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Ritrovamento di nuovi rostri della battaglia delle Egadi – Assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare 
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE
PERIODO: III SECOLO A.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO – SICILIA
parole chiave: Levanzo, battaglia delle Egadi, Romani, Cartaginesi, rostri

 

Penso che in molti sarete a conoscenza dell’importante scoperta archeologica di rostri romani e cartaginesi nei fondali dell’isola di Levanzo. Il rostro era l’arma principe per lo speronamento delle navi nemiche. Montati a prua delle navi  parte, nel momento dello speronamento, apriva grandi squarci negli scafi delle navi nemiche, provocandone l’affondamento. Dopo la scoperta del sito, il ritrovamento sistematico dei rostri sul luogo in cui si combatté la Battaglia delle Egadi è dovuto alle ricerche archeologiche realizzate in collaborazione tra la Soprintendenza del Mare, braccio operativo dell’Assessorato regionale siciliano dei Beni culturali, e la statunitense ‘Rpm Nautical Foundation‘ nell’area prospiciente l’arcipelago trapanese.

Rostri
Il ritrovamento di tre nuovi rostri si aggiunge a quello di altri tredici già recuperati nelle campagne precedenti. Le ricerche archeologiche strumentali in alto fondale, iniziate nel 2004, hanno consentito fino a oggi l’individuazione e il recupero di undici rostri romani, due cartaginesi e ben ventuno elmi romani del tipo montefortino, oltre a un grande numero di anfore e dotazioni di bordo. Lo scontro, avvenuto nel 241 a.C., vide opporsi la flotta cartaginese a quella romana, con la vittoria di quest’ultima.

Per completezza su questo evento storico ecco un estratto del resoconto del compianto assessore Sebastiano Tusa, presentato alla scuola di specializzazione dei beni archeologici NESIOTIKA di Oristano, degli antefatti storici della battaglia delle Egadi (241 a.C.).  Per la sua esaustività suggerisco la lettura integrale del documento a tutti coloro che vogliano  approfondire maggiormente questo evento storico che cambio gli equilibri del Mediterraneo.

Sebastiano Tusa nello scritto ci racconta come a quel momento la situazione militare fosse in fortissimo stallo. I due eserciti si fronteggiavano senza esiti positivi determinanti da entrambe le parti. Collegando le fonti storiche ed archeologiche emerge che i Cartaginesi avevano il controllo della costa con Drepanum (la falce portuale) e l’approdo di Crocifissello; inoltre tenevano le pendici settentrionali del monte Erice da cui assediavano i Romani asserragliati sull’acropoli della città.

Se ne deduce quindi che era la costa nord-occidentale e settentrionale del territorio sovrastato dal Monte San Giuliano a costituire l’unico potenziale arco costiero per eventuali rifornimenti dal mare. L’approdo di Crocifissello era verosimilmente ottimale per eventuali operazioni di sbarco. Era questa la meta di Annone quando, all’alba del 10 marzo del 241 a.C., diede l’ordine di salpare da Marettimo alla volta della Sicilia.

Tuttavia vi era un ulteriore elemento che induceva gli storici a porre Favignana al centro del teatro dello scontro tra le due flotte. Le fonti citano sempre il termine “Aegussa” o “Aegussai” quale luogo ove il generale romano Lutazio Catulo sposta la flotta per l’attacco alla flotta cartaginese. Il suddetto toponimo indicava generalmente Favignana. Levanzo era, invece, denominata Phorbanthia, antico nome di origine rodiota. Anche questo elemento apparentemente contraddittorio fu ampiamente chiarito dall’esame storico-toponomastico che rivela che in questo caso il termine poteva indicare Levanzo e non Favignana. Il primo indizio che fece scattare l’interesse di intraprendere indagini sistematiche alla ricerca del luogo esatto della battaglia venne nel corso di uno degli incontri culturali ideati e condotti dal compianto Nino Allegra, entusiasta direttore dell’Azienda Provinciale per il Turismo di Trapani, a Favignana nell’ambito delle Settimane delle Egadi.

Il leggendario pioniere della subacquea siciliana – Cecè Paladino – narrò che lui ed altri suoi amici avevano trovato centinaia di ceppi d’ancora in piombo, con relative contromarre, a profondità regolare lungo la ripida costa orientale di Levanzo tra Punta Altarella e Capo Grosso.

Tusa continua – Si tratta di una costa inospitale, priva di qualsiasi possibilità di approdo, battuta da forti correnti e nota per i repentini mutamenti del moto ondoso. Un luogo, pertanto, assolutamente inidoneo all’approdo e al ricovero che soltanto per una motivazione particolare avrebbe indotto all’ancoraggio di centinaia di navi simultaneamente a giudicare dalla regolare posizione riferita delle ancore. Andammo a perlustrare quei fondali e trovammo ancora qualche decina di ceppi presso Capo Grosso ed uno scandaglio in piombo. Lo stesso Paladino aveva adombrato la possibilità che quei ceppi si riferissero ad una flotta ancorata presso quella inospitale falesia in attesa di un agguato e fu il primo ad aver collegato tale rinvenimento alla Battaglia delle Egadi ipotizzando che la flotta romana fosse ancorata al riparo dell’alta e ripida costa orientale dell’isola di Levanzo. Tuttavia all’epoca ancora si pensava che l’agguato ed il luogo dello scontro fossero avvenuti tra Levanzo e Favignana.


Tusa continua – … lo spazio di mare a nord di Levanzo dove, invece, sempre più mi convincevo fosse avvenuta la battaglia era caratterizzato da fondali oscillanti intorno ai cento metri  e pertanto impossibili da perlustrare con i mezzi della tradizionale immersione subacquea. Si attendeva, quindi, la possibilità di reperire risorse onde poter impiantare una ricerca sistematica mediante strumentazioni elettroniche adeguate. Il 2004 fu l’anno che ci diede ulteriori indizi ad avvalorare la nostra ipotesi nonché la reale possibilità di intraprendere ricerche sistematiche nella zona di mare in questione.

elmo montefortino ritrovato alle Egadi. Di provenienza celtica fu chiamato Montefortino dal nome di una necropoli in provincia di Ancona. Presentava un coppo allungato, che garantiva maggiore resistenza ai colpi dall’alto. Nella parte più alta dell’elmo era collocato un apex (a volte fabbricato a parte e poi aggiunto, Venne utilizzato fino al I secolo a.C.  dai classiarii (fanteria di marina) del periodo augusteo, come è possibile vedere nelle rappresentazioni di lapidi, sarcofagi del periodo.

Dapprima vi fu la consegna spontanea da parte di un pescatore di un elmo in bronzo del tipo Montefortino in uso proprio in quella battaglia da parte dei militi romani. Egli affermò di averlo trovato nello spazio di mare a poche miglia a Nord-Ovest di Levanzo. Poi venne l’elemento decisivo per darci la convinzione che la nostra ipotesi era esatta e che, pertanto, avrebbe avuto ottime possibilità di essere provata da auspicate ricerche. Fu la “scoperta” del primo rostro delle Egadi nello studio di un dentista trapanese ad opera del nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri. Chi lo deteneva ed era in procinto (su sua dichiarazione) di consegnarlo agli organi di tutela, ci diede la conferma che il luogo di rinvenimento era a poche miglia a Nord-Ovest del Capo Grosso di Levanzo.

Fu una “scoperta” eccezionale poiché oltre al valore storico-topografico legato all’evento bellico, il primo rostro delle Egadi era il secondo in assoluto rinvenuto fino ad allora seguendo cronologicamente quello di Athlit rinvenuto nelle acque israeliane qualche decennio prima. Restava, quindi, soltanto la prova definitiva da reperire nell’ambito di ricerche archeologiche subacquee sistematiche da effettuare in quello spazio di mare designato. Fu a questo punto che avvenne il felice incontro con la fondazione statunitense RPM Nautical Foundation che, senza alcun onere finanziario per la Regione Siciliana, ha messo a disposizione, in regime di regolare convenzione, uomini e mezzi d’avanguardia dal 2005 ad oggi per realizzare quella ricerca auspicata.

L’incontro fu agevolato dalla stretta e sincera amicizia con Peter Colosimo, storico subacqueo calabrese e, soprattutto, da George Bass cui va tutta la nostra riconoscenza per aver patrocinato la ricerca. Questi gli antefatti di una felice intuizione che ha portato a questa eccezionale scoperta.

Sono particolarmente felice di questa scoperta – dichiarò Sebastiano Tusa – poiché dimostra ancora una volta la validità dell’intuizione che abbiamo avuto sull’identificazione del luogo della Battaglia delle Egadi.” Il governo Musumeci ha intenzione di sviluppare sempre più la cooperazione internazionale nella ricerca archeologica che sta dando grandi risultati in termini di arricchimento del nostro patrimonio culturale e di visibilità della Sicilia nel mondo, con ricadute turistiche molto importanti. Fino agli anni 2000, al mondo erano stati ritrovati solamente due rostri. Grazie all’intuizione che ha permesso il ritrovamento dell’esatto luogo della Battaglia delle Egadi, l’Isola detiene un record mondiale: sedici rostri e ventuno elmi. Un primato che pone la politica dei Beni culturali siciliani ai vertici dell’archeologia mondiale, così come riconosciuto da prestigiosi enti di ricerca e università di tutto il mondo». «L’obiettivo del mio governo – evidenziò il presidente della Regione Nello Musumeci – è quello di portare le nostre scoperte come modello di ricerca scientifica in tutto il mondo. Un modello creato con risorse siciliane grazie alle sinergie con organizzazioni di livello internazionale. La nuova politica dei Beni culturali nell’Isola passa anche da eccellenze come queste che sono certamente volano di sviluppo scientifico, turistico e culturale“.

Dei tre rostri individuati in quest’ultima campagna, che è stata coordinata dal Soprintendente del Mare Adriana Fresina, uno è stato recuperato dai subacquei alto-fondalisti dell’associazione Global Underwater Explorer (GUE) in collaborazione con il reparto aeronavale della Guardia di Finanza. Un recupero non semplice considerando le profondità in gioco. 

A differenza degli altri, questo è di dimensioni più grandi avvalorando il racconto dello storico Polibio, che riporta la presenza di navi quinquereme nella battaglia. Si tratta quindi di un rinvenimento di grande rilievo che aggiunge preziosi dati per la conoscenza di uno degli episodi più importanti della storia del Mediterraneo.

recupero del rostro da parte del GUE

 
La ricerca naturalmente continua.

 

         

 

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