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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Reportage: Spedizione Malta 2015 – parte II

Reading Time: 10 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Malta

 

malta parte ii IMG_2103

le antiche saline – photo credit andrea mucedola

Terzo giorno
Il tempo sta cambiando, il vento sta aumentando e minaccia di piovere. Ci dirigiamo nuovamente a Gozo, nella zona delle antiche saline, a nord di Marsalforn, che vennero utilizzate dagli abitanti di Gozo sin dall’epoca romana. Le saline sono sparse in tutta l’isola ma quelle di Xwejni, sulla costa settentrionale di Gozo, poco distanti dalla località di Marsalforn sono ancora oggi utilizzate per la raccolta del sale prodotto dall’acqua del mare. Scavate nella roccia della costa, le saline rappresentavano un tempo la prima industria dell’isola. In antichità, il sale marino era utilizzato come moneta di scambio in tutto il bacino del Mediterraneo, tanto che i soldati romani ricevevano una razione di sale come retribuzione per i loro servizi (da cui il “salarium”, l’odierno salario). Dalla baia di Xwejni continuiamo sulla strada costeggiando la costa arida e rocciosa. Incontriamo un affollato parcheggio vicino alle antiche saline scavate nel calcare fossilifero. I punti di immersione che vogliamo esplorare. Sono ambedue in prossimità del Reqqa point.

malta parte II IMG_2096

ingresso in acqua tramite una scaletta praticamente verticale

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L’entrata non è facile … bisogna raggiungere delle scalette verticali, ancorate alla scogliera, dopo aver zigzagato tra le saline. La preoccupazione è che un aumento improvviso del vento da NW ci accolga alla nostra uscita rendendo l’uscita decisamente più impegnativa.
Per precauzione mi porto una cimetta con un moschettone per legare, in caso di emergenza, la macchina fotografica alla scaletta. Scendiamo in un mare di … meduse (Pelagia noctiluca) e cerchiamo subito il fondo … la discesa è rapida fino ai 30 metri dove osserviamo molti saraghi e qualche cernia, anche di buone dimensioni. Le pareti presentano una biodiversità notevole: Parazoanthus axinellae e spugne di mille colori si offrono a delle belle  macro. Scendiamo ancora verso i 40 metri il buio diventa intenso e si avverte il cambio di temperatura dovuto al  termoclino. Come sapete  il termoclino è lo strato di passaggio termico tra lo strato di superficie e lo strato di acqua più profonda. Lo strato di rimescolamento superficiale (mixed layer) è normalmente in prossimità della superficie dove la temperatura è costante a causa del rimescolamento dovuto al moto ondoso. Raggiunta la quota di termoclino, la temperatura diminuisce rapidamente alla temperatura dell’acqua profonda, che si mantiene stabile nel corso dell’anno non essendo influenzata dalla radiazione solare. Il termoclino lo si avverte intorno ai 30 metri con una temperatura di 23 gradi … ci si può stare … In seguito mi diranno che quest’anno le temperature dell’acqua sono state anomale anche per una regione meridionale come  Malta.

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Hermodice carunculata photo credit andrea mucedola

Dopo il primo salto tra i 20 ai 35 metri,  il fondale è caratterizzato da massi isolati dove si scorge in lontananza una cernia di grandi dimensioni. Si tratta di una cernia bruna (Epinephelus marginatus), un Serranidae che vive comunemente nel Mar Mediterraneo ad una profondità variabile tra i 10 e i 50 metri (spingendosi fino ai 200), spesso vicino a fondali rocciosi e ricchi di grotte e fenditure dove si può nascondere in caso di pericolo. Gli esemplari più giovani vivono in prossimità della costa ed è curioso vederne esemplari così grandi a meno di 50 metri dalla riva.

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si discute su il da farsi .. da sn Paolo Mariottini, Fabio Acquaviva e Giorgio Mariottini – photo credit andrea mucedola

Rientrando verso la parete osserviamo un gruppo di saraghi fasciati che si nutrono voracemente delle meduse attaccandole da più direzioni. Le pareti della scogliera sono praticamente verticali. La ricchezza di forme algali e di spugne è notevole. Si osservano un gran numero di vermocani (Hermodice carunculata Pallas, 1766) che si attorcigliano su un riccio. Appartenenti alla classe dei policheti, questi animali si nutrono perlopiù di animali in decomposizione; non è raro trovare gruppi di vari vermocani intenti a cibarsi di carcasse di ricci e di pesci. Le loro setole bianche sono notevolmente urticanti e possono essere liberate per autodifesa e messe in circolazione dalle pompe di movimento. Il vento sta rinforzando ma decidiamo di tentare con la seconda immersione alla ricerca del Chromodoris elegantula, un rarissimo nudibranco mediterraneo che ci è stato segnalato in questa zona. La ricerca purtroppo non da risultati e la seconda immersione, al di là della bellezza del fondale, non ci offre incontri particolari.

Chromodoris elegantula

La svolgiamo un centinaio di metri più a sud; la discesa pur essendo effettuata tramite un’altra scaletta metallica è più agevole. La superficie del mare spumeggia e bisogna fare presto … ci dividiamo in due gruppi e scendiamo rapidamente … anche qui la scogliera è pressoché verticale  ed offre numerosi spunti per la fotografia … purtroppo … seguendo la legge di Murphy, il flash mi ha abbandonato per cui devo sfruttare la luce ambiente ed il mio illuminatore per cercare qualche macro. 

Ma le sorprese non mancano: lo scheletro di un bovino giace quasi integro ai piedi della scogliera; probabilmente è stato buttato a mare da qualche mercantile, le correnti lo hanno portato in costa e le creature del mare lo hanno ripulito. In prossimità dell’uscita noto la struttura di un’altra scaletta (la precedente) abbandonata sul fondo casualmente orientata come da indicarci una graziosa grotta passante. La luce filtra dall’alto, si sta facendo tardi e dobbiamo uscire. La risacca sta aumentando e molti diving stanno rapidamente rassettando per rientrare alla base.

Quarto e quinto giorno
Il quarto giorno il cattivo tempo ci ha fermato e ne abbiamo approfittato per visitare le fortificazioni di Medina e della Valletta. Lungo le strette stradine si incontrano i palazzi dei cavalieri dell’ordine di San Giorgio. Non mancate la visita alla concattedrale di San Giovanni, che era stata adibita per oltre duecento anni a chiesa conventuale dell’ordine dei cavalieri di San Giovanni.

parte II concattedrale

Concattedrale di San Giovanni, La Valletta  – particolare del pavimento composto da oltre 400 lapidi di cavalieri – photo credit andrea mucedola

Nel tempo i Gran maestri ed i Cavalieri donarono grandi opere d’arte, rendendo questa chiesa un monumento unico e maestoso dell’alto Barocco. Fa una certa impressione camminare sul pavimento, ci dicono costituito da oltre 400 lastre tombali. L’effetto degli intarsi dei marmi pregiati, indicanti gli stemmi dei cavalieri, è straordinariamente pittorico.   Ma ciò che non può essere mancato è la visita all’antico oratorio dove sono custodite due celebri opere di Michelangelo Merisi (1573-1610), l’artista milanese conosciuto come il Caravaggio. Il turbolento Merisi arrivo’ a Malta  nel 1607 per intercessione dei Principi Colonna ed entro’ in contatto con il gran maestro dell’ordine dei cavalieri di San Giovanni a cui il pittore fece anche un ritratto. Il suo obiettivo era diventare cavaliere dell’ordine per poter ottenere l’immunità necessaria a sfuggire alla condanna di decapitazione ordinata dal tribunale di Roma a seguito del delitto di un suo rivale in amore effettuato a Campo Marzio. Da un lato dell’oratorio si ammira il quadro della decollazione di San Giovanni Battista che esprime, con nudo realismo, la sua morte, richiesta da Salome ad Erode, è resa ancora più drammatica dall’uso del chiaroscuro che accentua l’incredibile realismo. Sulla parte opposta si può ammirare un San Girolamo scrivente, di cui esiste una copia, sempre del Caravaggio, alla Galleria Borghese a Roma. In realtà San Girolamo è orientato diversamente: verso sinistra a Roma e verso destra a Malta.  Inoltre quello dipinto a  Malta appare molto più “umano”, nella sua nudità asciutta e vigorosa.  

C’è molto da vedere ma … il tempo sta peggiorando e, sotto una pioggia insistente, ci rifuggiamo da Nenu the Baker, un ristorante tipico maltese costruito su di un vecchio forno in parte ancora visibile. Il locale (143, St Domenic Street, Valletta, Malta Tel: 22581535) offre un menu tradizionale di eccellente qualità. Consiglio di prendere il menu turistico che copre molte specialità locali.

La mattina del quinto giorno, un timido sole riappare anche se il vento e’ sempre forte. Decidiamo di tornare a Gozo. La prima immersione è sul relitto del MV Karwela, a Xatt l’Ahmar (baia rossa). Si tratta di un traghetto da 500 tonnellate, di circa 48 metri di lunghezza, costruito nella Germania dell’ovest  nel 1957 e poi acquisito dai maltesi per i loro trasferimenti. Arrivò a Malta nel 1986 e fu affondato come il suo vicino, la MV Cominoland, per protezione dei fondali e per offrire nuovi punti di immersione ai subacquei, il 12 agosto del 2006. Ci immergiamo dalla costa e dirigiamo con rotta 170 verso il primo relitto che avviciniamo da poppa. La motonave Karwela giace su un fondale di 40 metri, appoggiata dolcemente in posizione verticale. La visibilità è eccellente e troviamo una grande quantità di pesce: dentici, pesci pappagallo, saraghi di ogni tipo. Con Fabrizio Capaldo e Fabio Acquaviva scorriamo lungo le fianchi della nave, dal giardinetto al mascone, osservando il ponte di coperta. Per chi ha solcato il mare di mestiere  è una forte suggestione: chissà quanti marinai hanno lavorato su quel ponte di coperta, mantenendosi in equilibrio tra una rollata e l’altra. E’ il connubio uomo-nave che solo chi ha navigato per tanti anni può capire.

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MV Karwela – photo credit andrea mucedola

E’ un immersione molto suggestiva, su un relitto molto ben conservato che offre occasioni di foto ambiente  ma anche di macro. Si rientra, anche se a malincuore, dal mascone di prora con rotta NW verso terra. La nostra seconda immersione del giorno prevede una ricerca sistematica su basso fondale; la effettuiamo poco lontano, circa cinquecento metri verso sud lungo la costa. Si entra in acqua da una scaletta posta al livello del mare e ci si immerge subito su un fondale basso caratterizzato da una florida prateria di Posidonia oceanica che appare sana e ben conservata. La posidonia è una pianta endemica del Mediterraneo che forma praterie sottomarine di notevole importanza ecologica per la riproduzione delle specie ittiche ed esercita una notevole azione nella protezione della linea costiera dai fenomeni di erosione per idrodinamismo. Inoltre la salute del posidonieto è considerata un buon indicatore biologico della qualità delle acque marine costiere. Non scorgo infiorescenze e stimo una densità foliare (circa 800 ciuffi a metro quadro) ad una profondità di circa 10 metri.

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canale intermattes – photo credit andrea mucedola

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La presenza di questo ecosistema è un occasione ghiotta per i nostri biologi, (ma non solo) di osservare e catalogare molti molluschi e scattare qualche foto. La caccia fotografica da buoni frutti e vengono osservate moltr cipree (Spurca), esemplari di Pinna nobilis, conchiglie di varie specie tra cui la bellissima Cymatium parthenopea in una cavità tra le rocce. Ma del nostro ricercato numero uno, il Chromodoris elegantula nemmeno l’ombra. Solo qualche piccola flabellina tra le foglie di posidonia e, sotto un sasso,  un Dendrodoris grandiflora di discrete dimensioni (8 cm).

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Dendrodoris grandiflora

Il nome nudibranchi sta a significare organismi con le branchie nude. Tutte le specie non possiedono la conchiglia e sono dotati di appendici cefaliche dette rinofori che hanno funzione sensoriale chemiorecettiva e tattile. Il sottordine dei doridini, a cui appartiene il Dendrodoris grandiflora  è il gruppo più numeroso tra tutti i nudibranchi. Hanno una forma allungata, tutti presentano delle branchie a ciuffo e, sul capo, presentano le loro appendici sensoriali. Un bell’incontro dopo una lunga (90 minuti +) rilassante immersione, fatta al tramonto del sole, con i raggi che corrono paralleli alla superficie. 

Sesto giorno
Le condizioni meteorologiche  (vento sempre forte) ci suggeriscono di fermarci a Cirkewwa, la località da dove partono i traghetti per le altre isole dell’arcipelago. In prossimità di un antico semaforo è stata organizzata dal governo maltese una banchina ben attrezzata con bagni, docce, comodi parcheggi e con ben tre ingressi in acqua per raggiungere due relitti affondati nel 2007: il rimorchiatore Rozi ed il pattugliatore P29. Sono certamente due belle immersioni da non perdere.
Dall’altra parte del molo c’è il riempimento della zona commerciale da dove partono i traghetti per Gozo e la piccola Comino; nulla farebbe sospettare che poco lontano esista un reef ricco di fauna che offre sia a principianti sia ai subacquei esperti la possibilità di effettuare da riva delle belle immersioni.  Tenetevi sulla sinistra e puntate sul parcheggio, sempre affollatissimo, occupato dai furgoni dei diving locali.
La prima immersione la effettueremo sul relitto del rimorchiatore Rozi; si raggiunge entrando da un punto di ingresso posto proprio sotto l’antico semaforo. Da quell’ingresso bisogna entrare con il passo da gigante e muoversi subito verso l’esterno per togliersi dall’effetto della risacca. Ci dirigiamo in immersione per rotta 300 ed incontriamo subito una grossa ancora intorno ai 30 metri di profondità. Proseguendo leggermente sulla dritta si raggiunge la prua del Rozi. Il relitto, come dicevo, è ben conservato e ricchissimo di pesce che sembra essersi troppo abituato ad essere nutrito dai subacquei … una pessima abitudine che ci consente però di fare qualche buon scatto.

Arrivati sulla poppa dirigiamo per 090 verso l’Adrian reef (scogliera  che costeggia il molo di partenza) che risale fino ai 20 metri. Costeggiandolo si ritorna in prossimità del semaforo e quindi al punto di uscita. Consiglio di proseguire seguendo la costa fino al punto di uscita seguente. Questo consente di divertirsi  attraversando piccole grotte passanti, dove si possono osservare aragoste e gamberi, e curiose conformazioni geologiche.

mario checchi siul p29

la finta mitragliatrice sulla prora del P29 … meglio fotografare pensa Mario Checchi

La seconda immersione la facciamo sul relitto del P29, un pattugliatore di costruzione tedesca (Kondor class) che servì dal 1997 al 2004 nella Marina Maltese e trovò degna sepoltura, nell’agosto del 2007, in quelle acque ad una profondità di circa 38 metri.
Un bel relitto, ben conservato, che giace perfettamente appoggiato in assetto di navigazione sul fondo. Per raggiungerlo bisogna fare rotta 270 dall’ingresso/uscita dell’area chiamata Suzie’s pool (la troverete facilmente essendo quella a metà del molo).
Entriamo comodamente in acqua dall’entry point centrale (rispetto al  molo)  e cerchiamo subito la profondità. Passiamo davanti (sulla nostra destra) alla statua di un Madonnina protettrice dei subacquei, collocata in una fessura della scogliera, e dirigiamo con rotta 270 per circa 100 metri. Incontriamo sul fondo un cubo di cemento con una placca che ci conferma la nostra direzione. Dopo circa 5 minuti incontriamo la poppa del pattugliatore posta a circa 28 metri di profondità. Nuotando verso prora incontriamo la plancia (ben conservata con il suo albero maestro) e la prora dove un falso cannoncino è stato collocato per divertimento dei subacquei. Mario Checchi non resiste per una foto ricordo. Ancora ottime possibilità di foto ambiente e macro.  Il rientro lo facciamo con rotta 130 raggiungendo prima il reef (il punto viene chiamato “old man nose” a causa della sporgenza che ricorda una protuberanza generosa) per poter dare un occhiata alle tante cavità che il posto ci offre. Immersione ancora una volta divertente che ci spinge il giorno dopo, ultimo giorno, a tornare  lungo lo stesso reef  per goderci fino all’ultimo le bellezze di Cirkewwa.

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Malta, photo credit andrea mucedola

La nostra settimana è trascorsa velocemente. Spero di avervi dato un “appetizer” di ciò che questo arcipelago può offrire. I servizi sono stati sempre ottimi ed i prezzi non molto dissimili di quelli delle strutture italiane;  le persone che abbiamo incontrato sono state cordiali, disponibili e ci sono sembrate animate dallo stesso spirito mediterraneo che ci unisce in questo grande lago che chiamiamo Mare Nostrum.

Grazie Malta, torneremo presto perché l’avventura continua.

 

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