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Il fenomeno dello spiaggiamento delle Barchette di San Pietro, Velella velella

tempo di lettura: 8 minuti

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livello medio

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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Area dello Stretto, Calabria, Velella velella (Barchetta di San Pietro), Janthina pallida, pomice delle isole Eolie, Odissea.

 

Nell’area dello Stretto esiste un fenomeno biologico marino singolare: lo spiaggiamento delle Barchette di San Pietro. Un esempio di selezione naturale, di strategia evolutiva, già citato in tempi storici, in cui avviene un incontro singolare tra due organismi marini che vivono sulla superficie marina e si accompagnano con piccoli ciottoli vulcanici galleggianti di pietra pomice porosa proveniente dalle cave delle non lontane isole Eolie.

Questo incontro avviene sulla distesa marina nel Tirreno Meridionale e si manifesta con il loro spiaggiamento sulle spiagge dell’Area dello Stretto di Messina. Prima di terminare questo percorso si verifica infatti un’unione tra due organismi marini che condividono il tempo del proprio ciclo vitale e lo concludono insieme sulle spiagge. 

A questo punto è opportuno presentare gli attori di questo unico fenomeno naturale che si osserva periodicamente al centro del Mediterraneo. Iniziamo con la barchetta di San Pietro, nome comune che si dà ad un organismo marino, un sinoforo, vicino alle meduse il cui nome scientifico è Velella velella. La V. velella vive sulla superficie marina in una colonia di individui differenziati che si comportano come fosse un singolo individuo. La Velella ha la forma di una piccola barchetta ovale che misura in fase adulta 5-7 cm ed è di colore blu intenso.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Velelle.png

Velella velella – autore yakafaucon
Velelle.png – Wikimedia Commons

Essa è sostenuta da una struttura laminare trasparente formata da una parte di forma ovale, piana, denominata “zattera”, collegata a una lamina verticale a forma di vela triangolare isoscele, simmetrica dal baricentro della zattera. La vela si distende in direzione angolata rispetto all’asse lungo dell’ovale stesso e termina al bordo della zattera distante dalle estremità di tale asse. Il profilo verticale della vela si sviluppa a forma di “S” stretta o allungata. Questo carattere evolutivo risponde all’esigenza della colonia/barchetta di tenere l’andatura contro vento e mantenersi sempre al largo. Si hanno così due forme di Velella: con vela destrorsa e vela sinistrorsa a seconda se la vela vista in lunghezza abbia una distensione da sn-centro-dx (sinistrorsa) oppure dal lato dx-centro-sn (destrorsa).

Una curiosità
Nel Mar Mediterraneo, la V. velella ha la vela sinistrorsa mentre negli altri mari e negli oceani può avere anche vela destrorsa qualora la costa del continente bagnato da quei mari sia dalla parte occidentale o viceversa.

Grafico dei polipi di Velella: A colonia idroide-zattera e vela dx, B dattilozoide,  C gonozoide, D gastrozoide, E stadio medusoide, F morfotipo sinistrorso mediterraneo,  G morfotipo destrorso (da Schuchert, 1966 mod.)

Per viaggiare in galleggiamento questi sifonofori hanno, tra le due lamine, delle cellette di aria e gli organi interni. Al di sotto della vela verticale, sono presenti vari zoidi che svolgono diverse funzioni: gastrozoidi con funzioni nutritizie, dattilozoidi con funzioni difensive e gonozoidi con funzioni riproduttive. Tutti questi piccoli organismi differenziati pendono dalla lamina orizzontale.

Tutti i polipi e la cresta della vela contengono quel particolare pigmento blu intenso denominato astaxantina che ha una funzione antiossidante quando la Velella subisce situazioni critiche di sopravvivenza (massima insolazione, vento intenso o elevata concentrazione salina) che tendono ad asciugare la parte emergente e superficiale della colonia. Il ciclo riproduttivo si sviluppa nella colonna d’acqua da due individui di forma medusoide con sessi separati. Essi danno vita ad una forma larvale detta conaria che, sviluppandosi, matura nelle forme giovanili della colonia in galleggiamento.

La Velella, per la sua alimentazione, intercetta piccoli organismi animali nel plancton più vicino alla superficie che i dattilozoidi, periferici sotto la zattera, convogliano all’apertura del gastrozoo centrale. A loro volta, le Velella sono preda delle Janthina pallida e sono gradite anche da pesci come boghe (Boops boops), occhiate (Oblada melanura) e altri sparidi.

Janthina pallida W. Thompson, 1840 è un particolare mollusco gasteropode pelagico che vive in mare aperto associato solitamente a banchi di Velella delle quali si nutre o a cui sottrae parte dell’alimentazione. La Janthina pallida ha una conchiglia fragile e relativamente piccola, lunga tra il 1 e 1,5 centimetri, con 4/5 spire. Ha una forma globosa e relativamente allungata rispetto a quella di altre specie simili dalla conchiglia più compressa. La stessa conchiglia non mostra particolari sculture, ma numerose strie sottili di accrescimento, ben visibili e in leggero rilievo. La conchiglia appare biancastra o con sfumature azzurre. Il piede di questo mollusco mostra un colore azzurro chiaro o biancastro e un aspetto lattescente; appare sempre ben sviluppato e con evidenti pliche. In esso sono presenti ghiandole che riescono a produrre una sostanza che racchiude bolle d’aria che si amalgamano e si fondono tra loro formando una sorta di zattera galleggiante.

In questa specie, e in quelle simili, la zattera di bolle d’aria è fondamentale perché impediscono all’animale di affondare. Durante la navigazione in mare aperto, J. pallida mantiene il guscio capovolto con lo stoma rivolto verso l’alto. La conchiglia appare biancastra o con sfumature azzurre mostrando un certo mimetismo: colore molto chiaro come il cielo vista dal basso, blu come il mare se vista dall’alto. J. pallida non fa parte del necton e la sua riproduzione si compie esclusivamente sulla superfice marina insieme alla colonia della V. velella. Per mantenere questa unione in superficie la Janthina produce a sua volta una zattera di bolle d’aria che aumenta la galleggiabilità del sistema “barchetta”.

Nel periodo della maturità sessuale, J. pallida emette delle capsule ovigere rosee che aggancia alla zattera di bolle. Solo in questo momento il mollusco e la sua zattera si possono dividere dalle Velella ma non si allontano di molto perché le larve, allo stadio di veliger, troveranno sotto le Velella numerosi altri stadi giovanili di J. pallida di sesso maschile. Infatti, contrariamente a molte altre specie simili, in J. pallida i nuovi nati sono tutti di sesso maschile e solo ad un certo punto della loro vita possono diventare femmine che, di solito, mostrano maggiori dimensioni. Si tratta quindi di organismi ermafroditi proterandrici.

Come le Velella, le Janthina p. hanno un movimento molto lento, non si possono opporre alle correnti marine. È pertanto possibile che siano le correnti stesse ad unire questi due organismi; e la Janthina produce e può liberare in acqua libera un liquido violetto (astaxanthina) o rossastro simile alla porpora, un antico colorante.

La barchetta di San Pietro veleggia molto meglio di un’imbarcazione a vela, considerando che trasporta organismi che effettuano l’intero ciclo vitale sulla superfice del mare aperto, muovendosi in spirali concentriche lontano dalle coste. Solo il vento e le maree possono fare spiaggiare questi organismi marini sulle coste. Nelle Velella, oltre alla forma della vela, sinistrorsa o destrorsa, possiamo anche osservare una simmetria bilaterale o radiale delle due metà di queste vele che hanno un “albero” in comune verticale al baricentro della zattera ellissoidale. Ciò permette alla barchetta, se venisse temporaneamente spostata o girata dalla sua rotta, per un colpo d’onda o di vento, di rimettersi in rotta controvento ruotata di 180°. 

In presenza di brezze giornaliere vicino alla costa, la barchetta non deve girarsi ma solamente alternare l’andatura largo-costa e viceversa. Se si considerassero le andature adottate dalle imbarcazioni a vela, si noterebbe come ci sia una sola modalità di rotta contro vento che è quella denominata di “bolina” con due variabili: bolina stretta e bolina larga. Queste dipendono dall’angolazione della vela rispetto alla prua o da dove arriva il vento da rimontare. Questa angolazione varia nelle Velella dai 55° ai 15° circa. Le sue “vele” sono più ampiamente angolate vicino al baricentro per assumere una concavità centrale e marginalmente rastremarsi al bordo della zattera distante dalla prua della Velella tale da mantenervi la minima angolazione. Si suppone, inoltre, che la vela biologica sia suscettibile di “sentire” la forza del vento che fa irrigidire a “S” più o meno stretta la vela adattandola alle necessità di andare contro vento e quindi lontano dalle coste.

Lo spiaggiamento
Tra i fenomeni di biologia marina che si manifestano nell’Area dello Stretto tra la Sicilia e la Calabria vi è anche il regolare e annuale spiaggiamento o “bloom” di Velella in associazione a Janthina p. Le continue ricerche effettuate dal 2014 ai nostri giorni ha permesso di osservare meglio la biologia e l’interazione tra le Velella e Janthina p. Questi spiaggiamenti avvengono puntualmente in un ben preciso periodo dell’anno e con una quantità enorme di individui lungo la fascia costiera che va da nord dell’Area, dalla Spiaggia degli Abissi di Cannitello-Pezzo verso sud da Reggio Calabria a Punta Pellaro. 

Questo periodo corrisponde alla settimana intorno al Plenilunio della prima metà di aprile di ogni anno e in questo giorno si verifica la maggiore quantità delle specie in arrivo sulle spiagge dell’Area dello Stretto. Nel periodo della seconda metà dal mese di marzo arrivano ripetutamente nel Mar Tirreno Meridionale i rinforzi dei venti che spirano dal IV quadrante, Ponente e Maestrale, che per il moto ondoso prodotto, tendono a concentrare tutto ciò che è in galleggiamento nel Mar Tirreno verso l’area più meridionale, comprese le Velella-Janthina che solitamente rimangono al largo, nella area tirrenica centrale. Nei giorni di Novilunio (senza luna) e Plenilunio (luna piena), tra il mese di marzo e quello di aprile, si sviluppano anche le più alte differenze di maree tra il Mar Tirreno e il Mar Jonio e, di conseguenza, le massime velocità di scorrimento delle correnti marine nello Stretto. Nella fase di massima corrente verso sud, di riflusso o Scendente, la moltitudine di Velella-Janthina viene trascinata dall’area marina intorno alle isole Eolie e al Mar Tirreno Meridionale verso l’ingresso nord dello Stretto. Lo scorrimento delle acque lungo la fascia costiera, favorito dal senso della corrente, dai venti e dal moto ondoso, porta sulla Spiaggia degli Abissi di Pezzo-Cannitello (Calabria) una moltitudine di questi organismi marini coprendo questa stretta spiaggia che, per il colore blu intenso di questi organismi, è stata denominata “Spiaggia Blu”. Lo spiaggiamento va oltre verso sud della costa calabra dell’Area dello Stretto, sempre favorito dalle correnti di Scendente e dal Vento di Canale-Boria che ha la direzione da NNO verso SSE.

Questo avviene almeno sino alla spiaggia della località di Pellaro a sud di Reggio Calabria dove, essendo la costa di fronte alla direzione del vento, si ha un’ulteriore massiva presenza di Velella-Janthina. Inoltre, dai fenomeni vulcanici che si verificano nelle Isole Eolie si versa in mare la pietra pomice che viene trasportata dai venti come il Maestrale verso lo Stretto. Questi ciottoli di pomice galleggiante si uniscono con le barchette Velella-Janthina p. che le forti correnti di Scendente finiscono per fare spiaggiare nell’Area dello Stretto determinando un triplice fenomeno unico nel suo genere. Riferimenti su questo fenomeno sono indicati intorno al 527 a. C. nell’Odissea. Infatti, nel XII libro viene descritto l’attraversamento da parte di Odisseo dell’Area dello Stretto, tra la mostruosità di Skylla, le vorticosità delle correnti della Cariddi e delle Sirene alate (oggi tra Scilla e Punta Pezzo-Cannitello in Calabria).

Ulisse/Odisseo e le sirene – Fonte Antikensammlung Berlin – Catalogue No.Berlin V.I. 4532 –  dettaglio di cratere attribuito a Python – ca. 340 B.C.¿Como es la tierra? (erickmorales-erick.blogspot.com)

Nel verso 45 del XII libro, si nota: “… le Sirene adagiate sul prato: intorno è un gran mucchio di ossa di uomini putridi, con la pelle che si raggrinza.”. Interpretando l’allegoria di questo quadro si identifica che vicino al sito dove si vedono/sentono le Sirene alate vicino alla Cariddi (la Spiaggia di Cannitello, il suono delle forti correnti e dei vortici di Punta Pezzo); è un gran mucchio di ossa di uomini putridi = il mucchio spiaggiato dei ciottoli porosi di pietra pomice simile alle ossa umane nella parte trabecolare o midollare interna; … putridi… = l’odore putrescente delle Velella e Janthina spiaggiate; … con la pelle che si raggrinza = riferite alle sole lamine rimaste (sostegno alla zattera e vela delle Velella secche, trasparenti e contorte).

Questo collettivo e particolare spiaggiamento è stato documentato durante i “Velella Day” nei mesi di Aprile in particolare quello massivo del 2017. 

             
Angelo Vazzana

 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

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Bibliografia
– Vazzana A., 2011. Biodiversità marina lungo le coste della provincia di Reggio Calabria. Laruffa Ed. RC, p 72, fig 120, ISBN 9788872215432.
– Vazzana A., 2016. Fenomeni Naturali e Miti nell’Area dello StrettoSkylla e Cariddi negli Autori reggini dell’Odissea. Gangemi Ed. Roma, p 1-96, fig 220, ISBN 9788849232769
– Vazzana A., 2018. odissea dell’ODISSEAODYSSEY’s odyssey. Gangemi Ed. Roma, p 112, fig 52, ISBN 9788849235845.   

 

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