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Disastro ecologico a Mauritius: in pericolo le barriere coralline e gli ecosistemi costieri

livello elementare
.
ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO INDIANO
parole chiave: Oil spilling, Mauritius

 

Le news hanno mostrato l’ultimo atto di un disastro annunciato. La MV Wakashio, una nave giapponese che trasportava 4.000 tonnellate di petrolio, si è arenata sulla costa sud-orientale di Mauritius il 25 luglio. Si ritiene che almeno una tonnellata di petrolio si sia riversata dalle strutture della nave nelle acque turchesi dell’isola dell’Oceano Indiano sud-occidentale. Un disastro ecologico che sta minacciando di rovinare le barriere coralline, le lagune e il litorale di uno degli ultimi paradisi marini protetti.

la M/V Wakashio – fonte Greenpeace

L’incidente sembra abbia trovato impreparate le Autorità locali che inizialmente si erano limitati a salvare l’equipaggio e monitorare la situazione. Ma non tutti la pensavano così e il giorno successivo migliaia di volontari mauriziani si erano già riuniti per combattere questa possibile emergenza. Rapidamente la situazione è degenerata e parte del greggio si è riversato in mare avvicinandosi alla costa sospinto dal mare e dal vento. Nei telegiornali di tutto il mondo abbiamo visto gli ambientalisti locali cucire nelle loro case delle reti imbottite con foglie di canna da zucchero essiccate per realizzare delle panne antiinquinamento nel tentativo di evitare che l’onda nera che si è generata possa raggiungere l’isola. 

i volontari all’opera lungo la costa – foto Sunil Mokshanand

Lo scenario è apocalittico non tanto per le dimensioni del oil spilling ma per il fatto che sta avvenendo in una zona ecologicamente importante dove risiede una delle barriere coralline più sane del pianeta. Centinaia di volontari hanno così indossato guanti, maschere e altri dispositivi di protezione personale e si sono immersi nelle acque color pece fino al collo, cercando di ripulire le mangrovie e le spiagge come meglio potevano. I volontari hanno ignorato un ordine del governo di Mauritius di lasciare le operazioni di pulizia ai funzionari locali, rischiando potenzialmente una multa o altre pene per aver contravvenuto alle direttive governative. Anche le ONG hanno chiesto ai volontari di non rischiare la loro salute ripulendo il petrolio sulla costa, ma di concentrarsi invece sulla preparazione  e stesura delle panne.

immagini satellitari ottenute dal satellite europeo Copernicus

Intanto i forti venti, che spesso battono l’isola, stanno martellando la nave giapponese che sta mostrando nuovi segni di cedimenti. “La situazione è molto critica. Le crepe sullo scafo si sono espanse nel corso della giornata “, ha affermato il dottor Vassen Kauppaymuthoo, il principale oceanografo dell’isola. Il petrolio sta viaggiando lungo la costa, ha detto Kauppaymuthoo a NBC News, il che potrebbe causare il danneggiamento delle barriere e di enormi tratti di laguna e “ci vorranno decenni per riabilitare la laguna e non sarà mai come prima dello sversamento. Abbiamo coralli millenari qui, specie protette nelle nostre acque “.

Questo disastro va a colpire l’economia principale dell’isola. Il turismo, basato su resort e hotel di lusso, è al centro dell’economia del paese. Per ironia della sorte, Mauritius era uscito dalle restrizioni della pandemia COVID-19 due mesi fa (con solo 344 casi totali e dieci morti) secondo il Coronavirus Resource Center del Johns Hopkins. Il Governo aveva quindi recentemente promosso una serie di campagne turistiche nel tentativo di rilanciare gli affari. Il gravissimo incidente mette ora in ginocchio il Paese le cui scuole sono state chiuse a causa dell’odore opprimente di benzina che si avverte l’aria. Il rischio non è solo ecologico ma anche sanitario per la presenza di sostanze tossiche che potrebbero nuocere ai residenti. Il primo ministro Pravind Jugnauth ha dichiarato lo stato di emergenza e ha chiesto aiuto internazionale, ribadendo da un lato che la fuoriuscita “rappresenta un pericolo” per il Paese. Ha comunque assicurato che più di 3.000 delle 4.000 tonnellate di petrolio sono state trasferite dai serbatoi di carburante della nave.

Oltre al Giappone, che ha inviato un team di esperti per assistere alle operazioni, anche tecnici francesi sono arrivati ​​dalla vicina isola di Reunion. Non dimentichiamo che la Francia dovette contrastare una simile emergenza in Bretagna anni fa. Nel 1978, una petroliera si arenò al largo della costa della Bretagna, in Francia, che riversò in mare quasi 70 milioni di galloni di petrolio. Circa 200 miglia della costa francese furono inquinate dalla marea nera che seminò la morte di  molluschi e crostacei. La fuoriuscita ucciso circa 20.000 uccelli e contaminò una delle risorse economiche maggiori della regione, i letti di ostriche. Gli esperti dicono che nonostante i migliori sforzi, generalmente meno del 10% del petrolio versato in incidenti come questo viene ripulito con successo.

il dramma della Wakashio

Una delle migliori valutazioni sulla fuoriuscita è stata ottenuta utilizzando i dati radar dei satelliti finlandesi Iceye, che sono particolarmente efficaci nel rilevare chiazze di petrolio sull’acqua.

Come è stato possibile?
Molti si domandano come sia stato possibile che una nave con un carico così pericoloso potesse avvicinarsi a quelle acque, invece di mantenersi al largo, e perché il Governo non abbia agito prima per evitare il disastro ambientale. La nave, di responsabilità della compagnia di trasporti giapponese Mitsui Osk Lines, era partita intorno alla metà di luglio dalla Cina per trasportare circa 4 mila tonnellate di petrolio greggio in Brasile. All’altezza delle Mauritius il maltempo aveva bloccato la nave che si era arenata sulla barriera corallina. Le autorità locali misero in salvo i membri dell’equipaggio e sembra che esclusero vi fossero danni tali da causare perdite di petrolio consistenti. Una valutazione che risultò errata visto che, esattamente due settimane dopo, circa 500 tonnellate di carburante sono fuoriuscite e hanno raggiunto la costa, mentre altre mille sono ancora in mare. Una bella grana per il Governo che, oltre a dover rispondere alle ire degli ambientalisti, dovrà fronteggiare una crisi economica molto grave nei prossimi anni.

 

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