Una nuova pietra miliare per la conservazione degli oceani: si è superata la soglia di ratifica per l’entrata in vigore del Trattato sull’Alto Mare

Redazione OCEAN4FUTURE

23 Settembre 2025
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: AMBIENTE MARINO
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO
parole chiave: Protezione dell’Alto Mare

 

Il 20 settembre 2025 la comunità mondiale ha raggiunto un momento storico per la Conservazione degli Oceani. All’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) a New York, gli ultimi paesi – tra cui Saint Vincent e Grenadine, Sierra Leone e Marocco – hanno depositato le ratifiche necessarie per portare lo storico Trattato sull’Alto Mare – Accordo sulla Biodiversità Oltre le Giurisdizioni Nazionali (BBNJ) – ad un totale di 61 ratifiche ottenute da parte dei paesi firmatari. Con il raggiungimento di questa soglia, il trattato entrerà quindi ufficialmente in vigore tra 120 giorni, nel gennaio 2026, diventando a tutti gli effetti diritto internazionale. Ci auguriamo che altri Paesi, in particolare quelli che hanno interessi commerciali in quelle aree oceaniche, ratifichino il Trattato al più presto per essere idealmente una sola voce nell’Oceano.

le variazioni estreme delle temperatura marine sono un insulto continuo al mare ed alle sue creature. Pochi realizzano che l’aumento delle temperature dei mari implica un maggior numero di eventi meteorologici estremi

Cosa sono le zone d’alto mare e perché vale la pena proteggerle?
Le zone d’alto mare, che comprendono l’area oceanica al di fuori delle Zone Economiche Esclusive (ZEE) dei paesi, costituiscono il 90% del volume oceanico, quasi due terzi della superficie oceanica totale e metà della superficie del nostro pianeta. L’alto mare ospita un’incredibile abbondanza di biodiversità. Queste acque ospitano montagne sottomarine di profondità che pullulano di rare e fragili forme di vita marina, vaste e rigogliose praterie di fanerogame marine, colorati coralli di profondità e massicce aggregazioni di specie migratorie come balene, uccelli marini, squali e tonni. È anche una parte incredibilmente importante del sistema oceano-climatico, con la più grande migrazione di animali del pianeta che risale dalla zona mesopelagica (o “zona crepuscolare oceanica”) ogni notte, riportando circa 2-6 giga tonnellate di carbonio nelle profondità dell’oceano, dove rimane intrappolato per migliaia di anni.

Purtroppo l’alto mare non è esente dalle minacce derivanti dalle attività umane, dovendo affrontare oltre ai propri gli stessi insulti all’ambiente degli ecosistemi costieri. Pesca illegale su scala insostenibile, trasporti marittimi non sempre regolamentati, inquinamento da plastica e, in un prossimo futuro quelli derivanti dall’estrazione mineraria in acque profonde. A queste minacce va sommata la moltitudine degli impatti causati dagli effetti dei cambiamenti climatici come il preoccupante riscaldamento delle acque, la riduzione dei livelli di ossigeno e l’aumento dell’acidità marina. Proteggere l’alto mare può sembrare estraneo alle esigenze quotidiane degli esseri umani, ma è sempre più vitale per garantire il nostro futuro collettivo.

Perché il Trattato sull’alto mare ha un valore storico?
Nessun Trattato Finora internazionale di portata globale (incluso UNCLOS) ha mai permesso di creare strumenti formali di gestione territoriale (ABMT), comprese aree marine protette per proteggere l’alto mare. Il problema è tutt’altro che semplice perchè va ad impattare interessi regionali per cui gli sforzi di conservazione internazionali sono stati ostacolati dall’obbligo di elaborare normative separate per settore. Una volta entrato in vigore il trattato, si spera a gennaio, inizierà il processo di definizione dei meccanismi di attuazione, tra cui la creazione di comitati specializzati, il Segretariato e un meccanismo di compensazione per consentire un trasferimento trasparente delle informazioni.

Questi elementi dovrebbero essere discussi durante la terza Commissione Preparatoria a marzo 2026 (PrepCom 3) al fine di avviare la prima Conferenza delle Parti (COP) entro gennaio 2027. A questi eventi parteciperanno ovviamente i paesi che hanno ratificato il trattato che potranno così concordare l’istituzione di Aree Marine Protette in alto mare, centrate sulle aree più vulnerabili e gli hotspot di biodiversità. Un modo anche di condividere i profitti e altri benefici derivanti dai prodotti commerciali provenienti dall’alto mare, e contrastando le attività illecite di overfishing. Inoltre, avviare programmi per la ricerca e la tecnologia marina per i paesi del Sud del mondo, che potrebbero comprendere valutazioni di Impatto Ambientale per le attività dannose in alto mare.

In particolare, va sottolineato che l’istituzione di Aree Marine Protette in alto mare rappresenta uno dei pochi percorsi rimasti per raggiungere l’obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030 (secondo il Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal, Obiettivo 3). Gli attuali livelli di protezione degli oceani si attestano al 9,6%, come riportato dal World Database on Protected Areas (WDPA).

Secondo il Marine Conservation Institute solo il 2,9% dell’oceano si trova in aree completamente o altamente protette mentre, in alto mare, gli attuali livelli di protezione sono inferiori all’1%. Con l’entrata in vigore del Trattato sull’Alto Mare, il Marine Conservation Institute ed i suoi partner potrà lavorare per aumentare la quantità e la qualità di queste protezioni nei prossimi anni.

Inoltre, il Marine Conservation Institute, si batterà per una protezione decisa ed efficace delle aree d’alto mare, anche promuovendo la Mozione 035 – Protezione dell’Integrità dell’Ecosistema Mesopelagico – al Congresso Mondiale sulla Conservazione che si terrà ad Abu Dhabi nell’ottobre 2025, aggiornando il High Seas Protection Tracker, uno strumento che tiene traccia delle attuali protezioni e delle informazioni rilevanti per la regolamentazione delle aree d’alto mare, e contribuendo allo sviluppo della prima generazione di Aree Marine Protette (AMP) d’alto mare, per garantire che siano pienamente e altamente protette, ottenendo i massimi benefici per la biodiversità e le persone.

In un momento in cui su molte aree mondiali soffiano venti di guerra legati alla cupidigia umana, sostenere iniziative come il Trattato sull’Alto Mare, ratificandolo, rappresenta un importante motivo di speranza per il futuro dei nostri oceani e delle future generazioni.

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