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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: III – II SECOLO a.C.
AREA: MAGNA GRECIA
parole chiave: Taranto
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Ecco come appariva la città dei due mari ai Romani: “Taranto era tanto famosa per la sua grandezza, le mura e il porto, quanto soprattutto singolare per la sua posizione. Infatti, posta proprio all’ingresso del mare Adriatico, mandava le sue navi in tutte le terre, in Istria, nell’Illirico, in Epiro, in Acaia, in Africa e in Sicilia. Dominava il porto, situato in vista del mare, il teatro grande.” (1)

La mappa di Soleto è una supposta mappa geografica rappresentante il Salento antico, incisa su un frammento ceramico proveniente da un vaso di origine messapica. La sua particolarità è che si tratta forse della più antica mappa proveniente dall’antichità classica. Il frammento ceramico è stato datato al VI-V secolo a.C. ed è attualmente conservato nel Museo archeologico nazionale di Taranto ma esistono dubbi sulle iscrizioni che invece potrebbero essere posteriori
Mappa Soleto – Mappa di Soleto – Wikipedia
Il pretesto per un’ulteriore guerra fu offerto nel 281 a.C. da una richiesta di protezione che gli abitanti di Thurii, assediati dai Lucani, rivolsero a Roma. Quest’ultima, come sempre, accolse prontamente l’invito e mandò una guarnigione per mare a comando di Gaius Fabricius Luscinus, ambasciatore romano a Taranto ed abile soldato; di fatto una svolta, da un punto di vista geopolitico, di indubbia importanza perché per la prima volta i Romani si inserivano nelle lotte tra Italioti ed indigeni. Le navi romane, per raggiungere Thurii, dovettero oltrepassare il Capo Lacinio; inizialmente i Tarentini tralasciarono questa prima infrazione dei trattati, ma, quando i Romani pretesero di ormeggiare nel porto, considerarono il fatto come una vera provocazione: assalirono perciò le navi e ne affondarono quattro. Nacque così il conflitto tra Roma e Taranto, che spinse questi ultimi a richiedere l’intervento di Pirro, re dell’Epiro. A questo proposito, come ricorda Indro Montanelli, va detto che fu proprio Taranto ad inaugurare, con le sue richieste di aiuto all’estero (2), la lunga e sventurata abitudine che per secoli ha richiamato in Italia gli eserciti stranieri.

La guerra contro Pirro re dell’Epiro (280–275 a.C.) fu combattuta a seguito della richiesta di aiuto degli abitanti della città greca di Tarentum, nell’Italia meridionale nella loro guerra contro i romani – Nella mappa sono evidenziati i luoghi delle battaglie principali
Pyrrhic War Italy it.svg – Wikimedia Commons
Pirro inviò il suo luogotenente Milone con un esercito di circa 30.000 uomini e 20 elefanti, obbligando i Tarentini validi ad arruolarsi. Gli scontri tra Epirei e Romani furono sempre durissimi e costosi in termini di vite umane: la famosa Battaglia di Heraclea del 280 a.C, che vide protagonisti il console romano Publio Valerio Levino e lo stesso Pirro, costò 7.000 morti, 2.000 prigionieri e 15.000 feriti ai romani, mentre 4.000 morti e un gran numero di feriti si contarono tra i Greci. Da un punto di vista tattico, i successi degli Epirei furono conseguiti grazie alla presenza in battaglia degli elefanti da guerra, animali tanto imponenti quanto sconosciuti ai legionari romani. Nonostante le iniziali vittorie, Pirro non abbandonò mai il desiderio di concludere trattative di pace con i romani, consapevole della potenza dei suoi avversari. Nel frattempo questi ultimi, avendo appreso che gli elefanti si spaventavano alla vista del fuoco, avevano appositamente costruito dei carri armati con all’estremità dei bracieri, ragion per cui le sorti delle successive battaglie si spostarono sempre più a favore di Roma, tanto che Pirro decise di stipulare un t rattato con cui si impegnò ad abbandonare l’Italia, a patto però che si lasciasse tranquilla Taranto. Tuttavia Roma tornò ben presto in campo contro i popoli del Mezzogiorno, e Pirro fu nuovamente invitato a ritornare in Puglia da messi inviati dall’Italia meridionale. Le sconfitte di Pirro furono questa volta molto più incisive rispetto al passato, tanto che, dopo la disfatta di Maleventum (rinominata Beneventum), si ritirò in Grecia (dove morì poco dopo), lasciando a Taranto una piccola guarnigione comandata da Milone. I Tarentini, che non amavano Milone, allora chiamarono una flotta cartaginese a sostegno, affinché li aiutasse a liberarsi del presidio epirota. Preso tra due fuochi, i Romani da terra e i Cartaginesi dal mare, Milone consegnò la città al console romano Lucio Papirio nel 272 a.C. che fece smantellare le mura della città, le impose un tributo di guerra e gli sottrasse tutte le armi e tutte le navi. Tutto ciò che ornava Taranto (statue dell’arte greca, oggetti preziosi, pregevoli quadri) e qualsiasi cosa di valore, fu inviato a Roma, insieme a matematici, filosofi, e letterati, tra cui Livio Andronico, che tradusse dal greco l’Odissea per far conoscere ai romani l’Epica greca. Roma si astenne dall’infliggere a Taranto punizioni, e mise la città nel novero delle alleate, proibendole però di coniare moneta. Nel 213 a.C., si verificò l’ultimo tentativo di ribellione in occasione della spedizione di Annibale in Italia. Al momento della rivolta, il corpo civico tarentino si divise ed una parte di esso, forse il settore aristocratico, si rifugiò sull’Acropoli con le truppe del romano M. Livio. La conclusione fu tragica: nel 209 a.C. il console Quinto Fabio Massimo riconquistò la città con uno stratagemma, mettendola a sacco e ricavandone un cospicuo bottino in materiali preziosi, beni artistici e schiavi. Il Senato romano non privò però la città della sua autonomia amministrativa ma le proibì di coniare moneta e favorì lo sviluppo progressivo del porto di Brindisi, concorrenziale, riducendola, di conseguenza, in uno stato di profonda decadenza.
Francesco Scarpetta
estratto dal saggio dell’autore già pubblicato sulla Rivista Marittima che ne ha concesso gentilmente la ripubblicazione
in anteprima moneta di Pirro coniata a Siracusa, Pyros.jpg – Wikimedia Commons
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Note
(1) Lucio Anneo Floro, Epitome di Storia Romana – Rusconi Libri Milano
(2) In precedenza i Tarentini avevano già invocato aiuto ad Alessandro d’Epiro (341 a.C.) ed allo spartano Cleonimo (302 a.C.).
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