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I sistemi di punteria dell’artiglieria navale tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento di Aldo Antonicelli

Reading Time: 6 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII-XIX SECOLO
AREA: NA
parole chiave: artiglieria navale, cannoni

 

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Ancora alla fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in ambito navale la punteria dei cannoni, particolarmente quella in elevazione, era pregiudicata dai rudimentali sistemi di mira o, per meglio dire, della totale mancanza di essi. Nel corso del settecento lo studio della balistica interna ed esterna aveva fatto notevoli progressi, grazie al lavoro di numerosi scienziati, ma queste conoscenze erano rimaste generalmente limitate a poche persone e praticamente erano rimaste sconosciute, oppure erano state trattate con diffidenza dagli ufficiali delle varie marine, che spesso in materia di artiglieria erano tenacemente attaccati alle tradizioni e alle usanze. La mancanza di sistemi di mira portava gli artiglieri navali ad adottare la pratica di puntare il pezzo seguendo la cosiddetta linea del metallo, ossia quella linea immaginaria ed istintiva che congiungeva il punto più alto della circonferenza del plinto di culatta con il corrispondente punto della gioia; poiché la bocca da fuoco era conica, la linea di mira e l’asse dell’anima risultavano convergenti e ciò significava che l’elevazione reale dell’asse del cannone era maggiore di quella della linea del metallo; in altre parole, se la linea del metallo era orizzontale, la traiettoria del proietto era elevata di un angolo uguale all’inclinazione del tronco di cono disegnato dal profilo del pezzo, angolo che era definito angolo di mira naturale del cannone (“dispart” nel lessico tecnico britannico dell’epoca). [fig. 1].

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Nomenclatura basica del cannone

L’utilizzo dell’angolo di mira naturale aveva portato gli artiglieri francesi a dare molta importanza alla portata dei loro cannoni a but-en-blanc (in italiano punto in bianco); con questo termine era definito il punto in cui la traiettoria del proietto sparato da una bocca da fuoco con la linea di mira naturale posta orizzontalmente attraversava il prolungamento immaginario di quest’ultima. Data la traiettoria parabolica del proietto, esistevano due but-en-blanc: uno, denominato primitivo, che si trovava a pochissima distanza dalla bocca del cannone nella fase ascendente della traiettoria e uno denominato naturale a distanza maggiore in quella discendente; la distanza di quest’ultimo dalla bocca del cannone era la “portata a but-en-blanc”.

In linea molto generale, a seconda del calibro e della forma del cannone e della potenza della carica di lancio, la portata a but-en-blanc dei cannoni era compresa tra 450 e 600 metri. Per gli artiglieri britannici la portata a point blank era invece la distanza alla quale un proietto sparato da un cannone posto con l’asse orizzontale toccava il suolo o, nel caso di artiglieria navale, la superficie dell’acqua. Ovviamente, questa distanza dipendeva dall’altezza cui si trovava il cannone rispetto alla superficie. Nel periodo che stiamo considerando nessun sforzo veniva fatto per determinare la gittata a point blank di un cannone posto ad una altezza predefinita ed uniforme, quindi la portata a point blank accertata nelle esperienze di tiro dipendeva dall’altezza dell’affusto e, se le prove erano effettuate a bordo di una nave, dall’altezza del ponte sul quale era posto il cannone.

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Il but-en-blanc   a – b angolo di mira naturale del cannone (linea del metallo)  c – o asse del cannone  I punto in bianco primitivo  B punto in bianco naturale

L’utilizzo della linea del metallo come linea di mira induceva molti artiglieri a preferire a parità di calibro i cannoni più corti in quanto questi avevano generalmente una forma conica più accentuata di quelli lunghi e quindi avevano un angolo di mira della linea di mira naturale maggiore e ottenevano una gittata maggiore. Ovviamente questa opinione trascurava il fatto che tale portata era ottenuta al prezzo di un’elevazione reale maggiore e quindi con una traiettoria del proietto più arcuata e una conseguentemente più accentuata imprecisione del tiro. L’impiego della linea di mira naturale compensava ovviamente il fatto che il proietto uscendo dalla bocca del cannone assumeva una traiettoria discendente che si accentuava con l’aumentare della distanza percorsa, ma non teneva conto del fatto che il proietto avrebbe colpito il punto al quale si mirava solamente se questo si fosse trovato esattamente alla distanza corrispondente al secondo but-en-blanc.

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Culatta di un cannone britannico navale da 24 libbre modello Blomefield con incise le tacche della scala di mira sulla piattabanda

Naturalmente alcuni metodi per migliorare i metodi di puntamento erano già stati suggeriti e, almeno in parte, adottati. Nella marina britannica delle guerre napoleoniche si usava incidere sulla sezione laterale del plinto di culatta una scala (quarter-sights) compresa tra 0 e 2 o 3 gradi (vedi fig. n°3) le cui tacche corrispondevano a un quarto di grado. Le tacche dovevano essere allineate ad occhio con una tacca analoga incisa sul fianco della gioia.

Un metodo analogo fu proposto nel 1801 dal capitano di artiglieria di marina Francois Cornibert, ma non è noto se la Marina francese l’abbia adottato. Alcuni comandanti britannici installarono di propria iniziativa blocchetti di legno fissati sulla parte superiore sulla piattabanda del secondo rinforzo la cui altezza era tale da annullare la differenza di diametro tra quest’ultima e la piattabanda di culatta.

 

All’epoca delle guerre napoleoniche uno dei maggiori innovatori nel campo del puntamento dell’artiglieria navale fu il capitano Philip Brooke che comandò la fregata HMS Shannon nel suo famoso e vittorioso duello contro la statunitense Chesapeake, che interruppe la serie di umilianti sconfitte subite dalle fregate della Royal Navy per opera delle più potenti fregate statunitensi della classe Constitution.

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Lo scontro navale tra la HMS Shannon comandata dal Captain Philip Broke e la USS Chesapeake dal Captain James Lawrence. Lo scontro dimostrò la superiorità dei cannoni inglesi. Nello scambio di fuoco, Broke fu ferito gravemente e Lawrence fu ucciso. NdR

Uno dei fattori che influenzavano negativamente il puntamento dell’artiglieria era il fumo prodotto dalla polvere da sparo che spesso nascondeva l’obiettivo e l’orizzonte e impediva ai puntatori di stimare il grado di sbandamento dello scafo. Per ovviare a questo inconveniente Brooke fece rilevare, per mezzo di un semplice strumento a filo a piombo, l’esatto orientamento orizzontale dell’asse di ciascun cannone. Ad ogni affusto furono fissati dei quadranti costituiti da quarti di cerchio graduati che quando la nave era sbandata permettevano di riportare in orizzontale i cannoni semplicemente seguendo le indicazioni dell’ufficiale al comando di ciascuna batteria che leggeva l’inclinazione per mezzo di un pendolo fissato ad un baglio a centro nave. Per la punteria in direzione. a partire da un punto allineato al centro di ciascun portello. Brooke fece incidere sul tavolato dei ponti una serie di lunghi solchi divergenti dipinti di bianco e numerati in gradi. A parità di angolo, l’inclinazione dei solchi era leggermente diversa per ciascun pezzo della batteria, in modo che, allineando gli affusti con la tacca il cui numero era indicato dall’ufficiale che controllava la batteria, il fuoco di tutti i pezzi risultava esattamente concentrato sullo stesso punto.

Nonostante l’opera di Brooke e di altri innovatori, la gran parte degli ufficiali e degli artiglieri britannici continuò a prediligere il sistema di mira lungo la linea del metallo, spesso per pura ignoranza dei principi elementari della balistica esterna.

 

fine parte I  – continua

 

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PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I
PARTE II

 

Fonti
Padfield, “Brooke & the Shannon”, Hodder & Stoughton, Londra, 1968.
The United Services Journal, parte I, Londra, 1831
J. H. Stevens, “Some description of the methods used in pointing guns at sea », J. Murray, Londra, 1834.
Journal des sciences militaires, tomo XVIII, Correard, Parigi, 1837
W. N. Jeffers, “A concise treatise on the theory and practice of naval gunnery “, Appleton, Philadelphia, 1850.
M. V. Dahlgren, “Memoirs of John A. Dahlgren, Rear-Admiral United States Navy”.
E. Simpson, “A Treatise on Ordnance and Naval Gunnery, New York, 1862.
J. H. Stevens, “Some Description of the Methods Used in Pointing Guns at Sea”, Londra, 1834.
W. Congreve, A Description of the Sights or Instruments for Pointing Guns, Londra 1818.
A. Preaux, “Instruction sur le canonnage à bord: à l’usage des maîtres et seconds maîtres canonniers des écoles d’artillerie navale”, 1839.

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