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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIE DEL MARE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: MAR DEI CARAIBI
parole chiave: bucanieri, pirati
Ci sono incontri che restano nella memoria di ognuno di noi. Voglio raccontarvi una storia di tanti anni fa. Mi trovavo in un paesino del nord della Florida, ad una cinquantina di miglia dall’Alabama. Avevo terminato di lavorare tardi quel venerdì sera. Dopo essermi fatto una doccia aprii il frigorifero, trovandolo desolatamente vuoto. La scelta era obbligata, nonostante la stanchezza … dovevo uscire per trovare qualcosa per cena, una necessità più che un desiderio, visto che non amavo cenare da solo.
Presi la mia macchina e guidai lungo la costa fino alle insegne rosso gialle di locale, una specie di trattoria piuttosto rustica e senza pretese che, mi avevano suggerito, serviva degli ottimi gamberi e granchi del Golfo. Il locale era pressoché vuoto, solo una coppia di locali con il cappello da baseball inchiodato in testa che bevevano birra ed una vecchia signora con i bigodini. La cameriera si avvicinò, prese la matita che teneva dietro un orecchio e mi chiese con una forte intonazione southern che cosa volevo mangiare. Era carina, la classica studentessa che arrotondava lavorando come cameriera alla sera. Le sorrisi e chiesi se avevano del pesce. Non mi rispose o meglio mi chiese da dove venivo … non aveva mai sentito un accento come il mio. Le risposi in maniera laconica che ero italiano e vivevo a Pensacola per lavoro. Le chiesi di dov’era e, come spesso accade negli Stati Uniti, la cameriera si sedette di fronte a me, si rilassò e mi disse che era di Milton e non aveva mai incontrato un italiano … li aveva visti solo nei film.

le fitte e pericolose paludi della Florida, terra di rettili ed insetti – Highland Hammocks SP Swamp Trail – autore della fotografia EdyAbe Highland Hammocks SP Swamp Trail swamp01.jpg – Wikimedia Commons
Incominciò a raccontarmi della sua famiglia che era originaria di Tampa. Mi incuriosì il suo nome, Esmeralda, e le chiesi se fosse di origini ispaniche. … la ragazza mi fissò indispettita e rispose che la sua famiglia era di origini francesi. I suoi antenati erano stati cacciatori di pellicce e commerciavano con gli indiani. Poi mi disse, con una certa soddisfazione, che alcuni erano diventati bucanieri. La storia mi intrigò e le chiesi di raccontarmela. Non le sembrò vero … diede il mio ordine al bancone ed incominciò a raccontare la storia di Diego “El Mulato” Martin, un pirata di discendenza afro-spagnola proveniente da Cuba, che saccheggiava le isole dei Caraibi e la costa del Golfo nel 1600 e poi del bucaniere inglese Robert Searle (alias John Davis) che aveva addirittura attaccato Sant’Augustin, un insediamento sulla costa atlantica della Florida, nel 1668.

Robert Searle/John Davis in un disegno di fantasia di Allen e Ginter – immagine donata a Wikimedia Commons come parte di un progetto del Metropolitan Museum of Art – autore Geo S. Harris and son John Davis, Stabbing the Sentry, from the Pirates of the Spanish Main series (N19) for Allen & Ginter Cigarettes MET DP835013.jpg – Wikimedia Commons
Gli occhi scuri della ragazza brillavano mentre mi raccontava queste storie di bucanieri che tre secoli prima avevano imperversato lungo quelle coste della Florida. Appresi così che provenivano dall’Inghilterra e dalla Francia settentrionale. Inizialmente come cacciatori di pellicce … la vita era dura e i bucanieri, come incominciarono a chiamarli nel tempo, scoprirono presto i vantaggi della pirateria. Si spostarono nella zona caraibica, organizzandosi in bande sanguinarie per lo più a Hispaniola e a Tortuga. Fra di loro ci furono famosi pirati (la differenza alla fin fine era minima) che combatterono anche per gli Inglesi, trasformandosi quando conveniente in corsari, contro gli Spagnoli. Durante la cosiddetta età dell’oro della pirateria, all’incirca dal 1650 al 1726, si dedicarono ad attaccare il traffico mercantile ma anche le città costiere. Insomma non si facevano mancare nulla.

Tortuga, il covo dei fratelli della Costa, XVII secolo – autore non noto – Fonte www.therogersinhaiti.files.wordpress.comTortuga17thcentury.jpg – Wikimedia Commons
La loro vita era molto difficile. Nonostante si guadagnassero da vivere attaccando le navi mercantili, spesso operando come estensione dell’autorità coloniale, non c’erano certezze per il loro futuro. Quando inseguiti, si rifugiavano nelle paludi, tra insetti, alligatori e serpenti, negli ambienti più malsani dove sopravvivere era una scommessa. L’offerta della corona inglese di mantenere il controllo delle sue numerose colonie, era stata sotto un certo aspetto una promozione sul campo ed i bucanieri incominciarono a pattugliare i mari, assoldati dallo stato coloniale in cambio di denaro. Gli extra naturalmente erano a parte.
In passato, avevo sentito il termine “bucaniere”, leggendo sul libro di Esquelin sulla vita dell’Olonese, ma non ricordavo che derivasse dalla parola Arawak boucan, una struttura di legno che le popolazioni indigene caraibiche, come i Taínos e i Caribs, utilizzavano per sospendere e affumicare le carni su una specie di barbecue. I coloni francesi adottarono in seguito il termine boucanier, riferendosi a quei strani cacciatori che sopravvivevano, questo è il termine più appropriato, nelle paludi del sud est degli attuali Stati Uniti. Tra le altre cose, si dedicavano anche al commercio di schiavi locali (catturando gli indigeni) e provenienti dall’Africa.

illustrazione di un pirata, vestito a festa, con abiti da pirateria. Il dipinto ad olio, di cui si trattava l’illustrazione, fu venduto nel 1905 con il titolo The Buccaneer, ed è attualmente parte della collezione del Delaware Art Museum, 1905 – Fonte Pyle, Howard; Johnson, Merle De Vore (a cura di) (1921) “Captain Scarfield” in Howard Pyle’s Book of Pirates: Fiction, Fact & Fancy Concerning the Buccaneers & Marooners of the Spanish Main, New York, Stati Uniti e Londra, Regno Unito: Harper e Fratelli, pp. Tavola di fronte p. 196 – Autore Howard Pyle (1853–1911)Pyle pirate handsome.jpg – Wikimedia Commons
La ragazza sembrò molto presa dai suoi racconti e, alla fine mi, parlò di leggende di romantici bucanieri che, nelle notti di tempesta, tornavano a cercare le loro donne che si erano suicidate per amore in attesa del loro ritorno. Le loro anime, mi disse guardando con teatralità intorno, infestano ancora le coste, gridando ancora il loro amore al vento che soffia tra le mangrovie. Mentre la ragazza raccontava queste storie, notai che i suoi lineamenti ed i modi avevano qualcosa di creolo. Forse i suoi antenati erano stati davvero dei pirati o forse era solo un pò matta.
Mi servì degli ottimi gamberi cotti alla cajun, serviti con una fredda birra scura come il tè, e mi tenne una buona compagnia, continuando a raccontarmi di storie perdute nel tempo di pirati e di indiani. Lungo le coste della Florida fino all’Alabama vivevano numerose tribù. Gli Yay-gah o Jeaga ed altre tribù, dai nomi per me impronunciabili, vivevano nei pressi dell’odierna Palm Beach County, lungo il litorale orientale atlantico, in capanne ricavate da pali conficcati nel terreno che creavano un arco coperto da una paglia di foglie di palmetto. Vivevano cacciando selvaggina come cervi e procioni ma si dedicavano anche alla pesca in mare, catturando pesci, crostacei e squali. Raccoglievano anche le uova di tartaruga e naturalmente anche le tartarughe. Erano tribù pacifiche ma spesso subivano gli attacchi delle altre tribù e dei bucanieri.
Sarei restato ad ascoltarla per ore ma si era fatto tardi … pagai il conto e tornai a casa dopo averle lasciato una buona mancia. La ragazza si pulì le mani sul grembiulino ed afferrò con soddisfazione le banconote. Non la rividi più ma i suoi racconti mi restarono nella mente. Quando correvo sulla spiaggia di Pensacola beach, nelle calde notti d’estate, ebbi spesso la sensazione che lei fosse ancora vicino a me, con la brezza proveniente dal mare, e mi sussurrasse vecchie storie di mare, di bucanieri e di amori infelici.
in anteprima, alligatore fra le paludi della Florida – foto di Kate Perez Gator-grass.jpg – Wikimedia Commons
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