Reportage: l’isola del Giglio, ritorno al mare, ritorno alla vita – parte II

Andrea Mucedola

11 Ottobre 2021
tempo di lettura: 7 minuti

livello elementare

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ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ISOLA DEL GIGLIO

parole chiave: arcipelago toscano, immersioni

 

La mattina dopo partiamo per una giornata piena … due belle immersioni, anche queste a pochi minuti di distanza dal Porto, in direzione nord.

Cala Cupa
La prima immersione la effettuiamo a cala Cupa dove Domenico, manovra con perizia per ridossarci da una brezza che incomincia a diventare sempre più tesa. Arrivati a cala Cupa, dopo aver ancorato all’interno della piccola baia, si scende su una prateria di Posidonia oceanica a circa 7-8 metri di profondità, e si parte per l’immersione tenendo l’imponente parete di granito sulla destra. Lungo la parete, si incontrano enormi massi, che risulteranno ottimi per effettuare al ritorno le tappe di decompressione.

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Alla profondità di 10 metri, si incontra la prima parete ricca di coralligeno, che arriva fino ai 22 metri di profondità ed è ricca di spaccature riccamente colonizzate dal coralligeno dove fanno capolino cernie e scorfani. Alla base troviamo una florida prateria di posidonia; Gianni ci guida costeggiandola sulla destra fino a raggiungere alcuni scogli dove parte l’immersione più profonda. Scendendo lungo la parete, troviamo una spaccatura orizzontale completamente tappezzata di margheritine di mare ed arriviamo dolcemente ai 30 metri di profondità dove una bella gorgonia ospita un astrospartus.

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Astrospartus su Paramuricea

La parete si sviluppa tenendola sulla destra ed incontrando gorgonie di misure ragguardevoli che accompagnano il subacqueo fino ad una splendida Savalia savaglia (falso corallo nero): è un angolo scenografico particolarmente affascinante, proprio per la presenza del falso corallo nero, che è posizionato accanto ad una gorgonia che ospita sia un astrospartus che la parerythropodium coralloides (falsa gorgonia rossa). Proseguendo la visita alla parete, si incontra una foresta di gorgonie completamente coperte di astrospartus, fino alla profondità di 50 metri.

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Savalia savaglia o falso corallo nero

Arrivati alla base della parete, si risale su un pianoro che presenta ancora gorgonie ed astrospartus a profusione. Claudia mi racconterà a bordo che non è raro incontrare anche rane pescatrici e torpedini. Il computer incomincia a suonare, siamo decisamente fuori curva ma abbiamo aria a disposizione e incominciamo il nostro rientro lasciando il blu dietro di noi. Non è raro incontrare barracuda e dentici, e a volte pesce luna e mobule. Insomma .. un sito da visitare più volte per farci avvolgere dalla  sua bellezza.

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Ripresa la prima parete, risaliamo sul tetto a 10 metri dove rincontriamo i grandi massi visti all’inizio dell’immersione. Ci lasciamo cullare a mezz’acqua tra giochi di luce tra gli scogli, e coralligeno che ricopre i tetti naturali formati dai massi sovrapposti. Due piccole cernie ed una corvina fa capolino incuriosite della nostra presenza.

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L’immersione finisce sotto la barca, dove si lascia il posidonieto per raggiungere una cala di sabbia bianchissima che arriva a 4 metri. Lì, tra ciuffi di posidonia e piccoli scogli, si incontrano polpi, pesce ago, triglie e rombi. Festeggiamo con un curioso pesce pettine che non ci lascia fino alla nostra risalita.

Immersione Cala Cupa
profondità minima 3 metri
profondità massima oltre i 60 metri

Subbielli
Ci spostiamo verso nord sul sito di Subbielli, nei pressi della spiaggia dell’Arenella. In realtà si tratta di una secca che si sviluppa partendo dalla costa in direzione dell’Argentario. Il suo cappello è superficiale a circa otto metri di profondità e si presta per osservare il pesce di passo. Partiamo dal punto di ormeggio e attraversiamo un bel posidonieto che appare in ottima salute con una grande densità foliare. 

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La secca ha inizio da un ‘panettone’ di roccia: costeggiandolo tenendo la destra, si arriva al primo grottino, molto suggestivo e spesso ospitante grossi saraghi e cernie. Lasciato il grottino, sempre tenendo la destra è possibile costeggiare tutta la secca. Scendiamo incrociando grandi scogli fino alla profondità di 35 metri scoprendo una grossa ancora ammiragliato, completamente concrezionata. Ci fanno compagnia, o meglio, facciamo compagnia a delle piccole aragoste e alcune flessuose musdee.

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Nel nostro percorso  lungo la secca incontriamo grandi scorfani e, circa a metà parete,  guardando nel blu, incontriamo barracuda e banchi di saraghi. Sempre tenendo la parete a destra, si arriva ad una specie di piazzetta sui 17 metri. E’ un angolo ancora una volta suggestivo, con queste pareti alte coperte di coralligeno, la parte opposta della ‘grottina’ vista all’inizio, le tane delle cernie, e due spaccature rivestite di grandi gorgonie.

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Si arriva al punto più caratteristico e affascinante per i fotografi: una grotta che presenta due tagli orizzontali completamente coperti di gorgonie gialle. Il grottino è completamente coperto di vita di ogni tipo: gorgonie, spugne di diversi tipi e colori, stelle marine e tanti altri organismi che si specchiano nella bolla d’aria presente sul soffitto.

Il tempo è passato veloce e dobbiamo tornare risalendo pian piano fino alla costa, per trascorrere lì l’eventuale decompressione … ho ancora 60 bar e lascio gli altri subacquei risalire a bordo .. voglio godermi gli ultimi minuti di immersione tra  giochi di luce e il posidonieto. Tiziana, mia inseparabile compagna di avventure, si affaccia dalla barca, posso vedere la sua silhouette nell’acqua trasparente … sembra richiamarmi all’ordine … in effetti è ora di pranzo.

Immersione Subbielli
profondità minima 8 metri
profondità massima oltre i 40 metri

La sera ci aspetta un’ottima cena dal ristorante Margherita sul lungo mare, una cucina a base di pesce, raffinatissima, inaffiata con un buon vino, e con un dolce finale da maitre patissier. Anche la gola vuole la sua parte.

Ultimo giorno
Punta Radice
Oggi ci accompagnano alla cala di Punta Radice, una delle più belle immersioni del Giglio per la varietà del fondale. Dopo 15 minuti di navigazione, si arriva a questa cala, poco prima di Punta del Fenaio, dove si trova il faro a nord dell’isola. Domenico ancora la Ladybird su un fondale sabbioso, a ridosso da un venticello meridionale che sta montando.

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Scendiamo direttamente sotto la barca, su un fondale di grandi massi a 6-8 metri di profondità. Dopo aver lasciato gli scogli e il fondale sabbioso, ci portiamo su un maestoso pinnacolo a 18 metri da dove inizia l’immersione. Incontriamo numerose tane di aragoste e di murene e vediamo piccoli coloratissimi nudibranchi. Lasciandolo alle nostre spalle, scendiamo lungo la parete dove si aprono delle grandi gorgonie rosse. Tenendolo a sinistra si arriva ad una specie di tettuccio che ospita alcune gorgonie sui cui rami si osservano delle uova di gattuccio.

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Nelle spaccature sottostanti, si possono osservare nudibranchi umbraculum e grossi ricci melone. Subito al di sotto sotto il tettuccio, intorno ai 45 metri, troviamo la grottina dei gamberi: basta illuminarla per vedere nugoli di parapandali che costellano le pareti della grotta. Lasciando la ‘grotta’, si riprende la parete a sinistra, completamente coperta di gorgonie tra cui spesso si vede un grosso scorfano ed alcune piccole aragoste.

Proseguendo verso il basso è possibile incontrare un altro grottino e scogli molto grandi ricoperti di gorgonie gialle e rosse che ospitano gli immancabili astrospartus, una specie che sembra essere molto comune nelle acque dell’isola. 

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Torniamo indietro, dopo aver lasciato il grottino; girando intorno alla formazione rocciosa e tenendo sempre la sinistra, si risalirà il fondale. La risalita è piacevole tra i mille colori del coralligeno e tante tane dove si riescono a vedere cernie e un grongo. Risalendo e spostandosi sulla destra rispetto alla cala in cui è ancorata la barca, alla profondità di 13 metri, attaccata alla parete incontriamo una piccola ‘capanna’ di massi sovrapposti, completamente ricoperta di margherite di mare.

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mimetizzato sullo sfondo questo scorfano attende le sue prede

E’ un angolo molto bello per le foto, perché spesso, a contrasto con il giallo delle margherite, vi sono stelle marine e nugoli di anthias. Chiudiamo l’immersione con una decina di minuti di decompressione, per smaltire l’azoto accumulato in questi ultimi tre giorni. Ci fanno compagnia nuvole di saraghi, labridi e le immancabili donzelle. Mentre respiro fino alla fine l’aria delle mie bombole, ripenso a questi splendidi tre giorni, per me un ritorno al mare, un ritorno alla vita.

Immersione Cala di Punta Radice
profondità minima 6 metri
profondità massima oltre i 50 metri

Un grazie all’International Diving per lo splendido e professionale supporto, alla signora Caterina del B&B Casa Rosada per le ottime colazioni, ed a EASYDIVE per la revisione dell’attrezzatura fotografica subacquea, effettuata a tempo di record. E grazie a te Giglio … a rivederci presto.

Andrea Mucedola

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Se non diversamente attribuite, le foto appartengono all’autore, @Andrea Mucedola 

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