.
livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI – XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Royal Navy, Marine Française
Come ho accennato nella prima parte, la Gran Bretagna alla fine del XIX secolo era tra gli Stati con la più alta produzione di carbone. Tutto questo l’aveva resa all’avanguardia nel passaggio dalla tradizionale economia artigianale alla produzione industriale. Agli inizi del XX secolo, il carbone era la prima fonte energetica e, secondo le stime, costituiva più del 90% dell’energia utilizzata. Ciononostante, dalla fine degli anni Cinquanta del XIX secolo era iniziata negli Stati Uniti d’America l’estrazione industriale di un’altra materia prima: il petrolio che si estese anche ad altre nazioni, fra le quali Romania e Indonesia. Di fatto, nei decenni successivi l’avvento dei motori a combustione interna diede il via ad un poderoso incremento dei trasporti ed alla nascita di un nuovo comparto industriale, quello petrolifero.

La prima attività di perforazione intrapresa a Masjed Soleyman (MIS) in Iran nel 1908, Fonte: Petrolio e sviluppo economico dell’Iran, pagina 18 Autore: National Iranian Oil Company First oil drilling MIS.jpg – Wikimedia Commons
Nei primi anni del XX secolo iniziarono ad essere svolte estrazioni/trivellazioni in molte aeree geografiche fra cui l’America latina e il Medio Oriente. A tale proposito, nella primavera del 1909 venne fondata l’Anglo-Persian Oil Company (APOC), dopo la scoperta di un importante giacimento petrolifero a Masjed-e Soleyman in Iran (allora Persia). Nacque così la prima compagnia petrolifera del Medio Oriente. A Londra, militari e leader politici iniziarono – alcuni l’avevano già fatto – ad intravedere l’importanza di questa fonte energetica, da un punto di vista sia strategico che militare, e come fosse fondamentale che la Gran Bretagna controllasse le aeree in cui si trovava il petrolio (la storia, successivamente, dimostrerà che dalle disponibilità di petrolio di un paese deriva la capacità militare di una Nazione in caso di guerra).

Fra coloro che, più di altri, intuirono e colsero il valore strategico di questo combustibile vi furono Winston Churchill e l’ammiraglio John Fisher, primo lord del mare dal 1904 al 1910 (vedi foto), sotto il quale la Royal Navy intraprese una serie di cambiamenti fondamentali che interessarono la preparazione degli equipaggi e la costruzione di nuove navi da battaglia; riforme visionarie che, in certi casi, provocarono critiche all’interno e all’esterno della Royal Navy. Tra le tante, Fisher sostenne con decisione il passaggio della propulsione navale dal carbone al petrolio, una svolta tecnologica che dava alle navi della Royal Navy superiore velocità di manovra e di spostamento e quindi un netto vantaggio rispetto alle altre Marine da guerra.

Lord Fisher and Winston Churchill, First Lord of the Admiralty, after a meeting of the Committee of Imperial Defence. Reproduced facing page 34 in Fisher of Kilverstone, Lord (1959). Marder, Arthur J.. ed. Fear God and Dread Nought: The Correspondence of Admiral of the Fleet Lord Fisher of Kilverstone: Restoration, Abdication and Last Years, 1914-1920. Volume III. London: Jonathan Cape. Fisher&Churchill – John Fisher, I barone Fisher – Wikipedia
Tra i vantaggi del petrolio vi era sicuramente un minor tempo di rifornimento per le navi, una combustione più “pulita”, minor necessità di manutenzione, maggiore automazione con conseguente possibilità di ridurre il numero di addetti dell’equipaggio, una superiore variabilità nell’andatura e – non ultimo – una maggiore autonomia. È bene puntualizzare che, in quel periodo, la maggior parte delle flotte da combattimento delle altre potenze si basavano prevalentemente ancora sul carbone, e fra queste la Marina imperiale tedesca. Di fatto, i Tedeschi “mantennero il carbone per le ampie disponibilità di questo materiale, ma, a parte gli inconvenienti che questo combustibile presentava per i rifornimenti, il fumo prodotto dalla sua combustione rendeva visibili le unità a distanze ben maggiori di quanto non fosse per le navi a nafta”.
Tali problemi potevano essere considerati, da ogni punto di vista, svantaggi tattici-operativi per la Marina tedesca (soprattutto in caso di guerra). Nel frattempo, la costruzione delle corazzate si evolse rapidamente: le lamiere furono incrementate di spessore e qualità fino alle corazzature tipo Krupp, che raggiunsero l’apice dell’efficienza dinanzi allo scoppio della Prima guerra mondiale.
Inoltre, come scrive l’ammiraglio Antonio Flamigni, “le polveri infumi a lenta combustione richiesero l’adozione di canne sempre più lunghe, fino a oltre 50 volte il calibro, per potere sfruttare meglio la pressione della combustione della polvere di lancio” (da A. Flamigni, Evoluzione del potere marittimo nella storia). Le gittate aumentarono, i massimi calibri passarono da 305 mm a 381 mm.

Da un punto di vista tattico, fu abbandonata l’idea che le navi dovessero essere impiegate per speronare il nemico, come nelle battaglie navali dell’epoca del remo, derivata dal singolo caso della nave ammiraglia austriaca, Ferdinand Max che, nella battaglia di Lissa (1866), aveva speronato e affondato la corazzata italiana Re d’Italia. Un evento più unico che raro che aveva dato però il via alla costruzione di intere classi di unità speronatrici – gli “arieti corazzati” – ed aveva spinto i progettisti a inserire prore a rostro in quasi tutte le unità in linea. Un espediente che non ebbe praticamente mai possibilità di dar prova sul campo anche, e soprattutto, perché la nuova artiglieria navale dava la possibilità di ingaggiare il rivale a distanze sempre più considerevoli, mentre a quelle inferiori l’avvento del siluro aveva reso lo speronamento obsoleto.
Continua
Francesco Sisto
.
in anteprima la RN corazzata Re d’Italia speronata a Lissa dal Ferdinand Max
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
PARTE I PARTE II
.
.
Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.
Francesco Sisto
Genovese, è laureato in Scienze Storiche. Ha conseguito il master universitario di II livello in Intelligence and Security, il master universitario di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale e il master universitario di II livello in Studi internazionali strategico-militari presso il CASD. Collabora con Difesa Online e ha svolto attività di ricerca e analisi presso il Centro Studi Militari Marittimi di Venezia. Ha ricoperto l’incarico di Political Advisor su nave Cavour della Marina Militare. Collabora con il Centro Studi Militari Aerospaziali.
Originariamente pubblicato su Commenti e opinioni Archivi • MACHIAVELLI
.

