La storia del sommergibile che non ebbe mai nome

Andrea Mucedola

12 Febbraio 2020
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: P311, chariot, Royal Navy
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Dopo la guerra furono individuati molti relitti, alcuni dei quali in Gallura e nelle tormentate acque delle Bocche di Bonifacio. Oggi voglio raccontare la storia di un sommergibile britannico, l’HMS P 311. Non uno qualunque ma uno dei tre battelli inglesi trasformati verso la fine della guerra per trasportare i chariot, mezzi subacquei segreti che erano stati costruiti dai Britannici su imitazione dei siluri a lenta corsa italiani.

Questo sommergibile scomparve nella sua prima missione e divenne nel tempo un obiettivo ambito per i ricercatori di relitti. Nel 2015, Massimo Domenico Bondone, un subacqueo professionista genovese, noto per aver ritrovato numerosi relitti, lo ha finalmente identificato  ad una profondità di oltre cento metri nelle acque dell’isola di Tavolara. Questa scoperta non fu occasionale ma frutto di attente ricerche. Bondone, da esperto subacqueo e ricercatore, è riuscito a ritrovare negli ultimi venticinque anni molti relitti come il Kreta, nei pressi dell’isola di Capraia e, in acque sarde, il Bengasi ed il San Marco al largo di Villasimius.

il HMS P 311 imbarca in Scozia i siluri prima di partire per quella che sarebbe stata la sua ultima dislocazione nel Mediterraneo nel novembre del 1942 On Board the Submarine Depot Ship HMS Forth, Holy Loch, Scotland, 1942 TR526.jpg – Wikimedia Commons

Breve vita del sommergibile che non ebbe mai un nome
L’HMS P 311 era un sottomarino britannico della classe Tango, unico a non avere ancora ricevuto ufficialmente un nome. In realtà, il primo ministro Winston Churchill aveva richiesto più volte all’Ammiragliato di assegnare a tutti i sottomarini un nome ma la Royal Navy, che in piena guerra aveva sicuramente problemi maggiori da risolvere, gli aveva fornito solo una lista di suggerimenti. Al HMS P 311, qualora approvato,  doveva essere assegnato un nome importante appartenuto ad un celebre faraone egizio, Tutankhamen. Le necessita belliche non permisero al sommergibile di ricevere il battesimo ufficiale ed il battello, dopo un frettoloso allestimento, fu inviato in zone di operazioni.  

Il P 311 era una battello di III classe costruito dalla Vickers-Armstrong a Barrow-in-Furness ed era stato consegnato alla marina reale britannica il 5 marzo 1942. Il comando era stato assegnato all’appena promosso capitano di fregata Richard D. Cayley, uno dei più decorati sommergibilisti  della Royal Navy.  Cayley aveva passato la maggior parte della sua carriera sui sommergibili e, al comando del HMS Utmost, aveva affondato 70,000 tonnellate di naviglio nemico, in particolare nel Mediterraneo dove era sopravvissuto ad un attacco delle navi di scorta ad un convoglio che gli avevano lanciato contro 84 cariche di profondità. Nel giugno del 1942, ancora capitano di corvetta, gli fu assegnato il comando del nuovo battello P 311.  Il sommergibile era ancora in allestimento ed era uno degli unici due sottomarini della classe Tango senza un cannone antiaereo Oerlikon da 20 mm. Il suo equipaggio era composto da 61 uomini. Le sue dimensioni erano di ben 84 metri di lunghezza e 8 metri di larghezza. Dopo l’allestimento bellico, nel novembre del 1942, lasciò la Scozia insieme alle sorelle della stessa classe HMS Thunderbold e HMS Trooper.

I tre sommergibili erano stati scelti per imbarcare i contenitori per il trasporto dei mezzi chariot. I “chariot”, come ricorderete in qualche articolo precedente, erano trasportatori subacquei per i frogmen britannici, simili ai siluri a lenta corsa degli italiani da cui erano stati copiati.

Chariot – foto di Cdr. John Grattan, RNCDO (Ret) – Fonte http://www.hisutton.com/Chariot_Mk2.html

Dopo la lunga traversata, i tre battelli entrarono a far parte della decima flotta sottomarini dislocata a Malta.  Tra  il 30 dicembre 1942 e l’8 gennaio 1943, al sommergibile fu affidata la sua prima missione operativa nell’ambito dell’operazione PRINCIPLE. Da Malta partirono tre battelli, l’HMS Thunderbolt e l’HMS P 311, che trasportavano due chariot ciascuno, e l’HMS Trooper che ne portava addirittura tre.  L’obbiettivo era attaccare le navi della regia marina italiana all’interno di due porti italiani. L’HMS P 311 doveva colpire gli incrociatori della Regia Marina italiana GoriziaTrieste nel porto di La Maddalena, mentre gli altri due sottomarini dovevano attaccare le navi militari nel porto di Palermo.

Se il buongiorno si vede dal mattino
La traversata dei sommergibili  fu letteralmente burrascosa, con mare e vento forza 5 che sferzavano lo scafo dei battelli.  Come in tutte queste missioni, i sommergibili procedevano in silenzio radio, segnalando la loro posizione su appuntamento. Come da ordini si separarono nei pressi della Sicilia procedendo ognuno per il loro obbiettivo. Il P 311 inviò il suo ultimo segnale il 31 dicembre 1942, dalla posizione 38º 10’N, 11º 30’E, e poi non se ne seppe più nulla. La sua perdita fu segnalata in ritardo, solo l’8 gennaio 1943, quando il sommergibile non tornò alla base. L’ipotesi dello stato maggiore britannico fu che avesse urtato una mina nel trasferimento verso Maddalena, presumibilmente in una data intorno al 2 gennaio 1943. In seguito alcuni pescatori sardi riferirono che in quelle fredda notte di tempesta avevano udito un forte boato ma nessuna traccia di un incidente era spiaggiata nei giorni seguenti. La zona era protetta da campi minati difensivi dell’Asse per cui nessuno si arrischiava ad entrarci se non sotto scorta di mezzi militari italiani. 

Il ritrovamento
Dopo oltre 75 anni, il 22 maggio 2015, Massimo Bondone, un esperto esploratore subacqueo italiano ed il suo team, ha finalmente scoperto il relitto nei pressi dell’isola di Tavolara. Il sommergibile è stato ritrovato adagiato sul fondo, quasi intatto, sulla rotta verso il Golfo di Olbia e nei pressi delle posizioni conosciute di un campo minato della seconda guerra mondiale. Lo sfortunato battello britannico fu ritrovato adagiato sul fondo del mare con lo scafo praticamente intatto. Dal suo esame emerse che solo la prua risultava danneggiata, dando conferma che l’affondamento era stato causato dall’urto prodiero con una mina italiana.

Il ritrovamento del sommergibile risulta eccezionale non solo per la sua non comune conservazione ma perché fa presupporre che al suo interno si trovino ancora i corpi dei sfortunati 71 marinai britannici. Lo stato del battello fa infatti ipotizzare che dopo l’esplosione i locali interni non siano stati invasi dall’acqua e che i sopravvissuti, impossibilitati a fuoriuscire, morirono lentamente per asfissia al suo interno. Un triste destino che ne fa un sacrario del mare. Nel silenzio e nell’oscurità degli abissi giacciono quei valorosi uomini, un tempo avversari ma ora accomunati nel destino a tanti altri di ogni bandiera. Il rispetto per il loro riposo deve essere mantenuto. Non voglio essere prosaico ma, al di là della protezione dei relitti in mare prevista dalla legge italiana, credo debbano esistere dei limiti etici e morali che  devono essere riconosciuti a tutti coloro che, sotto ogni bandiera, persero la vita per il loro Paese o ideale..

La triste storia del sommergibile italiano Scirè, più volte violato da sommozzatori israeliani ed americani, ne è la prova. Voglio sperare che questi uomini, che hanno dato la vita per la loro patria, siano rispettati ed il loro sacrario non sia violato.

Ben vengano le esplorazioni degli abissi ma sempre con rispetto.

Andrea Mucedola

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