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Baltico: un mare gelido ma bollente

Reading Time: 9 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR BALTICO
parole chiave: Svezia, Finlandia, Russia, NATO

 

Come comprensibile, dopo le dichiarazioni della Finlandia e della Svezia sulla volontà di entrare nella NATO, la Russia sta rafforzando la sua presenza militare nell’exclave di Kaliningrad, mostrando sempre più i muscoli. L’ultimo episodio è stato l’intercettazione da parte di caccia JAS-39 Gripen dell’aeronautica svedese di quattro caccia russi, che avevano violato lo spazio aereo svedese nei pressi dell’isola di Gotland.

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L’evento è avvenuto il 2 marzo, quando due caccia Su-27 Flanker e due aerei d’attacco Su-24 Fencer (secondo i codici NATO) dell’aeronautica russa sono entrati, sebbene in alto mare, nello spazio aereo sovrano svedese. Un evento non nuovo: nel marzo 2013 i radar svedesi avevano rilevato sei aerei provenienti da est; in particolare una coppia di bombardieri strategici russi Tu-22M3 scortati da quattro caccia Su-27. Stoccolma affermò che i sei velivoli, prima di allontanarsi, simularono un attacco contro le strutture militari svedesi.

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Il Tupolev Tu-22M nome in codice NATO Backfire è un bombardiere strategico bimotore dotato di ali a geometria variabile di fabbricazione sovietica prima e russa ed entrato in servizio nel 1972 sostituendo il Tu-22. Il bombardiere, impiegato nella sua ultima versione anche in Siria, può contare su un’ampia scelta di armamenti (convenzionali e nucleari) ed un’elevata velocità di crociera.

All’epoca le forze aeree svedesi non erano in possesso di caccia intercettori e quell’evento suscitò non poche preoccupazioni e fu valutato che l’esercito svedese, in caso di un attacco russo, non avrebbe potuto resistere per più di una settimana. Nel settembre 2014, due jet bombardieri Su-24 entrarono nuovamente nello spazio aereo svedese e, nell’ottobre, fu avvistata una misteriosa nave al largo dell’arcipelago di Stoccolma.

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nel 2014, le attività di aerei militari russi non interessò solo il Baltico

I casi sospetti di intromissioni russe nelle acque baltiche di altri Stati portò ad un’esercitazione maggiore NATO, la BALTOPS, in cui decine di navi e mezzi da sbarco simularono un’operazione anfibia complessa a Ustka, in Polonia, non molto lontano (circa 100 miglia) dall’enclave di Kaliningrad. Un’attività addestrativa che potrebbe essere vista come una risposta  anche alle esercitazioni similari della flotta russa del Baltico (Ocean shield) ma fu considerata da parte russa come una provocazione. BALTOPS coinvolse quarantanove navi militari di 17 Paesi NATO e 5.900 militari. 

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In parallelo si inasprirono gli scontri verbali politici e, nel giugno 2015, l’ambasciatore russo in Svezia, Viktor Tatarintsev, minacciò che se la Svezia si fosse unita alla NATO, la Russia avrebbe rinforzato il suo potenziale militare nel Baltico schierando i suoi missili (tra l’altro già presenti). Nel 2016, Peter Hultqvist, ministro della Difesa svedese, dichiarò alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco che la Russia era la più grande sfida alla sicurezza dell’Europa, propugnando quella che fu definita la “dottrina strategica Hultqvist“. In breve sottolineando l’importanza  della difesa nazionale, rimanendo al di fuori della NATO, ma rafforzando la partnership sia con la NATO che con gli Stati Uniti e la Finlandia attraverso accordi bilaterali. Come misura interna, la Svezia decise di reintrodurre la coscrizione militare come elemento importante del concetto di difesa nazionale, rinforzando militarmente l’isola di Gotland.

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Nel dicembre 2016, i Russi assicurarono che non c’era “alcun piano per invadere la Svezia” e, iI 1° giugno 2017, il presidente russo Vladimir Putin affermò che sebbene la Russia non era nemica della Svezia qualora si fosse unita alla NATO ci sarebbero state ricadute negative nelle loro relazioni bilaterali. Pensiero confermato dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che sottolineò che nel caso di adesione la Russia avrebbe adottato misure militari, biasimando l’adesione svedese alle sanzioni dell’UE.

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ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov

La risposta non si fece attendere e, nell’aprile 2018, le forze missilistiche russe organizzarono un’esercitazione a circa 50 chilometri dalla base navale di Karlskrona, la più grande base della marina svedese, costringendo i traghetti tra Gdynia e Karlskrona a cambiare rotta. Il 24 luglio 2018, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu criticò nuovamente la cooperazione rafforzata di Finlandia e Svezia con la NATO, definendola “preoccupante“, cosa che avrebbe costretto la Russia a “prendere delle contromisure“. Le attività provocatorie russe si ripeterono il 19 febbraio 2019, quando un caccia russo si avvicinò ad un aereo da ricognizione svedese ad una distanza inferiore a 20 metri.

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Il 5 aprile 2018, dalla exclave di Kaliningrad venne effettuata un’esercitazione di lancio di missili nel Mar Baltico. Un’ esercitazione preannunciata ma che avvenne all’indomani del vertice alla Casa Bianca tra il presidente Donald Trump e i leader di Estonia, Lettonia e Lituania, per celebrare il centesimo anniversario dell’indipendenza delle repubbliche Baltiche che, dopo la dura occupazione sovietica avvenuta al termine della seconda guerra mondiale, poterono riacquistare la loro sovranità solo nel 1991

Cosa è cambiato dal 2014?
Volendo analizzare la pianificazione degli armamenti occidentali, anche la Svezia ha incominciato a ricostruire il suo potenziale di difesa dal 2014, dopo che la Russia ha mostrato la sua belligeranza nel mar Nero. Uno sforzo inaspettato e cospicuo, considerando che dopo la Guerra Fredda, la Svezia aveva intrapreso una politica di disarmo che la avrebbe portata a far scendere la sua spesa militare da circa il 2,5% del PIL nel 1990 ad appena l’1% nel 2010, riducendo significativamente il numero dei militari, e privilegiando reparti specialistici da impiegare in missioni all’estero, sotto egida ONU o NATO.

A seguito del vertice della NATO di Chicago, tenutosi nel maggio 2012, il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt affermò che il piano della Svezia di entrare nella NATO non era più valido. Solo due anni dopo, il 12 marzo 2014, a seguito della crisi in Ucraina, il vice primo ministro svedese Jan Björklund affermò che “la crisi ha messo in evidenza le nostre debolezze militari. Dobbiamo rafforzare la nostra presenza militare e le nostre capacità di combattimento nella regione del Mar Baltico. Ma l’adesione della Svezia alla NATO è la migliore soluzione a lungo termine”.

Verso la Total Defence
Nel 2018 la Svezia introdusse una nuova strategia definita di Difesa Totale, basata principalmente sull’acquisizione di una capacità di difesa totale e reintroducendo parzialmente la leva militare, con 4.000 reclute selezionate ogni anno per fornire un’addestramento militare di base. Per quanto concerne la difesa anti-missile, fu deciso l’acquisto di quattro sistemi missilistici Patriot.

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nuovo equipaggiamento per l’esercito svedese in arrivo

Nel maggio 2019 la Commissione Difesa svedese espresse preoccupazioni per un eventuale attacco russo, proponendo un piano di aumento delle spese per la Difesa, espandendo il numero del personale militare a 50.000 militari entro sei anni. La proposta, che si basava su un livello di ambizione di poter resistere ad un eventuale attacco esterno per tre mesi, furono descritta nel rapporto “ Defensive power – Sweden’s Security Policy and the Development of its Military Defense 2021-2025” che di fatto completò il rapporto precedente, “Resilience – the Total Defense Concept and the Development of Civil Defense 2021–2025”.

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soldati dell’esercito svedese

Un insieme di azioni che, qualora approvate, richiederebbero però una spesa notevole. Tenendo conto che nel 2016, le spese in ambito Difesa erano intorno all’1,1% del PIL (circa 43,3 miliardi di corone svedesi),  circa di un quarto rispetto al 4,3% del 2007, approvando il nuovo piano la spesa arriverebbe all’1,5% del PIL, ovvero circa 84 miliardi di corone svedesi, entro il 2025.

Se approvato, verrebbe effettuata la riorganizzazione delle unità esistenti con l’aggiunta di personale extra e nuovo equipaggiamento. In caso di guerra, l’esercito prevedrebbe l’impiego di tre brigate meccanizzate, ciascuna composta da tre battaglioni con un’unità motorizzata ridotta, principalmente per difendere la capitale Stoccolma. Oltre all’aumento del personale, il rapporto propone l’aggiornamento di carri armati e veicoli da combattimento, l’acquisto di sistemi di artiglieria, inclusi 48 cannoni degli obici semoventi Archer, nonché l’acquisizione di Patriot e di sistemi missilistici antiaerei portatili. Inoltre, verrebbe potenziata la difesa dell’isola di Gotland, con un gruppo di battaglia meccanizzato combinato. Val la pena ricordare che l’isola si trova a circa 90 chilometri dalla Svezia continentale ed a soli 248 chilometri dall’exclave russa di Kaliningrad.

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Il SAAB JAS 39 Gripen è un aereo da combattimento multiruolo, inteso come piattaforma aerea leggera e agile con un’avionica avanzata ed altamente adattabile.

Il punto di forza svedese resterebbe comunque l’aeronautica con 90 jet da combattimento Gripen (C/D), che verrà presto rinforzata con sessanta Gripen Es. Dopo il 2025, la Svezia potrà contare anche sulla produzione in serie di un jet da combattimento di nuova generazione, in sostituzione del JAS 39 C.

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le moderne corvette classe Visby

La marina svedese è attualmente basata sulle cinque corvette classe Visby e da quattro sommergibili (che diventeranno presto cinque). L’acquisto di elicotteri in ruolo antisommergibili aumenterà la capacità di contrastare i sottomarini russi. Inoltre, va menzionata la capacità di contromisure mine (5 cacciamine classe Koster e 4 classe Styrsö) che necessiterebbe di un futuro ammodernamento essendo una componente importante in un mare potenzialmente facilmente minabile. Un cenno alla base navale in caverna sull’isola di Muskö, progettata per resistere ad un attacco nucleare, che ospita il centro di comando che dovrebbe diventare pienamente operativo entro il 2022.

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La base navale di Muskö è una struttura navale sotterranea svedese sull’isola di Muskö, appena a sud di Stoccolma. La sua costruzione, che comportò l’uso di 800.000 kg di dinamite e la rimozione dì circa 1,5 milioni di tonnellate di roccia, ebbe inizio nel 1950 e fu completata nel 1969, in piena Guerra Fredda.

Non ultimi i sottomarini convenzionali svedesi, famosi per le loro prestazioni. Una nuova classe di sottomarini, Gotland, è entrata in servizio nel 1998 ed è dotata di un motore Stirling AIP che consente una durata in immersione mai vista prima nei sottomarini convenzionali. 

Classe   Numero     Note
Gotland class   3     due su tre dei battelli ha effettuato i lavori di mezza vita
Södermanland class   2     i battelli saranno rimpiazzati nel 2027 con due nuovi battelli classe Blekinge

Ma con quale scusa la Russia potrebbe invadere la Svezia? 
La Marina russa da tempo effettua un’esercitazione annuale (in genere al termine della parata annuale) che interessa le acque del Mar Baltico, denominata Ocean Shield; una esercitazione maggiore che, dal 2019, prevede l’attraversamento di ingenti forze aeronavali dal Baltico fino alla penisola di Kola.

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Ocean Shield 2019 – russian navy credit

Queste manifestazioni  muscolari impensieriscono Stoccolma che ipotizza che Mosca possa in futuro invadere l’isola di Gotland con il pretesto di proteggere una parte dell’oleodotto Nord Stream che corre nelle sue vicinanze. La presa dell’isola consentirebbe ai Russi di bloccare l’accesso al Mar Baltico settentrionale, lasciando di fatto Estonia, Lettonia e Lituania isolati. Un rischio alla sicurezza regionale non da trascurare che fa molta paura chi ha subito gli anni della dominazione sovietica.

La Svezia si rende conto che non potrebbe mai essere in grado di difendersi da sola ed è da tempo in trattative con gli altri Paesi nordici e baltici. Non c’è quindi da meravigliarsi se la Svezia intravede negli Stati Uniti e nella NATO un’opportunità di collaborazione regionale e bilaterale. In particolare, va sottolineato il rapporto privilegiato con Helsinki per difendere l’integrità territoriale dei due Stati, sancito a Turku, nel luglio 2018, che prevede esercitazioni di difesa congiunte e l’accesso reciproco al territorio per le forze militari, in stretta cooperazione tecnico-operativa con gli Stati Uniti nel settore della difesa.

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La cooperazione svedese-finlandese nel settore della difesa ha portato ad una serie di iniziative regionali, come la cooperazione nordico-baltica (Nordic Baltic eight – NB8), che ha riunito otto paesi nordici e paesi baltici (Finlandia, Svezia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Estonia, Lettonia e Lituania), e la Nordic Defense Cooperation (NORDEFCO), una collaborazione nata nel 2009 tra i paesi nordici principalmente nell’area della difesa.

Certo la situazione è esplosiva … le provocazioni russe continuano e si sono ripetute nuovamente anche nei cieli finlandesi. Per la seconda volta dall’inizio della guerra l’aviazione russa ha violato lo spazio aereo della Finlandia questa volta con un elicottero Mi-17. Venerdì scorso un velivolo ad elica russo AN-30 ha sorvolato il mar Baltico, vicino all’isola di Bornholm, sorvolando la Danimarca e la Svezia. Ci possiamo domandare se questi episodi facciano parte di una nuova strategia della tensione per alzare l’asticella o se Putin voglia finire sui libri di storia che nessuno potrà mai leggere.

 

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