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Modelli a bolle, riepilogando il VPM – parte IV di Luca Cicali

Reading Time: 3 minutes

livello elementare
.

ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: NA
AREA: DIDATTICA
parole chiave: VPM, modelli a bolle

 

Riepilogando
Il VPM calcola un profilo di risalita ottimale in modo che il volume totale di gas accumulato nelle bolle al termine dell’intero processo sia al di sotto di un valore limite, ritenuto tollerabile dall’organismo senza dare problemi di PDD. Il volume finale di inerte in forma gassosa, contenuto in bolle con raggio superiore a quello critico, dipende dal  gradiente di sovrasaturazione G, cioè dal profilo di risalita adottato.  Ciò che il VPM deve stimare e tenere sotto controllo è il gas totale contenuto nelle bolle che cresceranno di volume, determinato dal gradiente di sovrasaturazione. 

Il  modello VPM adotta sia i criteri del modello liquido di Bühlmann a sedici compartimenti (ZH-L16), per misurare la quantità di inerte disciolto nei tessuti, sia i criteri del modello a bolle per stimare il volume totale di inerte presente in forma gassosa.

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Permettere un G grande, ovvero una ampia sovrasaturazione, e quindi soste decompressive di minor numero e durata, comporta accettare un maggior volume finale di gas nelle bolle, e quindi una situazione meno conservativa.  Se invece fissiamo un valore più contenuto di G avremo decompressioni più lunghe con una minore crescita delle bolle, e quindi maggiore sicurezza.

Il VPM deve trovare il valore più grande di G che comporti un volume totale di gas nelle bolle entro il limite consentito al termine del processo.   E’ un po’ come dire: conosciuto in anticipo il limite massimo ammissibile per volume totale di gas entro le bolle, ottenuto come risultato di un processo evolutivo complesso, bisogna determinare il parametro che ne determina le condizioni iniziali, ovvero il gradiente di sovrasaturazione G, in base al quale stabilire il profilo decompressivo.

Come abbiamo visto negli articoli precedenti, il metodo di ragionamento del VPM può essere sintetizzato così:

  • fissa un valore di G iniziale molto ridotto, quindi estremamente conservativo, secondo un criterio rigido; 
  • stima il profilo e quindi il tempo totale di risalita necessario a non superare G per ogni compartimento, in questo è simile ad un modello “liquido”; 
  • stima in funzione di G il numero di nuclei attivati; 
  • stima il volume totale di gas che finirà nelle bolle in tutto il tempo di risalita più un intervallo di superficie di 24 o 48 ore; 
  • confronta il valore ottenuto con il valore limite massimo accettabile; se esso è inferiore al limite ricomincia il processo a partire da un valore di G incrementato.

L’intero procedimento con confronto finale viene quindi ripetuto in un loop dell’algoritmo finché il risultato ottenuto sia sufficientemente vicino al valore massimo tollerabile senza superarlo.   Quando ciò avviene il profilo corrispondente è considerato quello finale da adottare per la risalita.

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Tenere conto della legge di Boyle, ovvero all’espansione di una bolla durante la risalita a causa della riduzione di pressione idrostatica, equivale nel VPM ad introdurre un fattore di conservativismo nel modello, che prende in questo modo il nome di VPM-B, (B sta per Boyle). Questo prolunga i tempi di permanenza per ciascuna tappa e quindi il tempo totale di decompressione, maggiormente per le tappe vicine alla superficie in quanto la legge di Boyle esercita la sua influenza soprattutto alle basse profondità. La versione “B” del VMP ha visto la luce definitiva nel 2002, e costituisce la versione del VPM correntemente utilizzata.

Ce l’abbiamo fatta … tanti auguri per le prossime immersioni e mi raccomando sempre in sicurezza.

Luca Cicali

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