.
livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: galeoni
d
.
Potremmo dire che il mare nasconde ma non ruba
Uno dei più interessanti tesori scomparsi in mare, quello della ”Nave Capitana Galeone San José”, è stato finalmente ritrovato: tonnellate d’oro e casse di smeraldi per un valore di oltre dieci miliardi di dollari che aspettano solo di essere recuperati. Un ricco tesoro che, al di là del valore materiale, aveva all’epoca una valenza strategica in quanto destinato ad alimentare le casse del re di Spagna nella imminente guerra contro l’Inghilterra.
commodoro Charles Wager
Tutto avvenne nelle ore pomeridiane dell’8 giugno 1708, quando il galeone San José colò a picco sotto i spietati colpi di cannone dell’ammiraglia inglese H.M.S. Expedition, nella battaglia navale di Barú, a Sud di Cartagena nei Caraibi colombiani, in seguito chiamata l’azione di Wager.
Ma andiamo con ordine
Nella primavera del 1708 il commodoro britannico Charles Wager, al comando di una squadriglia di quattro navi, attaccò nei Caraibi la flotta spagnola durante la guerra di successione spagnola. Come premesso, la missione della flotta inglese aveva una valenza strategica: impedire agli Spagnoli di far arrivare alle casse di Filippo V quel tesoro necessario per poter affrontare il conflitto latente con la Gran Bretagna.
La situazione in Europa stava degenerando e sarebbe sfociata a li a poco nella Guerra anglo-spagnola (1727-1729). In realtà la Spagna, nella guerra di successione spagnola (1701–1714) ed in quella della Quadruplice alleanza (1718–1720), aveva perso molti possedimenti (tra cui l’Italia a favore dell’Austria e la rocca di Gibilterra e l’isola di Minorca nel Mediterraneo che andò all’Inghilterra). La politica estera di Filippo V fu quella di rompere questo isolamento alimentando contrasti politici con l’Inghilterra nella zona caraibica in una guerra fredda fra navi commerciali e navi corsare, impiegate abilmente da entrambe le parti.
Di fatto l’unico evento bellico diretto fu il tentativo di presa della rocca di Gibilterra, protetta da Wager, nel 1927, con la squadra navale inglese. Il presidio della fortezza, sotto duro assedio, grazie alla flotta poté essere rinforzato e rifornito dalla flotta inglese. Sebbene la Spagna fosse stata costretta a riconoscere la sovranità inglese su Gibilterra con il trattato di Siviglia, il conflitto navale nei Caraibi continuò ancora per molti anni.
cannoni del San Josè – miliardi di dollari in oro, argento e preziosi sono nascosti nei fondali marini. Il ritrovamento del galeone, avvenuto nel 2015, non è che l’ultimo in un mare che nasconde ancora molti tesori
.
L’affondamento della Nave Capitana Galeone San José
Ma ritorniamo a quella tarda primavera del 1708. Le navi della squadriglia inglese dislocate nei Caraibi erano la H.M.S. Expedition (armata con 70 cannoni) al comando del capitano Henry Long, il Kingston (60 cannoni) con il capitano Simon Bridges, il HMS Portland (50 cannoni) con il capitano Edward Windsor e il HMS Vulture (8 cannoni), una nave minore sotto il comando di Caesar Brooks.
La squadriglia si era rifornita nel mese di aprile nella piccola isola di Pequeña Barú, appartenente alle isole Rosario, a sole trenta miglia di distanza da Cartagena per cui gli Spagnoli erano stati avvisati della loro presenza. In quel periodo non vi era ancora una guerra dichiarata e ovviamente tutti sapevano, dimostrando indignazione per queste azioni piratesche (o meglio corsare) … ma di fatto faceva comodo ai rispettivi regnanti non sporcarsi direttamente.
L’area caraibica era quindi esplosiva, soggetta a scontri continui tra i vari corsari e pirati che come lupi attaccavano le flotte mercantili, arricchendo le casse dei loro protettori incoronati. L’arrivo degli Inglesi aveva allertato il governatore spagnolo di Cartagena che aveva immediatamente avvisato la flotta spagnola ancorata a Portobelo. Ciò non fece cambiare i piani del comandante della flotta del tesoro spagnola, José Fernández de Santillán, che il 28 maggio decise comunque di partire da Portobelo per Cartagena per non incorrere nella imminente stagione degli uragani, e perdere l’appuntamento all’Havana con il resto della flotta, comandata da un comandante francese, Jean Du Casse, che per ovvi motivi scalpitava per poter salpare al più presto per la Spagna.
l’azione di Wager contro la flotta del Tesoro spagnolo
La flotta del tesoro spagnola era composta da ben quattordici navi mercantili, un cargo leggermente armato e tre navi da guerra di scorta, il San José (con 64 cannoni) con il Capitano Santillán, il San Joaquín (64 cannoni) con il Capitano Villanueva ed il Santa Cruz (44 cannoni) comandato dal Capitano de la Rosa. Vista l’importanza del carico, il ricco bottino, depredato nelle colonie, era stato concentrato sulle tre navi più grandi. Le fonti storiche dicono che solo il San José avesse a bordo circa dieci milioni di pesos ed il San Joaquín 5 milioni.

La flotta spagnola raggiunse quindi l’Isla de Barú la sera del 7 giugno e si mise all’ancora. Il giorno dopo il vento era calato e, intorno alle tre del pomeriggio, le vedette scorsero la squadriglia di Wager che si avvicinava. Gli Spagnoli assunsero immediatamente una posizione difensiva, ma gli Inglesi si dimostrarono da subito non interessati al combattimento ed attaccarono le navi più grandi dove sapevano era stato concentrato il tesoro. Il H.M.S. Kingston attaccò il San Joaquín intorno alle cinque del pomeriggio. Il galeone, dopo due ore di scambio reciproco di fuoco, approfittò del cadere delle tenebre per dileguarsi nella notte con l’aiuto del Concepción.
il San José, un galeone del convoglio, decisamente speciale
L’H.M.S. Expedition attaccò invece il San José, un galeone di 800 tonnellate che si riteneva avesse nella stiva la parte più sostanziosa del ricco tesoro (oggi stimata in 17 miliardi di dollari in oro e pietre preziose).
Alle sette del pomeriggio, dopo un’ora e mezza di scambio di fuoco ravvicinato tra le artiglierie delle due navi, il San José, colpito nella Santa Barbara, improvvisamente esplose. La nave affondò rapidamente con il suo prezioso carico portando con se quasi l’intero equipaggio. Le fonti riportano che solo undici, tra i membri dell’equipaggio ed i passeggeri, sopravvissero. Se si pensa che il ruolo di bordo riportava 600 persone fu una vera strage del mare. In quella notte, illuminata dalla luna piena, il commodoro Wager riuscì ad ingaggiare anche il Santa Cruz che, dopo un breve combattimento, fu catturato con un tesoro di 13 casse di pezzi da otto e 14 d’argento. Un magro bottino a fronte di quello imbarcato sul San José.
All’alba, gli Inglesi avvistarono il San Joaquín e Wager ordinò al Kingston ed al Portland di inseguirlo per catturarlo. Ma il vantaggio guadagnato dal San Joaquín gli consentì di arrivare al porto di Cartagena, dove gli Inglesi non osarono avvicinarsi a causa delle armi del possente forte. Alla fine dell’incursione, gli Inglesi erano riusciti a distruggere tre navi spagnole conseguendo l’obiettivo ovvero impedendo alla flotta spagnola di trasportare l’oro e l’argento in Europa.
Il sogno dei cercatori di tesori
Il tesoro del San José restò per oltre tre secoli un sogno nell’immaginario collettivo ed ogni tentativo dei cercatori di tesori era risultato inutile. Ed ecco che, 307 anni dopo il terribile scontro navale, il presidente colombiano Juan Manuel Santos annunciò ai media il ritrovamento del relitto del San Jose da parte di unità della Marina colombiana.
Il ritrovamento fu uno scacco alla compagnia statunitense Sea Search Armada che, dal 1982, aveva dichiarato di aver localizzato l’area dell’affondamento della nave spagnola, basandosi sugli studi di due ricercatori britannici, Eugenie Lyon e John Cryer.
I due avevano scavato negli archivi della Marina di Sua Maestà per individuare il luogo dello scontro navale contro le navi di Filippo V. Come spesso accade il galeone sommerso divenne centro di un’agguerrita disputa giudiziaria ed i Colombiani asserirono che la posizione del ritrovamento non coincideva con quella dichiarata dai ricercatori. Solo nel 2011 la Corte federale degli Stati Uniti risolse il contenzioso a favore del governo di Bogotà. La sentenza fu di appoggio per l’approvazione, nel 2013, di una legge per la protezione sui ritrovamenti «sommersi da oltre un secolo».
immagine sonar del relitto – Credit Colombian Ministry of Culture and the Colombian Institute of Anthropology and History
Le ricerche nell’area continuarono e, il 27 novembre 2015, il galeone San José fu finalmente rilocalizzato dalla Marina colombiana, impiegando un veicolo subacqueo autonomo REMUS 6000 ad una profondità che non è stata ancora comunicata.
REMUS 6000 Photo Credit: Michael Dessner
L’identità del naufragio è stata confermata dalle fotografie subacquee dei cannoni in bronzo del San José incisi con dei delfini. La Colombia ha decretato che il galeone è parte del suo patrimonio sommerso ed ha ovviamente classificato le informazioni relative alla localizzazione del galeone come segreto di Stato. Un’azione pienamente legalizzata nel diritto internazionale in quanto protetta dalla legge del 2014 firmata dallo stesso presidente Santos.
Pensate che i cercatori di tesori si fermeranno di fronte a queste decisioni dei tribunali internazionali? Probabilmente no … ci sono ancora oltre un migliaio di galeoni e grandi vascelli affondati nei Caraibi e la ricerca continua.
.
Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited Scopri i vantaggi di Amazon Prime
Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
PAGINA PRINCIPALE










