Un nuovo misterioso oggetto ritrovato ad Antikythera

Andrea Mucedola

27 Marzo 2020
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA SUBACQUEA
PERIODO: I SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Antikythera, relitto, meccanismo

 

Antikythera, un’isola greca dell’Egeo dove, anche se virtualmente, torniamo spesso. Un luogo da sempre colpito da tempeste e drammi del mare testimoniati dai numerosi relitti che giacciono da secoli sul fondo del mare e che ha restituito all’Umanità forse l’oggetto più misterioso dell’archeologia: il meccanismo di Antikythera.
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Questo strano oggetto, oggi conservato al museo archeologico nazionale di Atene, fu ritrovato nel 1902 al largo dell’isola omonima, alla profondità di circa 43 metri. Si trovava all’interno di un relitto di una nave commerciale, naufragata presumibilmente nel I secolo a.C..

La sua storia
Il 17 maggio 1902 l’archeologo Valerios Stais, esaminando i reperti recuperati da un relitto, notò che un blocco di pietra presentava un ingranaggio inglobato al suo interno. Dopo un più approfondito esame si scoprì che quello che era sembrato inizialmente un blocco di pietra era in realtà un meccanismo fortemente incrostato e corroso, di cui erano sopravvissute tre parti e decine di frammenti minori. Una scoperta straordinaria seguita da numerose missioni di ricerca. Nel 1976 l’equipe del comandante Cousteau effettuò nuove indagini sul relitto, portando alla luce dei resti di ossa, probabilmente di quattro individui appartenenti all’equipaggio.

Nel 2012, un nuovo team, guidato da Brendan Foley dell’Istituto oceanografico Woods Hole tornò ad Antikythera alla ricerca di nuovi reperti che potessero aiutare a svelare i misteri del meccanismo. La ricerca riprese nel 2017 dall’università svedese di Lund che furono in grado di ritrovare il sito originale del relitto, con il suo carico disperso, distribuito lungo un pendio di 55 metri. Purtroppo, gran parte dello scafo era stato divorato dall’azione degli animali marini e la ricerca si concentrò nella ricerca di frammenti di qualche utilità.

Thanassis Stavrakis, Associated Press

Uno dei meccanismi più misteriosi al mondo
Per oltre un secolo, archeologi e scienziati hanno cercato di comprendere a che cosa servisse quel misterioso meccanismo, che appare fuori dal suo tempo per la sofisticatezza dei suoi elementi. Varie parti del congegno sono infatti costituite da minuscoli ingranaggi inseriti in spazi molto ridotti. Per dare un’idea, il meccanismo contiene un settore di soli sette millimetri con cinque ingranaggi.

Gli archeologi ritengono si tratti di un sistema di calcolo astronomico, realizzato in base al ciclo metonico, ovvero un ciclo celeste scoperto dall’ateniese Metone nel 432 a.C. e poi perfezionato da Callippo di Cizico nel 330 a.C.. In realtà, questo ciclo era già conosciuto in Mesopotamia almeno dal VI secolo a.C. e su di esso si basava il calendario babilonese, dal quale derivò quello ebraico che è tuttora in uso in Israele. Il ciclo metonico era composto da 235 mesi lunari ripartiti in 12 anni di 12 mesi lunari (ogni mese lunare sono circa 29 giorni) e 7 anni di 13 mesi.

da Greek Reporter

Nel 2008, Alexander Jones, un ricercatore dell’Istituto per gli Studi sul Mondo Antico di New York, riuscì a tradurre alcune iscrizioni interne, scoprendo che i nomi dei mesi incisi sul meccanismo erano gli stessi utilizzati nelle colonie corinzie della Magna Grecia, in particolare a Siracusa. Inoltre, nel 2010 fu scoperto che quella macchina era in grado di calcolare eclissi, fasi lunari ed il moto dei cinque pianeti noti nell’antichità.

Dall’analisi dei 3.500 caratteri presenti sui pezzi della macchina, lo studioso ritenne che, più che un sistema di calcolo, il meccanismo potesse essere considerato una guida scientifica del cielo. Un almanacco stellare di straordinaria fattura. Nell’ultimo decennio, le tecnologie di scansione tridimensionale hanno permesso ai ricercatori di osservare i meccanismi interni che ne fanno, con terminologia moderna, uno dei primi computer analogici al mondo. Il suo uso potrebbe essere quindi quello di un dispositivo di tracciamento o addirittura di predizione di eventi astronomici come cicli lunari, solari ed eclissi. Un sofisticato orologio la cui manifattura doveva presupporre conoscenze matematiche ed astronomiche avanzate per l’epoca, un vero sistema automatizzato delle effemeridi stellari.

Ricerca con metal detector sul sito dell’isola di Antikythera (Brett Seymour, ARGO via Greek Culture Ministry, Associated Press)

Una cosa interessante è che sebbene il sito di Antikythera, avendo restituito monete e molti reperti, possa essere fatto risalire al primo secolo avanti Cristo, la tecnologia del meccanismo di Antikythera sembra essere molto più avanzata di qualsiasi tecnologia conosciuta a quel tempo. 

Una nuova scoperta
Le ricerche continuano da anni ed il sito continua a restituire sempre nuove scoperte. Come ricorderete in alcuni articoli precedenti, sono stati individuati frammenti ossei che potrebbero essere appartenuti ad altri membri dell’equipaggio della nave. I ricercatori dell’Ephorate of Underwater Antiquities ellenico e dell’università svedese di Lund hanno ora però fatto una nuova scoperta.

Oltre ad artefatti, frammenti di statue in bronzo ed in marmo ed un coperchio di sarcofago, gli archeologi hanno ritrovato un nuovo misterioso disco di bronzo le cui ispezioni, effettuate ai raggi X, hanno restituito l’immagine enigmatica di un toro. Faceva forse parte del meccanismo originale da cui si è distaccato?

L’oggetto misura circa otto centimetri e ha quattro braccia con fori per perni o viti, una struttura che lo rende molto simile, anche se in piccolo, al precedente.

I ricercatori ipotizzano possa essere un pezzo mancante del meccanismo di Antikythera, una specie di coperchio di qualche altre parte presentante un elemento decorativo riportante un disegno di toro.

La sua scoperta fa sperare possano essere ritrovate altre parti del disco che aiutino a meglio comprendere il suo utilizzo. Tra di esse, una parte dell’ingranaggio planetario mancante nel meccanismo di Antikythera, che risulterebbe però presente dall’analisi delle iscrizioni interne. Un’altra intrigante teoria è che possa trattarsi di un altro meccanismo trasportato sulla nave, cosa che aggiungerebbe al mistero nuovi lati oscuri.

A chi erano destinati questi sofisticati strumenti? Forse ad un astronomo orientale? Il disegno del toro potrebbe avere una relazione con la costellazione del Toro? Le ipotesi sono tutte valide e forse la soluzione è ancora tra le sabbie del fondo del mare greco.

Andrea Mucedola

 

 

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