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Forse la salvezza dei coralli tropicali verrà dai droni subacquei

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: ODIERNO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Larvabot, barriere coralline, reef, coral bleaching

Stiamo lentamente andando verso un surriscaldamento dei mari che li trasformerà in un brodo mortale per molte specie animali e vegetali. Gli oceani diventano sempre più caldi e più acidi a causa dei cambiamenti climatici, e le prime vittime sono proprio le barriere coralline. Abbiamo parlato in altri articoli dello sbiancamento dei coralli (aka coral bleaching), un fenomeno aumentato in maniera drammatica negli ultimi anni che denuncia lo stato di sofferenza di questi importanti ecosistemi tropicali.

Come ricorderete tra il 2016 ed il 2017 circa la metà del corallo della Grande Barriera Corallina australiana morì. In realtà lo sbiancamento del corallo globale era stato osservato in precedenza due volte, nel 1998 e nel 2002, ma le colonie di coralli riuscirono a riprendersi da tali eventi, specialmente quelle specie più sensibili alla morte per stress da calore che risultano essere tra i coralli a crescita più rapida. Il problema è che gli eventi si stanno ripetendo sempre più frequentemente. A questo problema si unisce l’invasione delle stelle a corona di spine, una minaccia biologica alla sopravvivenza dei coralli.

La ricerca scientifica per lo sviluppo di nuovi sistemi di coral planting è in corso da molti anni per cercare di salvaguardare gli ecosistemi corallini tropicali. Una novità viene da due università australiane che hanno sviluppato un piccolo robot subacqueo, soprannominato LarvalBot, progettato per spostarsi autonomamente sulla barriera corallina, seminando dove necessario centinaia di migliaia di microscopiche larve di coralli. Un uovo di Colombo che ha avuto già qualche positivo riscontro. Gli scienziati australiani hanno recentemente testato il LarvalBot a Vlasoff Reef, una barriera esterna della Grande Barriera Corallina lungo la costa nord-orientale dell’Australia. Durante il test, il robot ha disperso 100.000 larve che erano state prodotte dai coralli sopravvissuti allo sbiancamento del 2016-17.

Una tragedia lontana che ci fa pensare
In un articolo pubblicato su Nature nel 2018, i ricercatori hanno riportato che nel 2016 lo sbiancamento interessò un’area senza precedenti causando la morte di massa dei coralli. Per avere un’idea della gravità il fenomeno influenzò quasi un terzo delle 3800 barriere che compongono la Grande Barriera Corallina australiana solo tra marzo e aprile 2016.

stress and bleaching — la perdita di alghe simbiotiche provoca la morte dei coralli della barriera corallina australiana. Credit: Richard Vevers/XL Catlin SS/The Ocean Agency

Ma perché avviene lo sbiancamento dei coralli?
Questo fenomeno si verifica quando il calore eccessivo uccide o espelle le alghe chiamate zooxantelle, che hanno una relazione simbiotica con i coralli che formano la barriera corallina. I coralli quindi muoiono e diventano bianchi. L’aumento della acidificazione degli oceani, dipendente dalle emissioni di carbonio in atmosfera, influenza ulteriormente lo stress ambientale di quei ecosistemi delicatissimi. Molti coralli morirono immediatamente per lo stress da calore. Altri furono uccisi più lentamente, dopo che le zooxantelle furono espulse. Nick Graham, ecologista marino presso la Lancaster University, Regno Unito ha rivelato che sulla Grande barriera corallina, meno del 10% delle barriere coralline è sfuggito al fenomeno, rispetto a più del 40% degli eventi degli anni precedenti. Inutile dire che questo fenomeno fa presagire ciò che potrebbe accadere in futuro alle barriere coralline tropicali a meno di mitigare i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature globali.

il larvalbot inizia la sua opera di disseminazione di larve sulla barriera

L’esperimento con il Larvalbot ci potrebbe fornire molte informazioni sulla nostra capacità di recuperare vaste aree coralline. In sintesi si tratta di valutare il costo efficacia. Qualora i risultati fossero positivi (lo potremo sapere entro il primo anno), si potrebbero disperdere milioni di micro coralli in modo da accelerare la ricrescita delle barriere danneggiate.
LarvalBot è affiancato da un altro robot, RangerBot, che è stato progettato per uccidere una specie di stelle marine endemica che letteralmente mangia i coralli.

Il Rangerbot ha le dimensioni di una valigetta ed ha un sistema di visione che consente di navigare sott’acqua, evitando gli ostacoli e in grado di identificare le temibili stelle marine a corona di spine. Entrambi i due robot sono stati sviluppati da un team guidato da Matthew Dunbabin, professore di ingegneria e robotica presso la Queensland University of Technology, e dal Professor Peter Harrison della Southern Cross University.

Dopo anni di sviluppo e test, i ricercatori australiani hanno finalmente lanciato nel 2018 i droni per la loro prima missione sperimentale. Dopo il successo di questa sperimentazione iniziale, i ricercatori hanno in programma di attuare su larga scala la sperimentazione nel 2019, costruendo anche mega-catchers di grandi dimensioni e piscine di incubazione per le larve galleggianti ed alimentate da batterie solari progettate per sostenere centinaia di milioni di larve di corallo da depositare sulle barriere danneggiate attraverso una combinazione di nubi larvali e LarvalBot.

le vasche per l’allevamento delle larve

Harrison spera di sviluppare una flotta di LarvalBot che verrebbe utilizzata per ripopolare le barriere coralline in tutto il mondo. Un tentativo ambizioso che potrà mitigare il bleaching dei coralli ma non eliminarlo. Gli scienziati sono comunque convinti dell’importanza di agire alla causa del problema ovvero mitigare il cambiamento climatico.

     

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