le possibili ricadute per l’Occidente.

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Al contrario dell’Occidente, la PLAN assegna un ruolo prioritario alla protezione del trasporto marittimo attraverso il dominio marittimo. Per questo la Cina, e la sua strategia di acquisizione del potere navale è un problema di tutto l’Occidente, particolarmente critico per l’Europa perché riguarda tutti gli aspetti e le componenti dei traffici marittimi. Occorre quindi diffidare di una ben mirata propaganda, che tende a “sfogliare la margherita”, e presentare la contesa marittima come un problema essenzialmente bilaterale tra Cina e gli Stati Uniti, magari con la punta tagliente dello status di Taiwan.

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La conquista del Dominio Marittimo per la Cina coincide con una militarizzazione del personale del comparto, in pratica una sorta di milizia marittima, di qualsiasi “cosa” vada per mare: una complessa politica marittima che nell’altro estremo della filiera marittima ha già permesso di militarizzare totalmente la cantieristica navale. In altre parole, è considerato il valore aggiunto ed il possibile ruolo di marittimi cinesi in caso di conflitto – circa 130.000 uomini a bordo sia di navi battenti bandiera cinese che di navi non battenti bandiera cinese – in circostanze diverse, non ultima nel caso della da sempre annunciata invasione di Taiwan/Taipei.

L’importanza della formazione e dell’integrazione tra Marina Militare e Maria Mercatile ha quindi trovato la sua massima espressione nella politica e nella pratica del Governo cinese. Da oltre vent’anni si è infatti stabilito di organizzare, addestrare e gestire la marina mercantile, puntando sul reclutamento del personale; in sintesi, la creazione di una “milizia” parallela ma integrabile, approfittando delle enormi risorse dell’economia civile cinese al fine di sfruttarle per sostenere le operazioni militari, di qualsiasi genere, è solo l’aspetto propagandistico e motivazionale più facile e diretto. Non a caso gli equipaggi delle navi mercantili civili possono essere arruolati e tenuti a frequentare un’addestramento militare sotto la direzione dell’Ufficio nazionale cinese per la preparazione alla guerra.

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L’Ufficio cinese per la preparazione alla guerra fornisce anche orientamento e formazione su argomenti più specializzati, tra cui la modifica di navi civili per il trasporto militare. La formazione degli equipaggi cinesi, e la “compatibilità” con la PLAN, a maggior ragione se correlata con la disponibilità di sistemi come droni, sistemi missilistici autonomi, conferisce quindi una formidabile capacità militare, certamente di difesa, ma potenzialmente anche di offesa. Se questi sistemi d’arma fossero coordinati centralmente e condividessero i dati, una marina mercantile “armata” diventerebbe un moltiplicatore di forza per la Cina (il condizionale è solo forma). Ma è anche una questione di numeri: la Cina conta con circa 5.500 navi mercantili di altura, gli Stati Uniti ed i paesi marittimi occidentali qualche centinaio ciascuno, nel migliore dei casi, che operano in un quadro normativo ed organizzativo completamente diverso.

Non è un’idea peregrina pensare che la Cina, oltre a formare militarmente gli equipaggi, abbia adottato e stia aggiornando predisposizioni per l’imbarco di sistemi d’arma sulle unità mercantili di bandiera, considerando la creazione di stock di munizioni. Interessante il fatto che, la sottile azione di disinformazione/divulgazione potremmo dire machiavellica del Dragone, porta a scartare o sminuire la possibilità cinese di sfruttare militarmente la propria flotta mercantile in un contesto di “marittimità totale”. In maniera similare, allargandoci alla non trascurabile cantieristica navale ed alla logistica, di fatto la Cina controlla in maniera capillare non solo le navi mercantili e i marittimi ma anche porti commerciali e infrastrutture logistiche ormai a livello globale: questo significa anche che la Cina, pur essendo in grado di interferire e, come estrema ratio, interrompere i traffici marittimi avversari, non ha bisogno di affondare navi ed è già in grado di limitarne l’operatività ben oltre il mar cinese meridionale, spingendosi nell’Indiano fino alle coste dell’Africa orientale, dove ha già installato una base militare a tutti gli effetti.

Gian Carlo Poddighe

 

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