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Scoperti due microcontinenti sommersi nel Pacifico

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Gondwana, piana abissale di Perth

 

Un tempo lontano, sulla Terra esisteva un supercontinente chiamato Gondwana, che si era formato durante il tardo Neoproterozoico (circa 550 milioni di anni fa). Questo enorme continente iniziò a disgregarsi durante il Giurassico (circa 180 milioni di anni fa), quando incominciò ad aprirsi il Passaggio di Drake che separa il Sud America e l’Antartide.

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Si era formato dall’accrescimento di diversi cratoni diventando il più grande pezzo di crosta continentale dell’era paleozoica che arrivò a coprire un’area di circa 100 milioni di km2 ovvero circa un quinto della superficie terrestre. Come ricorderete, durante il periodo Carbonifero, si fuse con l’Euramerica per formare un supercontinente più grande chiamato Pangea. Gondwana (e Pangea) si distaccarono gradualmente durante l’era mesozoica ed i suoi resti costituiscono circa i due terzi dell’area continentale odierna, tra cui Sud America, Africa, Antartide, Australia, il subcontinente indiano, la nuova Zelanda e la penisola arabica.

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La formazione di Gondwana iniziò circa 800-650 milioni di anni fa con l’orogenesi dell’Africa orientale, la collisione dell’India e del Madagascar con l’Africa orientale, e fu completata c. 600-530 milioni di anni fa con le orogenesi del Brasile e Kuunga sovrapposte, la collisione del Sud America con l’Africa e l’aggiunta rispettivamente dell’Australia e dell’Antartide. Parliamo di un processo geologico che durò circa 300 milioni di anni.

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Una scoperta inaspettata
Durante una ricerca internazionale per mappare la pianura abissale di Perth, nell’Oceano Indiano, gli scienziati hanno individuato due isole sommerse a circa 1500 metri di profondità, grandi quasi quanto la Tasmania. Lo studio su questa pianura profonda ha rivelato in questi ultimi anni la straordinaria natura del terreno sottomarino, con pareti rocciose verticali, canyon, e valli che corrispondono allo scenario trovato nei canyon terrestri più famosi del mondo. Queste diverse morfologie forniscono una vasta gamma di habitat, dalle pareti rocciose e affioramenti, al fondale fangoso, ad ambienti oscuri dove c’è poca o nessuna luce.

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canyon di Perth

I canyon sottomarini sono punti di estremo interesse per gli studi sulla biodiversità globale  a causa della loro elevata biomassa e produttività biologica ed il Perth Canyon, lungo 220 km, non fa eccezione. Dalla testata del canyon, in acque profonde, appena 50 metri, fino al punto in cui la sua bocca si apre sulla pianura abissale a 4000 metri di profondità, si osservano innumerevoli forme di vita.

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Il canyon, un’estensione del sistema del fiume Swan, si formò in qualche decina di milioni di anni e segna il confine meridionale per molti gruppi di specie tropicali. Le profonde correnti oceaniche che risalgono nel canyon creano un’oasi di acqua fredda e ricca di sostanze nutritive sotto le calde acque della corrente di Leeuwin, attirando balene blu e altri grandi animali che migrano stagionalmente nel canyon per nutrirsi. Lo studio di questo particolare ambiente può quindi fornire molte risposte sulle caratteristiche chimico fisiche e sulla loro influenza nella biodiversità. Tutto questo necessita di conoscere in primis la morfologia di questa grande piana abissale ed è proprio in questo ambito che è avvenuta la scoperta di questi due microcontinenti. 

Il Gondwana si disperse, spezzandosi nei continenti ed alcune parti divennero isole. L’India cominciò ad allontanarsi dall’Australia, circa 130 milioni di anni fa, durante il periodo Cretaceo, quando i dinosauri vagavano per la Terra. Gli scienziati ritengono che i due “micro-continenti” collegavano l’India e l’Australia prima che i due si distaccassero. La scoperta è stata possibile dall’analisi dei loro sedimenti che hanno rivelato che le comuni rocce basaltiche che si aspettavano di trovare erano pietre continentali contenenti dei fossili.

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I ricercatori dell’Università di Sydney, della Macquarie University e dell’Università della Tasmania sono quindi convinti che queste isole, un tempo erano emerse, facevano parte dell’ultimo collegamento tra India e Australia e rimasero separate a migliaia di chilometri mentre le masse si separavano. Il fatto che abbiano una morfologia con cime piatte indica che una volta erano al livello del mare prima di essere gradualmente sommerse. Secondo la dott.ssa Joanne Whittaker, geologa dell’Università di Sydney, i dati raccolti durante la missione oceanografica potrebbero cambiare in modo significativo la nostra comprensione del modo in cui India, Australia e Antartide si separarono dall’antico supercontinente del Gondwana.

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La spedizione si è svolta a bordo della nave da ricerca Southern Surveyor della Marine National Facility, di proprietà e gestita dalla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation, finanziata per le operazioni in mare dal Governo australiano 

Gli scienziati sono tornati a Perth dopo una spedizione di tre settimane a bordo della nave da ricerche CSIRO Southern Surveyor in cui hanno svolto il complicato compito di dragare centinaia di chilogrammi di campioni di roccia dai ripidi pendii delle due isole sommerse. I geologi si aspettavano di trovare rocce oceaniche comuni come il basalto ma sono restati sorpresi di vedere rocce continentali come granito, gneiss e arenaria che contenevano dei fossili. Analisi più approfondite di queste rocce dragate potrà fornire maggiori informazioni sulla loro età e di come si inseriscono nel puzzle di Gondwana.

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Ad aiutare gli scienziati ad acquisire i dati geologici è stata una moderna suite di sensori e sistemi idroacustici Simrad e Kongsberg Maritime tra cui un ecoscandaglio idrografico multibeam KONGSBERG EM 300 ed un sub bottom profiler KONGSBERG PS 018. La mappatura dettagliata del fondale marino è stata invece realizzata utilizzando il sistema multibeam EM 300.

 

 

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