L’ingresso della Turchia nei BRICS+: un nuovo inizio?

Admin

25 Settembre 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Turchia, Erdogan
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La Turchia ha manifestato l’intenzione di unirsi ai BRICS+, il gruppo di economie emergenti formato inizialmente da Brasile, Russia, India e Cina, con l’aggiunta del Sudafrica nel 2010, e di Etiopia, Egitto, Iran ed Emirati Arabi Uniti nel 2024. Il paese, sotto la guida del presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha sempre cercato di diversificare le proprie alleanze economiche e politiche, cercando di bilanciare i rapporti con l’Occidente e aprire nuove strade di cooperazione con l’Oriente e il Sud globale. In questo contesto, l’adesione al BRICS+ potrebbe rappresentare un’opportunità significativa per Ankara di rafforzare la propria posizione in un contesto geopolitico in rapidissima evoluzione. Nonostante non siano ancora stai compiuti passi concreti verso l’adesione, il portavoce del partito al governo AKP ( Adalet ve Kalkınma Partisi , Partito della Giustizia e dello Sviluppo) ha affermato che “il processo è in corso”.

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In un incontro dei leader dei BRICS con i capi delle delegazioni degli stati invitati. Al centro c’è il presidente della Repubblica di Turchia Recep Tayyip Erdogan. Data 27 luglio 2018 – Fonte Kremlin.ru –  Autore Servizio Stampa del Presidente della Federazione Russa Meeting of 2018 BRICS leaders with delegation heads from invited states (8).jpg – Wikimedia Commons

Perché la Turchia è interessata ai BRICS+?
L’interesse della Turchia per il BRICS nasce in parte dalle sfide economiche che ha affrontato negli ultimi anni, come l’inflazione e la svalutazione della lira turca. L’ingresso nel gruppo potrebbe aprire nuove porte, consentendo al paese di accedere a mercati più ampi e a risorse finanziarie provenienti da altre economie emergenti, riducendo così la dipendenza dagli investimenti occidentali. In questo modo, Ankara potrebbe migliorare il proprio peso economico all’interno di un’ampia rete di nazioni in rapida crescita. Un altro motivo cruciale risiede nell’indipendenza strategica. La Turchia ha infatti spesso cercato di affermarsi come attore autonomo sulla scena internazionale, evitando di allinearsi completamente alle dinamiche imposte dalle grandi potenze, in particolare tra Stati Uniti, NATO e Russia. Entrare nel BRICS offrirebbe una piattaforma alternativa per la cooperazione politica e la risoluzione delle tensioni internazionali, rafforzando la capacità di Ankara di muoversi con maggiore libertà nel contesto geopolitico. Inoltre, l’economia turca sta sempre più orientandosi verso le regioni dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente, aree che rappresentano mercati vitali per le esportazioni del paese. Essere parte del BRICS, che già rappresenta circa il 40% della popolazione mondiale e un terzo del PIL globale, permetterebbe alla Turchia di rafforzare ulteriormente i legami commerciali con queste regioni e di cogliere nuove opportunità economiche all’interno di un blocco di paesi in costante crescita.

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Posizioni dei paesi BRICS (BRICS è un’organizzazione intergovernativa che comprende Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti)

Le Sfide dell’Adesione

Nonostante i potenziali benefici, la Turchia potrebbe incontrare numerose sfide nel suo tentativo di aderire ai BRICS+. Una delle principali difficoltà riguarda gli equilibri geopolitici. La Turchia è infatti ancora un membro di primo piano della NATO e conserva relazioni storiche e strategiche con l’Occidente. L’ingresso nei BRICS potrebbe complicare questi rapporti, soprattutto in un contesto di crescente rivalità tra Stati Uniti e Cina. Ankara sarà chiamata a gestire un equilibrio delicato tra il rafforzamento delle sue relazioni con il blocco emergente e il mantenimento delle sue alleanze occidentali, cercando di evitare che una scelta in una direzione influisca negativamente sull’altra. Un’altra sfida si trova all’interno dello stesso BRICS. I paesi membri non sempre condividono una visione omogenea su questioni economiche e geopolitiche, come dimostrano le frequenti divergenze tra India e Cina. L’ingresso della Turchia, con le sue specificità e i suoi interessi nazionali, potrebbe aggiungere ulteriore complessità a un gruppo già eterogeneo. L’adesione della Turchia al BRICS potrebbe inoltre suscitare reazioni contrastanti da parte degli alleati tradizionali. I paesi occidentali potrebbero interpretare questa mossa come un segnale di allontanamento dalle storiche istituzioni e alleanze, causando un potenziale raffreddamento delle relazioni diplomatiche o economiche con l’Europa e gli Stati Uniti. Ankara dovrà essere pronta a gestire le eventuali conseguenze politiche di una decisione che potrebbe alterare il suo posizionamento internazionale.

Se la Turchia dovesse effettivamente unirsi al BRICS+, ciò segnerebbe un significativo spostamento nell’equilibrio geopolitico mondiale. La posizione strategica di Ankara, situata tra Europa e Asia, potrebbe trasformarla in un ponte naturale tra le economie emergenti del BRICS e l’Occidente, promuovendo una maggiore interconnessione economica e diplomatica. Questo ingresso potrebbe, peraltro, ispirare anche altri paesi emergenti a considerare l’adesione al BRICS, ampliando ulteriormente il peso di questo blocco sulla scena globale e rendendolo un attore sempre più rilevante nelle dinamiche internazionali.
Guglielmo Maria Barbetta

pubblicato originariamente su DIFESA ONLINE L’ingresso della Turchia nei BRICS+: un nuovo inizio? – Difesa Online

 

in anteprima incontro tra Putin ed il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Servizio stampa del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin and Recep Tayyip Erdoğan, 26 july 2018 (2).jpg – Wikimedia Commons
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